Il Giorno, 10 dicembre 2021
Messo alle strette il detenuto ha confessato l'omicidio. Strangola e uccide il compagno di cella. Nuovo caso di omicidio nel carcere di Caltagirone. È stata la scoperta di un uomo senza vita, avvenuta due giorni fa, a fare scattare le indagini della Polizia penitenziaria, affiancata dai carabinieri della Compagnia di Caltagirone.
Messo alle strette, il compagno di cella della vittima, ha confessato le proprie responsabilità. La procura di Caltagirone ha subito disposto l'intervento del medico legale e da una prima ispezione cadaverica è emerso che il decesso provocato da una "forma di asfissia meccanica violenta da strangolamento", sarebbe avvenuto almeno 48 ore prima del rinvenimento del corpo.
Il procuratore Giuseppe Verzera e il sostituto procuratore Natalia Carrozzo, hanno chiesto e ottenuto la convalida dell'arresto e l'applicazione della misura cautelare della custodia cautelare in carcere, "sussistendo a suo carico gravi indizi di colpevolezza". Un mese fa nel carcere di Caltagirone fu scoperto un altro caso di omicidio, quello di Giuseppe Calcagno, avvenuto il 2 gennaio, inizialmente valutato come morte naturale: dalle indagini emerse che fu il compagno di cella a strangolarlo.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 10 dicembre 2021
Aveva detto di non farcela più. Alla fine, mercoledì, è stato ritrovato impiccato nel carcere di Ascoli Piceno dai compagni di cella dopo l'ora d'aria. Aveva comunicato di essere ridotto a 50 kg di peso, di vomitare ogni giorno oltre a essere sofferente delle patologie psichiche documentate agli atti. Aveva detto di non farcela più. Alla fine, mercoledì, è stato ritrovato impiccato nel carcere di Ascoli Piceno. A trovare senza vita Roberto Franzè nella sezione "alta sicurezza" del carcere, attorno alle 11, sono stati i suoi compagni di cella, rientrati dall'ora d'aria. Gli agenti penitenziari non hanno potuto fare nulla per salvare l'uomo che si sarebbe suicidato utilizzando un lenzuolo.Un suicidio annunciato quello di Ascoli Piceno, come accade non di rado nelle carceri italiane.
Sulla morte di Franzè si sono espressi i legali dell'uomo, Giambattista Scalvi e Anna Marinelli del foro di Bergamo: "È stato un suicidio annunciato da lettere quotidiane ai magistrati dei procedimenti nei quali era indagato". Gli avvocati di Franzè, proseguono sottolineando che due giorni prima del tragico evento, "il proposito suicidario era stato di nuovo comunicato da parte dei difensori alle istituzioni competenti. Franzè aveva comunicato di essere ridotto a 50 kg di peso, di vomitare ogni giorno oltre ad essere sofferente delle patologie psichiche documentate agli atti. Aveva detto di non farcela più e di non poter attendere la sciatteria degli enti pubblici nel ritrovare una comunità che potesse ospitarlo per le proprie patologie".
Roberto Franzè, 45 anni, d'origini calabresi, in passato era residente in Valtrompia, attualmente a Pumenengo, nella Bergamasca. Era invalido e anche per questo chiedeva di potersi difendere dalle accuse mosse nei suoi confronti, in un contesto diverso da quello di un istituto di pena. A quanto si è appreso, gli avvocati di Franzè avrebbero trovato comprensione per il loro assistito nel magistrato di sorveglianza competente, ma tra questo e il trasferimento in una comunità ci si sarebbe messa di mezzo la burocrazia.
L'uomo, ristretto nella casa circondariale di Ascoli Piceno già da tempo, era finito al centro di un'altra inchiesta, l'operazione "Atto finale", conclusasi con 67 indagati in tutto di cui 14 finiti in carcere, condotta da carabinieri, polizia e Guardia di finanza e coordinata dalla Dda di Brescia, che ha fatto emergere una serie di reati tra cui, usura, estorsione e riciclaggio oltre a un presunto giro di fatture false, con l'aggravante del metodo mafioso.
