garantedetenutilazio.it, 4 novembre 2025
Il Portavoce della Conferenza dei Garanti territoriali, Ciambriello, interviene sulla nota del Dap in materia trasferimenti per le visite specialistiche all’esterno degli istituti penitenziari. Il 10 ottobre 2025 il Capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap), Stefano Carmine De Michele, ha inviato ai direttori delle carceri una nota sulle misure di coordinamento tra le aree per l’efficienza operativa, la prevenzione di eventi critici negli istituti penitenziari. “Questa nota - si legge in un comunicato del Garante campano dei detenuti Samuele Ciambriello nonché Portavoce della Conferenza nazionale dei Garanti - è arrivata dopo che migliaia di detenuti quotidianamente manifestano attraverso forme di autolesionismo, proteste, scioperi della fame, della sete, sia disfunzioni organizzative interne, sia problemi relativi alla mancanza di scorta per il trasferimento negli ospedali, nei centri clinici per visite specialistiche.
di Ivana Barberini
trendsanita.it, 4 novembre 2025
Rachele Stroppa dell’Associazione Antigone a TrendSanità: “L’isolamento non apporta alcun beneficio rieducativo: produce sofferenza, acuisce il disagio psichico e spesso si traduce in violazioni dei diritti delle persone detenute”. Essere rinchiusi da soli in una cella per oltre 22 ore al giorno, senza contatti umani significativi: è questa la condizione che, secondo le Regole di Mandela delle Nazioni Unite e le Regole penitenziarie europee, definisce l’isolamento carcerario. Quando supera i 15 giorni consecutivi, diventa “isolamento prolungato” e dovrebbe essere vietato perché considerato un trattamento inumano o degradante. Eppure, in molti Paesi europei, inclusa l’Italia, si registrano casi di isolamento prolungato, talvolta reiterato o applicato senza un provvedimento formale.
di Roberto M. e Marco P.*
garantedetenutilazio.it, 4 novembre 2025
Negli ultimi anni, anche in Italia, si è cominciato a riconoscere il diritto dei detenuti a coltivare i propri legami affettivi in modo più umano e dignitoso. Le stanze dell’affettività - note anche come “camere dell’amore” - sono spazi riservati all’interno degli istituti penitenziari dove i detenuti possono incontrare in modo riservato i propri coniugi, partner o familiari più stretti. Queste stanze non servono solo a favorire l’intimità, ma rispondono a un bisogno profondo di mantenere vivi gli affetti, il contatto umano, la continuità relazionale. Introdotte in seguito a una storica sentenza della Corte Costituzionale (n. 10/2024), rappresentano un passo verso una detenzione più attenta alla dignità e alla rieducazione della persona. Al momento, solo pochi Istituti di pena italiani si sono adeguati a questa disposizione, ma l’auspicio è che il percorso intrapreso non si blocchi.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 4 novembre 2025
Un’indagine di Antigone in tre istituti (Secondigliano, Poggioreale e Rebibbia) racconta l’isolamento dentro l’isolamento: dalle sezioni separate all’accesso negato alle cure, fino alla violenza normalizzata. “Protezione non vuol dire esclusione”. Questa frase, pronunciata da una donna trans detenuta a Napoli Secondigliano, racchiude il paradosso che intrappola le persone Lgbtiq nelle carceri italiane. Quello che dovrebbe essere un sistema di tutela si traduce spesso in un isolamento forzato, una “gabbia nella gabbia” che aggrava la privazione della libertà.
di Patrizia De Rubertis
Il Fatto Quotidiano, 4 novembre 2025
I diritti che la legge prevede, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) cancella con un colpo di spugna. È accaduto con i permessi e con i congedi straordinari previsti dalla legge 104 del 1992 e che poi sono stati estesi in favore dei lavoratori nel caso delle unioni civili. In altre parole, dopo aver equiparato le unioni civili ai matrimoni, è stato garantito a entrambi i partner dello stesso sesso i diritti previsti per l’assistenza al coniuge. E questo ha incluso anche i permessi per assistere i parenti del partner nel caso dei lavoratori del settore privato attraverso una circolare ad hoc prevista dall’Inps nel 2022.
