di Piero De Luca
Il Riformista, 16 gennaio 2022
Il commento di Piero De Luca: l'Italia non può permettersi, in questa fase storica, instabilità o salti nel buio, perché rischieremmo non solo di dilapidare il patrimonio di credibilità acquisito finora a livello europeo, ma anche di compromettere in modo irreparabile le opportunità straordinarie derivanti dalle risorse del Next Generation destinate al nostro Paese.
Il 2022 è un anno cruciale per la buona riuscita e l'efficace esecuzione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Uno dei settori maggiormente interessati è quello della giustizia. Come ha avuto modo di precisare la stessa Ministra Cartabia, sulla durata dei processi e sul miglioramento dell'efficacia del sistema giudiziario il Paese si gioca gran parte della credibilità rispetto all'intero Recovery Fund.
di Giulia Merlo
Il Domani, 16 gennaio 2022
I conservatori scelgono le loro battaglie nel pianeta giustizia. Due su tutte, in contrasto con la linea di Cartabia: il sorteggio per eleggere i consiglieri togati del Consiglio superiore della magistratura e il no all'ammorbidimento delle regole sull'ergastolo ostativo. Il tema più caldo però è quello della riforma dell'ordinamento giudiziario, su cui la ministra è in netto ritardo. Le posizioni esposte da Fratelli d'Italia convergono naturalmente su quelle del centrodestra. Con una differenza, però. Se Lega e Forza Italia si muovono necessariamente nelle maglie rigide della maggioranza, Fatelli d'Italia non ha questo vincolo.
di Giuliano Foschini
La Repubblica, 16 gennaio 2022
Lo scontro sulla Cassazione, con la decisione del Consiglio di Stato di annullare la nomina del primo presidente e del suo aggiunto, attiene alla funzione che la Costituzione assegna agli organi dello Stato. La decisione del Consiglio di Stato di annullare la nomina del primo presidente della Corte di Cassazione e del suo aggiunto, in sostanza i due magistrati più importanti d'Italia, non può e non deve cadere, nel dibattito pubblico, come un banale passaggio dialettico della giustizia.
di Valentina Errante
Il Messaggero, 16 gennaio 2022
Cresce l'ipotesi di un'investitura bis per Curzio e Cassano entro mercoledì. Si punta a rinnovare gli incarichi prima dell'inaugurazione dell'anno giudiziario.
Venerdì prossimo Pietro Curzio leggerà ugualmente la relazione sullo stato della giustizia in Italia. Il primo presidente della Cassazione, appena detronizzato dal Consiglio di Stato, indosserà l'ermellino e aprirà l'anno giudiziario 2022, alla presenza del Capo dello Stato, che è anche presidente del Csm. Come se nulla fosse accaduto.
Il Centro, 16 gennaio 2022
Focolaio all'interno del Castrogno, contagiati anche alcuni agenti della polizia penitenziaria. Scattano le misure di prevenzione sanitaria, stop ai colloqui in presenza con i familiari. Quaranta detenuti del carcere Castrogno di Teramo sono positivi al Covid. Dopo i primi due casi riscontrati domenica scorsa, giovedì è stato effettuato uno screening di tutti i detenuti e di tutti gli operatori dell'amministrazione penitenziaria e della polizia penitenziaria.
Sono state riscontrate 38 positività tra i detenuti e 4 tra le fila della Polizia penitenziaria che si vanno ad aggiungere alle 12 pregresse. Tutti i detenuti sono stati sottoposti alla quarantena della durata di dieci giorni mentre quelli risultati positivi sono stati isolati all'interno delle proprie stanze detentive. Da lunedì sono sospesi i vari corsi scolastici e i colloqui in presenza con familiari.
"Nonostante questo terremoto sanitario i detenuti sono collaborativi nell'applicazione delle misure restrittive", fa sapere il Sappe, sindacato autonomo polizia penitenziaria, "la situazione al momento è tranquilla ma questo non deve indurre ad abbassare la guardia poichè gli istituti sono come sempre polveriere pronte ad esplodere da un momento all'altro, a maggior ragione in questo particolare momento di pandemia".