In ottobre, Franzè era stato condannato a tre anni in abbreviato per una tentata estorsione da 100 mila euro, aggravata dal metodo mafioso, ai danni di una coppia di imprenditori della Bassa, minacciati dal 45enne dopo il licenziamento della moglie, all'epoca incinta. La difesa aveva annunciato il ricorso in appello.
Aveva cercato di dimostrare la propria innocenza per le accuse delle quali era indagato o imputato e aveva chiesto di poterlo fare da persona libera o con una misura cautelare che gli consentisse di stare con la propria moglie e la propria famiglia anche per le proprie gravi condizioni di salute. Ma alla fine, non ce l'ha fatta più. Con la sua morte, siamo a 52 suicidi dall'inizio dell'anno. Appare sempre di più, una mattanza senza fine.
radicali.it, 10 dicembre 2021
"Il Consiglio regionale del Lazio ha approvato questa mattina una nostra mozione che chiede di intervenire presso il Governo affinché i provvedimenti legislativi a oggi sospesi, che consentirebbero ai bambini di non entrare più in carcere insieme alle loro madri, vengano al più presto approvati". Così in una nota Alessandro Capriccioli, capogruppo di +Europa Radicali, e Marta Bonafoni, capogruppo della Lista civica Zingaretti, presso il consiglio regionale del Lazio.
"I punti cardine della mozione sono due: il primo chiede al Presidente di intervenire presso gli organi competenti affinché venga discussa e approvata la modifica della legge 62/2011, attualmente ferma in commissione giustizia alla Camera, che individua le case famiglia protette come destinazione prioritaria per le donne con bambini; la mozione chiede poi che sia emanato il decreto ministeriale per ripartire tra le regioni il fondo destinato dalla legge di bilancio 2021 proprio alle case famiglia protette, consentendo così che possa essere effettivamente utilizzato.
In Italia, attualmente, le case famiglia protette sono solo due, di cui una sul territorio della nostra regione (la casa di Leda, che oggi ospita 6 donne con 8 bambini): ma la questione dei bambini in carcere, che torna ciclicamente all'attenzione dell'opinione pubblica e del legislatore, richiederebbe un potenziamento è un incremento di queste strutture. Per questo riteniamo che l'approvazione di questa mozione sia particolarmente importante, e ci auguriamo che altri consigli regionali insistano sul punto affinché governo e parlamento affrontino definitivamente la questione: nessun bambino dovrebbe più varcare la soglia di un istituto penitenziario".
di Valentina Murrieri
lecceprima.it, 10 dicembre 2021
Un lettore denuncia le condizioni in cui versano i cittadini reclusi a Borgo San Nicola, dove intanto sono iniziati però i lavori in una delle sezioni. Il 16 dicembre la Garante dei diritti delle persone private della libertà personale incontrerà la dirigenza del carcere e l'associazione Antigone.
"Vi scrivo per denunciare lo stato di degrado della casa circondariale di Lecce. I detenuti soffrono il freddo e spesso sono costretti a soggiornare in celle da tre". Queste le parole che un lettore ha inoltrato alla nostra redazione, per segnalare il problema del sovraffollamento carcerario. "Nemmeno gli animali vengono trattati in questo modo inumano. Se si trovano lì hanno certamente sbagliato ed è giusto che paghino, ma ciò non toglie che si possa sempre rimediare ai propri errori e, con la buona volontà, reintegrarsi nella società". Una denuncia tutt'altro che priva di fondamento e che trova corrispondenza nelle parole di Maria Mancarella, garante dei diritti delle persone private della libertà personale, interpellata dal nostro giornale.
