di Carlo Bonini
La Repubblica, 26 febbraio 2023
Dopo la sentenza della Cassazione, Alfredo Cospito ha deciso di continuare lo sciopero della fame. E gli anarchici minacciano di colpire duro. Lo Stato potrebbe essere superiore e trovare una soluzione.
di Liana Milella
La Repubblica, 26 febbraio 2023
“Il caso Cospito scuote le coscienze di chi, come me, crede nella sacralità della vita”. E ancora: “Lo Stato faccia il possibile per evitare una drammatica conclusione”. Gli attentati anarchici? “Sono un danno per Cospito e lo fanno apparire come un capo”. Parole dell’ex presidente della Consulta Giancarlo Coraggio.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 26 febbraio 2023
L’avvocato dell’anarchico pensa ad un differimento della pena per motivi di salute. La Cassazione però la rifiuta ad un mafioso 88enne che ha rifiutato le cure.
di Fabrizio Geremicca
Corriere del Mezzogiorno, 26 febbraio 2023
Avvocati e intellettuali a Palazzo Serra di Cassano, incontro sul carcere duro. L’incontro si è tenuto all’indomani della notizia che la Cassazione ha respinto la richiesta di Alfredo Cospito di revoca del 41 bis, il regime del carcere duro contro il quale l’anarchico è in sciopero della fame da quasi quattro mesi. Ieri mattina a Palazzo Serra di Cassano, dunque, si respirava delusione tra i partecipanti alla tappa napoletana della campagna per l’abolizione del 41 bis e dell’ergastolo promossa da “Morire di Pena”.
di Iuri Maria Prado
Libero, 26 febbraio 2023
Su questa faccenda di Cospito, e in generale sul regime carcerario del 41 bis, i destri almeno sono stati netti: quell’anarchico doveva rimanerci, punto e basta; terroristi e mafiosi devono stare in cella ventidue ore al giorno, con due ore d’aria, fine; devono vedere i familiari una volta al mese, chiuso il discorso; possono leggere e ascoltare musica se la cosa garba all’amministrazione penitenziaria, e se no buonanotte.
di Grazia Longo
La Stampa, 26 febbraio 2023
Volantino degli anarchici a Roma: “Se muore, intimidazione a mano armata”. Sale la tensione sul rischio attentati da parte degli anarco-insurrezionalisti. Dopo la sentenza della Cassazione, venerdì sera, che ha stabilito di mantenere l’anarchico Alfredo Cospito al 41 bis, cresce l’allarme sull’escalation di violenza nei confronti di rappresentanti dello Stato e dell’Economia. Il timore è che nei prossimi giorni si possa assistere a un salto di qualità delle rivendicazioni, con il passaggio da episodi incendiari contro automobili o tralicci a quelli ben più gravi contro le persone.
di Valeria Pacelli
Il Fatto Quotidiano, 26 febbraio 2023
La Consulta dovrà decidere se la durata della misura di sicurezza (5 anni) può essere ridotta. A giorni arriva la decisione. C’è un caso del quale si sta discutendo alla Corte costituzionale e che potrebbe condizionare le sorti di molti ergastolani. Di certo di quelli condannati prima della strage di Capaci, ma potrebbe riguardare anche altri detenuti. La questione ora al vaglio dei giudici infatti riguarda la legittimità costituzionale sollevata dal Tribunale di sorveglianza di Firenze sull’istituto della libertà vigilata applicata a quella condizionale, beneficio al quale possono accedere anche gli ergastolani ma solo se ravveduti e dopo aver scontato 26 anni di carcere. Ed è questo il caso di Bruno Ventura, detenuto dal 1993, condannato per associazione mafiosa e per un duplice omicidio commesso negli anni 90. Da tempo Ventura ha un lavoro, ha conseguito due lauree, ha già avuto accesso a permessi e alla semilibertà e non ha più commesso reati. Il Tribunale di sorveglianza di Firenze nell’ottobre 2020 gli ha concesso la libertà condizionale e dopo un anno il suo legale, l’avvocato Michele Passione, si è rivolto al giudice monocratico per chiedere, in sostanza, di riesaminare la pericolosità del proprio assistito in modo da revocare la misura e renderlo libero.
di Ilaria Sacchettoni
Corriere della Sera, 26 febbraio 2023
Di origini siciliane sconta condanne per furti aggravati e stupefacenti. L’uomo è divenuto un simbolo di giustizia, di un carcere alleggerito dalle afflizioni supplementari che somigliano tanto alla crudeltà gratuita. La storia di F.F., 42 anni, detenuto per una sfilza di furti aggravati, sordomuto dalla nascita e oggi scarcerato perché possa ritrovare il contatto con i suoi simili, comincia a Rebibbia qualche anno fa. Figlio di una famiglia siciliana che lo avvia all’attività criminale, racconta (tramite il linguaggio dei segni) che il padre e lo zio lo spingevano a rubare. Non finisce le elementari, si dedica a piccoli traffici illeciti, conosce una donna con la quale fa un figlio ma che lo tradisce e dalla quale, umiliato, si allontana.
di Valentina Raffa
Il Giornale, 26 febbraio 2023
Benedetto Spera si è rivolto alla Cassazione. Che però ha detto no. Nuovi Alfredo Cospito crescono. Ed ecco che Benedetto Spera, lo storico boss di Belmonte Mezzagno (Palermo), fedelissimo di Bernardo Provenzano, per “gravi motivi di salute” voleva la revoca del 41 bis che sta scontando nel carcere di Opera, a Milano, per essere uno dei responsabili della stagione stragista palermitana del ‘92. “Non accetta cure salvavita” è la motivazione a monte dell’istanza dell’avvocato. Ma per la Corte di Cassazione deve continuare a scontare il carcere duro a vita in quanto, proprio come è accaduto per l’anarchico Cospito, viene sancito che rifiutare le cure o i benefici di cui si potrebbe godere non deve incidere sulla condanna, perché non si tratta di una privazione punitiva imposta al carcerato, ma viene auto inflitta. La Cassazione sottolinea anche il principio di “non strumentalizzare la patologia”. Il legale di Spera ha fatto leva sulle condizioni di salute “di notevole gravità” e sul fatto che il “grave stato di decadimento che affligge il condannato non gli consente di comprendere la necessità di sottoporsi ai trattamenti salvavita”. Tant’è che il boss ha rifiutato un pacemaker. Insomma, non sarebbe in grado di discernere ciò che è per lui vitale anche per il grado di depressione da cui è afflitto.
di Nicola Graziano
L’Espresso, 26 febbraio 2023
L’organo di autogoverno delle toghe è chiamato a risolvere molte situazioni critiche che si trascinano da tempo. Dalle relazioni con la politica fino alla separazione delle carriere, dovrà dire la sua e muoversi per una maggiore efficienza del sistema giustizia.
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