interris.it, 17 marzo 2026
In occasione del 209esimo anniversario della costituzione del Corpo di polizia penitenziaria, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricevuto una delegazione di rappresentanza e, dopo l’intervento del Capo Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Stefano Carmine De Michele, ha tenuto un discorso in cui ha ricordato le difficoltà che affliggono il sistema carcerario italiano, dal sovraffollamento alle condizioni strutturali degli edifici penitenziari fino alla carenza di personale. Il presidente ha inoltre definito i suicidi dei detenuti in carcere “una piaga che non si attenua” e una “sconfitta dello Stato cui sono affidate le vite dei detenuti”. Mattarella ha infine ribadito la necessità di lavorare sul reinserimento e sul recupero delle persone detenute non solo perché previsto dalla Costituzione, ma anche come scelta di civiltà e investimento sulla sicurezza perché perché l’opera di recupero, quando svolta, conduce a una recidiva estremamente bassa”.
di Andrea Pugiotto
L’Unità, 17 marzo 2026
Se il carcere è degradato, insalubre, privo degli standard minimi di vivibilità, lo Stato non sta “gestendo male” l’istituto: sta violando la Costituzione. Il Tribunale di Sorveglianza di Firenze chiede alla Corte di introdurre il differimento della pena. 1. Per chi chiede legalità dietro le sbarre sono sempre tempi duri. Durissimi nell’attuale Legislatura, in cui le Camere si apprestano a convertire in legge un terzo “decreto-sicurezza” che già introduce nuovi reati, nuove aggravanti, nuova detenzione. Sbarrata la via parlamentare, residuano i canali alternativi che la Costituzione prevede quali possibili correttivi all’indirizzo politico di maggioranza. Tra essi, il controllo di costituzionalità delle leggi che disciplinano l’esecuzione penale.
di Paolo Borgna
Avvenire, 17 marzo 2026
Qualunque sarà l’esito della consultazione referendaria, l’amministrazione giudiziaria rimarrà un campo di battaglia, almeno fino a quando non sarà esercitata autenticamente “in nome del popolo”. Quando, mesi fa, il direttore di Avvenire mi propose di scrivere sulla separazione delle carriere fra giudici e pubblici ministeri, gli risposi che ero troppo coinvolto in questo tema per poterne parlare serenamente. Sono stato magistrato per quaranta anni: ho svolto, nella stessa città, le funzioni di pubblico ministero, poi quelle di giudice e, infine, nuovamente quelle di pubblico mistero. Non solo: prima dell’ingresso in magistratura fui, per due anni, giovane avvocato.
di Piero Sansonetti
L’Unità, 17 marzo 2026
La battaglia campale è tra due giustizialismi simili e contrapposti. La discussione sul merito non è ancora iniziata. Le fake news dominano la scena. La presidente del Consiglio ha detto che se vinceranno i No la magistratura scarcererà gli stupratori e i clandestini. Ha detto proprio così, mettendo sullo stesso piano chi violenta una donna e un profugo che chiede asilo. Terribile. Meloni per vincere punta sul giustizialismo. Il magistrato più famoso d’Italia, che è il portabandiera del fronte del No, ha minacciato un giornalista del Foglio, informandolo che dopo il referendum gliela farà pagare. Per la precisione ha detto: “faremo i conti, tirerò una rete”, riferendosi probabilmente alle sue famose retate, nelle quali arresta due o trecento persone e poi circa i quattro quinti finiscono prosciolti o assolti. Sono solo due cattivi esempi di come non si fa una campagna elettorale.
di Alfonso Celotto
La Stampa, 17 marzo 2026
A favore della Casta. Contro la Casta. Per una magistratura più autonoma e indipendente. Per evitare che la magistratura perda autonomia e indipendenza. Scorrendo gli slogan della campagna referendaria, sembra che sia utilizzato uno specchio deformante: le parole d’ordine utilizzate sono spesso sorprendentemente simili per quanto opposte, sia a favore del SI sia a favore del NO. Non solo. Il dibattito si è riempito di metafore e riferimenti pop, spesso lontani dalla questione giuridica. Si è arrivati perfino a evocare Sal Da Vinci e la sua “Per sempre sì”, come se una canzone potesse diventare una sorta di argomento politico.