Il Sappe torna a sollecitare interventi urgenti da parte del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria affinché assegni al più presto le cinquanta unità mancanti dall'organico dei vari ruoli della polizia penitenziaria, tre educatori ed altre figure dei ruoli tecnici e nell'immediato, per la delicatissima situazione legata alla pandemia e alle sedici unità positive al Covid, di inviare almeno quindici unità di polizia penitenziaria di rinforzo per garantire il ristoro psicofisico del restante personale che in questi mesi "con abnegazione e responsabilità ha rinunciato alla fruizione delle ferie e dei riposi settimanali espletando innumerevoli ore di lavorio straordinario per garantire l'ordine e la sicurezza dell'istituto e le attività trattamentali a favore dei ristretti".
La Repubblica, 16 gennaio 2022
"Chi ha sbagliato deve pagare il suo debito non a prezzo della vita, perché chi è detenuto ha diritto alla tutela della sua vita, perché il carcere non deve essere un luogo oscuro e separato dalla società. In Campania oggi abbiamo 6.403 reclusi nei 15 Istituti penitenziari. Sono invece 6.882 le persone diversamente libere in Area penale esterna. Carcere e Covid. Sono 221 gli agenti e gli operatori penitenziari contagiati in Campania.
Invece 351 i detenuti contagiati (di cui 124 a Poggioreale e 120 a Secondigliano). Lo so non fanno notizia, sono numeri!!!", Così il garante campano dei detenuti Samuele Ciambriello aggiornando i dati su carcere e Covid in Campania.
Il garante Ciambriello conclude la sua nota con queste proposte operative in questo periodo di crisi pandemica: "Occorre non far entrare in carcere persone, se non per reati gravi, c'è bisogno di più misure alternative al carcere, il governo deve mettere in campo un decreto svuota-carceri, subito assunzioni, anche a tempo determinato, per agenti di polizia penitenziaria, educatori e figure socio-sanitarie, vaccini e cure mediche adeguate per i detenuti e gli operatori penitenziari, far tornare nelle proprie Regioni i detenuti, rispettando il diritto della territorialità della pena, liberazione anticipata da 45 a 75 giorni. Mutare il carcere - conclude Ciambriello - significa soprattutto operare un processo di trasformazione culturale e legislativa in grado di renderlo al contempo un luogo di garanzia dei diritti e di certezza della pena".
lecronachelucane.it, 16 gennaio 2022
Il progetto riqualificherà un'area verde di 800 mq all'interno del perimetro della Casa Circondariale di Potenza. Si chiama "Extra Moenia - Spazio di connessione territoriale" il progetto vincitore della terza edizione dell'avviso pubblico Creative Living Lab promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. Il progetto è ad opera della Compagnia teatrale Petra e si svolge presso la Casa Circondariale di Potenza.
E' tra i 37 progetti approvati su 1562 candidature ed è stato presentato e condiviso nella Casa Circondariale di Potenza. Sarà occasione anche per aprire l'iniziativa anche ai cittadini e alle associazioni della città di Potenza mediante laboratori di comunità con cui si darà il via alla prima fase di creazione partecipata del progetto.
Il progetto "Extra Moenia - Spazio di connessione territoriale" è frutto di un'intensa attività di coprogettazione della Compagnia teatrale Petra di Satriano di Lucania con la Direzione della Casa Circondariale "Antonio Santoro" di Potenza, dove Petra è presente attivamente da circa otto anni con laboratori teatrali e con la collaborazione dell'Associazione Officine Officinali APS e il sostegno del Comune di Potenza. L'obiettivo del progetto è un intervento di riqualificazione di un'area verde non utilizzata di circa 800 mq, presente all'interno del perimetro della Casa Circondariale di Potenza a ridosso del quartiere limitrofo di Rione Betlemme, delimitata su tre lati da una recinzione e sul lato restante dalle mura del carcere.
