di Liana Milella e Conchita Sannino
La Repubblica, 28 gennaio 2023
All’apertura dell’anno giudiziario, le toghe sono allarmate da “riforme gravide d’incertezza”. La frattura a destra frena Nordio. Rilancio dei berlusconiani su intercettazioni e inappellabilità, valutano la proposta di indulto. Meloni e Nordio ritrovano la sintonia, come si evince dall’immagine face to face che li ritrae sorridenti a palazzo Chigi. Ma non ci sono altrettanti “sorrisi” sulla giustizia tra i partner della maggioranza. I lunghi coltelli prevalgono. E le divisioni sulle leggi sono ormai cronaca. Mentre si apre l’anno giudiziario in tutt’Italia e le toghe sono in allarme, come dimostra il presidente della Corte d’Appello di Palermo Matteo Frasca quando parla di “riforme gravide d’incertezza”. Certo, l’incertezza c’è, per via di contrasti, anche lapalissiani, che emergono di continuo. Al punto da frenare la voglia del Guardasigilli Carlo Nordio di passare dalle parole ai fatti.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 28 gennaio 2023
La riforma dell’improcedibilità voluta dall’ex Guardasigilli, senza risorse, rischia di far saltare migliaia di procedimenti penali. “La riforma Cartabia sull’improcedibilità costituisce una toppa peggiore del buco, e ce ne accorgeremo tra poco”, dice al Foglio un autorevole magistrato di Corte d’appello, riferendosi al meccanismo della tagliola introdotto nel 2021 per evitare il processo eterno “alla Bonafede”: trascorsi tre anni in appello e un anno e sei mesi in Cassazione, i procedimenti penali - salvo quelli per reati gravi come mafia e terrorismo - si interrompono (i termini diventeranno di due anni in appello e un anno in Cassazione dal 2025). Nella logica dell’ex Guardasigilli Marta Cartabia, l’intervento avrebbe dovuto essere accompagnato da una serie di misure volte a velocizzare i processi ed evitare la tagliola. A distanza di un anno e mezzo, però, di queste misure non c’è traccia.
di Gian Domenico Caiazza
Il Dubbio, 28 gennaio 2023
Un cruciale dibattito democratico viene affrontato con rodei polemici, ma senza una reale conoscenza del fenomeno e delle sue conseguenze. Premessa di ogni discussione seria: non è consentito a tutti di parlare di qualsiasi argomento. C’è un limite naturale, che è dato dalla complessità e dalla specialità del tema. Non c’entra nulla la libera espressione delle opinioni. È certamente questo il caso delle intercettazioni telefoniche, tema complesso e delicatissimo perfino per gli addetti ai lavori, sul quale occorrerebbe fare innanzitutto una buona informazione, prima di dar vita a interminabili ed infuocati rodei polemici in tv, sui media e - non ne parliamo - sui social. Proviamo a mettere ordine.
Intercettazioni, il pg Riello: “Nessun abuso, una stretta sui reati di corruzione sarebbe sbagliata”
di Manuela Galletta
La Stampa, 28 gennaio 2023
Sulla riforma Cartabia: “Questa legge ha seguito una strada apparentemente efficace ma semplice: eliminiamo i fascicoli. Ma eliminare i fascicoli è un’operazione burocratica, fare processi significa dare giustizia”. Diminuisce, seppur in maniera sensibile, il numero di omicidi e tentati omicidi (inclusi quelli legati alla criminalità organizzata), ma si avverte un aumento dei reati che hanno minori protagonisti, siano essi carnefici o vittime.
di Piero Tony*
Il Foglio, 28 gennaio 2023
Il guardasigilli non scopre l’America ma dice cose assolutamente ovvie: i più grandi errori giudiziari nascono dall’abuso delle intercettazioni. Perché una svolta è giusta e necessaria, contro l’Italia alla Kafka.
di Giovanni M. Jacobazzi
Il Dubbio, 28 gennaio 2023
Alle audizioni per l’indagine sulle intercettazioni aperta in Commissione Giustizia, gli esperti svelano i rischi del virus-spia. Manes: “Va limitato a mafia e terrorismo”.
di Camera Penale di Livorno
Il Dubbio, 28 gennaio 2023
“Scarcerato l’omicida. Uccise un 94enne durante una rapina. Ha trascorso 17 mesi in cella: sconterà gli ultimi 23 anni ai domiciliari”. Non è una boutade: è il titolo di prima pagina de Il Tirreno del 25 gennaio. Saremmo curiosi di leggere il provvedimento che ha dichiarato che i 23 anni comminati con condanna non definitiva saranno tutti scontati ai domiciliari. Ci piacerebbe perché una volta tanto potremmo buttare nel macero quei fastidiosi codici di procedura penale e occuparci di altro.
di Giuseppe Sottile
Il Foglio, 28 gennaio 2023
La verità non è mai a portata di mano: per acciuffarla, servono tempi lunghissimi. Nel frattempo si scaldano le altre magistrature: se non sarà possibile scrivere il grande libro della verità si potrà sempre scriverne uno sul patto sporco che ha portato all’arresto del boss.
di Gianluca Rotondi
Corriere della Sera, 28 gennaio 2023
Per il tribunale di sorveglianza Fabio e Roberto Savi non hanno mai spiegato le vere motivazioni alla base delle loro azioni sanguinarie. Nessun beneficio per Fabio e Roberto Savi, i fratelli assassini della Uno Bianca. Sia il lungo che il corto della banda si sono visti respingere dai giudici le richieste, rispettivamente, di lavoro esterno e di liberazione condizionale, cioè la possibilità di scontare il resto della pena fuori dal carcere in libertà vigilata. In entrambi i casi i giudici non hanno ritenuto completato il percorso di reinserimento e riconciliazione con le vittime. Nei tanti anni passati in carcere - 28 dal giorno dell’arresto che mise fine all’epopea criminale della banda - Fabio Savi ha maturato una riflessione condivisa del suo vissuto e riconosciuto come gravissimi i reati commessi, mostrando una “accettabile consapevolezza critica delle proprie responsabilità”. Diversamente dal passato, il lungo della banda, l’unico a non vestire la divisa nella holding criminale che dal 1987 al 1994 si è lasciata dietro 23 morti e un centinaio di feriti, ha provato a rompere la spirale che lo portava a percepire se stesso come una vittima di un sistema vessatorio.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 28 gennaio 2023
Il 28 febbraio 1983 fu assassinata a Roma, unica donna vittima dei gruppi armati “rossi”. Il cadavere fu riconsegnato nel bagagliaio di un’auto come cinque anni prima quello dello statista.
- Palermo. “Ripristinate i colloqui telefonici quotidiani”: la petizione degli 800 detenuti del Pagliarelli
- Trento. Carcere, mille giorni in 2 metri quadrati. Il ministero deve risarcire il detenuto
- Monza. Ilaria Cucchi: “Parlo di carceri: si può fare la differenza dentro e fuori le istituzioni”
- Caserta. Il “mondo” dei Consoli entra nelle carceri
- Giornata dellla Memoria, tema shock a scuola a Napoli. Un solo rigo: “So’ tutt muort abbruciat”











