di Valentina Abate
Vogue, 30 dicembre 2025
Viaggio alla scoperta delle sartorie socialmente impegnate. Il loro obiettivo? Una moda che favorisca la circolarità, ma anche il reinserimento e l’inclusione delle persone nelle comunità. “Siamo un’impresa sociale che promuove bellezza, inclusione e sostenibilità attraverso una moda etica, circolare e Made in Italy”, esordisce Anna Fiscale, che ha co-fondato Quid nel 2013 con collezioni lavorate tra la Casa Circondariale di Montorio, nel Veronese, e un laboratorio interno dove persone con fragilità potessero lavorare con tessuti deadstock. Negli anni, il progetto ha scelto di concentrarsi su merchandising e capsule ad alto impatto sociale e, nel 2023, a festeggiare i 10 anni dalla fondazione, c’erano oltre 150 dipendenti di 23 nazionalità diverse.
di Giampaolo Cerri
vita.it, 30 dicembre 2025
Sono quelle di “Awarness”, consapevolezza, “Advocacy”, ossia sostegno, e “Action”, vale a dire azione, le tre parole che stanno alla base della missione di Soroptimist, l’associazione internazionale per la tutela e la promozione della donna e dei suoi diritti. A capo della sezione italiana, 5mila socie, la presidente Adriana Macchi traccia un bilancio del suo mandato, che si conclude col 2025. Dalle carceri femminili alle palestre, dai campi di calcio alle olimpiadi, dai beauty center alle caserme e commissariati di tutta Italia. C’è un filo rosso che unisce questi luoghi in una rete di speranza e progetti per cambiare e migliorare la vita delle donne.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 30 dicembre 2025
La Corte respinge le censure statali sull’intera norma approvata dalla Regione e impugnata dal governo, ma dichiara l’illegittimità costituzionale di alcune disposizioni contenute nel testo. A chi spetta la competenza in materia di fine vita, allo Stato o alle Regioni? Il verdetto della Consulta, il più atteso da governo e Parlamento, non è così netto. La sentenza numero 204 depositata oggi dalla Corte Costituzionale, infatti, ha respinto le censure statali sull’intera legge regionale della Toscana - la prima in Italia a dotarsi di una norma in tema di suicidio assistito - ma ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di diverse sue disposizioni. Laddove la legge numero 16 del 2025, approvata lo scorso febbraio e impugnata poco dopo dal governo, non si limiterebbe ad applicare quanto stabilito dalla stessa Consulta con la sentenza 242 del 2019 (la cosiddetta Cappato/Dj Fabo), ma si spingerebbe oltre, cristallizzando condizioni e criteri su cui spetta al Parlamento legiferare. Come sostenuto nell’udienza dello scorso 4 novembre dall’Avvocatura dello Stato, che rivendicava l’esigenza di uniformare la disciplina a livello nazionale. Mentre la Regione Toscana difendeva la propria facoltà di dettare modalità e tempi certi per garantire un diritto, senza crearne uno “nuovo”, nell’inerzia del Parlamento sul tema.
di Patricia Iori
ultimavoce.it, 29 dicembre 2025
Il tema delle carceri italiane è tornato con forza al centro dell’attenzione politica e mediatica, riaprendo un confronto mai del tutto sopito sulle condizioni di detenzione e sull’efficacia del sistema penale. A riaccendere il dibattito sono stati i dati più recenti sulla popolazione carceraria e alcune dichiarazioni del ministro della Giustizia, che hanno riportato alla luce criticità strutturali e questioni di principio legate al rispetto dei diritti fondamentali. Il quadro che emerge è quello di un sistema sotto pressione, incapace di assorbire l’aumento dei detenuti senza compromettere le condizioni di vita all’interno degli istituti.
umbriajournal.com, 29 dicembre 2025
I dati sul sistema penitenziario italiano a fine 2025 restituiscono un quadro definito “sconcertante” dal Cnpp-Spp, che parla apertamente di una crisi strutturale non più rinviabile. I numeri raccontano un aumento costante della popolazione detenuta, accompagnato da un incremento dei suicidi, dei decessi per cause naturali e da una cronica carenza di personale di Polizia penitenziaria, elementi che insieme mettono in discussione il senso stesso della pena e la tenuta costituzionale del sistema. Nel 1992 i detenuti presenti negli istituti di pena italiani erano 44.134. In quell’anno si registrarono 47 suicidi, pari a 10,6 ogni 10.000 ristretti, e 89 decessi per cause naturali. Si trattava del minimo storico, inferiore persino ai livelli successivi all’indulto del 2006 o agli effetti delle misure adottate dopo la sentenza Torreggiani della Corte europea dei diritti dell’uomo, che portarono a una temporanea riduzione della popolazione carceraria.
