di Stefano Liburdi
Il Tempo, 28 dicembre 2025
Un prosecco di benvenuto, poi lasagna con salsiccia e funghi, carne con cicoria ripassata e patate al forno, tiramisù e per concludere una tazzina di caffè Galeotto. Eccolo il menù preparato dai detenuti di Rebibbia Nuovo complesso per il pranzo di Natale 2025. Ma non solo, ad accompagnare il pasto il sax di Stefano Di Battista con la sua band a ricordare che il Natale deve essere una festa per tutti, ovunque ci si trovi. A ospitare l’evento è stata la torrefazione del “caffè Galeotto” posta all’interno del carcere.
di Nicoletta Gigli
Il Messaggero, 28 dicembre 2025
Il progetto dell’istituto Ipsia Pertini ha la regia di Michela Carobelli. “Questo spettacolo nasce dall’ambiente in cui viviamo e dalle nostre condizioni: mancanza di libertà, emarginazione, isolamento. Il teatro, come la musica, è libertà. Ed è di tutti. Con questa rappresentazione vogliamo sentirci liberi e portarvi con noi. Vi parleremo di musica e di ballo, espressione di quella libertà, di un ballo inizialmente proibito e denigrato perché nato nei bassifondi di una grande città e vi parleremo del sud Italia, così simile in molti quartieri a quelli di Buenos Aires in cui è nato il tango. Dalla periferia emarginata è diventato il cuore pulsante di una nazione ed ha avuto il suo riscatto, lo stesso a cui punta ciascuno di noi”. Inizia così, nel teatro del carcere di Terni, la messa in scena della pièce “Quasi un musical” realizzata a coronamento dell’attività trattamentale del laboratorio di scrittura scenica e recitazione iniziato in estate grazie al progetto dell’istituto Ipsia Pertini in collaborazione con l’area educativa della struttura penitenziaria.
di Maria Ducoli
ilnordest.it, 28 dicembre 2025
Tra sbarre e aule di scuola, il documentario di Rosa Lina Galantino e Luigi Giuliano Ceccarelli, con Ottavia Piccolo, ripercorre le vite delle detenute del carcere veneziano partendo dalla visita di papa Francesco. Donne che affrontano la solitudine e gli errori del passato pronte a trasformarsi e volare oltre le barriere. Inizia con il rombo di un elicottero, il documentario “Le farfalle della Giudecca”, di Rosa Lina Galantino e Luigi Giuliano Ceccarelli, con la partecipazione di Ottavia Piccolo. Da quell’elicottero, il 29 aprile del 2024 scese Papa Francesco, che incontrò le detenute. Sono loro, le farfalle della Giudecca: creature in via di trasformazione, alcune imprigionate nel bozzolo del proprio dolore, in condizioni di partenza sfavorevoli, che le hanno portate su strade sbagliate. Altre sono pronte a liberarsi in volo, una volta superate le sbarre.
di Alberto Piccinini
Il Manifesto, 28 dicembre 2025
La sociologia giovanile è sempre discutibile, ma questa nuova ossessione rappresenta bene la nevrosi tipica dell’era dei social. Bufale razziste e dicerie riempiono poi talk show e giornali conservatori. “Il maranza è il nuovo cocco degli intellettuali marxisti”, titolo de Il Giornale l’altra settimana. Fa ridere. Abbastanza. Potremmo scriverlo su ognuna di queste pagine come una fascetta promozionale. Che esistano davvero dei maranza è discutibile, come sempre è stata discutibile la sociologia giovanile (su teddy boys, punks e ravers prima di loro). Che esistano “intellettuali marxisti” è fantascientifico, lasciatecelo dire. E come ho letto non so dove: “Preoccupa l’alleanza / tra Aska e i maranza”, bella rima. L’ossessione maranza dice pochissimo dei maranza stessi, rappresenta invece perfettamente la nevrosi fantasmatica che pervade la destra di era social. O soltanto la loro propaganda. (Mica ci crederanno davvero alle cazzate che sparano a ripetizione i loro giornali, i talk show, e i loro bot coreani?)
di Oiza Q. Obasuyi
Il Manifesto, 28 dicembre 2025
Nelle scuole italiane, ad oggi, secondo l’ultimo Dossier Statistico sull’Immigrazione 2025, degli oltre 900 mila alunni e alunne stranieri che si sono iscritti all’anno scolastico 2023/2024, oltre i due terzi sono nati e nate in Italia (il 65,2%). La Lega propone l’ennesima legge che andrebbe ulteriormente a restringere l’accesso al diritto alla cittadinanza. Ancora una volta, le persone razzializzate, nel caso specifico nate o cresciute in Italia da genitori stranieri, diventano il bersaglio delle politiche di governo. Definita come “legge-anti maranza”, la proposta ha come punto cardine quello di aggiungere ulteriori ostacoli a chi nasce e cresce in Italia da genitori stranieri e che vi risiedono regolarmente da sempre, senza interruzioni.