I protagonisti di "Extra Moenia" saranno gli ospiti della casa circondariale, l'intera comunità del quartiere, le scuole e tutti coloro che vorranno partecipare. Attraverso laboratori di comunità saranno individuati necessità e bisogni dei fruitori ultimi dell'area oggetto dell'intervento e la sua destinazione d'uso. Sarà attivato anche un processo partecipato di "autocostruzione", per capire come trasformare bisogni e necessità della comunità in un progetto concreto di costruzione del luogo, che sarà realizzato nella fase finale delle attività utilizzando semilavorati e materiali di recupero della casa circondariale. Per partecipare ai laboratori di comunità, è possibile inviare un'e-mail di richiesta informazioni a
redattoresociale.it, 16 gennaio 2022
Ancora molte disuguaglianze e violenza di genere nella società e nelle organizzazioni mafiose: lo ha evidenziato un incontro promosso dal centro Pio La Torre. Oltre 435 le scuole che, insieme ad alcuni istituti carcerari, che hanno seguito la videoconferenza
"Le disuguaglianze di genere e la pratica della violenza nella società civile e nelle organizzazioni mafiose" è stato il tema della terza videoconferenza del progetto educativo antimafia e antiviolenza organizzato dal Centro Studi Pio La Torre. A parlarne sono state: Alessandra Dino sociologa dell'Università di Palermo, Sabrina Garofalo del Centro di Women's Studies 'Milly Villa' dell'Università della Calabria e Beatrice Pasciuta, pro-rettrice dell'ateneo palermitano con delega alla Inclusione, pari opportunità e politiche di genere. A moderare l'incontro il presidente del centro, Vito Lo Monaco.
Sono state oltre 435 le scuole collegate in videoconferenza, comprese alcune carceri di Nord a Sud Italia. Numerose sono state le domande degli studenti sulla necessità di introdurre a scuola l'educazione sentimentale, sul permanere degli stereotipi di genere, sul linguaggio e lo scarso numero dei centri antiviolenza su tutto il territorio.
"Dall'ultimo report della Polizia di Stato emerge come la Sicilia sia la prima regione dove si registrano più violazioni dei divieti di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima di violenza - ha detto Alessandra Dino, sociologa dell'Università di Palermo - e sia la seconda regione per reati legati al cosiddetto 'revenge porn', ovvero la diffusione illecita di video e immagini sessualmente espliciti. A lungo il nostro diritto penale è stato sessista, trattando uomini e donne in maniera diversa. Il reato di stalking è stato introdotto nel 2009 mentre la legge contro la violenza femminile che introduce nuove disposizioni come il divieto di avvicinamento alla dimora della persona offesa è del 2013".
"Tra i Paesi europei l'Italia è terzultima per numero di omicidi femminili. La violenza di genere non è un problema privato o soltanto femminile ma sociale - continua Alessandra Dino - perché ha a che fare con le violazioni dei diritti umani, come ratificato dalla Convenzione di Istanbul. Inoltre, la gelosia è spesso considerata un elemento plausibile per non dare le aggravanti per 'futili e abietti motivi', al contrario di quando il delitto viene commesso per ragioni economiche".
Il giornalismo ha anche la sua responsabilità. C'è una retorica che porta alla de-responsabilizzazione dell'assassino e una rappresentazione distorta della realtà: fa più notizia l'uccisione di una donna giovane, con il 38% di articoli a fronte di un 4,8% di casi che hanno riguardato donne tra i 10 e i 16 anni, mentre quando le vittime hanno un'età che va da 40 a 59 anni queste sono sottorappresentate con il 12,8% di articoli.
L'omicidio di una donna anziana non fa notizia, come quello di una straniera a opera di uno straniero, al contrario uno straniero che uccide un'italiana fa molta più notizia. Nel 92% dei casi le donne sono uccise da una persona conosciuta. Si parla erroneamente di 'raptus' e di uomini con patologie psichiche ma solo nell'8% dei casi c'è una diagnosi di psicosi grave, raccontando così come episodica una violenza che in realtà è nella maggior parte dei casi sistemica e commessa da uomini normali che non hanno precedenti penali.
Poi c'è il contesto mafioso, che è pieno di violenze di genere che annullano completamente la donna. "C'è questa necessità di annullare i corpi femminili nei contesti di tipo mafioso - ha detto Sabrina Garofalo del Centro di Women's Studies 'Milly Villa' dell'Università della Calabria -. Nella Ndrangheta questa relazione tra il territorio e i corpi assume forme di controllo più forti. Qui il concetto di onore cammina di pari passo con quello di violenza, prevalendo sul principio di autodeterminazione".
