di Società di San Vincenzo De Paoli
Ristretti Orizzonti, 16 marzo 2025
“Il volontariato è essenziale per restituire senso alla pena”. Il tema sarà al centro della prossima edizione del Premio letterario Carlo Castelli. Le carceri italiane vivono una crisi strutturale che colpisce adulti e minorenni, con effetti che travalicano i confini degli istituti e investono l’intera società. Secondo Franco Prina, Professore ordinario di Sociologia giuridica, della Devianza e del Mutamento presso il Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università degli Studi di Torino, “Il carcere oggi spesso funziona come una discarica sociale dove accresce la marginalità sociale, la fragilità psichiche e la povertà educativa”.
di Romano Pitaro
Corriere della Calabria, 16 marzo 2025
Sembra che la questione carceri, con il portato di emergenze irrisolte (una per tutte: oggi nelle carceri sono reclusi un numero doppio di persone rispetto agli anni 90), non interessi alla Repubblica italiana; e che la pena sia intesa come mera afflizione, nonostante l’illuminista milanese Beccaria e l’articolo 27 della Costituzione, secondo cui le pene non possono essere disumane. Altrettanto preoccupante è la condizione delle carceri minorili (Ipm) che riflette una distorta concezione criminogena del disagio giovanile, come spiega l’VIII Rapporto sulla giustizia minorile elaborato da Antigone e intitolato “Io non ti credo più”.
di Alessio Gallicola
Il Tempo, 16 marzo 2025
La relazione tra minori detenuti radicalizzati e il fenomeno sociale dei “maranza” è un fenomeno da tempo allo studio di criminologi e analisti della radicalizzazione. Il teatro dove avviene la saldatura tra i due territori comuni è il carcere minorile. In alcuni istituti la quota di giovani musulmani o di origine nordafricana è molto alta. Al Beccaria di Milano, ad esempio, la maggioranza dei detenuti è musulmana. Non è una novità e non è nemmeno di per sé un problema ideologico: la maggior parte dei giovani detenuti entra per reati comuni, dalle rapine allo spaccio, passando per aggressioni o baby gang. Sono percorsi di devianza urbana piuttosto classici. Il carcere arriva alla fine di una catena che parte quasi sempre dalla periferia sociale.
di Luigi Ferrarella e Milena Gabanelli
Corriere della Sera, 16 marzo 2025
Il 22 e 23 marzo si tiene il referendum per confermare o non confermare la legge costituzionale. E quale sarà il quesito che troveremo sulla scheda? “Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025?”. Un atto di fede insomma. Proviamo a spiegare qual è la proposta della riforma, con le ragioni degli uni e quelle degli altri. Innanzitutto chiariamo un fatto: la riforma non riguarda questioni concrete come la durata dei processi, la mancanza cronica di magistrati, cancellieri, amministrativi, oltre all’ inadeguatezza di apparati informatici. Né farà diminuire gli indennizzi per “ingiusta detenzione”, che coinvolgono in media 600 persone l’anno su 40.000 misure cautelari; e tantomeno gli “errori giudiziari”, cioè le revisioni di condanne definitive, in media 7 l’anno, lo 0,12% per milione di abitanti.
di Mattia Feltri
huffingtonpost.it, 16 marzo 2025
Posizione personale: andrò a votare Sì senza entusiasmo. Perché è vero che bisogna guardare il testo e non il contesto. Ma è il contesto a spiegare che Paese siamo e che uso facciamo delle leggi. Separazione delle carriere o no. La campagna referendaria, nella sua essenza teoretica, s’è aperta coi manifesti del fronte del No per denunciare il progetto di sottomettere i giudici al governo - deduzione molto arbitraria, e pedestre semplificazione, poiché semmai si sottometterebbero i pubblici ministeri, non i giudici: le carriere andrebbero separate almeno nella propaganda - e s’è chiusa col comizio dell’altro giorno di Giorgia Meloni, per pronosticare, perdesse il Sì, la messa in libertà di “immigrati illegali, stupratori, pedofili, spacciatori”.
