di Angelo Panebianco
Corriere della Sera, 17 luglio 2023
Cosa impedisce a segmenti delle élite in grado di influenzare rilevanti settori dell’opinione pubblica di solidarizzare con Kiev e forse, domani, con Taiwan? Al vertice della Nato a Vilnius erano presenti, in funzione anti-cinese, i rappresentanti dei Paesi dell’Indo-pacifico, alleati degli Stati Uniti: Australia, Giappone, Nuova Zelanda, Corea del Sud. Ciò ricorda che, dopo l’Ucraina, la successiva gravissima crisi internazionale potrebbe esplodere in quella parte del mondo e riguardare il destino di Taiwan e, con esso, il futuro dei rapporti fra Cina e mondo occidentale. Taiwan non è un’isoletta sperduta: è un Paese di 24 milioni di abitanti con una democrazia compiuta e di alta qualità, e una economia sviluppatissima. Ed ha un ruolo strategico negli equilibri di potenza nell’Indo-Pacifico. Chi volesse chiarirsi le idee su ciò che è in gioco (anche per noi europei) in quella parte del mondo, dovrebbe leggere Danilo Taino, La guerra promessa (Solferino). Come reagirebbero le opinioni pubbliche europee se Taiwan fosse attaccata dalla Cina? La guerra in Ucraina ha unito i Paesi occidentali e rivitalizzato la Nato. Ma ha prodotto anche divisioni acute in Europa. In Francia, se si considerano i risultati delle elezioni parlamentari, si può constatare che il “partito filo- putiniano” è fortissimo e che, praticamente, solo il presidente Macron è la diga che impedisce alla Francia di rompere la compattezza del fronte occidentale. In Italia i successi televisivi, la dilagante presenza nei talk show dei filo-putiniani ci ha ricordato quanto ampia fosse nel Paese la corrente contraria al nostro sostegno a Kiev.
di Mario Giro*
Il Domani, 17 luglio 2023
Se verrà usata l’arma nucleare ci proietterà in un altro mondo, sconosciuto e completamente diverso da quello attale. Se avvenisse l’irreparabile, ogni stato in possesso dell’arma nucleare (o in procinto di averla) si sentirebbe in diritto di usarla. Rotto il tabù, saremmo di fronte al buco nero dell’inverno nucleare per tutti. Non basta dire che si tratta di paranoie russe: pur assumendo di aver di fronte un regime fuori controllo, si deve far di tutto per evitare che giunga alle estreme conseguenze.
di Sergio D’Elia*
L’Unità, 17 luglio 2023
Sostituire “Pena di morte” con “ergastolo”: è il disegno di legge semplicissimo ma rivoluzionario del deputato di un collegio piccolo piccolo. James Opiyo Wandayi è arrivato al seggio della più alta assemblea del Kenya a nome del piccolo collegio elettorale di Ugunja, una città di 17.000 abitanti nella contea di Siaya che campa sulla coltivazione di sorgo, patate e manioca. Per rappresentare al meglio la sua terra si era formato come economista del settore agricolo, ma poi alla Camera dei deputati ha fatto qualcosa di meglio degli interessi agricoli dei suoi elettori.
di Simona Ciaramitaro
collettiva.it, 16 luglio 2023
Il Garante Mauro Palma punta lo sguardo sul peso che i fattori culturali hanno sulle misure di detenzione. “I detenuti sanno che ne usciranno peggio di quando sono entrati”. Nelle carceri italiane ci sono stati 33 suicidi in soli sei mesi. È la conferma di una tendenza in atto che dovrebbe portare a raggiungere le cifre dello scorso anno: 85.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 16 luglio 2023
Meloni vorrebbe raffreddare lo scontro con le toghe. Il guardasigilli va avanti, rivendica la separazione delle carriere e incassa l’ok di Fi. Sarà spericolato e sarà imprudente, ma sarebbe ingeneroso dire che le uscite dell’ultima settimana di Carlo Nordio siano figlie di uno suo presunto non saper stare al mondo.
di Mario Chiavario
Avvenire, 16 luglio 2023
Che cosa ci dicono le vicende di La Russa, Santanchè e Delmastro. Tre vicende che da un po’ di tempo trovano largo spazio nelle cronache vengono spesso etichettate come ennesimi episodi di un’ormai annoso deterioramento dei rapporti tra politica e giustizia. Sintomi, in particolare, del riaccendersi di uno scontro, mai del tutto sopito, tra una parte della politica e una parte della magistratura.
di Giulia Merlo
Il Domani, 16 luglio 2023
Comincia l’iter del ddl giustizia sull’abuso d’ufficio e il ministro manda in tilt il governo col concorso esterno. Intanto il processo telematico appena introdotto rischia di bloccarsi, perché mancano telecamere e pc. L’allarme è stato lanciato, soprattutto sugli uffici del giudice di pace e dei tribunali minorili, sia dall’Anm che dall’avvocatura. Se tutto procede come previsto, in settimana dovrebbe arrivare il via libera del Quirinale e il disegno di legge sulla giustizia del ministro Carlo Nordio, che contiene l’abolizione dell’abuso d’ufficio, inizierà il suo iter in commissione Giustizia al Senato.
di Liana Milella
La Repubblica, 16 luglio 2023
In carica Carlo Nordio da nove mesi. Il bottino? Il decreto Rave, il reato universale dopo Cutro e il ddl sul codice rosso in condominio con il collega Piantedosi. Molti annunci, poca sostanza. Per giunta divisiva. Marta Cartabia, 20 mesi di governo in via Arenula. Quando va via ha fatto approvare quattro riforme, penale, civile, tributaria, del Csm, che consentono all’Italia di guadagnarsi 2,3 miliardi nel Pnrr. Nonché le nuove regole sulla presunzione di innocenza.
di Piero Sansonetti
L’Unità, 16 luglio 2023
C’è una vera e propria rivolta contro il ministro Nordio che ha annunciato di volere correggere (ora si dice: rimodulare) la formulazione del reato di “concorso esterno in associazione mafiosa”. In realtà, chi conosce un poco poco il diritto sa perché questo reato non può essere né corretto, né rimodulato e neppure abolito. Per una ragione semplice e paradossale. Il reato di concorso esterno in associazione mafiosa non esiste. Ora vedremo perché.
di Valerio Spigarelli
L’Unità, 16 luglio 2023
Politica e giustizia, spalleggiati dai supporter mediatici, mimano una contrapposizione che in realtà serve solo a fini interni. Ai tempi del Cav, lo scontro con la magistratura fu una cosa seria. Ma si sa, la storia si ripete due volte: la prima come tragedia, la seconda come farsa.
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