"I termosifoni restano accesi soltanto un paio di ore nel pomeriggio: va da sé che è un tempo insufficiente per riscaldare regolarmente un edificio tanto grande. Il punto è che al mattino, a Borgo San Nicola, i detenuti sono quasi tutti fuori dalle celle: chi per motivi di lavoro, chi di studio. Nel pomeriggio è poi il momento dei video-colloqui via Skype. Senza contare che a Lecce abbiamo un sistema di sorveglianza dinamica pertanto, dalle prime ore del giorno e fino al momento del rientro, tutti i cittadini reclusi sono lontani dalle proprie celle. Tra riscaldamento attivato tardi, infissi datati e problemi di umidità dell'edificio, i detenuti finiscono per restare al freddo. Quando i problemi strutturali sono seri e le dimensioni della spesa particolarmente ingenti, non è semplice trovare soluzioni immediate", spiega la garante, nominata dall'amministrazione comunale nel 2018.
Il problema del freddo avvertito dai detenuti è strettamente legato allo stato dei locali di Borgo San Nicola, con muri che si presentano ormai da anni ricoperti anche da muffa. Complessa e delicata la situazione in cui versa un carcere vecchio, che si è mantenuto tramite una amministrazione ordinaria fatta in economia, tramite il gruppo della manutenzione interna (alla quale collaborano gli stessi detenuti). Finalmente, però, un piano della sezione R (quella in cui sono reclusi i cittadini con sentenze passate in giudicato), è stata svuotata per consentire degli interventi di restauro.
"La manutenzione ha comportato inevitabili trasferimenti: alcuni sono stati spostati in un altro edificio, più recente e nuovo, ma un paio di piani non possono essere occupati perchè a disposizione per eventuali quarantene dei detenuti in ingresso e in uscita. Ecco perché, in alcuni casi, si possono trovare tre detenuti nella stessa cella", continua Mancarella. Tre cittadini reclusi all'interno della stessa stanza prima costituivano una eccezione. Ma, al netto della contingenza dei lavori in corso nel carcere leccese persiste il fenomeno, endemico, del sovraffollamento. "Una certezza relativa a tutte le carceri italiane. Un problema grave e serio che non sembra essere preso nella giusta considerazione, - prosegue - Un terzo dei reclusi ha alle spalle pene brevissime, al di sotto dei quattro anni: molti di loro potrebbero essere ristretti ai domiciliari o affidati in prova ai servizi sociali, ma ciò non accade".
Intanto, il prossimo 16 dicembre la garante incontrerà Antigone, la direttrice dell'istituto penitenziario, la responsabile dell'area sanitaria e la presidente reggente del Tribunale di sorveglianza. Ha assicurato che in occasione di quell'appuntamento chiederà ai dirigenti del carcere un sopralluogo per verificare lo stato e le fasi degli interventi in corso e accertarne i tempi. "Sarà anche l'occasione per illustrare alla cittadinanza i problemi del carcere leccese in tempo di Covid, attenuati però da una gestione che non è delle peggiori, anzi.
Durante la pandemia, per esempio, la presenza costante della direttrice e del comandante della polizia penitenziaria, disponibili e preoccupati per le condizioni di salute dei detenuti, ha consentito che al momento delle rivolte in Italia, Lecce non ne restasse coinvolta.
Tanto che i detenuti hanno ricevuto l'encomio per come hanno affrontato e gestito i primi, difficili momenti del lockdown". Di certo c'è che ora il piano di restauro in atto nella casa circondariale interesserà più padiglioni. Man mano che verranno restaurate le sezioni, bisognerà spostare i detenuti nelle altre. Ma si tratta di "sacrifici a fondo perduto", come li ha definiti Mancarella, in vista di maggiori benefici e di un carcere più nuovo successivamente.
Messaggero Veneto, 10 dicembre 2021
Sono saliti a diciotto i detenuti del carcere di via Spalato positivi al coronavirus. Una situazione che ha costretto già nelle scorse settimane la direzione del carcere e l'Azienda sanitaria ad assumere decisioni drastiche, con la quarantena per tutti i detenuti nella casa circondariale (attualmente sono 128). I positivi sono stati sistemati al piano terra dell'istituto di pena: anche per questo nelle scorse ore la direzione del carcere, in accordo con AsuFc, ha alleviato alcune misure per i detenuti che si trovano ai piani superiori.
