di Giulio Cavalli
Il Domani, 27 dicembre 2025
Mentre nel nostro paese si continua a criminalizzare il consumo, i tedeschi propongo un modello che si fonda su tre elementi: possesso personale legale, autoproduzione fino a tre piante e Cannabis e associazioni senza scopo di lucro che possono coltivare e distribuire ai propri membri. La parziale legalizzazione non ha creato un boom di consumi, ha solo tolto una quota di popolazione dall’area penale. Ma resta il paradosso del mercato nero. Il primo aprile 2024 la Germania ha compiuto una scelta che in Italia continua a sembrare impronunciabile: togliere la cannabis dalla dimensione penale. Non una liberalizzazione commerciale, non un mercato di negozi e branding, ma un modello controllato fondato su tre elementi: possesso personale legale, autoproduzione fino a tre piante e Cannabis Social Club, associazioni senza scopo di lucro che possono coltivare e distribuire ai propri membri. Un compromesso politico, sì, ma capace di rovesciare la logica su cui per decenni è stata costruita la “guerra alla droga”.
di Giuliano Foschini
La Repubblica, 27 dicembre 2025
Un delegato Onu in missione a Caracas consegnerà al presidente Maduro una lettera firmata dalla madre di Alberto. Ne hanno liberati 99. Hanno spulciato le liste fino a tarda notte nella speranza che quel nome ci fosse. E invece no: il centesimo non c’è. Alberto Trentini resta in carcere, per il momento, ostaggio più che prigioniero del governo venezuelano. Ieri il governo di Caracas ha annunciato la liberazione di 99 prigionieri politici arrestati dopo le proteste seguite alle elezioni presidenziali del luglio 2024, segnate dalla contestata riconferma di Nicolás Maduro.
di Andrea Spinelli Barrile
Il Manifesto, 27 dicembre 2025
Secondo l’Indice globale del terrorismo 2025 la Nigeria è al sesto posto tra i paesi più problematici al mondo. Era all’ottavo posto l’anno scorso e l’anno ancora prima ed è vero che la situazione è andata peggiorando. Se da un lato i numeri macroeconomici raccontano un paese dall’economia esplosiva e con una classe media in costante aumento (la megalopoli di Lagos oggi conta oltre 20 milioni di abitanti, nel 1960 meno di un milione), dall’altro quei numeri non rendono giustizia alla realtà, quella in cui la ricchezza non viene distribuita in maniera equa.
di Edoardo Albinati e Francesca D’Aloja
La Stampa, 27 dicembre 2025
In Uganda il taglio dei fondi americani sta provocando un silenzioso genocidio dei poveri. Il racconto in presa diretta tra chi vede sparire infermieri, insegnanti, il cibo dalla tavola. In Uganda ci si va principalmente per vedere i gorilla. E infatti a dare il benvenuto ai passeggeri appena sbarcati dall’aereo c’è un enorme scimmione in gesso dall’espressione sconsolata. Chissà se i turisti che lasciano velocemente l’aeroporto di Entebbe per raggiungere le loro mete ricordano gli avvenimenti che resero famoso questo piccolo scalo dell’Africa orientale mezzo secolo fa.
di Luca Sofri
ilpost.it, 26 dicembre 2025
Ci sono 17mila persone in più rispetto ai posti disponibili e finora la situazione non è migliorata, nonostante il piano annunciato dal governo. Nei giorni scorsi il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha detto che nelle carceri italiane ci sono più di 15mila persone che non sono state condannate in via definitiva. Molte di loro, ha proseguito Nordio, vengono scarcerate dopo un certo periodo “perché la loro detenzione si è manifestata ingiustificata”. Per limitare il problema il governo intende intervenire “per limitare il più possibile la carcerazione preventiva”. Della necessità di questo intervento Nordio aveva già parlato nei mesi scorsi, in riferimento al grave e cronico sovraffollamento delle carceri italiane: nel frattempo però la situazione non è migliorata.
di Silvia Martelli*
Il Sole 24 Ore, 26 dicembre 2025
Le esperienze di giornalismo nelle prigioni europee tra funzione sociale, limiti istituzionali e libertà di espressione. C’è un luogo in cui il diritto all’informazione incontra una delle sue prove più complesse: il carcere. Dietro le mura degli istituti penitenziari, il giornalismo non è solo racconto, ma esercizio di cittadinanza, strumento di comprensione reciproca tra dentro e fuori, terreno di conflitto tra libertà di espressione, sicurezza e potere disciplinare. In Italia come nel resto d’Europa, le esperienze di magazine e giornali prodotti in carcere raccontano una storia poco visibile ma significativa, fatta di aperture, resistenze, conquiste quotidiane e fragilità strutturali.
