novaradio.info, 16 maggio 2026
“Chi deve organizzare il delicato passaggio dell’uscita dal carcere soprattutto in casi di malattia psichiatrica? Quale percorso di reinserimento sociale è stato pensato per queste persone? Non è possibile continuare a gestire l’ordinario come se fosse sempre un’emergenza”. Se lo domanda l’associazione Pantagruel, rendendo noto quel che è accaduto nelle scorse ore a Omar, nome di fantasia di un ragazzo di 26 anni con patologie psichiatriche certificate, arrestato per un tentativo di rapina e fino a pochi giorni fa, inviato prima al carcere della Dogaia dove è stato vittima di abusi sessuali, e poi trasferito nel reparto clinico carcere di Sollicciano.
di Michela Nicolussi Moro
Corriere del Veneto, 16 maggio 2026
L’ex militante di Avanguardia Nazionale dal carcere Due Palazzi: “Chiedo che la direzione sanitaria provveda rispettando le leggi in materia di silenzio-assenso”. Nel dibattito sulla necessità di arrivare anche in Italia a una legge sul fine vita (l’unica proposta firmata Forza Italia e Fratelli d’Italia dovrebbe approdare in Senato il 3 giugno) si inserisce la prima richiesta di suicidio medicalmente assistito avanzata da un detenuto. Si tratta di Paolo Bellini, condannato in via definitiva all’ergastolo perché ritenuto l’esecutore materiale della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, in cui morirono 85 persone e altre 200 rimasero ferite a causa di una bomba.
di Samuele Ciambriello*
agenzianova.com, 16 maggio 2026
Aiutare i detenuti a comprendere quali siano i loro diritti e a chi rivolgersi nel caso in cui questi non vengano rispettati: è l’obiettivo della “Guida ai diritti e ai doveri dei detenuti”, presentata questa mattina nella casa circondariale di Poggioreale di Napoli. Il volume, tradotto in tre lingue, è arrivato alla terza edizione ed è stato stampato nel carcere di Sant’Angelo dei Lombardi. A realizzare il testo è stata la Commissione studi sull’esecuzione della pena del Carcere Possibile Onlus, presieduta dall’avvocato Mara Esposito Gonella, con il contributo tecnico del magistrato di Sorveglianza di Napoli Maria Picardi.
di Joy Bongiovanni
gnewsonline.it, 16 maggio 2026
Un’utopia che diventa realtà. Siamo all’interno della casa circondariale di Genova Marassi e loro sono Mirella Cannata e Carlo Imparato, presidente e vicepresidente dell’associazione culturale Teatro necessario. Compagni di vita e pionieri dell’unico teatro in Europa costruito all’interno di un istituto di pena ma aperto alla comunità cittadina. Lei, critica teatrale, insegnante di Storia dell’arte presso la scuola di Grafica pubblicitaria, attiva all’interno del carcere. Lui, da sempre impegnato in attività di volontariato, soprattutto in campo educativo, insegnante presso un istituto tecnico professionale genovese. Il loro sogno? La realizzazione di una struttura in legno di 360 mq, in grado di ospitare gli spettacoli della loro compagnia teatrale, per donare uno spazio alle persone ristrette e alla città di Genova.
di Jacopo Gozzi
Il Resto del Carlino, 16 maggio 2026
Nella parrocchia è stato aperto un nuovo spazio contro l’emarginazione e la fragilità “Qui si possono trovare prodotti cucinati in carcere, avviati percorsi di recupero sociale”. Nella parrocchia di Santa Rita la tavola si trasforma in uno spazio di condivisione per promuovere il reinserimento sociale delle persone detenute e di coloro che vivono in situazioni di restrizione della libertà. Nasce con questa idea lo spazio cucina di Santa Rita, che è stato inaugurato giovedì nell’ambito del progetto ‘Fuori dalle Mura’, realizzato dal Servizio Caritas con il sostegno della Fondazione di Modena e la collaborazione della parrocchia ospitante.
