di Liana Milella
La Repubblica, 15 luglio 2023
Il professore emerito di diritto penale a Palermo: “L’intervento sarebbe necessario, ma ora è troppo forte la contrapposizione politica. Non voglio essere inserito in uno dei due fronti. “Adesso non è il momento di intervenire sul concorso esterno. Troppo forte la contrapposizione politica per farlo anche se si tratta da sempre di un intervento necessario”. Da Giovanni Fiandaca, professore emerito di diritto penale a Palermo, da sempre sostenitore della necessità di un intervento sul concorso esterno, arriva da un lato la conferma che si tratta di un passo obbligatorio, ma al contempo la notazione che il momento non è proprio dei più favorevoli.
di Simona Musco
Il Dubbio, 15 luglio 2023
Il Guardasigilli ha precisato che puntare a una modifica del concorso esterno non significa negare l’esistenza di “attività che debbano essere punite perché sono compiute senza far parte del sodalizio e senza concorrere minimamente in termini causali agli scopi dell’organizzazione”.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 15 luglio 2023
Dal collocamento delle toghe fuori ruolo alla valutazione della professionalità: le nuove regole della commissione nominata del ministro della Giustizia (piena di magistrati fuori ruolo) ribalta la riforma del precedente governo. Il tradimento di una riforma. È ciò che sta accadendo attorno alla riforma dell’ordinamento giudiziario approvata un anno fa dal Parlamento su iniziativa dell’allora ministra della Giustizia Marta Cartabia. Dopo aver rinviato alla fine del 2023 il termine entro cui presentare i decreti attuativi, ora si scopre che la prima bozza del provvedimento - visionata in esclusiva dal Foglio - sovverte alcuni princìpi cardine della riforma.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 15 luglio 2023
Peggio del ridicolo autocomplotto della politica c’è solo il pericoloso complottismo dei magistrati. La scorsa settimana, la maggioranza di governo ha denunciato goffamente la presenza di un famigerato “assedio” della magistratura finalizzato a indebolire l’esecutivo. Le forme con cui la maggioranza ha denunciato l’accaduto sono quelle che conoscete. Prima è stata autorizzata la diffusione di una velina attribuibile a Palazzo Chigi (“fonti di Chigi dicono che”). Poi sono stati autorizzati alcuni ministri a parlare del tema (“le inchieste contro di noi sono sospette”, ha detto il ministro Lollobrigida a questo giornale). Infine, è stata la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ad aver legittimato il contenuto della velina (la quale velina accusava una parte della magistratura di “svolgere un ruolo attivo di opposizione”) lasciando però intendere che il caso giudiziario più sospetto, quello per così dire “più politico” tra i vari con cui la maggioranza sta facendo i conti, è quello che riguarda il sottosegretario Delmastro. “Credo - ha detto Meloni - che il giudice non dovrebbe sostituirsi al pm formulando l’imputazione quando il pm non intende esercitare l’azione penale”. Sul Foglio, abbiamo definito l’assedio evocato dalla maggioranza come una barzelletta. Come qualcosa di più simile a un autocomplotto che a un complotto. E il modo in cui il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha scelto di gestire il caso del figlio accusato di violenze sessuali dimostra che l’autocomplotto della maggioranza è sempre più un tema all’ordine del giorno (una volta completato l’interrogatorio di garanzia fatto al figlio, il presidente La Russa dovrebbe forse interrogare se stesso per capire se negare le indagini sulla sim del figlio intestata al presidente del Senato sia un modo per aiutare il figlio o un modo per trasformare l’inchiesta in un affare di stato). Una settimana dopo la scombinata evocazione dell’assedio, la scena di fronte alla quale ci si ritrova oggi somiglia molto a una “self fulfilling prophecy”: una profezia che si autoavvera.
