di Dario Ferrara
Italia Oggi, 26 aprile 2023
Sì ai lavori di pubblica utilità in modalità smart. E ciò perché l’attività da remoto è già prevista dal progetto individualizzato frutto dell’accordo fra l’interessato, l’ente e l’ufficio esecuzione penale esterna. Sì ai lavori di pubblica utilità in modalità smart. Non si può ripristinare la pena originaria al condannato per guida in stato d’ebbrezza soltanto perché i Lpu sono previsti in modalità a distanza. E ciò perché l’attività da remoto è già prevista dal progetto individualizzato frutto dell’accordo fra l’interessato, l’ente e l’ufficio esecuzione penale esterna, mentre il provvedimento adottato dal giudice dell’esecuzione non spiega quali sarebbero le discrepanze fra il programma e l’attività svolta in concreto dal condannato che consentirebbero la revoca della sanzione sostitutiva. È quanto emerge dalla sentenza 16055/23 pubblicata dalla prima sezione penale della Cassazione.
di Giulio Gori
Corriere Fiorentino, 26 aprile 2023
Dei 70 malati colpevoli di reati in attesa di un posto nelle Rems, 31 sono liberi. E 6 irreperibili. I numeri del cortocircuito tra giustizia e salute mentale sono contenuti nella bozza della relazione del Garante toscano dei detenuti, Fanfani. In Toscana ci sono 39 posti nelle Rems, le residenze che dovrebbero accogliere i malati psichiatrici che hanno commesso reati e possono essere curati. La lista d’attesa per le due strutture toscane, è di 70 persone. Di queste, 31 sono a piede libero e 6 sono irreperibili.
di Edoardo Semmola
Corriere Fiorentino, 26 aprile 2023
Rems, Asl, carceri, ospedali: il sistema che dovrebbe gestire quel complesso mondo che interseca giustizia e salute mentale si regge su un equilibrio precario. Anzi, non si regge. Lo sa bene Emilio Santoro, docente di Filosofia e Sociologia del Diritto all’Università di Firenze e fondatore de L’Altro Diritto, associazione che si occupa dei diritti dei detenuti: “Le Rems, con la chiusura degli Opg, dovrebbero accogliere chi ha sofferenze psichiatriche e non può andare in carcere in quanto ritenuto incapace di intendere e volere al momento del crimine. Nelle Rems si applicano solo misure di sicurezza. Ma ci sono pochissimi posti e per questo molti di loro vengono tenuti in carcere nonostante sia stata certificata la loro incapacità: ho letto personalmente un provvedimento che applicava la custodia cautelare “fino a quando non si libera un posto in Rems”.
altoadige.it, 26 aprile 2023
La denuncia dei giudici per la carenza di strutture, dopo la chiusura dei centri psichiatrici giudiziari. Il primo in lista d’attesa è Cleto Tolpeit che il 24 gennaio ha ucciso a coltellate la madre nella casa di San Lorenzo di Sebato: solo pochi giorni fa l’avvocato Flavio Moccia aveva sollecitato il trasferimento del suo assistito nella Rems (Residenza per l’esecuzione della misura di sicurezza sanitaria) di Pergine Valsugana, in quanto affetto da gravi problemi psichici. Oltre a lui in attesa di un posto a Pergine, solo in ci sono altre tre persone, ma nella struttura trentina, che ha sostituito i vecchi ospedali psichiatrici giudiziari soppressi un paio di anni fa a livello nazionale, ci sono solo una ventina di posti per tutta la regione.
Corriere di Taranto, 26 aprile 2023
Secondo decesso nelle ultime 24 ore nel carcere di Taranto. È stato infatti trovato privo di vita nel letto della sua cella di Largo Magli di Taranto, un uomo di 55 anni, tarantino, che il giorno prima era stato trasportato presso il Santissima Annunziata per un malore. Dopo gli accertamenti del caso i sanitari del nosocomio lo hanno dimesso ma al rientro in cella, durante la notte, è deceduto. Sulla vicenda sono state avviate le indagini della Procura di Taranto che disporrà l’autopsia sul corpo per capire le cause del decesso e accertare, qualora ci fossero, le responsabilità. La vicenda segue il decesso avvenuto sempre nel carcere di Taranto, quando a essere rinvenuto cadavere è stato un altro detenuto che si è tolto la vita in cella.
