comune.milano.it, 30 gennaio 2023
Il Comune di Milano, primo a farlo in Italia, emana direttive in materia di identificazione e iscrizione anagrafica di detenuti ed ex detenuti, fondamentali per impedire la privazione di molti diritti fondamentali e una condizione di sostanziale estraneità e isolamento nei confronti del territorio in cui si vive.
di Vera Viola
Il Sole 24 Ore, 30 gennaio 2023
Aprire una torrefazione nel carcere femminile di Pozzuoli per offrire una nuova occasione di lavoro e di riscatto alle detenute. Dapprincipio l’idea sembrò folle, ma a dodici anni dall’avvio, l’operazione si può dire che sia riuscita. Se oggi la cooperativa “Le Lazzarelle” produce 10 quintali di caffè in un anno (venduto per lo più via web) e un fatturato nel 2021 di 90mila euro. E soprattutto se ha coinvolto in dodici anni 72 detenute.
di Giovanni Maria Flick
Il Sole 24 Ore, 30 gennaio 2023
Diritto e attualità. La cattura di Matteo Messina Denaro ripropone un interrogativo di fondo sulla giustizia penale e sui confini entro i quali deve concentrare la propria azione. I rischi e le tentazioni di strumentalizzare la cattura di Matteo Messina Denaro sono forti e ricalcano in parte i toni e i contenuti di un recente dibattito tra il giornalista Alessandro Barbano e il Procuratore Nazionale Antimafia Giovanni Melillo in occasione della presentazione del libro scritto dal primo, “L’inganno. Antimafia. Usi e soprusi dei professionisti del bene”.
di Antonio Ferrari
Corriere della Sera, 30 gennaio 2023
Raccontare, diffondere e testimoniare la verità costa molto. Arduo in Turchia, impossibile in Russia, ma anche in Occidente, Usa compresi, i colleghi rischiano grosso. In questo titolo, “I giornalisti veri fanno paura a tutti”, c’è la tremenda realtà sui pericoli che si corrono nella nostra professione.
di Walter Medolla
Corriere della Sera, 30 gennaio 2023
I riconoscimenti della XIV edizione consegnati a Caserta. L’associazione premiata per il suo impegno di educazione e sensibilizzazione contro la violenza stradale. I promotori: “Cambiare il corso dell’informazione mainstream, un buon esempio vale più di mille discorsi”.
di Niccolò Carratelli
La Stampa, 30 gennaio 2023
L’ex ministro Pd: “Oggi abbiamo le prove dei crimini contro i migranti durante il nostro governo sono iniziate le accuse alle Ong, è stato un errore”.
La Repubblica, 30 gennaio 2023
“Doveva uscire una settimana fa, siamo delusi”. Il regista è stato arrestato 200 giorni fa mentre protestava contro l’arresto di alcuni suoi colleghi. Sono passati sei mesi da quando il regista premiato in tutti i maggiori festival internazionali Jafar Panahi è stato imprigionato a Teheran mentre protestava contro l’arresto dei suoi colleghi Mohammad Rasoulof e Mostafa Aleahmad a opera del governo iraniano che sta reprimendo le proteste popolari esplose nel Paese dopo l’assassinio della ventiduenne Mahsa Amini, massacrata di botte. Ma dall’Iran giungono notizie che possono far sperare in una imminente liberazione del regista di Il palloncino rosso e Gli orsi non esistono ora che la corte suprema iraniana ha ribaltato la condanna che ha portato all’incarcerazione.
di Riccardo Noury*
Il Fatto Quotidiano, 30 gennaio 2023
Una ricerca di Amnesty International, pubblicata mercoledì scorso, ha fatto luce su una prassi che la dice lunga sulla discriminazione cui sono sottoposte, nello Yemen, le donne che vivono tanto nei territori controllati dal governo riconosciuto a livello internazionale quanto nelle aree sottoposte all’amministrazione del gruppo armato huthi.
di Livio Pepino
volerelaluna.it, 29 gennaio 2023
Alfredo Cospito ha superato i cento giorni di sciopero della fame contro la propria sottoposizione al regime di cui all’art. 41 bis ordinamento penitenziario e, più in generale, contro tale regime e contro l’ergastolo ostativo. Le conseguenze di un digiuno così prolungato variano, com’è ovvio, da persona a persona e, fortunatamente (nonché quasi incredibilmente), non sono state per lui, fino ad oggi, irreparabili. Non per questo le sue condizioni sono tranquillizzanti.
di Liana Milella
La Repubblica, 29 gennaio 2023
Il ministro segue “costantemente” il caso dell’anarchico ora in sciopero della fame. Si aspettano i dottori. Un ministro della Giustizia autorizza il 41bis, ma quello che prende il suo posto non può eliminarne gli effetti con uno spontaneo tratto di penna. Se la ministra Marta Cartabia, il 4 maggio 2022, ha firmato il carcere duro per Alfredo Cospito, adesso Carlo Nordio, che ha preso il suo posto, non può cancellarlo su due piedi. Perché dietro la prima firma, come dietro la seconda, dev’esserci il via libera obbligatorio dei magistrati. Nella fattispecie i pm antimafia di Torino e della Procura nazionale di Roma. Così dice la legge, e non ci sarebbe modo di aggirarla. E quel via libera, ancora oggi, non c’è. Anche se Cospito è in sciopero della fame da 102 giorni.
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