di Anna Paola Lacatena
Avvenire, 4 novembre 2025
È tempo di superare alcune convinzioni. Tra polvere bianca, crack e freebase, il consumo in realtà è molto trasversale. E la guerra ai soli consumatori non è la strategia vincente. Se da più parti si levano strepiti e fragori a proposito di un’imminente conversione del consumo di sostanze psicoattive in direzione oppioidi sintetici, le strade italiane continuano a riempirsi di cocaina. Ci hanno fatto credere che questa sia la droga dei ricchi, che chi la utilizza sia in grado di controllarla, che l’eroina sia ben altra cosa e il suo consumo da tossici. Ce l’hanno fatto credere e ci abbiamo creduto. Così non è.
di Cinzia Arena
Avvenire, 4 novembre 2025
Il rapporto Ocse evidenzia la maglia nera del nostro Paese in termini di gap retributivo e sovraqualificazione, colpa anche del mancato riconoscimento dei titoli di studio. Sono essenziali e al tempo stesso marginali. I lavoratori migranti vivono in una sorta di limbo che li rende da un lato indispensabili, nei campi, nelle fabbriche, nei ristoranti, nelle case degli anziani, dall’altro discriminati perché inseriti in settori e aziende con livelli di retribuzione risicati, per non dire insufficienti. A mettere nero su bianco questa disparità di trattamento il 49esimo rapporto sulle Prospettive Ocse sulle migrazioni internazionali 2025, presentato ieri a Parigi, che dedica un intero capitolo all’integrazione lavorativa e al ruolo delle aziende in 15 Paesi, compreso il nostro. “Uno dei risultati più sorprendenti - scrivono nelle conclusioni di questo capitolo i tre ricercatori César Barreto, Ana Damas de Matos ed Alexander Hijzen - è che la segregazione occupazionale è molto persistente”.
di Flore Murard-Yovanovitch
Il Manifesto, 4 novembre 2025
Intervista a Gianni Tognoni, segretario generale del Tribunale Permanente dei Popoli. È ormai sistematica, la gravità e la persistenza delle violazioni dei diritti umani nei confronti dei migranti, prova di un regime transnazionale di violenza istituzionalizzata che si manifesta attraverso la crescente militarizzazione delle frontiere e l’uso sistematico della forza; la proliferazione di luoghi di detenzione spesso al di fuori di qualsiasi quadro giuridico; la criminalizzazione della solidarietà attraverso procedimenti legali o pressioni amministrative; la diffusione istituzionale di discorsi razzisti e xenofobi che alimentano ulteriormente la stigmatizzazione e la repressione.
di Marika Ikonomu
Il Domani, 4 novembre 2025
La Humanity 1 ha agito in conformità con il diritto internazionale. I ministeri non fanno ricorso e la sentenza diventa definitiva. La ong ora chiede un risarcimento alle autorità italiane per il fermo illegittimo. La vicenda risale al marzo del 2024. Quella della Corte d’Appello di Catanzaro è una sentenza dalla forte valenza giuridica e politica, che ora diventa definitiva dopo che le autorità italiane hanno deciso di non impugnarla. Nero su bianco i giudici hanno di fatto non soltanto dato ragione alle ong attive nella ricerca e nel soccorso in mare, ma hanno anche messo in discussione il Memorandum Italia-Libia appena fresco di rinnovo (2 novembre).
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 3 novembre 2025
Il capo dello stato non si schiererà. Ma ripercorrendo a ritroso i segnali lasciati sul terreno in questi anni vi è la possibilità di notare spunti mattarelliani che permettono di osservare la riforma in un modo non apocalittico. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, uomo saggio e accorto, non ha alcuna intenzione di prendere posizione sulla battaglia politica che monopolizzerà il dibattito pubblico delle prossime settimane: il referendum costituzionale. Non perché non abbia una sua idea, che nessuno conosce, ma perché, come fu già nel 2016 ai tempi di un altro referendum costituzionale, il capo dello stato, per caratteristiche, stile ed equilibrio, essendo anche il capo di uno degli organi istituzionali oggetto di riforma, ovvero il Csm, il massimo che potrà fare sarà ripetere una frase già enunciata nove anni fa, ai tempi della riforma Boschi-Renzi: “Il confronto si svolga sul merito della riforma” (27 luglio 2016).