di Mario Chiavario
Avvenire, 4 novembre 2025
Il referendum sulla riforma nasce già avvelenato: politica chiusa, toni ideologici, poco confronto. Invece è necessario pensare con libertà. Come Giulia Tortora, ad esempio. Nella varietà delle forme di comunicazione compaiono anche gesti aventi l’apparenza di semplici postille a qualcosa di ben altrimenti importante. Ma talora qualcuno di quei gesti viene invece ad essere, forse ancor più delle affermazioni cui accede, significativo e persino esemplare. Penso a una recente dichiarazione di Gaia Tortora, nota giornalista figlia di una delle vittime più illustri di un modo deplorevole di imbastire e condurre un’indagine penale.
di Augusto Barbera*
Il Foglio, 4 novembre 2025
La separazione delle carriere e il sorteggio del Csm non porteranno nessuna subordinazione dei pm alla politica e aiuteranno a tutelare la Costituzione. Ragioni riformiste per il sì da sinistra. Come risposta, nel 1999 fu approvato dal Parlamento, a larghissima maggioranza, il nuovo articolo 111 della Costituzione: il “giusto processo” nel contraddittorio fra le parti” in “condizioni di parità” davanti a un Giudice “terzo ed imparziale” (così detta riforma Pera). Il dibattito venne inquinato da ulteriori vicende della storia repubblicana: prima Craxi e poi Berlusconi prendendo in mano questa bandiera, certamente più favorevole alle loro posizioni processuali e comunque utile (a loro avviso) per contrastare i giudici inquirenti, favoriranno ulteriori passi indietro delle forze politiche, in particolare delle attuali opposizioni. Al di là del merito della riforma prevalsero vieppiù ragioni di schieramento politico. È quanto sta per ripetersi: chi è a favore della attuale maggioranza sarà spinto a votare “Si”; chi è contro sarà indotto a votare “no”. Si ripeterà quanto accaduto bocciando la (per me ottima) riforma Renzi?
di Angelo Panebianco
Corriere della Sera, 4 novembre 2025
Adeguandosi alla linea della segreteria, la minoranza del partito rinuncia alla propria vocazione liberale. Tra l’incudine e il martello. Forse la posizione più difficile, meno invidiabile, in vista del referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati, è quella della componente riformista, la minoranza, del Pd. Se sceglie il “sì” a una riforma di impronta liberale come quella, riafferma la sua identità e la sua vocazione riformista ma se lo fa trasforma anche se stessa in un gruppo di “social traditori”, di sabotatori della “causa”. La quale causa consiste nel tentativo di usare il referendum per dare una spallata al governo Meloni. Un bel dilemma. Probabilmente se si facesse un sondaggio rigorosamente anonimo fra i dirigenti del Pd verrebbe fuori una maggioranza favorevole alla riforma Nordio.
di Luciano Violante
Corriere della Sera, 4 novembre 2025
La separazione delle carriere crea una “casta” di magistrati arbitri indiscussi delle libertà e della reputazione dei cittadini. La discussione sulla separazione delle carriere, per la difficoltà della materia e la sua intrinseca politicità, rischia di aggrovigliarsi in un viluppo di accuse reciproche che nasconderebbero la sostanza delle cose. Un tentativo di chiarimento è forse necessario.
di Francesco Pallante
Il Manifesto, 4 novembre 2025
L’obiettivo è ridurre l’indipendenza della magistratura dal potere politico, di modo che ugualmente ridotto sia il rischio di sentenze sgradite alla politica. Le riforme costituzionali - dice Gustavo Zagrebelsky - si fanno per cambiare gli equilibri di potere. Perché qualcuno guadagni e, corrispettivamente, qualcun altro perda potere. Altrimenti, se tutto dovesse rimanere com’è, perché assumersi l’onere, e il rischio, di una riforma? Se, dunque, ci chiediamo quale sia la ragione della riforma della magistratura, la risposta è: ridefinire gli equilibri costituzionali a scapito della magistratura. Non si tratta - come si dice - di un intervento volto a separare le carriere di giudici e pubblici ministeri. La separazione esiste già, considerati gli strettissimi vincoli che ostacolano il passaggio da una funzione all’altra. L’obiettivo è ridurre ai minimi termini l’indipendenza della magistratura dal potere politico, di modo che ugualmente ridotto ai minimi termini sia il rischio di sentenze sgradite alla politica.
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