di Martina Vacca
La Nazione, 26 aprile 2023
Ieri la visita dei rappresentanti dell’associazione “Nessuno tocchi Caino” la Camera Penale di Pistoia e il parroco di Vicofaro, don Biancalani. I numeri: 49 ospiti su 45 posti regolamentari, 11 semiliberi e tre educatori. Con 49 detenuti su 45 posti regolamentari, più 11 semiliberi, la Casa Circondariale di Pistoia si inserisce tra gli istituti penitenziari meno problematici tra quelli toscani. A confermarlo è stata ieri la visita organizzata dall’Associazione “Nessuno tocchi Caino”, ottava tappa di un tour che sta coinvolgendo tutta la Toscana e che ieri ha visto la presenza dei rappresentanti della Camera Penale di Pistoia, del parroco di Vicofaro, don Massimo Biancalani e dagli avvocati Elena Baldi e Fausto Malucchi. Una tappa che ha coinciso con la Festa della Liberazione, assumendo una valenza ancor più pregnante, come ha spiegato il segretario dell’associazione Sergio D’Elia: “Abbiamo deciso di trascorrere il nostro 25 aprile in carcere - ha spiegato D’Elia - perché vogliamo liberare innanzitutto lo Stato da un istituto anacronistico, il carcere, abbandonato nei fatti per le condizioni di degrado in cui costantemente verifichiamo sono lasciati vivere tanto i detenuti quanti i ‘detenenti’, come chiamava Marco Pannella gli operatori penitenziari”. Ma i numeri e soprattutto le testimonianze dei detenuti hanno dipinto, almeno per il carcere di Santa Caterina in Brana, una situazione ben diversa, dove la priorità viene data al percorso di formazione professionale. “Un punto su tutti - spiega la presidente dell’Associazione, Rita Bernardini - l’investimento fatto sul lavoro dei detenuti. Si tratta di lavori interni, ma che vengono portati avanti con impegno e nell’ottica di costituire le basi del futuro reinserimento in società”. Un carcere che sia al centro della città, non isolato, e che non sia un parcheggio ma una palestra per il rientro nella comunità: sono questi i principi su cui l’associazione si batte da sempre, come hanno spiegato o Sergio D’Elia e Elisabetta Zamparutti, dell’associazione. Ancora qualche dato. Dei detenuti, il 57% ha avuto una condanna definitiva, mentre gli altri sono in attesa di giudizio, e gli italiani sono il 37%.
news24.city, 26 aprile 2023
Hanno chiesto di essere giudicate con il rito abbreviato tre delle quindici persone indagate per le presunte torture commesse, nell’aprile 2022, nel carcere di Bari, ai danni di un detenuto con patologie psichiatriche. La richiesta è arrivata nel corso dell’udienza celebrata nell’aula bunker di Bitonto, da parte dei legali di un sovrintendente della Polizia Penitenziaria, di un agente di Polizia Giudiziaria e di un medico dell’infermeria, tutti in servizio nella casa circondariale, all’epoca dei fatti.
di Mario Soldaini
Il Manifesto, 26 aprile 2023
“La Spoon River dei braccianti”, un volume di Antonello Mangano (Meltemi). Se è vero, come ha scritto Fernanda Pivano, che l’Antologia di Spoon River è stata “meno del verso ma più della prosa” è certo anche che la forza di quel libro non sia da ricercare soltanto nel tono narrativo con cui si meditano gli epitaffi quanto - semmai - nella capacità di dimostrare come, attraverso la descrizione della sofferenza di una vita talvolta esemplare, la morte possa essere l’esito di una certa condizione politica e sociale. A cento anni dalla prima edizione dell’Antologia di Spoon River, Antonello Mangano, fondatore di terrelibere!, ne La Spoon River dei braccianti (Meltemi, pp. 170, euro 15) ha scelto di richiamarsi a quell’opera e di farlo a partire proprio dalla necessità di riconsegnare alla storia i nomi di alcuni migranti: donne e uomini del nostro tempo indegnamente dimenticati. Come per Fletcher McGree di Spoon River, i protagonisti di Mangano, sfruttate e sfruttati, sono messi in un angolo e “cacciati fino a morire”.
di Maurizio Francesconi
Corriere di Torino, 26 aprile 2023
Il nodo è la “riparazione”, a livello individuale ma anche collettivo. Ennio Tomaselli, ex magistrato, è l’autore di “Fronte Sud” (edito da Manni), terzo romanzo che vede protagonista Salvatore Malavoglia detto Salvo, 68 anni. È anche lui, come il suo creatore, un giudice minorile, coinvolto in una vicenda ricca di colpi di scena, ma soprattutto di rapporti: con giovani (italiani e migranti) che vivono una difficile integrazione e con un passato, quello del colonialismo italiano, che non smette di interrogarci.
di Andreina Corso
lavocedivenezia.it, 26 aprile 2023
La fatica del resistere la conoscono le donne e gli uomini vittime di tutte le violenze e ancor più l’hanno incarnata i popoli feriti dalla guerra, dalla ferocia degli uomini, di un uomo, simbolo delle dittature. Quella ferocia e la sua voce potente, entra ancora, oggi, 25 Aprile nei cuori come un improvviso suono d’organo nel silenzio, a ferire le tempie, a dire e a dirci che quel che è accaduto è vero e evidentemente non sufficiente a impedire altre guerre, altre dittature, altre ingiustizie.
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