di Guido Camera*
Il Riformista, 20 maggio 2022
Che giustizia vuoi? È la domanda da farsi il prossimo 12 giugno entrando nell’urna per votare al referendum sulla giustizia. Le risposte sono lineari: se pensi che il custode dei tuoi diritti debba essere un giudice realmente terzo, indipendente e imparziale, e che la presunzione di innocenza non sia un simulacro da esaltare solo nei convegni, allora devi votare sì.
di Otello Lupacchini
Il Riformista, 20 maggio 2022
Accusato di aver nascosto le prove sui legami tra mafia e politica, di non aver indagato su Salvo Lima dopo le dichiarazioni del pentito Mannoia, il magistrato rispose lapidario: “È necessario distinguere le valutazioni politiche dalle prove giudiziarie”. Ma davvero qualcuno crede di paragonare il Maxi processo alle inchieste evanescenti di chi si sente il suo erede in Calabria? L’acume, la professionalità, il rigore di Giovanni non han fatto proseliti.
di Salvo Palazzolo
La Repubblica, 20 maggio 2022
L’autista e i poliziotti scampati al tritolo di Capaci e via d’amelio: “Spesso trattati come vittime di serie B. Ma non smettiamo di raccontare ai giovani gli anni bui”.
di Claudio Bozza
Corriere della Sera, 20 maggio 2022
Intervista a Emanuele Schifani, figlio dell’agente della scorta di Falcone che è diventato capitano della Finanza: “Scoprii che papà era stato ucciso a una festa di compleanno, me lo disse un bambino. Andai a mia madre piangendo. La prima volta che vidi le immagini della strage di Capaci mi chiesi: perché”
di Vincenzo Giannetto
Giornale di Sicilia, 20 maggio 2022
Ha diritto al permesso premio se ha ottenuto la revoca del 41-bis ed ha reciso i suoi collegamenti con la mafia. E può ottenere il beneficio anche un boss condannato a più ergastoli come Giuseppe Barranca, della famiglia mafiosa di Brancaccio, in carcere da oltre 25 anni e attualmente detenuto ad Opera a Milano.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 20 maggio 2022
La Cassazione, sentenza 19463 depositata ieri, cambiando indirizzo, amplia lo spettro dei poteri del Giudice per le indagini preliminari nella applicazione dell’obbligo di dimora. Per la III Sezione penale infatti, “non viola il principio della domanda cautelare il giudice che, adito della richiesta di applicazione della misura cautelare dell’obbligo di dimora, d’ufficio prescriva all’indagato di non allontanarsi dall’abitazione in alcune ore del giorno, ai sensi dell’art. 283, comma 4, cod. proc. pen.”. Precedentemente invece la Corte aveva affermato che è illegittima l’iniziativa officiosa del giudice per le indagini preliminari il quale, in mancanza di una richiesta del pubblico ministero, disponga modalità più gravose di applicazione della misura (Sez. 6, n. 456 del 14/02/1992).
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 20 maggio 2022
Confronto su un progetto - con tanto di relazioni scientifiche sui risultati - che favorisce la formazione del lavoro e la ricerca di abitazione per le persone in esecuzione penale, dentro e fuori dal carcere. Parliamo del convegno tenutasi a Verona il 13 maggio scorso per il decennale del “progetto Esodo”, realizzato in collaborazione con Caritas Italiana e Fondazione Cariverona.
di Mariangela Mariani
foggiatoday.it, 20 maggio 2022
Alessandro Scrocco è stato assassinato la sera del 18 maggio davanti al carcere di Foggia. Da due anni prestava servizio presso il Banco Alimentare della Daunia. Nel 2010 aveva ucciso un 29enne.
di Valeria Terranova
Corriere di Viterbo, 20 maggio 2022
Detenuto ucciso in carcere dal compagno di cella, ieri 19 maggio altra udienza davanti al gip Savina Poli per due poliziotti della penitenziaria, indagati per concorso in omicidio colposo. Giovanni Delfino, 70enne viterbese, fu massacrato a colpi di sgabello all’interno del penitenziario Mammagialla la sera del 29 marzo 2019 dal 36enne di origini indiane, che fu condannato a 14 anni di reclusione a ottobre 2020 dalla corte d’Assise di Viterbo. La perizia psichiatrica effettuata nel corso del primo procedimento da due specialisti attestò che il giovane fosse parzialmente incapace di intendere e di volere.
di Noemi di Leonardo
bolognatoday.it, 20 maggio 2022
Il sindaco, che ha definito il carcere “un quartiere della città”, andrà a verificare di persona le condizioni di vita dei detenuti, dopo l’ennesima morte in cella, avvenuta la settimana scorsa. Il sindaco, Matteo Lepore, visiterà il carcere “Rocco D’amato” la prossima settimana. Il primo cittadino risponde così anche alle richieste della Camera Penale bolognese, dopo l’ultimo decesso in cella di un detenuto 40enne: “Nel mese di novembre del 2021 era avvenuto un altro decesso. Non sono allo stato note le cause di quest’ultima, ennesima, morte, anche se la sua giovane età e la collocazione nel tristemente noto secondo piano giudiziario lasciano pensare a cause non dissimili da quelle che avevano portato alle precedenti morti, ovvero abuso di farmaci o di sostanze stupefacenti” scrivono gli avvocati, Roberto d’Errico e Chiara Rodio, rispettivamente presidente e segretaria della Camera Penale di Bologna.
- Reggio Calabria. Ufficio per la giustizia riparativa, siglato il protocollo Mandela’s Office
- Bergamo. “Una pena alternativa al carcere è urgente, giusta e possibile”
- Roma. Fuori dalle gabbie, uomini e cani insieme
- Torino. “Nemmeno mai è per sempre”. Al Salone l’esperienza di un ex giovane detenuto
- Pozzuoli (Na). “Anime perse”, la mostra che racconta la vita delle detenute









