Sassari. Decidono se può tenere le foto dei genitori morti: l’ultima violenza dei giudici su Cospito
di Frank Cimini
L’Unità, 15 luglio 2023
Per capire qualcosa dell’amministrazione della giustizia, delle carceri e in definitiva di questo paese va considerato che il prossimo 14 settembre davanti al tribunale circondariale di Torino sarà celebrata un’udienza apposita per stabilire se l’anarchico Alfredo Cospito abbia diritto o meno di tenere in cella nel carcere di Sassari Bancali le foto dei suoi genitori defunti.
di Chiara Dino
Corriere Fiorentino, 15 luglio 2023
Armando Punzo dal 28 è in scena con “Atlantis” insieme con i suoi detenuti del carcere di Volterra. Stavolta ci insegna che si può essere felici stabilmente. Come chi persegue la conoscenza. Può esistere la felicità come stato dell’animo permanente? Non effimero dunque e non causato da interferenze esterne, momentanee e magari casuali?
di Edmondo Bruti Liberati
Corriere della Sera, 15 luglio 2023
Si può attivare un giudizio anche per fatti che non abbiano rilevanza penale. L’opinione pubblica, l’informazione, liberamente valuterà se condividere o meno. “Arimortis, spesso abbreviata in arimo è un’espressione utilizzata prevalentemente in Lombardia; è convenzionalmente in uso tra i bambini durante i loro giochi, allo scopo di invocare una sospensione del gioco e/o attività in corso per piccoli “incidenti” quali stringa slacciata, richiamo materno per merenda et similia.
di Claudio Del Frate
Corriere della Sera, 15 luglio 2023
Frontex: 1.900 migranti scomparsi nel Mediterraneo nel solo mese di giugno. L’Agenzia Ue specifica che la rotta più pericolosa resta quella che va dalla Libia (o dalla Tunisia) all’Italia.
di Karima Moual
La Stampa, 15 luglio 2023
Tenere il più possibile lontani dai nostri occhi i migranti, le loro disgrazie, le loro ferite, i loro corpi, i loro volti e le loro storie di miseria, povertà e ingiustizia, costi quel che costi. Come può essere commentato se non in questo modo, l’avvio verso un nuovo memorandum d’intesa tra Tunisia e Europa con la madrina Giorgia Meloni, silenziando e girando le spalle alla violenza, il razzismo, l’abuso di potere ai danni dei migranti subsahariani, testimoniato in questi mesi da rapporti e infine dalle ultime immagini di Sfax, dove la caccia al nero è ormai istituzionalizzata da quello stesso discorso del presidente Kais Saied del 22 febbraio 2022.
di Gianpaolo Contestabile e Simone Ferrari
Il Manifesto, 15 luglio 2023
Tre anni fa un burocrate annunciava ai genitori che il figlio si era impiccato in Colombia. Lavorava alla missione di pace dell’Onu. Il 16 luglio del 2020 un impiegato delle Nazioni Unite telefona ad Anna e Pino, genitori di Mario Paciolla. Con toni sbrigativi, comunica che Mario si è suicidato a San Vicente del Caguán, in Colombia, e domanda ai genitori se sono interessati al rimpatrio della salma. Paciolla lavorava nella Missione di Pace dell’Onu e quel 16 luglio avrebbe dovuto fare ritorno in Italia. “Mario era proiettato al futuro”, dicono i genitori, “l’ultimo atto che compie è l’acquisto di un biglietto per tornare a casa. Poche ore prima di morire aveva comunicato via mail all’ambasciata che stava lasciando la Colombia”. Secondo Anna e Pino, durante le chiamate nei giorni antecedenti al 16 luglio Paciolla aveva manifestato, preoccupato, “la necessità di tornare a casa al più presto”.
di Giuliana Sgrena
Il Manifesto, 15 luglio 2023
Nel 2011 accolse a braccia aperte 140 mila libici in fuga dalla guerra civile. Ora per la crisi economica il presidente-gendarme Saied si arma del razzismo sostenuto da Meloni e Ue. La Tunisia non è nuova all’emergenza profughi, ma ben diversa è l’accoglienza. Nel marzo del 2011 colonne interminabili di uomini (soprattutto maschi) in fuga dalla Libia dopo l’inizio degli scontri che misero fine al regime di Gheddafi attraversarono la frontiera con la Tunisia a Ras Jdir. Non erano profughi nel senso classico, non fuggivano da una guerra conclamata e nemmeno dalla fame, ma da scontri e saccheggi avevano messo a rischio la loro vita e soprattutto il posto di lavoro. Proprio un lavoro e ben retribuito questi profughi erano andati a cercare in un paese più ricco del loro. Già nei primi giorni si calcolavano in circa 140mila gli arrivi mentre altre decine di migliaia si accalcavano alla frontiera.
di Jacopo Agostini
Il Manifesto, 15 luglio 2023
La testimonianza di reporter resistenti che nella Russia di Putin non abbassano la testa. Con l’invasione dell’Ucraina ai giornalisti russi è vietato pronunciare la parola “guerra” e scrivere testi diversi dalla posizione ufficiale del governo. Ma non tutti si allineano ai diktat del potere. Sono oltre 250, infatti, i media indipendenti ai quali è stato bloccato il sito web, molti giornalisti sono stati dichiarati “agenti stranieri” e i giornali e le riviste per cui lavoravano etichettati come “indesiderabili”. In questo clima sono diverse le reazioni: in molti hanno abbandonato la Russia per aprire le loro redazioni in Lettonia, nei Paesi Bassi, in Georgia e in altri Paesi. Ci sono invece altri che hanno deciso di rimanere in Russia. Da ricordare che nel marzo del 2023 il reporter americano del Wall Street Journal Evan Gershkovich è stato arrestato dalle autorità con l’accusa di spionaggio. È la prima volta che un giornalista americano viene arrestato dai tempi della Guerra Fredda. Da sei anni viveva in Russia, nell’ultimo si era occupato della guerra in Ucraina. Ne parliamo con alcuni giornalisti di Proect, Dozhd, Important Stories che ci descrivono la loro vita, il loro lavoro e la censura nel paese.
di Donatella Stasio
La Stampa, 14 luglio 2023
Nel saggio “Verità e politica”, Hannah Arendt scrive che la sincerità non è annoverata tra le virtù politiche mentre “le menzogne sono sempre state considerate dei necessari e legittimi strumenti non solo del mestiere del politico ma anche dello statista”. Fortunatamente i fatti hanno una loro ostinatezza e talvolta si impongono anche attraverso gesti.
di Daniela Preziosi
Il Domani, 14 luglio 2023
Un’ora di incontro tra il presidente della Repubblica e la premier, dopo il Consiglio supremo di difesa. Si è parlato delle questioni internazionali e del conflitto. Ma anche dello scontro con la magistratura. La comunicazione di palazzo è blindata. Ma Mattarella spera in toni più concilianti da parte del governo. Firmerà la riforma e la manderà all’esame del parlamento. Del resto il testo cambierà, come annuncia Nordio. Attenzione alle critiche che vengono dall’Europa: potrebbero impattare sul Pnrr.
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- Nordio: “Sì alla separazione delle carriere. Il concorso esterno? Ecco come intervenire”