di Carlo Costantini
ilpopolano.com, 26 dicembre 2025
C’è un confine invisibile che attraversa le nostre democrazie europee, un confine fatto di cemento, sbarre e, troppo spesso, di un silenzio assordante. È quello delle carceri. In un’Europa che si proclama faro dei diritti civili e della dignità umana, le notizie che filtrano dalle celle restano drammaticamente scarse, frammentate, quasi sempre confinate alla cronaca nera o all’emergenza dei suicidi. Fare giornalismo dalle prigioni non è solo un esercizio di libertà di stampa; è un dovere civile. Raccontare ciò che accade “dentro” significa monitorare lo stato di salute della nostra democrazia “fuori”. Come scriveva Voltaire, il grado di civiltà di un Paese si misura dalle sue prigioni, ma come possiamo misurarlo se non abbiamo gli strumenti per vedere, capire e analizzare?
ondatv.tv, 26 dicembre 2025
È morto in cella all’età di 50 anni Rosario Scalia, detenuto nel carcere di massima sicurezza di Sulmona e braccio destro del boss Matteo Messina Denaro. La tragica scoperta è stata fatta nella tarda serata di ieri dal personale dell’istituto di pena durante gli ordinari servizi di controllo. Dai primi accertamenti effettuati dai sanitari del 118, che sono intervenuti nel penitenziario dopo l’allarme lanciato dagli agenti, il decesso sarebbe riconducibile ad un arresto cardiocircolatorio. Tuttavia la Procura della Repubblica di Sulmona ha disposto il trasferimento della salma nell’ospedale San Salvatore dell’Aquila dove sarà eseguita l’autopsia per chiarire le cause del decesso.
di Manuela D’Alessandro
agi.it, 26 dicembre 2025
“Tutti fingiamo di essere felici ma sogniamo di essere fuori”, racconta Claudio Lamponi detenuto nel penitenziario di Opera a Milano. “Quest’anno nella mia sezione c’è un menu a base di pesce che cuciniamo noi. Tutto rigorosamente congelato ma gustoso. Ci sono anche panettoni e pandori e stavolta è concessa anche la pastiera da casa. Tutti fingiamo di essere felici ma sogniamo di essere fuori”. È il Natale in carcere raccontato all’AGI da Claudio Lamponi, 45 anni, che da 16 anni sconta la pena all’ergastolo nel carcere di Opera dove sta svolgendo un profondo cammino di rivisitazione del suo passato che l’ha portato anche al Giubileo dei detenuti nei giorni scorsi e a conquistare il tesserino di giornalista pubblicista scrivendo su Mabul, il giornale dei reclusi nell’istituto lombardo.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 26 dicembre 2025
Lo scorso anno la scelta di celebrare la messa del 25 dicembre alla comunità delle Piagge, quest’anno con i detenuti. Dopo aver celebrato la messa di Natale dell’anno scorso alla comunità delle Piagge, quest’anno l’arcivescovo di Firenze Gherardo Gambelli ha scelto il carcere di Sollicciano per celebrare la messa del 25 dicembre di fronte ai detenuti e agli agenti penitenziari. “Questo luogo difficile del carcere - ha detto l’arcivescovo - può cambiare se davvero ognuno cresce nella consapevolezza della dignità di ogni persona creata a immagine di Dio, per la quale Gesù è nato, morto e risorto. La vera libertà consiste nel coraggio di mettersi al servizio gli uni degli altri nell’amore. Quando impariamo a rispettarci e ad amarci come Gesù ci rispetta e ci ama, possiamo diventare davvero capaci di compiere grandi cose ed essere per il mondo segni della speranza che non delude, di cui il mondo ha particolarmente bisogno oggi”.
- Nuoro. Natale a Badu e Carros, il vescovo: “Sul 41bis vorrei essere smentito”
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- Milano. “Natale in carcere, qui dove non c’è speranza ma solo sovraffollamento”
- Trani. Il vescovo celebra messa in carcere: “Il Natale ricorda la dignità anche di chi è in cella”
- Modena. La messa del vescovo Castellucci nel carcere di Sant’Anna











