di Piero Sansonetti
L’Unità, 20 settembre 2023
Per uno stupro te la cavi di solito con cinque anni; secondo l’esponente del Pd invece, se ti beccano con lo spinello, devi fartene forse anche sei. Non credo che ci sia bisogno di spiegare l’evidente follia della proposta. Uno dei capi della corrente di minoranza del Pd, cioè il correntone di Bonaccini, ha presentato alla Camera una proposta di legge per aumentare le pene ai ragazzini che vengono beccati con lieve quantità di droghe leggere: fino a 6 anni. E comunque non meno di 2 anni. Sono pene in linea con le pene che oggi sono previste per il reato di stupro. Per uno stupro te la cavi di solito con cinque anni; secondo l’esponente del Pd invece, se ti beccano con lo spinello, devi fartene forse anche sei. Non credo che ci sia bisogno di spiegare ai lettori dell’Unità l’evidente follia della proposta.
di Silvia Bignami
La Repubblica, 20 settembre 2023
Intervista alla sindaca di San Lazzaro (Bo), che boccia il ddl presentato dal dem De Maria. “Cannabis legalizzata? Sì, sono a favore. Soprattutto per tutelare i giovani”. “Non condivido il disegno di legge presentato dall’onorevole Andrea De Maria. Questa proposta rischia di vedere in carcere ragazzini incensurati. Un minorenne che fosse trovato con piccole quantità di marijuana, con questa proposta, potrebbe rischiare il carcere”. La sindaca di San Lazzaro Isabella Conti boccia il ddl “proibizionista” presentato dal deputato dem.
di Marco Perduca
Il Dubbio, 20 settembre 2023
L’ultimo World Drug Report delle Nazioni Unite segnala che “economie basate sul traffico di stupefacenti illeciti possono prosperare in situazioni di conflitto o dove lo stato di diritto è debole” concorrendo a “prolungare o alimentare” i combattimenti. Non è una novità bensì, in tempi in cui la presenza di “droghe” illegali non accenna a diminuire e tornano guerre civili e di aggressione, la conferma che la proibizione è un elemento strutturale o con-causa di crimini. Se non crimine essa stessa.
di Alessio Di Sauro
La Repubblica, 20 settembre 2023
“Come una cavia, fine orrenda”. Kenneth Smith, 58 anni, sarà il primo a subire il nuovo metodo, escluso anche in ambito veterinario: nel 2022 si salvò perché non riuscirono a inserirgli gli aghi. Hanno provato per quattro ore a ucciderlo senza riuscire a infilargli nelle vene gli aghi necessari a dare il via all’iniezione letale; un anno dopo Kenneth Eugene Smith, cinquantottenne condannato a morte in Alabama, si prepara ad affrontare il suo destino diventando una sorta di cavia umana. Verrà costretto a respirare l’azoto puro, come mai era successo nella centenaria storia della pena capitale in America. “Una morte rapida e indolore”, stando ai rapporti delle autorità federali, che ne hanno autorizzato l’utilizzo già nel 2018; “un esperimento crudele e sconsiderato” secondo le associazioni umanitarie e “incostituzionale” per gli avvocati del detenuto, che sottolineano come finanche l’Associazione veterinaria statunitense abbia escluso da più di 10 anni l’utilizzo dell’azoto per la soppressione degli animali. Il procuratore generale dello Stato, Steve Marshall, ha annunciato l’intenzione di procedere al più presto, chiedendo alla Corte suprema federale di fissare una data per l’esecuzione.
di Riccardo Noury*
Il Fatto Quotidiano, 20 settembre 2023
Negli ultimi 12 mesi, coincisi con le proteste “Donna Vita Libertà”, le autorità iraniane hanno commesso una sequela di crimini di diritto internazionale per stroncare ogni minaccia al loro potere: centinaia di uccisioni illegali, l’impiccagione di sette manifestanti, decine di migliaia di arresti arbitrari (tra cui almeno 90 giornalisti e 60 avvocati), torture di massa comprendenti anche stupri delle detenute, intimidazioni nei confronti delle famiglie che chiedono verità e giustizia e rappresaglie contro le donne e le ragazze che sfidano le leggi discriminatorie sull’obbligo d’indossare il velo.
