di Leo Lancari
Il Manifesto, 26 luglio 2022
Per la campagna elettorale il leader leghista rispolvera vecchi slogan e annuncia una visita a Lampedusa. Ma rischia di arrivare tardi. Fino a pochi giorni fa, quando ancora faceva parte della maxi maggioranza che sosteneva Mario Draghi a Palazzo Chigi, per Matteo Salvini le priorità riguardavano l’inflazione, le bollette e i salari degli italiani.
di Patrizio Gonnella*
Il Manifesto, 26 luglio 2022
Sarebbe incredibile se ancora ci fosse qualcuno che si fa imbrogliare da ricette facili che parlano alla pancia delle persone. “Difendiamo chi ci difende”. Così si è espressa nel 2018 Giorgia Meloni sui social proponendo di cancellare l’attuale legge sulla tortura in quanto impedirebbe alle forze dell’ordine di svolgere il proprio lavoro. Ancora più esplicito Edmondo Cirielli, Questore della Camera per Fd’I e autore di quella infausta legge sulla recidiva che produsse a partire dal 2006 eccessi di sovraffollamento carcerario: “Cancelleremo questa orribile norma sul piano giuridico che criminalizza e discrimina le Forze dell’Ordine”.
di Cecilia Strada
La Stampa, 26 luglio 2022
“Ci sono tre tipi di persone: i vivi, i morti, quelli che vanno per mare”. Forse negli ultimi anni sono diventati quattro: i vivi, i morti, quelli che vanno per mare, quelli che guardano chi finisce in mare. Le cronache dal Mediterraneo e i racconti di chi c’era ci parlano di sbarchi, morti sui pescherecci, persone che annegano gridando il proprio nome - così chi rimane vivo può dire a tua madre che sei morto - di bambini nati su un gommone in mezzo al mare, una tanica come culla, di persone strappate all’acqua ma riportate in una cella, parlano di pescatori che non mangiano più pesce perché hanno trovato troppi morti nelle reti. Le cronache ci parlano, sì, ma noi le ascoltiamo?
di Fabio Tonacci
La Repubblica, 26 luglio 2022
Cibo cattivo, poche cure e letti tra l’immondizia. Oggi la Diciotti trasferirà 1.200 persone. Il Viminale: una nave in più al giorno per il trasporto. Stordito dalla canicola africana che sale dal deserto e ingolfato di umanità disperata, l'hotspot di Lampedusa appare per quello che è da troppo tempo. Il non luogo più fatiscente d'Italia. La ferita purulenta nel sistema di accoglienza del Paese.
di Alessia Candito
La Repubblica, 26 luglio 2022
Oltre cento persone deportate in Libia, denuncia Sea Watch. A Lampedusa, hotspot ancora al collasso. Per Save the children: “Urgente tutelare bambini e ragazzi”. Il sindaco di Pozzallo, Ammatuna: “Musumeci taccia, la regione siciliana ha fatto la bella addormentata”.
di Leonardo Martinelli
La Repubblica, 26 luglio 2022
Aumentano le partenze per il disastro dell’economia e la mancanza di controlli sulle spiagge: gli agenti sono impegnati nei seggi per il referendum costituzionale.
di Gianpaolo Contestabile
Il Manifesto, 26 luglio 2022
Le rivelazioni del quotidiano colombiano “El Espectador”. La famiglia denuncia 2 funzionari dell'Onu e 4 poliziotti. A due anni dalla morte del funzionario Onu Mario Paciolla, la giornalista colombiana Claudia Duque ha pubblicato un nuovo reportage che rende pubblici alcuni dettagli degli esami medici legali svolti in Italia sul corpo dell’italiano. Nell’inchiesta diffusa sul quotidiano El Espectador si legge che le ferite sul polso sinistro di Paciolla sarebbero state inflitte quando era in fin di vita, o addirittura post mortem. Sempre secondo le informazioni raccolte da Duque, l’autopsia eseguita dal dottor Fineschi determinerebbe che Mario sarebbe morto per strangolamento, e solo successivamente il suo corpo sarebbe stato sospeso e impiccato a un lenzuolo, nella posizione in cui è stato ritrovato.
di Emanuele Giordana
Il Manifesto, 26 luglio 2022
Elezioni impossibili. Fragile tregua dopo i sanguinosi scontri armati tra milizie rivali a Misurata e nella capitale. L'ambasciatore d’Italia a Tripoli: “Status quo insostenibile”.
di Lorenzo Cremonesi
Corriere della Sera, 26 luglio 2022
Un referendum (senza quorum) ha approvato la nuova Costituzione che affida tutti i poteri a Kais Saied, in una sorta di monarchia presidenziale. La Tunisia è sempre più una sorta di monarchia presidenziale, legittimata dalla paura popolare per l’Islam politico e ormai lontana dalla ventata di speranze di rinnovamento democratico innestata dalla primavera araba del 2011. Dire restaurazione è ancora poco: a un anno esatto dal golpe non violento condotto dal presidente Kais Saied con l’acquiescenza dei militari e di larga parte delle forze laiche dello stesso Paese che anticipò le rivolte in Egitto, Libia e Siria, in Tunisia oggi si torna a imporre un sistema autoritario centralizzato tutto sommato non troppo diverso da quello dell’ex dittatore Zine el-Abidine Ben Ali fuggito all’estero sotto la pressione delle piazze il 14 gennaio 2011.
di Emanuele Giordana
Il Manifesto, 26 luglio 2022
Un nuovo episodio si è aggiunto alla brutalità della giunta militare birmana che dal febbraio 2021 ha preso il potere in Myanmar: l’applicazione delle prime sentenze capitali contro quattro dei quasi 11.800 oppositori al colpo di Stato che da un anno e mezzo riempiono le prigioni del Paese.
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