di Antonio Nastasio*
bergamonews.it, 1 gennaio 2023
Il compito della politica dovrebbe essere quello di “liberare il carcere” da condannati o da persone in attesa di giudizio, che di carcere non hanno bisogno, mentre per altri che ne hanno bisogno, mancano i posti letto; il carcere non può essere la casa per e dei poveri, occorre diminuirne e differenziarne l’utenza, cosa che forse potrebbero evitare i parecchi suicidi dei detenuti.
di Graziella Di Mambro
articolo21.org, 1 gennaio 2023
Le condizioni di salute dell’anarchico Alfredo Cospito stanno peggiorando e la sua storia sta diventando, ogni giorno di più, lo specchio di cosa significhi il carcere duro in una democrazia. Il precipitare della situazione è stato denunciato in queste ultime ore dal legale di Cospito, l’avvocato Flavio Rossi Albertini, che ha sottolineato come i medici siano allarmati dal peggioramento dello stato fisico dell’uomo, tanto che gli hanno somministrato degli integratori, poiché ha perso già 35 chili dall’inizio dello sciopero della fame, attuato in forma di protesta contro il regime di carcere duro. Alfredo Cospito è detenuto per aver fatto esplodere nel 2006 due ordigni a bassa intensità in una scuola di allievi carabinieri in provincia di Cuneo; l’esplosione non ha causato morti, feriti o danni gravi.
di Franco Stefanoni
Corriere della Sera, 1 gennaio 2023
L’obiettivo è ridurre il numero di procedimenti e migliorare l’efficienza della giustizia, come richiesto dal Pnrr. Le altre novità su pm e gip, giustizia riparativa e carcere
di Giacomo Salvini
Il Fatto Quotidiano, 1 gennaio 2023
A Milano, epicentro dello scontro fra gang, sono stati scarcerati Simba La Rue e altri tre trapper arrestati per il sequestro del rivale Baby Touché. Un regolamento di conti culminato con il pestaggio e il rapimento su un’auto per due ore, lasso di tempo in cui la vittima è stata ripresa con i telefonini con il volto tumefatto, derisa ed esposta al ludibrio dei social. Quei fatti, con l’entrata in vigore della riforma Cartabia, non sono più perseguibili d’ufficio. Occorre una querela di parte, che la vittima, già risarcita, e comunque parte del medesimo contesto in cui nasce la faida, ha già annunciato di non voler fare. Dunque, tutti liberi.
di Gian Domenico Caiazza
Il Riformista, 1 gennaio 2023
La riforma populista della prescrizione è stata senza dubbio una delle pagine più indecorose della legislazione nostrana degli ultimi decenni. Per più ragioni, naturalmente, ma una su tutte: la grossolana mistificazione politico-mediatica che l’ha accompagnata dal primo giorno. Da molti anni ormai in questo Paese si fanno sempre più eccezionali le prescrizioni di reati anche solo di media gravità.
di Gian Carlo Caselli*
Il Fatto Quotidiano, 1 gennaio 2023
Il nostro Paese è afflitto da una infinità di problemi. Tra questi lo sterminio del significato delle parole. Imperversa infatti, in particolare fra i politici, la tendenza malsana a snaturare le parole, di piegare i concetti fino a svuotarli di signifi
Il Dubbio, 1 gennaio 2023
Secondo la corrente associativa nel prossimo anno “i tempi di definizione dei giudizi civili, invece di accorciarsi, si allungheranno”. “Forte preoccupazione per la paventata anticipazione al 28 febbraio 2023 dell’entrata in vigore della riforma del processo civile, che modifica in maniera pregnante i diversi riti e per alcuni aspetti l’organizzazione degli uffici”. A dirlo è AreaDg, con una nota pubblicata sul sito della corrente della magistratura.
Il Dubbio, 1 gennaio 2023
Il capo di Gabinetto del ministro della Giustizia, in un incontro svoltosi ieri con i rappresentanti dei magistrati, ha spiegato i motivi dell’anticipazione del nuovo processo al 28 febbraio 2023. A gennaio ci sarà una nuova riunione con il Consiglio Nazionale Forense.
di Luca Ianniello
La Repubblica, 1 gennaio 2023
Un centinaio di persone si sono radunate in vicolo della Moretta, in pieno centro, per chiedere la fine del 41bis e la scarcerazione del militante. Anarchici in piazza nel centro di Roma per una manifestazione in solidarietà ad Alfredo Cospito, l’anarchico detenuto al 41 bis in sciopero della fame da due mesi per protesta contro il regime del carcere duro.
pisatoday.it, 1 gennaio 2023
La vivibilità nel carcere, la condizione di chi vi è recluso e chi ci lavora, continua a peggiorare: si susseguono sulla stampa interventi di denuncia provenienti da una sola fonte, quella dei sindacati di polizia. Colpevolmente, secondo noi, la politica tace ma anche gran parte della società civile. Eppure è la dura verità: il carcere è sempre più luogo di sofferenza e segregazione, in cui si esercita una vendetta collettiva ma non si preparano le persone a rientrare in società, come prescrive la nostra Costituzione.
- Agrigento. Un’area giochi destinata ai figli dei detenuti sarà presto aperta nel carcere
- Siena. I detenuti preparano e servono ai poveri il pranzo di Capodanno
- Il libro “Giustizia” del ministro Nordio, analisi impietosa e spunti di riforma
- Mattarella e la responsabilità che serve contro gli agenti della sfiducia
- La Sanità delle disuguaglianze











