di Paolo Venturi
Avvenire, 19 maggio 2026
Una lezione da Modena: la protezione del singolo non dipende solo dalla velocità con cui arriva il soccorso esterno, ma dall’esistenza di un tessuto sociale capace di risposta diretta, immediata. C’è un gesto che vale più di mille analisi. Quattro cittadini che bloccano un aggressore in via Emilia. Non aspettano una direttiva, non attendono un protocollo: agiscono insieme, istintivamente, perché si sentono parte di qualcosa che vale la pena difendere. Poi, il giorno dopo, cinquemila persone in Piazza Grande si convocano non per una manifestazione politica in senso partitico, ma per qualcosa di più antico e più necessario: per riconoscersi, per dirsi che esistono ancora come comunità.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 19 maggio 2026
Nelle ore successive al brutale attacco avvenuto a Modena, il dibattito pubblico ha preso subito una direzione precisa: terrorismo, radicalizzazione, sicurezza. Una reazione quasi automatica, alimentata dalla dinamica dell’evento e dalle origini marocchine della famiglia del responsabile. Poi gli accertamenti della Procura hanno escluso qualsiasi matrice ideologica o religiosa. E a quel punto è riemerso un altro elemento, molto meno spendibile sul piano politico e mediatico: il grave disagio psichico di Salim El Koudri, trentunenne già seguito dai servizi di salute mentale e poi uscito dal percorso di cura. È qui che si concentra il punto vero della vicenda. Perché il caso di Modena non racconta soltanto un episodio di violenza estrema. Racconta anche la fragilità di un sistema che fatica a intercettare, seguire e mantenere in cura persone con disturbi psichiatrici importanti.
di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 19 maggio 2026
Vannacci cavalca i fatti di Modena per erodere ulteriore consenso alla Lega, che deve rispondere sullo stesso terreno. Mentre Meloni sceglie la strada della prudenza. La prudenza istituzionale di Giorgia Meloni e Matteo Piantedosi da una parte. La controffensiva politica e mediatica della Lega dall’altra. Attorno al caso di Salim El Koudri, il giovane che a Modena ha investito diversi pedoni seminando il panico nel centro cittadino, il centrodestra si è mosso, come è noto, con velocità e registri diversi, lasciando emergere ancora una volta le profonde inquietudini che agitano il partito di Matteo Salvini sul terreno della sicurezza e dell’immigrazione. Un terreno sul quale il leader leghista sente sempre più il fiato sul collo del generale Roberto Vannacci e di Futuro Nazionale, che da settimane martellano contro immigrati, islamismo e italiani di seconda generazione, cercando di intercettare l’elettorato più radicale della destra.
di Marco Aime*
Il Domani, 19 maggio 2026
L’idea di ridurre tutta la complessità dei casi di Modena e dell’omicidio di Sacko a un fatto puramente biologico - e in quanto tale, ineluttabile - dimostra la forza del razzismo di semplificare tutto. Non dobbiamo lasciare che ci si abbandoni all’assenza di volontà e di capacità di comprendere la complessità di un paese che volenti o nolenti è in via di trasformazione. Già è vergognoso che molti giornali, nello scegliere il titolo di un fatto di violenza, metta in luce la nazionalità del colpevole. Lo è ancora di più che quella nazionalità venga invece omessa, quando quel o quei colpevoli sono italiani, qualunque cosa voglia dire questo aggettivo. E perché molti giornali si sono sentiti in dovere di specificare che l’autore del disastro di Modena era italiano, sì, “ma di seconda generazione”.
In Italia 140mila ragazzi vivono nelle periferie “difficili” tra povertà, poca istruzione e violenza
di Thomas Usan
La Stampa, 19 maggio 2026
Save the Children e i “luoghi che contano”: l’indagine racconta le realtà sociali delle città italiane, tra paure e speranze. I bambini nati in un quartiere più svantaggiati sono più esposti al rischio di povertà da adulti e hanno meno possibilità di emergere. Questo è il quadro che traccia Save the Children nella ricerca annuale “I luoghi che contano”, pubblicata oggi (19 maggio). Una lunga indagine, che, attraverso i numeri, racconta le realtà sociali delle città italiane e soprattutto come queste impattino sulla vita e il futuro dei minorenni.