"Oggi sarà effettuato un nuovo screening", conferma la direttrice del carcere, Tiziana Paolini, con tamponi molecolari che dovrebbero tra la serata di oggi e la mattinata di domani permettere di capire se e quanti detenuti si sono negativizzati. Il garante Franco Corleone chiede alle autorità di adoperarsi per garantire la dignità dei detenuti, "costretti a stare tutto il giorno con indosso le mascherine Ffp2 e a dover rinunciare ai colloqui con i familiari".
Secondo Corleone "Servirebbe una struttura per le quarantene che sia esterna al carcere. E, più in generale, sarebbe corretto destinare a comunità terapeutiche i detenuti con disagio mentale, oltre a operare una riflessione su quelli in scadenza di pena, con l'obiettivo di alleggerire la situazione di sovraffollamento di una struttura che potrebbe ospitare al massimo 90 persone".
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 10 dicembre 2021
Il caso è seguito dal garante campano Ciambriello. Lo psichiatra consiglia la terapia farmacologica e il ricovero in ambiente idoneo. Il suo difensore ha presentato due istanza di differimento della pena rimaste inevase. Si dice che i suicidi sono imprevedibili, ma non è sempre vero. Soprattutto per quanto riguarda le patrie galere, accade che i segnali dei detenuti ci sono tutti e si possono, quindi, prevenire. Nel carcere di Secondigliano, a Napoli, è recluso un ragazzo di nome Mario Argenio, persona psicologicamente fragile che ha dimostrato, anche poco prima della propria incarcerazione per fatti commessi 13 anni prima, tutta la propria fragilità con gesti autolesionistici. Deve scontrare tre anni di pena, ma la sua situazione è peggiorata.
Per lo psichiatra il detenuto Argenio è affetto da Sindrome Depressivo - Ansiosa con sintomi protratti post- Covid - L'avvocato difensore Danilo Iacobacci ha inviato una istanza urgente alla magistratura di sorveglianza per chiedere un differimento pena. Ma tuttora è rimasta inevasa. La preoccupazione trova fondamento anche dall'ultima visita effettuata dallo psichiatra. Nel certificato si legge che il medico ha trovato il detenuto Argenio, affetto da "Sindrome Depressivo - Ansiosa con sintomi protratti post-covid (astenia, abulia, inappetenza) in soggetto con disturbo di personalità fobico- ansiosa e storia di ritardo nell'apprendimento e nel linguaggio con attuale ideazione suicidaria". Per questo, lo psichiatra consiglia una terapia farmacologica e, soprattutto, un ricovero in ambiente idoneo. Per "idoneo" si sottintende che non può essere il carcere.
Dopo la prima istanza rimasta inevasa, l'avvocato tenta nuovamente con la richiesta urgente di differimento dell'esecuzione della pena, in subordine la richiesta della detenzione domiciliare per gravi motivi di salute, stante la manifesta incompatibilità delle condizioni di salute mentale del ragazzo con la detenzione carceraria. L'istanza è stata integrata allegando diverse certificazioni mediche attestanti i gravissimi problemi psichiatrici e le tendenze suicidarie di Mario Argenio.
Secondo il suo avvocato "per come constatato dai familiari, è soggetto incapace di intendere e di volere" - "A tal fine - scrive l'avvocato Iacobacci nell'istanza urgente - si rappresenta che la situazione è allarmante ed i familiari ancora ignorano diagnosi e cure effettuate in carcere, non essendo mai stata consegnata allo scrivente la chiesta documentazione/relazione sanitaria, né mai comunicati i farmaci che si stanno somministrando all'Argenio; il quale, allo stato, per come constatato dai familiari, è soggetto incapace di intendere e di volere, non presente a sé stesso ed in preda ad allucinazioni visive ed uditive".
