ilroma.net, 15 ottobre 2023
Reduce dall’esperienza positiva, tuttora in corso, che vede il Parco archeologico di Pompei già sede per lo svolgimento di lavori di pubblica utilità per imputati non ancora sottoposti a processo, il Parco si apre ad una più ampia forma di inclusione sociale, attraverso il protocollo d’intesa tra il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria - Casa Circondariale “Giuseppe Salvia” di Poggioreale, il Tribunale di Sorveglianza di Napoli e il Garante dei diritti delle persone private della libertà personale e che consentirà ai detenuti di contribuire in attività di lavoro di pubblica utilità non retribuita, presso i siti archeologici del Parco.
ferraratoday.it, 15 ottobre 2023
L’iniziativa rientra nell’ambito del progetto Erasmus+ “The art of theatre as a second chance”. In occasione della conclusione del progetto The art of theatre as a second chance, co-finanziato dal programma Erasmus+ dell’Unione Europea, Balamós in collaborazione con il Ctu di Ferrara, organizza un incontro pubblico sul tema del teatro in carcere. L’incontro si terrà martedì 17 ottobre, alle 18 nella sede del Ctu in via Savonarola 19. Dopo la proiezione del video documentario di Marco Valentini sul progetto teatrale ‘Passi sospesi’ di Balamós negli istituti penitenziari di Venezia, si terrà una discussione pubblica per riflettere sulla funzione del teatro negli istituti penitenziari, confrontarsi sul rapporto tra carcere e territorio, comprendere quale ruolo può avere la società nel percorso rieducativo della pena.
di Paolo D’Angelo*
Il Domani, 15 ottobre 2023
La democrazia non è un destino univoco della modernità, e potrebbe esserne solo un episodio. Carlo Galli, il più filosofo tra i nostri politologi, analizza le condizioni presenti dei regimi democratici alla luce delle esperienze del passato. Quando nel 1989 è cadde il muro di Berlino fummo in molti a pensare che per la democrazia si aprisse una stagione radiosa, sia nel senso che sarebbe stata possibile una sua diffusione nel mondo, là dove la democrazia non c’era mai stata o aveva cessato di esserci, sia nel senso di un suo rigoglio nei paesi che in democrazia vivevano. Quasi trentacinque anni dopo, ben poco di quelle speranze, o illusioni, è ancora in piedi, nell’un senso e nell’altro. In Europa, paesi che sembravano avviati sulla via dei regimi democratici hanno subito pesanti involuzioni in senso opposto, scivolando verso l’autoritarismo delle cosiddette “democrature”, in cui l’involucro della democraticità non riesce a nascondere l’anima dittatoriale.
di Francesca Bria*
La Stampa, 15 ottobre 2023
Le recenti battaglie di Hollywood tra gli sceneggiatori e i robot che minacciano il loro lavoro avrebbero dovuto essere un campanello d’allarme per milioni di lavoratori europei. Chi proteggerà i nostri diritti dagli algoritmi, che sempre più si comportano come i nostri capi? I nostri luoghi di lavoro, dalle fabbriche agli uffici, sono radicalmente trasformati dalla proliferazione di robot, algoritmi e intelligenza artificiale. Ma sono i giganti della tecnologia, non i lavoratori, a raccogliere la maggior parte dei benefici. Le mansioni lavorative sono sempre più frammentate e distribuite geograficamente lungo la catena del valore globale. Gli algoritmi ora monitorano l’attività lavorativa in tempo reale, ma se non controllati, comportano il rischio di sfruttamento o discriminazione.
di Sergio Harari
Corriere della Sera, 15 ottobre 2023
C’è un problema nell’accesso alle cure ancora più acuto nel campo della salute mentale, ne ha parlato anche il presidente Mattarella. Se esiste un problema di equità sociale nell’accesso alle cure, e purtroppo esiste eccome (basti pensare alle liste di attesa), questo è ancora più acuto nel campo della salute mentale. Il presidente Mattarella ha recentemente ricordato, con la sensibilità che gli è propria, che “godere di una buona salute mentale è condizione per esercitare liberamente i diritti fondamentali della persona” e anche come i giovani siano quelli più esposti al disagio psichico. L’impatto della recente pandemia e delle guerre è, purtroppo, devastante.