di Fabrizio Geremicca
Il Manifesto, 19 maggio 2026
Napoli, piazzale Tecchio, le 8 del mattino. Il bus dell’Air, azienda regionale di trasporti che copre la tratta tra il capoluogo campano e Mondragone, attende i passeggeri. Salgono una decina di persone e alle 8.10 si parte. Direzione Castel Volturno, il comune di circa 30mila abitanti nel casertano dove il ministro dell’Interno Piantedosi vorrebbe realizzare un Centro di permanenza per il rimpatrio dei migranti da 120 posti, cementificando il parco umido La Piana gestito dal nucleo dei carabinieri per la biodiversità. Il viaggio dura 90 minuti perché richiede un cambio all’altezza di Pineta Grande, dove è sorta alcuni anni fa una clinica privata. Si scende e si aspetta sul ciglio della Domiziana.
di Riccardo Noury*
Il Domani, 19 maggio 2026
Complessivamente, nel 2025 le esecuzioni sono cresciute del 78 per cento rispetto alle almeno 1518 del 2024. Lo sconvolgente aumento delle esecuzioni non implica che non vi siano progressi: quando, nel 1977, Amnesty International avviò la sua campagna contro la pena di morte, solo 16 stati l’avevano abolita. Secondo l’ultimo rapporto annuale di Amnesty International sulla pena di morte nel mondo, appena diffuso, nel 2025 le esecuzioni hanno raggiunto il numero più alto dal 1981: almeno 2707 persone sono state messe a morte in 17 stati e parliamo delle esecuzioni note. Questo impressionante record è stato dovuto a una manciata di governi determinati a imporre la legge della paura.
di Daniele Zaccaria
Il Manifesto, 19 maggio 2026
Se esistesse un premio Nobel per la pena di morte, sarebbe vinto a mani basse dall’Iran degli ayatollah e dei pasdaran. Nessun altro Paese al mondo ha infatti giustiziato così tante persone nel 2025: almeno 2.159 esecuzioni in dodici mesi, più del doppio rispetto all’anno precedente, una cifra che da sola alimenta l’escalation globale registrata da Amnesty International nel suo nuovo rapporto annuale sulla pena capitale. È la fotografia di un regime assediato, che negli ultimi anni ha ulteriormente stretto la vite sui diritti. Basti pensare che nel rapporto non sono conteggiate la brutale repressione delle rivolte di piazza dello scorso gennaio (30mila vittime), e la successiva “caccia alle spie” dopo i bombardamenti di Usa e Israele e la morte della Guida suprema Alì Khamenei che ha consegnato tutto il potere nelle mani dei Guardiani della Rivoluzione.
di Elena Molinari
Avvenire, 19 maggio 2026
Arresti e deportazioni, nel secondo mandato del tycoon, si sono moltiplicati in maniera esponenziale: la “tolleranza zero” della Casa Bianca riguarda sempre più spesso nuclei familiari con figli nati sul suolo degli Stati Uniti. Oltre 200mila bambini negli Stati Uniti hanno almeno un genitore detenuto o deportato a causa delle retate anti-immigrazione della seconda Amministrazione Trump. Di questi, circa 145mila sarebbero cittadini americani. È la stima contenuta in una nuova analisi della Brookings Institution, centro di ricerca non profit centenario e bipartisan di Washington, condotta insieme alla Georgetown University, che fotografa un fenomeno molto più ampio rispetto ai dati ufficiali. Nel 2018, durante il primo mandato di Donald Trump, la separazione di circa 5.500 bambini dai genitori fermati al confine con il Messico provocò indignazione internazionale, proteste, una valanga di critiche politiche e infine una parziale marcia indietro della Casa Bianca.
di Conchita Sannino
La Repubblica, 18 maggio 2026
Per l’associazione nazionale magistrati è uno dei temi più urgenti. Il primo dialogo istituzionale con il presidente Mattarella è fissato per domani, al Quirinale. Con via Arenula si potrebbe aprire, invece, il primo confronto su possibili forme di depenalizzazione. “Il ministro Nordio ci ha chiesto di collaborare come Anm e di elaborare delle proposte”, conferma ieri il presidente Giuseppe Tango, sebbene lo scetticismo sia forte - trapela dal comitato direttivo di ieri - rispetto a un governo che da un lato aumenta reati e pene, nei decreti Sicurezza, dall’altro dichiara di voler “alleggerire” il dramma delle carceri. Ma c’è questo tema, tra i più urgenti, ad accomunare i distinti appuntamenti, scritti nell’agenda dell’Associazione nazionale magistrati: il sovraffollamento salito all’inaccettabile quota del 140 per cento, la sofferenza delle persone detenute, con il caldo alle porte.
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