di Dacia Maraini
Corriere della Sera, 18 luglio 2023
Mi scrive Lucy Ferriss dal Trinity College di Hartford, nel Connecticut per raccontare quello che stanno facendo lei e una decina di professori per le donne afgane. Si collegano privatamente con le ragazze relegate in casa a cui è impedito di frequentare la scuola, tenendo da remoto lezioni di matematica, di medicina, di ingegneria, secondo le richieste che vengono da quel popolo disgraziato in cui le donne sono state escluse dall’apprendimento. A me sembra una idea molto bella. La libertà di collegarsi a internet non è stata per fortuna interdetta, anche perché tutto il sistema di commercio del Paese si basa sui collegamenti con l’estero e non si può controllare casa per casa come i computer privati, di proprietà maschile poi vengano usati dalle sorelle, dalle madri e dalle figlie per studiare clandestinamente. Verrebbe da chiedersi il perché di tanta punitiva esclusione.
di Vladimiro Zagrebelsky
La Stampa, 17 luglio 2023
Il lancio di ogni idea di modifica della legislazione vigente sulla giustizia penale, da tempo va sotto l’impegnativo nome di Riforma della Giustizia. Si tratta più modestamente di modifiche più o meno ampie e talora solo puntuali di una o altra previsione legislativa. La quotidiana aggiunta di nuovi temi non ha nulla della organicità che richiederebbe il grande tema della riforma (nel senso del miglioramento) della Giustizia penale. Molte idee immesse in un caotico dibattito politico restano generiche e manca l’approfondimento delle prevedibili conseguenze. Spetta al Parlamento produrre leggi e assumere decisioni, ma la natura di certi temi richiede che esso abbia presenti gli argomenti che ne illustrano la complessità. Vi è invece spesso un semplicismo intollerabile, ignorante del dibattito che da lungo tempo accompagna lo studio di ciascun tema. L’aria di dissacrante novità che si vuol indurre contraddice il dato di fatto, che non una delle riforme che si propongono è originale. Tutte e ciascuna sono già oggetto di approfondito studio e dibattito da parte degli studiosi del diritto penale nonché della giurisprudenza prodotta dai giudici e, in particolare, dalla Corte di Cassazione.
di Francesco Fimmanò
L’Espresso, 17 luglio 2023
Tempi lunghissimi. Troppi processi per il fallimento dei riti alternativi e per la moltiplicazione delle ipotesi di reato. E la maggioranza dei magistrati irreprensibili tollera in silenzio i colleghi scorretti. Il Pnrr parte dal presupposto che il sistema giudiziario sostiene il funzionamento dell’intera economia e che la sua efficienza è condizione indispensabile per lo sviluppo e per il corretto funzionamento del mercato. Le risorse quindi non servono solo all’attuazione dei diritti costituzionali, visto che il miglioramento del sistema potrebbe portare benefici fino al 2,5% del Pil e aumenti dell’attrazione degli investimenti fino a 200 miliardi di euro. Eppure siamo all’undicesimo posto in Europa per spesa pro-capite nel sistema-giustizia in rapporto alla popolazione, che rappresenta il 60% di quella tedesca, il 67 % della inglese e il 75% della olandese.
di Francesco Cundari
linkiesta.it, 17 luglio 2023
Non trattandosi di una discussione seria, sia consentito avanzare una proposta altrettanto frivola, ma almeno logica: invece dell’ennesimo compromesso destinato a finire nel nulla, puntare al grande spariglio.
di Giulia Merlo
Il Domani, 17 luglio 2023
La premier smentisce il suo ministro, ribadendo che “ci sono altre priorità”, lui è costretto ad allinearsi. Ma il dibattito ha aperto crepe in maggioranza, con Forza Italia schierata col guardasigilli per la modifica. La polemica ha aperto un tema politico nel governo: per quanto ancora Nordio potrà proporre temi non discussi con gli alleati senza che ci siano conseguenze?
di Monica Guerzoni
Corriere della Sera, 17 luglio 2023
Il neo segretario: “Il partito di Forza Italia dovrà svolgere il ruolo che aveva la Democrazia cristiana”. Basta parlare di “gossip e di poltrone”, per l’erede politico di Berlusconi la priorità è far capire agli italiani che Forza Italia “non è la costola di nessuno” e sarà “l’architrave del sistema politico italiano”.
di Giuliano Ferrara
Il Foglio, 17 luglio 2023
Per alcuni settori della magistratura e degli apparati, per il concerto mediatico-giudiziario, la realtà non può essere quella che si vede. E serve un reato ombra per rendere coerente la trama infinita di teorie del complotto.
di Gian Carlo Caselli
Il Fatto Quotidiano, 17 luglio 2023
Ridotta all’osso la questione è chiara. Le mafie sono sì organizzazioni criminali di tipo gangsteristico (traffici di armi, droghe e rifiuti tossici; pizzo; gioco d’azzardo; contraffazioni ecc.), ma non sono soltanto questo. Sono forti anche se non soprattutto per gli appoggi (coperture, collusioni, connivenze) di cui godono in settori del mondo apparentemente legale. Questo è il vero nerbo, la vera spina dorsale del loro potere. Che spiega come da oltre due secoli le mafie impestino il nostro Paese, cosa che nessuna banda di gangster al mondo è mai riuscita a uguagliare. Per cui se si colpisce soltanto l’ala militare della organizzazione criminale, risparmiando le relazioni esterne o zona grigia o borghesia mafiosa che dir si voglia, l’antimafia ne risulterà inesorabilmente dimezzata e perdente.
di Giuseppe Legato
La Stampa, 17 luglio 2023
Amarezza e incredulità per le nuove iniziative legislative in cantiere. Dopodomani a Palermo si commemora Borsellino ed il clima è già teso. Se non è rabbia è diffidenza, amarezza. Incredulità. L’altalena degli stati d’animo dell’antimafia siciliana alla vigilia delle commemorazioni, dopodomani, del magistrato Paolo Borsellino, non è una premessa idilliaca per il governo guidato dalla premier Meloni che del “giudice” assassinato da Cosa Nostra 57 giorni dopo il collega Giovanni Falcone, ha sempre rivendicato un ispiratore della sua “scelta” politica.
di Angelo Riccardi
L’Unità, 17 luglio 2023
Le interdittive antimafia sono adottate a discrezione dei Prefetti. Possono espropriare, bloccare un’azienda sulla base del solo sospetto di infiltrazione mafiosa. Leggo e rileggo di una lotta alla mafia fatta di numeri freddi e irrilevanti, come a voler affermare che la lotta alla mafia foggiana non può prescindere nel colpire tutti, indistintamente, malcapitati buoni e cattivi. Consigli sciolti a catena e interdittive antimafia a raffica. Foggia come Reggio Calabria? Sarà il caso di comprendere la Reggio Calabria di oggi e se veramente è stato raggiunto un qualche risultato dell’antimafia sul territorio. Io credo che dopo tale analisi qualcuno guarderebbe con sospetto a queste iniziative dello “Stato”.
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