di Manolo Lanaro
Il Fatto Quotidiano, 15 ottobre 2023
“In questo momento il rischio è che non sempre ci sia un’immigrazione di povertà ma anche di soggetti che arrivino per fare del male. Quindi va aumentato ancora di più il controllo perché non possiamo permetterci adesso di far entrare persone che verrebbero a combatterci”. Parole del ministro della Difesa Guido Crosetto a margine delle commemorazioni per l’ottantesimo anniversario dell’eccidio di Cefalonia che si sono svolte in Grecia. “Ora diventa fondamentale difendere la sicurezza del Paese e sono convinto che questa necessità aumenterà nei prossimi mesi, sia perché una riesplosione dell’integralismo è possibile, sia perché fenomeni di questo tipo aumentano il rischio di immigrazione”, ha proseguito. “Ormai i fatti di questo tipo hanno effetti economici, sociali e politici. Una crisi in Medioriente con la possibilità che dilaghi non può non avere effetti in tutto l’Occidente e in primis in Europa, che è sul Mediterraneo come lo è Israele”.
di Adriana Pollice
Il Manifesto, 15 ottobre 2023
L’allarme. Il Viminale: “Sono 28.707 gli obiettivi sensibili in Italia; 205 quelli legati a Israele”. Il governo Meloni teme il rischio attentati e insiste con le espulsioni, Piantedosi: “Servono i Cpr”. Sono 28.707 gli obiettivi sensibili in Italia di cui 205 quelli israeliani, in prevalenza diplomatici e religiosi: la ricognizione è stata fatta nel corso del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza, presieduto dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, convocato ieri dopo l’attacco di Arras in Francia.
di Rita Rapisardi
L’Espresso, 15 ottobre 2023
Il decreto che vieta gli oli a base di CBD, stoppato dal Tar del Lazio, è diventato l’ultimo pretesto per gli interventi delle forze dell’ordine. Che poi si risolvono in un nulla di fatto. Ora gli imprenditori del settore alzano la voce: “Ci stanno uccidendo”.
di Fabrizio Tonello
Il Manifesto, 15 ottobre 2023
Parlare di pace sembra quasi tradimento, chi ci crede viene bollato come agente di Putin nel caso dell’Ucraina, complice di Hamas se il tema è la Palestina. Intanto in Israele molti giornali e pezzi sostanziali dell’opinione pubblica criticano ferocemente Netanyahu. Se centinaia di persone scendono in piazza a Bologna scandendo “Liberté!” come parola d’ordine, cosa dobbiamo pensare? Forse quelle persone rivendicano qualcosa che non hanno. Qualcosa che disperatamente vorrebbero, qualcosa a cui pensavano di avere diritto.
di Vito Mancuso
La Stampa, 15 ottobre 2023
A volte può persino mancare il pane, l’odio però mai. Il numero uno di Hamas (che al momento risiede in Qatar da dove ha diffuso un video che lo ritrae mentre prega il suo Dio ringraziandolo per l’avvenuto massacro di israeliani da parte dei suoi) si chiama Ismail Haniyeh ed è nato nel 1962, il mio stesso anno di nascita. Il numero due di Hamas (che al momento è nella Striscia di Gaza e che per gli israeliani è un uomo già morto) si chiama Yahya Sinwar ed è nato anch’egli nel 1962. Avrei potuto essere loro compagno di classe, seduto nello stesso banco, giocare insieme al pallone. Solo sulla carta, ovviamente, perché in realtà, mentre io sono nato in un operoso paese della Brianza parte di uno Stato nazionale relativamente prospero, essi sono nati entrambi in un campo profughi della Striscia di Gaza privi di uno stato che rappresenti la loro nazione (non a caso ho dovuto scrivere “Striscia”, non Stato). Cosa significa nascere in una Striscia? Cosa significa nascere e crescere in un campo profughi di persone cacciate dalle loro case ed espulse dalla loro terra, e senza nessuna credibile prospettiva di poter superare quella condizione avendo finalmente uno Stato nazionale e riavendo una casa? Significa crescere a pane e odio. A volte può persino mancare il pane, l’odio però mai; anzi, di sicuro esso viene accresciuto dalla mancanza del pane.
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