L'avvocato e la famiglia non conoscono neppure quali diagnosi e cure siano state predisposte in carcere - Com'è detto, il ragazzo è un soggetto psicologicamente fragile, che ha dimostrato, anche poco prima della propria incarcerazione, tutta la propria fragilità con gesti autolesionistici che hanno condotto alle cure del caso negli appositi reparti della sanità pubblica locale. Una condizione patologica che attualmente è giunta ad un punto limite, essendo stato constatato dai familiari che il ragazzo si trova letteralmente fuori di senno, non ragiona ed ha allucinazioni.
"Parallelamente - si legge sempre nell'istanza - non è stata ancora consegnata al difensore la documentazione sanitaria richiesta per iscritto al Direttore della Casa di Reclusione, e quindi l'istante difesa e la famiglia del detenuto si trovano nella drammatica condizione di non conoscere neppure quali diagnosi e cure siano state predisposte in carcere, anche perché il Mario è soggetto che francamente, per come constatato dai familiari, non è in condizione di prestare il consenso a trattamenti sanitari".
Il garante della Campania, Samuele Ciambriello, sta seguendo il caso - Il ragazzo però è seguito dal Garante regionale Samuele Ciambriello che subito si è attivato, a seguito della segnalazione dei famigliari. Con non poca difficoltà, visto che Argenio ha fortissimi problemi cognitivi, è stato convinto nel farsi aiutare e trasferito nell'articolazione psichiatrica del carcere di Secondigliano dove può essere seguito meglio. Il problema è che risulta singolare la condanna alla pena carceraria, mentre - come è stato certificato - ha evidenti problemi di ritardo mentale e il carcere gli ha peggiorato lo stato di confusione mentale. Nel frattempo, almeno ad oggi, le istanze per il differimento pena o, in subordine, la detenzione domiciliare, risultano ancora inevase dalla magistratura di sorveglianza.
di Antonio Mangione
internapoli.it, 10 dicembre 2021
È stato assolto per non aver commesso il fatto Aniello Sequino, finito sotto processo con l'accusa di omicidio del detenuto Fabio De Luca. Il gup di Isernia, Dott. Sicuranza, ha emanato poco fa la sentenza a carico di Sequino (difeso dall'avvocato Salvatore Cacciapuoti).
Anche l'accusa, vista l'assenza degli elementi probatori a carico dell'imputato, aveva chiesto l'assoluzione. Ed in effetti all'esito del processo Sequino è stato assolto da ogni accusa riguardo l'omicidio avvenuto nel 2014.
La vicenda giudiziaria - De Luca fu ritrovato senza vita nelle celle del penitenziario, in circostanze poco chiare. Aveva 45 anni quando, nel novembre del 2015, fu portato d'urgenza in ospedale in gravi condizioni. Era recluso per rapina ai danni della madre residente. Il reato ipotizzato inizialmente era quello di morte o lesioni come conseguenza di altro delitto. Le gravi condizioni in cui versava - grave trauma cranico e conseguenti lesioni cerebrali all'altezza della nuca - ne determinarono il trasferimento a Campobasso per essere sottoposto a intervento chirurgico alla testa.
L'11 novembre, dopo circa una settimana di agonia in rianimazione, De Luca muore al Cardarelli a seguito dei traumi riportati. A seguito dell'autopsia si ipotizzò che ad ammazzare De Luca non fu una caduta accidentale, così come si era ipotizzato inizialmente, ma un "trauma cranico multifocale". Dunque si fece strada l'ipotesi di un pestaggio in cella. Tre ex compagni di detenzione della vittima furono accusati di omicidio dalla procura di Isernia. Tra questi c'è anche Aniello Sequino di Giugliano. Oggi la sua vicenda giudiziaria ha avuto fine con la completa assoluzione.
Corriere del Veneto, 10 dicembre 2021
Ormai da diciassette anni, la bontà dei panettoni preparati dai detenuti del carcere Due Palazzi (finora acquistabili soltanto online) è conosciuta non solo a Padova ma nel resto d'italia. Da mercoledì prossimo potrà essere maggiormente apprezzata nella nuova caffetteria-pasticceria Giotto che gli stessi detenuti, col supporto della coop sociale Work Crossing di via Forcellini, inaugureranno a due passi dal centro storico cittadino, all'angolo tra corso Milano e riviera Mussato, dove fino a pochi mesi fa c'era lo store di Bang&olufsen.