di Emanuele Bonini
La Stampa, 15 luglio 2023
Carenze nei diritti di assistenza legale al momento dell’arresto, magistrati onorari senza tutele in materia di diritto del lavoro. Il sistema di giustizia dell’Italia, per cui l’Unione europea da anni chiede riforme e correttivi, si arricchisce di altri elementi di criticità che valgono all’Italia l’avvio di una nuova procedura d’infrazione e la decisione di portarne avanti un’altra, già aperta, col rischio di deferimento alla Corte Ue.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 15 luglio 2023
Il 47enne, con problemi mentali, ci aveva già provato. Sei morti in meno di un anno a Sollicciano. Il garante Fanfani: “Quel carcere è inumano, va chiuso. I lavori in corso? Resterà tutto uguale”. Sarebbe dovuto uscire in autunno dopo sei anni di carcere e invece T.R, detenuto marocchino di 47 anni, si è tolto la vita giovedì sera nella sua cella a Sollicciano. Aveva più volte minacciato il suicidio, spesso veniva visto con qualche filo o qualche piccola cordicella attorno alla gola, si era procurato vari tagli nel corpo per autolesionismo, aveva ingerito in passato delle pile stilo. Aveva problemi di salute mentale. Era stato più volte ricoverato in ospedale, dove però era lui stesso a rifiutare le visite. Un passato da muratore, aveva preso strade sbagliate ed era finito in arresto. Aveva una moglie marocchina e cinque figli, nati e cresciuti a Firenze.
parmapress24.it, 15 luglio 2023
Si è tolto la vita in carcere in via Burla a Parma, mercoledì 12 luglio: lui, un 42enne detenuto parmigiano avrebbe inalato in modo letale il gas del fornelletto. Sulla vicenda indaga la Procura: è stato un altro detenuto a tentare di salvare il 42enne, dopo aver sentito odore di gas uscire dal bagno della cella. L’uomo avrebbe riempito di gas un sacchetto di plastica, perdendo la vita. I soccorritori del 118 sono arrivati sul posto ma per il 42enne non c’è stato nulla da fare.
Corriere di Viterbo, 15 luglio 2023
Non ce l’ha fatta D. B., il detenuto 72enne finito in manette nella mattinata di mercoledì 7 giugno per il furto e ricettazione di auto e di cellulari. L’uomo era stato colto da un malore subito dopo essere stato rinchiuso presso il carcere di Mammagialla ed era stato trasportato d’urgenza nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Belcolle.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 15 luglio 2023
Tortura e falsificazione delle relazioni di servizio. La Procura della Repubblica di Reggio Emilia ha dato esecuzione a un’ordinanza che ha portato alle misure cautelari nei confronti di 10 agenti di Polizia penitenziaria in servizio presso la Casa circondariale di Reggio Emilia. L’operazione è stata condotta con il supporto del Nucleo Investigativo Centrale e dei Nuclei Investigativi Regionali dell’Emilia Romagna, di Padova e di Milano del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Gli agenti sono accusati di violenze, torture e falsificazione di documenti in relazione a un detenuto di origine tunisina.
di Maria Elena Gottarelli
La Repubblica, 15 luglio 2023
Dieci poliziotti, inchiodati dalle videocamere, sono stati indagati e sospesi per le torture denunciate da un carcerato tunisino, che dopo tre mesi di richieste ora ha potuto incontrare la famiglia. Dopo 12 solleciti via mail e una richiesta formale a fine aprile dell’avvocato, i familiari del detenuto tunisino di 41 anni che ha denunciato violenze e torture subite il 3 aprile scorso nel carcere di Reggio Emilia da parte di agenti della polizia penitenziaria ora sotto indagine, possono finalmente andare a fargli visita.
- Sassari. Decidono se può tenere le foto dei genitori morti: l’ultima violenza dei giudici su Cospito
- “La felicità non è un’utopia”
- La responsabilità politica e il metro dell’etica pubblica
- Migranti. L’allarme Unicef: morti 289 bambini nel 2023, 11.600 arrivati in Italia da gennaio
- Migranti. Meloni fa il gioco dell’autocrate Saied