Sabrina Garofalo ha raccontato le storie della giovane testimone di giustizia Maria Stefanelli, della collaboratrice Giusy Pesce e delle donne Maria Concetta Cacciolla, Roberta Lanzino e Annamaria Scarfò che hanno rappresentato un elemento di rottura delle logiche del clan. Chi si ribella va punito con una pena esemplare: "Nei femminicidi di Ndrangheta è stato usato l'acido muriatico che corrode e cancella anche simbolicamente tutti gli organi legati alla voce di chi si parla - aggiunge Garofalo - i corpi delle donne sono stati usati come merce di scambio in una violenza fondativa del potere mafioso, taciuta, in una sorta di ammaestramento collettivo dove il dominio sui corpi va di pari passo con il dominio del territorio".
Su altri versanti la situazione non è certo migliore. "Occorre superare le disparità anche sul trattamento economico riservato alle donne rispetto a quello dei loro colleghi - ha aggiunto Alessandra Dino - e offrire risorse economiche serie per operare trasformazioni. La maggior parte degli operatori che lavora nelle case-famiglia, ad esempio, lo fa gratuitamente".
Uno spiraglio arriva dall'Università degli Studi. "L'università di Palermo quest'anno con il nuovo rettore ha voluto un pro-rettorato dedicato all'inclusione e alle politiche di genere. Ciò significa dotare l'università di una struttura che si occupa di tutti i temi connessi alle disuguaglianze e discriminazioni - ha detto Beatrice Pasciuta, pro-rettrice alla Inclusione Pari Opportunità e Politiche di Genere Unipa. Mettere a disposizione dei ragazzi e delle ragazze le nostre competenze e le nostre ricerche sarà il nostro compito".
di Viviana Lanza
Il Riformista, 16 gennaio 2022
È vero che siamo in emergenza. È vero che negli ospedali si fanno i salti mortali per curare tutti e a volte la situazione è davvero avvilente e drammatica. È vero che si sentono appelli disperati provenire dalle corsie per la carenza di posti e di personale con l'incubo di dover arrivare a scegliere chi curare e chi no. Ma è pur vero che il diritto alla salute va garantito, a tutti. Anche a chi è detenuto. Non a caso in due grandi ospedali cittadini sono previsti da anni dei posti letto riservati ai detenuti da ricoverare e agli agenti che devono fare loro da scorta.
Uno di questi ospedali è il Cotugno, struttura specializzata in malattie infettive. È chiaro che in periodo di Covid è uno dei nosocomi maggiormente preso d'assalto. Solo pochi giorni fa l'immagine delle ambulanze in fila all'ingresso dell'ospedale dava la misura del livello di emergenza sanitaria che stiamo vivendo a causa della pandemia. Ciò nonostante è difficile pensare che un detenuto positivo al Covid, portato in ospedale dal carcere (quindi, viene da pensare, in condizioni tali da ritenere necessarie cure in un vero e proprio ospedale), venga rispedito indietro e riportato in cella perché in ospedale non c'è posto per lui. Eppure, al Cotugno sono previsti tre posti letto in una stanza con le sbarre alle finestre e la possibilità di ospitare gli agenti della penitenziaria che fanno da scorta, sono posti letto riservati ai detenuti di Poggioreale, Secondigliano e Nisida.
Calcolando che questi tre istituti, messi insieme, contano una popolazione detenuta di oltre tremila persone, tre posti letto sembrano pure una previsione ottimistica. Ma non è questo il punto in questo caso. Il punto è che questi tre posti riservati ai detenuti risulterebbero occupati da persone che detenute non sono, e per questo il detenuto di Secondigliano, che aveva bisogno del ricovero per via del Covid, risulta riportato in cella. Il garante regionale Samuele Ciambriello ha segnalato il caso chiedendo spiegazioni al direttore dell'Ospedale dei Colli Mauro Di Mauro e al direttore sanitario dell'ospedale Cotugno.
"L'ospedale Cotugno ha tre posti riservati, per ragioni sanitarie e di sicurezza, per i detenuti di Secondigliano, Poggioreale e Nisida. Ho avuto notizia - ha scritto il garante nella lettera inviata ai dirigenti sanitari - che questi posti sono stati già occupati da cittadini non detenuti e che un detenuto è rientrato nel carcere di Secondigliano per mancanza di posti all'ospedale Cotugno. Ad oggi tra Poggioreale e Secondigliano ci sono 246 detenuti contagiati. Prego quindi - ha concluso - di tenere presente il diritto alla salute dei detenuti, riservando a loro i tre posti al Cotugno".