Nel locale, oltre ai rinomati panettoni, sarà possibile gustare pure torte, brioche e pasticcini, sempre elaborati dalle persone attualmente recluse nel carcere di Montà. "Abbiamo deciso di aprire questo spazio in punta di piedi - ha spiegato ieri mattina, durante la pre inaugurazione, il presidente di Work Crossing, Matteo Marchetto - con rispetto per la città che ci accoglie e con la speranza di offrire un'opportunità in più ai padovani. Molti di loro, infatti, già conoscono i nostri panettoni, ma forse non sanno che, al Due Palazzi, i detenuti lavorano praticamente tutti i giorni dell'anno, preparando tanti altri prodotti di pasticceria.
E proprio per questo motivo, abbiamo pensato che fosse giusto allestire questo locale e far sapere a tutti quanto succede in quello che è sicuramente un luogo di punizione, dove sono detenute persone che hanno sbagliato, ma che è anche un luogo in cui queste stesse persone - ha aggiunto Marchetto - chiedono di essere rieducate per tentare, almeno in parte, di restituire alla comunità ciò che le hanno tolto. Insomma, accompagnare al lavoro questi uomini, significa aiutarli, una volta scontata la pena, a ritornare a vivere nella legalità". Per la cronaca, nel nuovo negozio, che sarà aperto tutti i giorni dalle 7 alle 20, verranno impiegati, a rotazione, 46 detenuti del carcere.
di Alessandro Gassmann
La Repubblica, 10 dicembre 2021
I detenuti del carcere minorile di Palermo hanno una nuova chance. Grazie a due eroiche signore. Per tutti noi, molto spesso, un grande cambiamento nella vita equivale a una "seconda nascita". Per molti ragazzi sfortunati questa possibilità diventa realtà, grazie a Cotti in Fragranza, e alle sue promotrici Nadia Lodato e Lucia Lauro, della cooperativa Rigenerazioni Onlus.
Era il 2016 quando decisero di coinvolgere i ragazzi del carcere minorile di Palermo Malaspina in questa avventura: grazie agli insegnamenti dei maestri pasticcieri, i detenuti cominciarono a realizzare prodotti culinari di eccellenza con ingredienti bio e a chilometri zero. Un'iniziativa di altissima qualità e grande impatto sociale, che permette ai ragazzi di diventare autonomi al di fuori del percorso detentivo.
Dal 2017 i manicaretti realizzati dalla cooperativa hanno varcato i confini dell'isola, sbarcando sugli scaffali delle botteghe equosolidali di tutta Italia; nel 2019 addirittura sono sbarcati in Belgio; attualmente Cotti in Fragranza vende i propri prodotti in ben sessanta punti vendita tra l'Italia e l'estero. Tre anni fa è stata avviata una collaborazione con Libera Terra: ne è nato un biscotto salato (il "Cecireddo"), con materie prime prodotte nei terreni confiscati alla mafia.
Viene poi inaugurato un secondo nucleo operativo nell'ex convento di Casa San Francesco, quartiere Ballarò, per aumentare il numero dei giovani coinvolti, e affiancare alla produzione di biscotti quella di pasti per le mense cittadine.
Oggi la cooperativa ha avviato in tutto 43 percorsi professionali, e ha prodotto finora 27 mila chili di ottimi biscotti; e dopo l'apertura del Bistrot Al Fresco nell'ex convento, avvenuta nel 2019, Gambero Rosso ha premiato Cotti in Fragranza come miglior Progetto sociale Food d'Italia. Il Bistrot Al Fresco nell'Alleanza Slow Food dei cuochi. Complimenti dunque a Nadia, Lucia e a tutte le persone di Cotti in Fragranza.
di linda meoni
La Nazione, 10 dicembre 2021
Una pubblicazione che "chiude il cerchio" attorno al cortometraggio che ha visto protagonisti i detenuti del Santa Caterina. Ogni vita porta con sé un lutto, dove "lutto" non è solo cessazione fisica e biologica dell'esistenza ma è anche un'idea privata di morte, quella che ti sfiora quando ti piacerebbe avere una famiglia che ti ama e non ce l'hai, quando un padre violento scarica su di te, bambino, la sua rabbia, quando alla fine le giravolte imprevedibili della vita ti confinano dietro le sbarre, in un buco di disperazione ancora più grande.