di Livio Pepino
Il Manifesto, 17 marzo 2026
Questa separazione delle carriere non è né ben fatta né garantista. Chi in linea di principio la sostiene ricorda il personaggio di Manzoni che negava la peste e ne morì. Si dice da parte di alcuni, lo hanno scritto anche alcuni avvocati in una lettera al manifesto, che il principio della separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri “trova nella sinistra garantista e progressista suoi storici sostenitori”. È vero, e - aggiungo - non da oggi, anche se ci sono, nello stesso campo, altrettante posizioni contrarie. Ma nell’attuale scadenza referendaria, non è questo il problema. Ammettiamo, per semplificare, che la separazione delle carriere sia, di per sé, un valore. Ma davvero, per realizzarla, è necessario modificare la Costituzione e prevedere due Consigli superiori separati (che esalteranno il corporativismo delle categorie) e un’Alta Corte disciplinare nella quale i controllori apparterranno indifferentemente all’una e all’altra categoria e potrà addirittura accadere, seppur in casi residuali, che a valutare l’operato dei giudici in sede disciplinare ci siano, tra i magistrati, solo dei pubblici ministeri? Credo sia lecito dubitarne e che sia bene occuparsi, finalmente, non di una generica e astratta separazione delle carriere ma questa separazione.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 17 marzo 2026
Nel 2020, l’allora deputata del “gruppo Misto” (eletta con Forza Italia) proponeva una riforma costituzionale con criteri di priorità stabiliti dal Parlamento su iniziativa del Governo. Nel confronto sul referendum sulla giustizia c’è una domanda che resta al centro delle polemiche: chi decide le priorità dell’azione penale. Per il fronte del “Sì” il tema è slegato dalla riforma. Per il fronte del “No”, al contrario, è proprio questo il rischio: che la politica finisca per orientare le priorità della giustizia penale. In questo contesto diventa interessante un precedente parlamentare della passata legislatura.
La Stampa, 17 marzo 2026
Presentato a Firenze il volume curato da Stefano Guarnieri e Giordano Biserni. L’ex Premier Renzi: “Nata dal dolore della famiglia di Lorenzo Guarnieri”. Dieci anni fa, esattamente il 25 marzo 2016, entrò in vigore una legge attesa che inasprì un tipo di omicidio che ha cambiato la vita a migliaia di famiglie. Ogni 24 secondi, nel mondo, una persona viene uccisa sulla strada. È una guerra silenziosa, che rappresenta la prima causa globale di morte per bambini e giovani dai 5 ai 29 anni. Ma il 94% degli scontri stradali è dovuto a comportamenti evitabili messi in atto da chi guida, non sono ‘incidenti’, non è un caso. Si tratta invece di violenza stradale, è questo quello che accade sulle strade del mondo, dove ogni anno vengono uccise 1.300.000 persone e ne vengono ferite decine di milioni. Solo in Italia ogni anno muoiono per violenza stradale più di 3.000 persone e 330.000 sono i feriti, significa 8 morti e 900 feriti al giorno.
di Simone Marcer
Avvenire, 17 marzo 2026
L’accusa di omicidio premeditato al poliziotto Carmelo Cinturrino per la morte di Mansouri, il cosiddetto pusher di Rogoredo, e il coinvolgimento di altri due agenti consegnano all’opinione pubblica un quadro inquietante di responsabilità e azioni da parte delle forze dell’ordine. C’è un lungo elenco di messaggi minatori che apre la richiesta di incidente probatorio chiesta dal pm Giovanni Tarzia, nell’ambito delle indagini della Squadra Mobile, sull’omicidio di Abdrerrahim Mansouri, detto “Zak”, il pusher di Rogoredo ucciso dal poliziotto Carmelo Cinturrino, che ha poi provato a inscenare una sparatoria per legittima difesa. “O ti arresto o ti ammazzo”. “Di’ a Zack che se lo becco io lo uccido”. E ancora: “Mi raccomando, ricorda a Zack che se lo prendo lo ammazzo”. Casomai il messaggio non fosse arrivato forte e chiaro: “Ricorda a Zack che lo ammazzo”.
di Marta Mastrocinque
torinocronaca.it, 17 marzo 2026
Un detenuto di 62 anni, Bernardo Pace, è stato trovato morto nel tardo pomeriggio di lunedì 16 marzo 2026 all’interno della Casa circondariale Lorusso e Cutugno, alle Vallette di Torino. L’uomo, originario della provincia di Trapani e condannato in via definitiva per reati di mafia, è stato rinvenuto dagli agenti della Polizia penitenziaria in servizio. Secondo le prime informazioni, non vi sarebbero dubbi sulla natura volontaria del gesto. Il ritrovamento è avvenuto intorno alle 18.30, al piano terra del blocco E della struttura. Sono in corso gli accertamenti per ricostruire nel dettaglio quanto accaduto.
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