di Massimo Cacciari
La Stampa, 16 marzo 2025
C’è da temere cada la lingua a parlare delle nostre riformette e manie referendarie di fronte alle tragedie geopolitiche che attraversiamo. Tuttavia, è proprio di ogni analisi seria cercare nel particolare, anche più apparentemente insignificante, i tratti dell’universale. Il buon Dio, come il Demonio, stanno in agguato dietro l’angolo. Di ogni riforma, grande o piccola, è lo spirito ciò che conta, non la lettera. Che direzione di marcia indica quella sottoposta al referendum del 22 marzo? È una direzione forte, che trova fondamenti obbiettivi nella situazione storico-politica delle nostre democrazie, anche se i suoi proponenti non sembrano esserne del tutto consapevoli. Il quadro in cui collocare il problema è il rapido e strutturale indebolimento del potere politico indotto dai processi di globalizzazione che sono guidati dai grandi oligopoli economico-finanziari.
di Elvira Serra
Corriere della Sera, 16 marzo 2025
Per quindici minuti è rimasta ostaggio di Antonio Meglio, che l’ha colpita più volte. Arrestato, si è suicidato. Una storia solo tragica se Alessia Viola non avesse avuto un pensiero compassionevole per i familiari di chi ha attentato alla sua vita. Alessia Viola ha 32 anni ed è avvocato al Foro di Napoli. È una penalista. Ha messo in conto di lavorare su casi difficili, ha già molta esperienza nel campo della violenza di genere e dello stalking. Conosciamo la sua storia perché il 5 marzo è stata aggredita a coltellate nel cuore del Vomero mentre era seduta sull’autobus che la stava riportando a casa, alle nove di sera. Per quindici minuti è rimasta ostaggio di Antonio Meglio, 39enne di Pianura, che l’ha colpita più volte, rischiando di raggiungere la carotide e la giugulare. L’autista del bus, Davide Pecoraro, ha cercato di far ragionare l’uomo, distraendolo perché allentasse la presa.
di Fabio Fiorentin
Il Sole 24 Ore, 16 marzo 2025
La Corte già nel 2013 pronta a pronunciarsi per evitare pene in condizioni inumane. La condizione di degrado e sovraffollamento strutturale delle carceri italiane è tale da violare sistematicamente l’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (Cedu), che impone agli Stati membri di assicurare condizioni detentive conformi alla dignità delle persone e all’umanità che deve sempre caratterizzare l’esecuzione della pena. Lo ha rilevato il Tribunale di sorveglianza di Firenze che, con un’ordinanza del 4 marzo, ha sollevato la questione di legittimità costituzionale degli articoli 147 del Codice penale e 47-ter, comma 1-ter, dell’Ordinamento penitenziario (legge 354/1975), per violazione degli articoli 2, 25, 27 e 117 della Costituzione, quest’ultimo in collegamento all’articolo 3 Cedu, nella parte in cui non prevedono l’ipotesi di rinvio facoltativo dell’esecuzione quando “la pena debba svolgersi in condizioni contrarie al senso di umanità”.
di Cappellani delle carceri lombarde
chiesadimilano.it, 16 marzo 2025
Nella quinta e ultima riflessione i Cappellani lombardi auspicano la diffusione di una mentalità più evangelica, che favorisca atteggiamenti e comportamenti reciprocamente benefici. Questi sono pensieri forse non più giubilari. Vorrebbero indicare, anche se in modo semplice e incompleto, quali passi può compiere il singolo cristiano, e una comunità, che desideri mantenere viva l’attenzione verso i fratelli e le sorelle che si trovano in carcere. Anche se sono una minoranza rispetto alla popolazione, ma una minoranza cara al cuore di Dio. Uomini e donne sul cui volto vediamo i tratti di Gesù, e incontrandoli, è lo stesso Gesù che incontriamo (Mt 25, 31-46).
di Massimo Pisa
La Repubblica, 16 marzo 2025
Oggi la casa circondariale ha più detenuti di Opera e San Vittore, ma anche rapporti con 92 aziende che assorbono trecento persone. La “Nave” è ancorata da tre mesi al carcere di Bollate. Che, a differenza di San Vittore e di quella specifica struttura, non è attrezzato per terapie a detenuti con dipendenze. “Ne accogliemmo 143 il 13 dicembre - racconta il direttore di Bollate, Giorgio Leggieri - in una notte. Sono ancora con noi. Poteva essere un fattore destabilizzante, non accadde nulla perché ne parlammo prima ai nostri detenuti: io, il comandante della Penitenziaria, gli educatori. A gennaio abbiamo assorbito altri sfollamenti da San Vittore e da Brescia, e prossimamente ne accoglieremo altri: al momento la nostra popolazione ha superato la casa circondariale e Opera”.
- Ascoli. Detenuto 23enne morto in carcere, i legali della famiglia depositano una terza denuncia
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