di Shendi Veli
Il Manifesto, 28 dicembre 2025
Un pomeriggio con Raja e Nada. Generazioni diverse. Origini comuni. Entrambe nate in Italia. Un quartiere dormitorio nella periferia di Milano e il fantasma di Ramy. La Barona non è male, si estende ordinata sul lato sud ovest di Milano, attraversata da larghi vialoni. C’è una piazza con portici perimetrali, dove si concentrano negozi e servizi. Non ha l’aria di un quartiere degradato, semmai la sensazione è che manchi qualcosa, che ci sia un po’ troppo nulla. “A Corvetto l’edilizia è più fatiscente, soprattutto nelle case popolari” racconta Raja, trentaquattro anni, attivista del centro sociale Lambretta: milanese, marocchina, della Barona. Guida per le strade semivuote di una domenica invernale. Racconta che il quartiere popolare, dove si concentravano prima gli emigranti dal meridione e poi quelli di oltre confine, oggi attraversa un processo di trasformazione. “Questo parco prima era grande il doppio, hanno chiuso una parte per costruirci palazzi che dovevano essere destinati all’housing sociale, invece le stanno vendendo ai privati sul mercato” Raja parla, occhi sulla strada.
di Maurizio Braucci
Il Manifesto, 28 dicembre 2025
Esistono i maranza a Napoli? Le trasformazioni del contesto cittadino modificano anche il disagio giovanile: dal turismo al crimine. Quando politici e intellettuali utilizzano nei loro discorsi pubblici in maniera dispregiativa il termine “maranza” dimostrano quanto la classe dirigente stia apertamente scivolando nella demagogia. Fare ragionamenti ufficiali tenendo sulla lingua una parola classista e criminalizzante semplicemente non dovrebbe essere tollerato. Esistono a Napoli fenomeni equivalenti? La mia risposta è che non potrebbe essere altrimenti. La particolarità del disagio giovanile oggi diffuso in tutto il paese è il suo essere pienamente integrato con i modelli del mercato: ricerca del profitto immediato, aggressività, conformismo. Questi modelli vengono poi declinati secondo lo stile più prossimo, cioè quello del contesto di quartiere o di periferia, in una miscela di alto e basso socio-culturale, dove i due poli spesso finiscono per coincidere.
di Shendi Veli
Il Manifesto, 28 dicembre 2025
Due sociologi dell’Università di Genova. Sebastiano Benasso, ha curato l’antologia “Trap! Suoni, segni e soggettività nella scena italiana”. Davide Filippi è autore di uno dei contributi. “Quello che trovo interessante è questa reazione di fastidio che la musica trap, così come la parola maranza, suscita nel senso comune. Nasce dal fatto che non si ritiene legittimo il punto di vista di alcuni soggetti: giovani, periferici, non culturalmente omologati alla maggioranza. È emersa la voce di una popolazione giovanile non bianca che prima non era rappresentata nella musica italiana, mentre in Francia e Inghilterra succede da decenni. La reazione è il panico morale, cioè alimentare paura e indignazione verso un fenomeno sociale in modo del tutto sproporzionato rispetto alla minaccia reale”.
di Valerio Renzi
Il Manifesto, 28 dicembre 2025
Dall’Ice di Trump alle cartoline dell’Afd, fino alle proposte della Lega per limitare la cittadinanza. Non siete al sicuro. Questo è il messaggio che le destre globali hanno lanciato ai cittadini migranti, quelli irregolari nei paesi di arrivo, ma soprattutto a quelli considerati inassimilabili al di là dello status giuridico. L’avanguardia sono gli Stati Uniti di Donald Trump, dove i raid dell’Ice portati avanti grazie alle tecnologie gentilmente fornite dagli oligarchi tech, terrorizzano interi quartieri, ma anche in Europa dove ormai la parola d’ordine della remigrazione tiene unito l’attivismo dei gruppuscoli estremisti e i partiti che governano o si candidano realisticamente a governare nei prossimi anni.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 28 dicembre 2025
Nonostante il permesso di soggiorno ottenuto in Spagna, padre e figlio si sono ritrovati dietro le sbarre mentre madre e figlia si sono viste ritirare il passaporto. Per tutti è stato emesso un decreto di espulsione, anche se “manifestamente infondato”. Una vicenda tra Kafka e Trump. Il viaggio a Roma per visitare il Vaticano prima della fine del giubileo è costato caro a una famiglia colombiana residente in Spagna con regolare permesso di soggiorno: padre e figlio sono finiti nel Cpr di Ponte Galeria, madre e figlia si sono viste ritirare il passaporto. Tutti hanno temuto il rimpatrio nel paese di origine, da cui sono fuggiti chiedendo protezione in Europa. “Lavoro nel campo del diritto dell’immigrazione da vent’anni. Sulle spalle ho 2.500 udienze di convalida di trattenimenti amministrativi. Ma è la prima volta che assisto a qualcosa del genere”, afferma l’avvocata Cristina Durigon.
- La fiducia che solo il diritto può dare
- Gli Stati Uniti stanno deportando a Mosca i richiedenti asilo russi perseguitati dal regime
- Il volontariato in carcere come gesto culturale e civile
- Se la destra prova ad affrancarsi dal cieco dogma “legge e ordine”
- Basta confische agli innocenti: da Nordio spiragli sulla legge più difficile











