Adnkronos, 8 giugno 2023
La cultura come strumento di prevenzione e socializzazione che influenza il benessere delle persone attraverso processi di inclusione e accoglienza: è questo uno degli obiettivi del progetto ‘La cultura come cura’ che Bergamo Brescia Capitale Italiana della Cultura 2023 si propone di raggiungere. Un obiettivo ben evidente nelle numerose iniziative culturali, artistiche ed espressive che in questo anno si stanno realizzando anche dentro alle mura della casa circondariale di Bergamo, e che coinvolgono direttamente i detenuti e le detenute e si sono dimostrate un’importante occasione per evidenziare la stretta connessione fra il carcere e il resto della città.
forlitoday.it, 8 giugno 2023
“La Partita con mamma e papà” è creata e organizzata dall’Associazione Bambini senza sbarre Ets in collaborazione con il Ministero della Giustizia - Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Dal primo giugno, negli istituti penitenziari italiani, si disputa la settimana edizione de “La Partita con mamma e papà”, l’atteso incontro tra i genitori detenuti e i loro figli, all’interno della annuale campagna “Carceri aperte”, che fa accedere negli istituti le famiglie a partecipare a un evento atteso e “relazionale”.
di Mazzino Montinari
Il Manifesto, 8 giugno 2023
La “transizione” dopo la morte di Francisco Franco, la detenzione, le conquiste. Alberto Rodríguez si immerge nella storia spagnola. Barcellona, febbraio 1976, sono passati tre mesi dalla morte di Francisco Franco. Manuel è in custodia cautelare. Quando potrà sedersi davanti a un giudice per reclamare la propria innocenza? L’avvocato d’ufficio è sbrigativo, ha troppi casi da seguire e, comunque, non saprebbe cosa rispondere. La legge percorre strade tortuose e lunghe, inutile tentare una previsione. La dittatura volge al termine, siamo nel mezzo della “transizione” ma, nel carcere, la democrazia è ben lontana dall’affermarsi.
di Carlo Lania
Il Manifesto, 8 giugno 2023
Meloni incontra a Palazzo Chigi il premier libico Dabaiba. A Bruxelles la mettono così: “È una situazione delicata. Al momento le possibilità di trovare un accordo sono del 50%”. La previsione, fatta da una fonte diplomatica dell’Ue, riguarda l’esito del vertice dei ministri dell’Interno che si tiene oggi a Lussemburgo. Sul tavolo ci sono le proposte di riforma del Patto di immigrazione e asilo e in particolare la gestione delle frontiere europee e i ricollocamenti, entrambi argomenti che toccano da vicino gli interessi dell’Italia che oggi però rischia di rimanere in minoranza. La spinta per sbloccare una situazione in stallo da più di due anni (la presentazione del piano da parte della Commissione è del 2020) potrebbe infatti convincere i ministri a procedere per la prima volta non più all’unanimità ma con una maggioranza qualificata, che prevede che come minimo 15 Paesi rappresentanti il 65% della popolazione Ue siano a favore delle proposte avanzate. Oggi si capirà se queste condizioni esistono oppure no e nel caso arrivare al voto, anche se poco o niente delle richieste avanzate da mesi da Roma è stato accolto. Da qui i rischi di isolamento del nostro paese: uno scenario “non auspicabile ma possibile” ammetteva ieri sempre la fonte.
di Giorgia Linardi
La Stampa, 8 giugno 2023
L’ennesima contraddizione: le Ong impegnate nel soccorso in mare sono state ascoltate ieri dalle commissioni Esteri e Difesa riunite a Montecitorio, nell’ambito della partecipazione dell’Italia a missioni militari internazionali, mentre a Palazzo Chigi si è tenuto l’incontro del nostro esecutivo con una delegazione di ministri del governo di Tripoli. Al centro la discussione e la sigla di una nuova intesa sulla cooperazione in materia di sicurezza e lotta alla migrazione irregolare.
Il Manifesto, 8 giugno 2023
Dopo anni di stallo, questa settimana i ministri degli Interni e della Giustizia dei Paesi Ue hanno la possibilità di cambiare rotta sulle politiche migratorie europee, ma ancora una volta l’orientamento è rafforzare i meccanismi di respingimento dei migranti, esternalizzare le frontiere, minando di fatto il diritto di asilo. Intanto, nonostante le procedure previste dal patto rischino di trasformare l’Italia in una grande prigione per richiedenti asilo, il Governo, con il Decreto Cutro, si è già mosso nella direzione voluta dall’Europa.
di Lorenzo Lamperti
Il Manifesto, 8 giugno 2023
La storia di Gianluca Stafisso, simbolo degli abusi sugli stranieri nel paese asiatico: permesso di soggiorno ritirato dopo il divorzio, la detenzione in un centro per l’immigrazione e infine la morte, sospetta, in cella. “La persona desiderata non è più qui”. Alla signora A, che chiede di restare anonima, è stato risposto così dai funzionari del centro per l’immigrazione di Shinagawa. È uno dei 17 istituti per stranieri irregolari di Tokyo. Era il 18 novembre scorso e l’anziana donna era andata a visitare Gianluca Stafisso, detenuto da poco più di tre settimane. Il giorno dopo, la signora A. legge sul giornale che nel centro di Shinagawa è morto un cittadino italiano per un sospetto suicidio. È una storia presto dimenticata.
ilpost.it, 8 giugno 2023
I detenuti sono spesso lasciati senza acqua, cibo né medicine, in condizioni sovraffollate e aspettando anni per i processi. Ad Haiti, uno dei paesi più poveri del mondo, dove è in corso da tempo una gravissima crisi politica, sociale ed economica, si stanno aggravando ulteriormente le condizioni delle carceri: sono spesso sovraffollate, i detenuti sono lasciati senza acqua, cibo né cure quando sono malati. A peggiorare la situazione c’è la diffusissima violenza dovuta alle bande criminali, ormai molto forti nel paese, che rendono ancora più difficili le poche forme di assistenza su cui i detenuti hanno potuto contare finora. Secondo l’avvocato Arnel Rémy, coordinatore dell’Associazione degli avvocati per la difesa dei diritti umani di Haiti, nelle carceri del paese si sta creando una “catastrofe umanitaria”.
di Grazia Zuffa
Il Manifesto, 7 giugno 2023
All’inizio dell’emergenza Covid, la sofferenza forse più grave per chi è stato detenuto o detenuta è stata l’interruzione dei rapporti con l’esterno, delle visite delle persone care. Col tempo, le autorità carcerarie hanno cercato di alleviare la segregazione che il Covid rendeva totale, intensificando le telefonate e permettendo le videochiamate. I detenuti/e hanno dunque avuto accesso alla modalità comunicativa di comune uso per chi sta fuori le mura.
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 7 giugno 2023
Antigone riceve tante lettere dalle carceri. A volte sono richieste di aiuto, altre volte sono semplici racconti di uno spaccato di vita che tutti dovrebbero conoscere. Ne condivido stralci da un paio, particolarmente vivide nei contenuti.
- Liberazione anticipata speciale, le ex detenute lanciano la raccolta firme
- Perché il Dap ha assegnato agli istituti 6.000 agenti in meno rispetto ai 37mila?
- Cospito torna a Sassari e sul 41bis aspetta risposta da Nordio
- Giustizia: più magistrati e più coerenza
- I magistrati rumoreggiano. “Questa protesta? Ipocrita”