milanotoday.it, 16 maggio 2026
La struttura, progettata dagli studenti di architettura del Politecnico, servirà come spazio di incontro tra i reclusi e i loro figli. Una casetta in legno tutta rossa, come quelle delle fiabe, nel bel mezzo di un giardino. Sarà questo l’aspetto di Traccia di Libertà, lo spazio destinato ad accogliere gli incontri dei detenuti del carcere di Bollate con i loro familiari - e in particolare con i figli piccoli. Il progetto, nato nell’ambito del laboratorio di progettazione architettonica del Politecnico di Milano, ha visto coinvolti diversi studenti della facoltà di architettura dell’ateneo, ma anche professori, polizia penitenziaria, operatori e gli stessi detenuti.
di Alessandro Salemi
Il Giorno, 16 maggio 2026
Hanno vinto i Geniattori. O meglio, la compagnia di detenuti della casa circondariale di Monza guidata dalla direzione artistica dei Geniattori, con lo spettacolo Momentum. E così è accaduto che Monza ha premiato Monza, al termine di una rassegna teatrale gestita proprio dai Geniattori e da Le Crisalidi (sotto la guida di Mauro Sironi e Serena Andreani), le due realtà che si occupano di fare teatro alla casa circondariale monzese. Si è celebrata al Teatro Binario 7 la serata conclusiva di “Secondo Atto-Festival di Teatro Carcere e Comunità”, il primo festival cittadino interamente dedicato alle esperienze teatrali nate negli istituti penitenziari.
di Giulia Ribaudo
Il Domani, 16 maggio 2026
Il film “Nella colonia penale” mostra la vita in carcere ma rifiutando la logica di trasformarlo in spettacolo permanente, scegliendo di non mostrare quasi mai i volti dei detenuti, costringendo a vedere gli edifici come strutture impersonali che superano gli individui. “Nella colonia penale” è un film che sceglie di mostrare la vita in carcere senza mostrarci le persone che vi sono ristrette. Non ci sono quasi mai volti, confessioni, primi piani consumati dalla pena. I registi rinunciano consapevolmente a quell’estetica della reclusione che il cinema e la televisione hanno trasformato in abitudine visiva. Al posto dei corpi restano gli spazi, i rumori metallici, il lavoro ripetuto, gli animali, il paesaggio dell’Asinara battuto dal vento. Restano cancelli, muri, telecamere, attese. Restano soprattutto le architetture del controllo.
di Giuseppe Muolo
Avvenire, 16 maggio 2026
Per la prima volta dopo molti anni in Italia, uno spettacolo di una compagnia di carcerati è stato portato fuori da un istituto penitenziario, alla Lumsa. Il racconto della rappresentazione. abriè sei libero!”. Ma Gabriele non ci crede. È chino su una scrivania. In mano ha una penna. Sta scrivendo una lettera. È il suo modo per sognare. “Non mi prendere in giro”, risponde scocciato. Non si sforza nemmeno di guardarlo negli occhi, il suo compagno di cella. Sarà per forza uno scherzo. Dietro, si intravedono i loro letti, ricoperti da vecchi plaid che sembrano stracci. I materassi hanno la stessa consistenza di una sottiletta. “Gabriè sei libero!”, ripete R. con la voce squillante, di chi non riesce a contenere l’emozione.
di Gabriele Vecchione*
Il Domani, 16 maggio 2026
Tutti erano contenti della visita di Leone XIV alla Sapienza. Tutti tranne il detenuto iscritto all’università che sarebbe dovuto essere presente ma al quale non è arrivata l’autorizzazione per l’uscita. Non è chiaro esattamente cosa sia successo, però è evidente una cosa: oggi il carcere funziona come un enorme meccanismo di rimozione collettiva. Tutti contenti per la visita pastorale del papa alla Sapienza. Tranne uno. Contenti gli studenti che in aula magna hanno sentito dirsi da Leone XIV parole che profumano di paternità: “Il malessere spirituale di molti giovani ci ricorda che non siamo la somma di quel che abbiamo, né una materia casualmente assemblata di un cosmo muto. Noi siamo un desiderio, non un algoritmo!”.
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