di Francesco Baldini
civonline.it, 19 settembre 2023
Dal 1950 l’istituto fornisce una seconda occasione alla popolazione carceraria. Quest’anno sono attive 4 classi: 3 a Borgata Aurelia e 1 a via Tarquinia. Circa trenta alunni diplomati negli ultimi cinque anni negli istituti penitenziari cittadini grazie al lavoro dell’Istituto Calamatta che, dal 1950, offre un’importante possibilità di riscatto e reinserimento ai detenuti. Come hanno spiegato il dirigente scolastico Giovannina Corvaia e il docente responsabile Fabio Brunori attualmente nei due istituti superiori cittadini sono attive 4 classi di manutenzione assistenza tecnica, 3 a Borgata Aurelia e 1 a via Tarquinia per un numero approssimativo di 30 alunni. “Non è facile - hanno sottolineato - dare numeri precisi a causa delle dinamiche proprie del carcere. C’è chi esce, chi viene trasferito, chi smette, chi si aggiunge, eccetera. Si tratta di una importante opportunità per lavorare su se stessi, sia nell’ottica del reinserimento che più semplicemente del miglioramento personale, rivalutarsi, rimettersi in gioco. È bello vedere persone anche grandi tornare tra i “banchi” e impegnarsi, sfruttare al massimo l’occasione”.
Gazzetta del Sud, 19 settembre 2023
Il 13 settembre scorso una delegazione dell’Istituito penitenziario di Crotone ha consegnato al Santo Padre Francesco, al Presidente Mattarella, per il tramite del Consigliere per gli Affari dell’Amministrazione alla Giustizia dott. Stefano Erbani e al Capo del Dipartimento per Amministrazione Penitenziaria Presidente Giovanni Russo, delle opere artistiche realizzate dai detenuti del locale Istituto penitenziario.
di Stefano Lorenzetto
Corriere della Sera, 19 settembre 2023
Alfieri Fontana, ex imprenditore e volontario, da fabbricante di morte a sminatore nei Balcani. “Salvato da mio figlio, aveva 8 anni quando mi diede dell’assassino. Come ho espiato le mie colpe? Tre stent al cuore e ho perso l’occhio destro”. Si fa presto a dire mine antiuomo. Quali? Ve ne sono di due tipi: a pressione e a frammentazione. Le prime esplodono se vengono calpestate e dilaniano il piede, la gamba, i genitali; le seconde si attivano con un filo d’innesco e uccidono all’istante. Per lo sventurato che vi inciampa meglio le seconde, verrebbe da dire, se non fossero imbottite di schegge metalliche che feriscono chiunque si trovi nei 10.000 metri quadrati di terreno circostante.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 19 settembre 2023
Le modifiche sull’immigrazione, ha annunciato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, saranno inserite nel decreto legge Sud per renderle immediatamente efficaci. Varate cioè ieri in un decreto legge, saranno trapiantate nel corpo di un altro decreto legge già approvato il 7 settembre e già sottoposto al Quirinale.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 19 settembre 2023
Non hanno commesso reati, ma si prevedono diciotto mesi come nel 2011. Il governo Meloni aumenta fino a 18 mesi la detenzione amministrativa dei migranti presso i Centri di Permanenza per il Rimpatrio (Cpr). Un vero e proprio ritorno al passato, un ritorno a un lungo periodo di detenzione in strutture che, a differenza del carcere, sono luoghi e contesti molto meno ‘tutelati’. Non esiste, infatti, un ordinamento che dettagliatamente ne regoli la quotidianità e le tutele, né una Magistratura chiamata a vigilare con continuità su ciò che accade al loro interno e destinata a ricevere reclami su singoli aspetti del suo svolgersi. La società civile fatica ad accedere, così come il mondo dei media.
di Luigi Manconi
La Stampa, 19 settembre 2023
Il cuore del messaggio inviato dal governo attraverso i provvedimenti in materia di immigrazione consiste in un numero: 18. Ovvero 18 mesi di trattenimento nei Centri per il rimpatrio (Cpr) per gli stranieri irregolari. Il calcolo che c’è dietro è elementare: 18 mesi, un anno e mezzo, sembrano una misura abbastanza intimidatoria e afflittiva per chi - e così l’operazione rivela il suo fondo di vergogna - è responsabile esclusivamente di un illecito amministrativo: non disporre, cioè, di un documento valido per l’ingresso e il soggiorno in Italia. Ma l’inganno non si limita a questo.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 19 settembre 2023
Quando si passa dalla propaganda alla realtà dei numeri la prospettiva cambia: chi arriva in Italia non vuole restarci. Percezione e realtà. Anche quando si parla di immigrazione questo binomio entra nel dibattito non senza frizioni. Se si prende in considerazione la percezione, gli sbarchi che stanno interessando le coste italiane, a partire da quelle di Lampedusa, inducono a parlare di “invasione”. Ne consegue che gli appetiti demagogici e populisti di alcuni esponenti politici vengono stimolati. Se, invece, ci confrontiamo con la realtà e prendiamo in considerazione i dati ufficiali, la prospettiva cambia. Soffermiamoci, quindi, su quanto accade quotidianamente, guardando in faccia la realtà.
di Giorgia Linardi
La Stampa, 19 settembre 2023
A Lampedusa abbiamo ceduto al ricatto. Uno dei punti del decalogo enunciato dalla commissaria europea Von der Leyen a conclusione della visita-lampo di domenica riguarda lo sblocco dei fondi promessi nell’Intesa Ue-Tunisia per la lotta al traffico di migranti. Eppure, dal 2011 sono aperte linee di credito europee e italiane che non hanno portato ai risultati auspicati: 178 milioni dal fondo fiduciario Ue per l’Africa e 47 milioni dall’Italia.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 19 settembre 2023
Pene minime portate da 6 mesi a 2 anni e quelle massime da 4 a 6 anni. “Ma non sono proibizionista”. Innalzare le pene minime (da sei mesi a due anni) e massime (da 4 a 6 anni) per il piccolo spaccio, per la detenzione ad uso personale e per la condivisione di cannabis con altri consumatori, per quei reati cioè che nel linguaggio giuridico si definiscono “fatti di lieve entità” in materia di stupefacenti. È quanto proposto nuovamente (ci aveva già provato nel 2018 ma senza successo) non da un fratello d’Italia ma da un deputato del Pd, Andrea De Maria, da poco nominato responsabile dell’organizzazione di Energia Popolare, il movimento lanciato a luglio da Stefano Bonaccini (mai chiamarlo “corrente”, però) per far sentire a Schlein il fiato sul collo della minoranza.
di Alessandro Fioroni
Il Dubbio, 19 settembre 2023
Il Governo laburista del Qeeensland abolisce lo “Human Rights Act”, introdotto nel 2019 per impedire che i minori venissero trattati come detenuti adulti. Il governo della regione nord-orientale australiana del Queensland ha letteralmente scioccato l’opinione pubblica sospendendo lo Human rights act. L’intento delle autorità è quello di mettere dietro le sbarre anche i bambini, abbassando la soglia di punibilità a 10 anni. Il partito laburista al potere, già il mese scorso aveva fatto approvare una serie di provvedimenti per consentire la detenzione di minorenni. Una reclusione a tempo indeterminato in strutture di sorveglianza gestite dalla polizia, perché le modifiche alle leggi sulla giustizia minorile, incluso il carcere per i giovani che violano le condizioni per la cauzione, hanno saturato i posti in quelli che venivano chiamati comunemente riformatòri.