Ricevuta la lettera del Garante, la direzione del Cotugno si è subito attivata per risolvere la questione e già da questa mattina è disponibile un posto letto per il detenuto malato di Covid del carcere di Secondigliano. Intanto continua a crescere il numero dei positivi all'interno delle due grandi carceri cittadine: tra Poggioreale e Secondigliano, in queste ore, i contagiati sono più di 300.
di Maria Fiore
La Provincia Pavese, 16 gennaio 2022
Una delegazione di rappresentanti dell'Osservatorio carceri, avvocati e politici hanno fatto visita ieri alla struttura. Un dirigente medico, che è psichiatra, e altri due medici in supporto. Su questi numeri si regge il sistema sanitario del carcere di Torre del Gallo. A questo personale, ridotto al lumicino, si appoggiano i detenuti che hanno bisogno di assistenza, medica ma anche psicologica, perché magari vivono più di altri il disagio della propria condizione.
"L'area sanitaria è un buco nero", dicono senza mezzi termini gli avvocati penalisti che, ieri mattina, hanno fatto visita al carcere di Pavia insieme ai rappresentanti dell'Osservatorio nazionale carceri e ad alcuni politici.
La delegazione, che ha chiesto il sopralluogo dopo che in carcere si erano verificati tre suicidi in un mese, è stata accompagnata dalla direttrice Stefania D'Agostino all'interno della struttura, che nella parte più vecchia è apparsa fatiscente. Piove dal tetto, ci sono problemi con l'acqua calda e in alcune celle mancano perfino i termosifoni.
La delegazione era composta da dodici avvocati. Erano presenti i rappresentanti della camera penale di Pavia Daniele Cei (presidente), Alberto Assanelli, Marco Panzarasa, Francesca Timi, Valeria Chioda, Cristina Castagnola, Eleonora Grossi, Alessandro Cignoli, Antonio Radaelli, e Valentina Alberta come rappresentante dell'Osservatorio carcere. Presente anche il presidente dell'Ordine degli avvocati Massimo Bernuzzi e Alessandro Cignoli come consigliere, insieme a una delegazione politica composta dal parlamentare Alessandro Cattaneo, dall'assessore di Pavia Anna Zucconi e dal consigliere comunale Michele Lissia.
Alla visita era presente anche Laura Cesaris, garante dei detenuti per la provincia di Pavia. La delegazione ha incontrato il direttore sanitario Davide Broglia, impegnato nella somministrazione della terza dose di vaccino ai detenuti, e ha potuto visitare il polo psichiatrico, dove sono reclusi i detenuti più difficili, quelli incapaci di intendere e volere. "Il disagio psicologico c'è anche tra i detenuti comuni - spiega Grossi - ma questi casi non sono certificati".
Il carcere, che ospita attualmente 578 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 514 persone, dal punto di vista delle condizioni strutturali è apparso come diviso in due. La parte vecchia, che ospita i detenuti cosiddetti comuni (chi si è macchiato di reati non gravissimi), cade a pezzi.
Le infiltrazioni di acqua dal tetto provocano umidità e muffa nelle celle, dove ci sono problemi con l'acqua calda e con il riscaldamento. Il blocco C, realizzato di recente, è invece "come dovrebbe essere un carcere", spiega l'avvocata Eleonora Grossi. È la sezione dei protetti, i detenuti che hanno commesso reati molto gravi, come le violenze sessuali e gli omicidi, e dove sono ospitati i collaboratori di giustizia. "Le celle, che sono riscaldate e salubri, hanno spazi giusti e ciascuna è dotata di bagno interno e addirittura doccia - aggiunge Grossi.
La direttrice ci ha spiegato che le segnalazioni sulle criticità vengono fatte, ma le risposte tardano ad arrivare. L'obiettivo della visita era proprio questo: gli avvocati vogliono essere un tramite per aprire le porte del carcere verso l'esterno e per arrivare a una soluzione, attraverso chi ha il potere di intervenire".
- Avellino. Il Csv Irpinia-Sannio incontra detenuti del carcere di Sant'Angelo dei Lombardi
- Monza. La biblioteca li vuole dismettere, il Circolo Sardegna: libri ai detenuti
- L'Italia è al quarto posto nel mondo per il livello di avversione ai migranti
- "Eutanasia e cannabis, è ora di ammettere i referendum"
- Fine vita, si incrina il muro Vaticano









