di Riccardo Noury*
Il Fatto Quotidiano, 27 marzo 2023
Omar ha subìto danni permanenti a un occhio centrato da un candelotto di gas lacrimogeno l’8 agosto 2020 durante una protesta a Beirut. Lo stesso giorno, Hussein ha rischiato di perdere un occhio colpito da un proiettile di gomma. Dall’ottobre 2019 il Libano è attraversato da proteste di massa: contro la crisi economica, contro la corruzione, contro l’impunità per i responsabili della strage al porto di Beirut, contro il mancato accesso alle cure mediche e per altri motivi ancora.
di Antonia Ferri
Il Foglio, 26 marzo 2023
Il Pd chiedeva di togliere le detenute con figli minori di 6 anni dagli Icam e costruire più case famiglia. Un blitz parlamentare e un nuovo ddl del Carroccio apre al carcere anche per le donne incinte. Intanto il Comitato anti tortura del Consiglio d’Europa denuncia le condizioni delle nostre carceri.
di Luigi Manconi e Marica Fantauzzi
Il Riformista, 26 marzo 2023
Caro Direttore, lei sa perfettamente cos’è una legge-fotografia. È quella norma che, secondo i critici del diritto, è stata a tal punto pensata e ritagliata intorno alla figura e alla fisionomia dell’autore di reato che è come se ne portasse scritti, nero su bianco, il nome e il cognome. Gli emendamenti presentati da Fratelli d’Italia e immediatamente dopo la proposta di legge della Lega sul tema dei bambini da 0 a 3 anni in carcere, è dichiaratamente e sfrontatamente una legge contro una specifica categoria femminile: quella che Matteo Salvini definisce “borseggiatrici rom che usano bimbi e gravidanza per evitare il carcere”.
di David Allegranti
La Nazione, 26 marzo 2023
“Depenalizzare il reato di tortura significa misconoscere il pieno disvalore sociale di queste pratiche: ma si scherza?”, si chiede Leonardo Bianchi, professore di Diritto costituzionale a Firenze.
adnkronos.com, 26 marzo 2023
Picierno: “Sovraffollamento e sistematica violazione dei diritti umani sono vera emergenza ma il Governo sembra del tutto indifferente e Fdi propone di eliminare il reato di tortura”.
di Lello Valitutti
Il Riformista, 26 marzo 2023
Sono arrivato di fronte al Quirinale intorno alle undici e mezza, mi sono messo alla porta principale, quella dove c’è l’obelisco, ci sono le statue col cavallo, il monumento. Mi sono messo li e mi hanno subito circondato: polizia, carabinieri. Mi hanno detto che lì non si poteva stare, che dovevo spostarmi e mi sono spostato nella via di fronte al Quirinale ma più indietro. La situazione che si vede adesso è paradossale.
di Annarita Digiorgio
Il Giornale, 26 marzo 2023
Il Sottosegretario alla giustizia respinge le condizioni poste dal terrorista per interrompere lo sciopero della fame. Alfredo Cospito era pronto a farsi morire di fame in carcere, ora invece chiede i domiciliari. E addirittura pone le condizioni ai magistrati di sorveglianza. O i giudici lo mandano a casa, oppure liberano altri detenuti attualmente sottoposti al 41 bis “persone anziane o malate che vogliono soltanto tornare a casa dalle loro mogli”, è la richiesta fatta da Cospito al tribunale di Milano.
di Paolo Frosina
Il Fatto Quotidiano, 26 marzo 2023
Sulla vicenda umana e giudiziaria di Giuseppe Grassonelli, rientrato in Sicilia dalla Germania per vendicarsi dopo essere scampato a ben quattro agguati, è stato scritto anche un libro, “Malerba”, dal giornalista Carmelo Sardo.
La Sicilia, 26 marzo 2023
L’ex boss stiddaro empedoclino sarà “libero” per 12 ore dopo 31 anni di carcere duro. Ha ottenuto un permesso premio di 12 ore, dopo oltre trent’anni anni di carcere, la metà dei quali trascorsi al 41bis. Per i giudici del tribunale di sorveglianza di Milano Giuseppe Grassonelli, 58 anni, capo della Stidda di Porto Empedocle, in provincia di Agrigento, avrebbe dato dimostrazione concreta di un ravvedimento rispetto al suo passato criminale, sebbene non abbia mai fornito informazioni utili alle indagini né abbia collaborato fattivamente con la giustizia.
di Stefano Zurlo
Il Giornale, 26 marzo 2023
Gli emendamenti Lega-Fdi eludono la riforma. Il pasticcio alla fine si scioglie: improponibili. Tornano le porte girevoli fra politica e magistratura. Anzi no. Polemiche. Sospetti e una mezza retromarcia intorno a due emendamenti presentati da FdI e Lega. Forse per accontentare toghe amiche che hanno scelto di lavorare con l’esecutivo. Ma è proprio su questa delicata frontiera che era appena intervenuta la riforma Cartabia, scritta con lo scopo di tagliare i nodi che avvelenano i due poteri. Due le fattispecie approvate solo la scorsa estate: chi entra nell’arena e viene eletto indossando la casacca di un partito, dovrà rassegnarsi alla fine dell’incarico ad andare fuori ruolo; ancora chi viene chiamato ad un ruolo nel governo dovrà fermarsi per una pausa di decantazione prima di rientrare nei ranghi.
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