di Orazio Abbamonte
Il Roma, 3 novembre 2025
La riforma cerca di restituire alla giurisdizione quella dignità che ha perduto per il perseguimento di un ruolo politico ed in pretesa moralizzatore, che non le compete per nulla. “Le toghe avviano la battaglia e dettano la linea di comunicazione”. Così il catenaccio di un articolo a pagina due de La Repubblica di sabato scorso ha sintetizzato l’esordio della campagna referendaria dell’Anm, finalizzata all’abrogazione della riforma costituzionale testé approvata in quarta lettura dal Senato della Repubblica. E in quei distinguo cavillosi che a malapena reggono ancor oggi nell’argomentare giuridico, ma che in quello politico lasciano increduli per l’ingenuità che li connota, subito dopo riferiva la posizione ufficiale della sunnominata associazione delle toghe: “vogliamo fare la battaglia per il No parlando con chiarezza a chi andrà a votare dei rischi che corre il sistema. Ma senza fare la guerra al governo”.
di Stefano Feltri
Il Centro, 3 novembre 2025
Dove fissare l’esatto punto di equilibrio tra la classe politica e la magistratura? Il governo ha fatto la sua mossa. Adesso tocca agli elettori con il referendum. La riforma della giustizia è uno di quegli argomenti sui quali moltissimi sembrano avere opinioni molto nette che hanno poco a che fare con il merito. Dunque, l’idea che quasi certamente il suo destino sarà affidato a un referendum che condensa questioni complesse in un sì o un no può suscitare qualche legittima preoccupazione. Il Senato ha approvato con 112 voti in quarta lettura la riforma costituzionale voluta dal governo Meloni che introduce, tra l’altro, la separazione tra le carriere del pubblico ministero e del giudice. Scrive Giorgia Meloni che così si fa “un passo importante verso un sistema più efficiente, equilibrato e vicino ai cittadini”.
di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 3 novembre 2025
Intervista al ministro della Giustizia: “Mi stupisce Schlein, la legge gioverebbe anche a loro al Governo. Meloni non mi chiede di non fare dibattiti in tv, anzi, sono sollecitato a farli”. Carlo Nordio, ministro della Giustizia: molti suoi ex colleghi si sono ricompattati per il no alla riforma in difesa di autonomia e indipendenza. Non ha nessun dubbio? “Nessun magistrato di buon senso può pensare che si sia attentato all’indipendenza. Perché nella legge costituzionale questo principio è consacrato a chiare lettere. Capisco che i vertici dell’Anm siano contrari: nessun tacchino si candida al pranzo di Natale. Ma nella riservatezza...”.
di Giuseppe Guastella
Corriere della Sera, 3 novembre 2025
Intervista all’ex procuratore di Milano: “Ci sono rischi per lo Stato di diritto, di questa riforma non mi piace nulla”. Lei è stato presidente dell’Anm e di Md, corrente più progressista delle toghe, oltre che procuratore di Milano. Dottor Edmondo Bruti Liberati, che ne pensa della riforma della Giustizia? “Diciamo che è un passo avanti rispetto alla pigrizia di chiamarla “Separazione delle carriere tra giudici e pm”, come era la proposta originaria degli avvocati delle Camere penali ripresa da diversi parlamentari e poi cestinata senza molto garbo dal disegno di legge Meloni/Nordio, nel quale la separazione è un aspetto del tutto marginale”.
di Irene Famà
La Stampa, 3 novembre 2025
L’ex presidente della Consulta: “Ma vedo rischi dalla presenza di due organi di garanzia”. “A prescindere dal risultato del referendum, sono necessarie nuove norme sul tema giustizia”. L’analisi dell’ex presidente della Corte costituzionale e numero due del Consiglio superiore della magistratura Cesare Mirabelli sulla riforma è posata. “Vorrei che il dibattito si svelenisse”.
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