La Repubblica, 29 dicembre 2025
L’Associazione Bambinisenzasbarre è impegnata, in Italia e all’estero, nella tutela dei diritti dei bambini, in particolare dei figli di persone detenute. Lavora da 25 anni a per un sostegno psico-pedagogico ai genitori detenuti e ai figli, colpiti dall’esperienza della detenzione di uno o entrambi i genitori. Il 21 marzo 2014 l’Associazione ha firmato con il Ministro della Giustizia, l’Autorità Garante dell’Infanzia e dell’adolescenza, la prima “Carta dei diritti dei figli di genitori detenuti” in Europa. Fa parte di COPE (Children of Prisoners Europe), del Gruppo CRC ed è consultant member di Ecosoc dell’Onu. Le conseguenze dell’interruzione dei legami tra genitori e figli.
di Alessandro De Angelis
La Stampa, 29 dicembre 2025
Oggi in Cdm la data per la consultazione. L’esecutivo tentato dal fare presto, ma impedire la raccolta delle firme popolari è un vulnus. Bisogna partire dalla norma, ma anche da una lunga consuetudine in materia, per misurare quanto il governo forzerà al cdm di oggi, dove sarà stabilita la data per il referendum sulla giustizia. Per portato simbolico e ricadute politiche, è la madre di tutte le battaglie. Eventuale film della vittoria: accelerata su premierato, legge elettorale e lunga campagna verso le politiche sulle ali dell’entusiasmo. Eventuale film della sconfitta: colpo micidiale per il governo. Impossibile fischiettare se ti viene bocciata la riforma più importante - anzi, l’unica - che hai varato, peraltro sulla Costituzione.
di Francesco Pallante
Il Manifesto, 29 dicembre 2025
Tra gli obiettivi che la destra intende perseguire con la riforma costituzionale della magistratura vi è il contrasto alle correnti dei magistrati. Le “camarille”, come ha avuto il garbo di definirle l’ex presidente della Corte costituzionale Augusto Barbera; le associazioni delle toghe, per esprimersi correttamente. A questo servirebbe il ricorso allo strumento del sorteggio per la formazione del Consiglio superiore della magistratura giudicante e del Consiglio superiore della magistratura requirente: a impedire che, tramite il voto, i magistrati possano comporre, all’interno di tali organi, “delegazioni” riconducibili all’una o all’altra associazione.
libertasicilia.it, 29 dicembre 2025
Il ritrovamento di un telefono in cella non basta, da solo, a far scattare una condanna. È questo il principio ribadito in una recente vicenda giudiziaria che si è conclusa con l’assoluzione di un detenuto accusato di detenzione illegale di un apparecchio telefonico all’interno di un istituto penitenziario. L’uomo, identificato con le iniziali W.I., era finito a processo dopo che, durante una perquisizione nella sua cella, gli agenti della polizia penitenziaria avevano rinvenuto un piccolo telefono cellulare. Un ritrovamento che, però, non ha retto alla prova del giudizio. Dagli accertamenti è infatti emerso che il dispositivo era privo di scheda Sim e di caricabatterie. Sebbene fosse dotato di batteria, non risultava in alcun modo idoneo a consentire comunicazioni con l’esterno. Un dettaglio tutt’altro che marginale, rivelatosi determinante ai fini dell’assoluzione.
termolionline.it, 29 dicembre 2025
A fine anno i numeri non sono più cifre: diventano diagnosi. E la diagnosi del sistema penitenziario italiano, letta attraverso la piccola ma rivelatrice realtà molisana, è quella di un corpo istituzionale in sofferenza acuta. Il Molise, con i suoi tre istituti - Campobasso, Larino, Isernia - è oggi la fotografia più nitida di ciò che accade nel resto del Paese: sovraffollamento crescente, personale ridotto all’osso, condizioni di detenzione che si allontanano sempre più dal dettato costituzionale Nel 2022 i detenuti presenti negli istituti molisani erano 339. Oggi, dopo tre anni di governo Meloni, sono diventati 427: 88 persone in più, l’equivalente di due carceri come quello di Isernia riempite da zero. Un dato che, da solo, basterebbe a raccontare la portata del problema. Ma è solo l’inizio.
- Taranto. Condannato per stalking si toglie la vita in carcere
- Torino. L’allarme: troppi detenuti, pochi educatori. “Così si esce peggiori”
- Avellino. Sospetto caso di scabbia nel carcere di Bellizzi: cella isolata e timori di diffusione
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- Torino. Le lettere delle detenute vincono il premio internazionale Sarzana











