di Rossana Caccavo e Silvio Messinetti
Il Manifesto, 27 febbraio 2023
Strage di migranti al largo delle coste crotonesi. Il bilancio provvisorio è di 43 morti e 80 superstiti, ma si cercano ancora i dispersi. Tra i superstiti tanti ragazzi, minorenni, ma non bambini. I più piccoli sono infatti morti annegati. Mimmo Lucano da Riace: “Una tragedia immane che mi riempie di tristezza. E non bisogna definirli clandestini. Si tratta di gente in fuga dai loro paesi in cerca di un futuro migliore”.
di Luigi Ciotti*
La Stampa, 27 febbraio 2023
Nessuno lascia di sua spontanea volontà gli affetti, la casa, affrontando viaggi rischiosi in mano a organizzazioni criminali e in balia degli eventi atmosferici. La tragedia avvenuta al largo delle coste calabresi ci dice che quella barca che dovrebbe farci sentire con-sorti, accomunati da una simile sorte, resta per ora una speranza: il mondo continua a essere diviso in transatlantici e zattere, benestanti e disperati, stanziali e migranti per forza. Sì, perché bisognerebbe smetterla di chiamarle migrazioni: sono deportazioni indotte! Nessuno lascia di sua spontanea volontà gli affetti, la casa, affrontando viaggi rischiosi in mano a organizzazioni criminali e in balia degli eventi atmosferici. Lo fa solo perché costretto da un sistema economico intrinsecamente violento, sistema che colonizza, sfrutta e impoverisce vaste regioni del mondo. Lo fa perché l’Occidente globalizzato, in nome dell’idolo profitto, gli fa terra bruciata attorno offrendogli in alternativa sfruttamento, se non schiavitù.
di Andrea Malaguti
La Stampa, 27 febbraio 2023
Questo sì che era un bel carico residuale. Venti bambini, due gemelli, un neonato, almeno cento persone crepate in mare a poche bracciate dalle coste calabresi. Ma, appunto, gente da poco. Dunque, chissenefrega. Chissenefrega del terrore che avevano negli occhi quando onde alte come grattacieli hanno spezzato la loro barchetta di legno marcio e il gorgo della corrente li ha risucchiati nell’abisso mentre annaspavano, chiedevano aiuto, aggrappandosi con inutile disperazione agli ultimi istanti della loro brevissima vita. Cosa interessa a noi del freddo, del buio, della paura, che ha strisciato nelle loro pance, nei loro occhi, nel loro cuore, e li ha fatti gridare di terrore prima che l’acqua gli entrasse nel naso, in gola e nei polmoni, fino a cavargli l’ultima bava di fiato? Perché dovrebbe importarci? Che cosa c’entriamo noi con quella gente là (esattamente “quella gente là”, lontana, distante, altra, disumanizzata)?
di Elena Stancanelli
La Repubblica, 27 febbraio 2023
Possiamo fermare questi disperati che scappano dall’orrore? No, non possiamo. È solo un dispendio di denaro ed energie. Dobbiamo assolutamente uscire dall’irrazionale, dai “chiudiamo i porti”, dai “sono tutti terroristi”.
di Giansandro Merli
Il Dubbio, 27 febbraio 2023
Una strage di queste dimensioni in acque italiane non avveniva da anni. Cordoglio da Mattarella e dal Papa. Piantedosi e Meloni continuano a ripetere lo slogan “fermare le partenze”. Opposizioni all’attacco. Le Ong: adesso una missione di ricerca e soccorso europea.
di Vitalba Azzollini*
Il Domani, 27 febbraio 2023
In occasione del naufragio di decine di migranti dinanzi alle coste del crotonese, le autorità italiane hanno espresso messaggi di cordoglio, e non poteva essere diversamente. Ma c’è più di una nota stonata in quei messaggi. Le politiche sull’immigrazione del governo, infatti, formulate in spregio alle regole contenute in una serie di convenzioni internazionali, rappresentano la concreta manifestazione sul piano giuridico di un atteggiamento di noncuranza per la vita umana che non solo viola qualunque principio di diritto, ma che contrasta anche con il fondamento della società civile.
di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 27 febbraio 2023
Don Giacomo Panizza, all’indomani dell’onorificenza consegnatagli da Mattarella per l’impegno di accoglienza sostenuto nella sua comunità in Calabria, sfoga la sua “rabbia” verso una “politica cieca ancor più che cattiva” per la strage dei migranti davanti alle coste del Crotonese.
di Luca Sofri
ilpost.it, 27 febbraio 2023
Iwao Hakamada ha atteso per decenni di essere ucciso e ora aspetta la revisione del processo, a 86 anni. L’Alta Corte di Tokyo, in Giappone, deciderà fra meno di un mese, il 13 marzo, se Iwao Hakamada merita una revisione del processo con cui è stato condannato a morte, la prima volta nel 1968 e definitivamente nel 1980, o se la sua condanna alla pena capitale debba essere considerata valida e quindi, in linea di principio, eseguibile. Hakamada è un uomo giapponese condannato per un quadruplo omicidio avvenuto nel 1966.
di Patrizio Gonnella*
Il Manifesto, 26 febbraio 2023
La Cassazione ributta la palla nel campo della sfera politica. Molto di ciò che potrebbe (o non) accadere di tragico è nelle mani e nella coscienza del Guardasigilli. La decisione della Cassazione su Alfredo Cospito ributta la palla nel campo della sfera politica, dove sin dall’inizio essa vagava. Molto di quello che potrebbe accadere (o non accadere) di tragico nei prossimi giorni è nelle mani e nella coscienza del ministro della Giustizia Carlo Nordio. Potrà sempre in autotutela decidere di revocare il regime di cui all’articolo 41 bis, secondo comma, dell’Ordinamento Penitenziario e determinare lo spostamento di Cospito nel regime di AS1 dove ci sono i soli detenuti declassificati dal regime durissimo di 41 bis.
di Giuseppe Salvaggiulo
La Stampa, 26 febbraio 2023
Sebastiano Ardita, pm antimafia per anni al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria: “Dovremmo smetterla con questo dibattito da strada sul 41 bis, rimettendo le cose in ordine, distinguendo compiti e responsabilità tra politica e magistratura, e ragionando sulle conseguenze sistemiche delle scelte su singole vicende come il caso Cospito”.
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