Perché alla fine "la carcerazione è il vero lutto". È un viaggio nell'anima dei detenuti quello proposto da "Senza pregiudizio-Dove il cinema si fa riscatto" (Metilene, 2021), il libro che arriva a chiudere il progetto condotto dall'associazione teatrale Electra riuscita a confezionare il cortometraggio "Stabat mater" ispirato a un'opera di Grazia Frisina che tanto successo ha riscosso dove i protagonisti sono proprio i detenuti. Oggi dunque ecco un nuovo, ultimo atto che si inserisce in quella umana catena che vuole restituire dignità al carcerato, che passa attraverso le pagine di questa pubblicazione pronta ad essere presentata venerdì 10 dicembre (ore 10) al teatro Bolognini in occasione della Giornata mondiale dei diritti umani.
Il volume ripercorre la genesi di questa produzione cinematografica, a partire dall'approccio con gli stessi detenuti, ai quali in prima battuta sono state sottoposte tutta una serie di domande utili a "scavare, con discrezione, un profilo privato e che in qualche modo coincideva, in prospettiva emozionale, con la storia di una Madre colta nel momento in cui pare non esserci possibilità alcuna per intervenire. Solo il dolore e solo la paura divampano, in quel tragico momento.
Andavo - è il racconto del regista Tesi -per trasferimento a raccontare le loro vite, colte nella stasi più assoluta. Leggendo ancora oggi le schede che conservo gelosamente, non riesco a comprendere totalmente come non si sia riusciti, noi esterni, a non farci soffocare dall'emozioni. Oggi, ho qualche complesso di colpa. Penso di aver avuto la pesantezza di un elefante con costoro, ma penso anche che se non avessi agito con determinazione e talvolta durezza, oggi saremmo sempre a girare la prima scena. Riscoprendo, ora, la loro calligrafia confusa, l'incisione profonda della penna lasciata sul foglio, comprendo come più delle volte il destino per alcuni è segnato".
E ancora: "La detenzione fa riaffiorare, nell' essere umano, qualcosa di fanciullesco. Imprigioni una persona, ritornerà bambino. Se certe intimità fossero state raccolte su una spiaggia, dagli stessi uomini, guardando il mare, avrebbero sortito senz'altro un effetto diverso. Era il luogo in cui venivano sussurrate le loro confidenze che le rendevano ancora più tristi. Infiniti quesiti mi ponevo all'uscita del Carcere, che ancora oggi non hanno trovato soluzione".
Alla mattinata interverranno l'avvocato Maria Brucale del direttivo Nessuno tocchi Caino, il magistrato di sorveglianza e membro della Commissione per l'innovazione del sistema penitenziario Fabio Gianfilippi, l'attore Giuseppe Sartori (che in Stabat mater è protagonista assieme a Melania Giglio) e il regista del corto Giuseppe Tesi. Modera il giornalista Davide Dionisi. La pubblicazione che è sostenuta da Far.com potrà essere acquistata alle farmacie comunali 1 (viale Adua 40) e 2 (via Manzoni 10) a Pistoia.
- Novara. Aggiornato e firmato il protocollo d'intesa sulla Giustizia riparativa
- Vicenza. "Libere golosità" dal carcere, apre il negozio monomarca
- Livorno. "Il tempo creativo della pena", esposizione opere artigianato realizzate dai detenuti
- Le missioni militari? "Servono a difendere l'industria del petrolio"
- Migranti. Violenza, morte e ambiguità