di Fulvio Fulvi
Avvenire, 19 settembre 2023
Cresce il numero dei detenuti nelle già sovraffollate carceri italiane e riprende l’ondata dei suicidi dietro le sbarre. Al 31 agosto le persone ristrette nei 189 istituti di pena erano 58.428: quasi mille in più del mese precedente, cioè 7mila oltre la capienza regolamentare. E, mentre si attende l’approvazione da parte del governo dell’annunciato “pacchetto carceri”, con l’aumento delle telefonate ai familiari e nuove norme a tutela del personale, altri due reclusi sono stati trovati impiccati nella propria cella.
di Tommaso Romeo*
Ristretti Orizzonti, 19 settembre 2023
Il recente decreto legato ai fatti di Caivano e ai reati e alla violenza dei minori secondo la mia esperienza rischia di essere un regalo alla criminalità. Il criminale che è “sul campo di battaglia” ha bisogno di giovani, e se questi poi muoiono o finiscono in carcere non gli importerà più di tanto, perché non porteranno sofferenza alla propria famiglia. Si tratta infatti spesso per lui di perfetti sconosciuti, ma dove li trova questi cavalli da macello? principalmente in quei giovanissimi che finiscono in carcere per qualche piccolo reato. Perché poi il carcere minorile fa da banco di prova e una volta fuori il criminale adulto basta che si informi di che comportamento ha avuto quel ragazzino in carcere e va sul sicuro, è già pronto per fargli fare reati più gravi.
di Marica Fantauzzi
Il Dubbio, 19 settembre 2023
A cinque anni dalla tragica morte di Faith e Divine a Rebibbia, la politica non riesce a trovare una soluzione per evitare che i piccoli finiscano dietro le sbarre. Faith e Divine, di sei e diciotto mesi, entrarono in carcere con la madre il 26 agosto del 2018. Lei, cittadina tedesca, era stata arrestata e accusata di traffico internazionale di stupefacenti. Era un periodo in cui nella sezione nido del carcere romano di Rebibbia si contavano nove detenute e undici bambini. Uno di questi, di lì a poco, avrebbe compiuto tre anni e, come di consueto, venne organizzata una festa di compleanno.
di Valentina Calderone*
lafeltrinelli.it, 19 settembre 2023
Il problema del rapporto tra i detenuti e i loro familiari evidenzia sempre più le falle del sistema penitenziario italiano. Regole antiquate e obsolete, infatti, fanno si che le pene commesse non colpiscano soltanto chi sta in carcere, ma ricadano anche sui loro parenti. Quando ragioniamo intorno al carcere, e pensiamo alle persone detenute, tendiamo a concentrarci sul motivo per cui si trovano rinchiuse, quanto efferate sono state le loro azioni, gli anni ancora da scontare, a volte magari ci stupiamo di un buon percorso intrapreso e concluso. Difficilmente riusciamo a vederli come uomini e donne, confondendoli spesso con il loro reato, e quasi mai ci interroghiamo su cosa hanno lasciato dietro di sé. Si occupavano di un genitore anziano, convivevano con qualcuno, avevano dei figli da crescere?
di Stefano Anastasìa
studiquestionecriminale.wordpress.com, 19 settembre 2023
Improvvisamente, a trent’anni dalla sua introduzione, il regime detentivo speciale previsto dall’articolo 41bis, comma 2, dell’Ordinamento penitenziario è entrato nel dibattito pubblico italiano. Stavolta non per lamentarne una insufficiente applicazione, o per paventarne i rischi di una sua elusione di fatto o di diritto (lamentele e preoccupazioni a cui siamo educati da una incessante litania), ma proprio per la sua natura, per le modalità concrete della sua applicazione, per le sue finalità. Di questo va dato atto ad Alfredo Cospito, uno degli oltre 700 detenuti che vi sono sottoposti e che - vuoi in ragione della motivazione politica dei reati per cui è in carcere, vuoi per la personale intolleranza al regime cui è stato costretto - attraverso un calibrato sciopero della fame durato più di quattro mesi e i patimenti che il proprio corpo ne ha subito, ha messo al centro del dibattito pubblico l’intoccabile regime detentivo speciale individualizzato.
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