di Ferhat Inam*
Il Dubbio, 23 ottobre 2025
La Turchia si trova di fronte a una nuova era di repressione che prende di mira la comunità Lgbtq+. Le dichiarazioni di Erdogan e dell’AKP sull’”imposizione Lgbt” fanno parte di una campagna pubblica che criminalizza le persone Lgbtq+ visibili. Il disegno di legge dell’11° Pacchetto Giudiziario mira a legalizzare tutto ciò. I testi del disegno non rappresentano solo una regolamentazione legale, ma un tentativo del governo di disciplinare corpi e identità.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 22 ottobre 2025
La direttiva per i direttori e agenti penitenziari riconosce le criticità del sistema, ma scarica sugli operatori la responsabilità di un sistema al collasso. Mentre il sovraffollamento non cala e i suicidi continuano - siamo alla 68esima persona ristretta che si toglie la vita, mentre muore un detenuto di 265 chili in attesa di un letto adeguato - c’è un passaggio della nota che il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ha inviato la scorsa settimana ai direttori degli istituti che rivela, più di ogni statistica, lo stato di sofferenza del sistema carcerario italiano.
di Guido Sola
lapressa.it, 22 ottobre 2025
Questo carcere è pensato solamente per infliggere sofferenze nella perenne, inutile, sospensione della quotidianità. Questo carcere va ripensato. È sovraffollato. Certo. Ma è, anche e prima ancora, immobile. Questo carcere, oggettivamente, è un’istituzione sempre uguale a se stessa. Improntata a non-vita. Tutto ciò non può non produrre disperazione. È la disperazione, in ultima analisi, a condurre le persone che quotidianamente vi si trovano recluse a perdere la speranza. E, senza speranza, come noto, non possono esservi né vita né vite. Il problema, a conti fatti, non è il carcere. Perché il carcere è sempre esistito e, oggettivamente, deve esistere. Ma è questo carcere. Perché questo carcere è pensato solamente per infliggere sofferenze nella perenne, inutile, sospensione della quotidianità.
di Andrea Sparaciari
La Notizia, 22 ottobre 2025
Ma le statistiche raccontano altro. Per il ministro Nordio a togliersi la vita sarebbero i detenuti prossimi alla liberazione. Il sovraffollamento carcerario non determina i suicidi. È l’ultima perla regalata dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Parlando al convegno della Fondazione Essilor Luxottica, il Guardasigilli ha infatti spiegato: “Molti suicidi dei detenuti avvengono, non all’ingresso in carcere, quando ti crolla il mondo addosso - ed in quel momento non vedi altra soluzione se non toglierti la vita -, ma quando le persone stanno per uscire”. “Rispetto ai problemi del sovraffollamento nelle carceri questo non ha alcuna relazione con i suicidi, come si legge sui giornali”, ha continuato Nordio, “Il sovraffollamento determina semmai l’aggressività, mentre è la solitudine che determina il suicidio, la disperazione, la mancanza di speranza”.
di Salvatore Toscano
L’Indipendente, 22 ottobre 2025
Nelle carceri italiane stanno aprendo le prime stanze dedicate ai colloqui intimi, in osservanza della sentenza della Corte Costituzionale che, quasi due anni fa, ha dichiarato illegittimo il divieto assoluto di affettività in carcere. Seguendo l’esempio degli istituti di Padova e Terni, il Lorusso e Cotugno di Torino si doterà, a partire dal primo novembre, di una stanza per gli incontri affettivi. Questi ultimi, proprio come per i colloqui, potranno essere richiesti dai detenuti una volta al mese, per una durata di un’ora. L’utilizzo del locale, privo della supervisione della polizia penitenziaria, è disciplinato da ordinanze interne che si rifanno alle linee guida del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (DAP). Secondo quanto stabilito da quest’ultimo, non potranno accedere alla misura i reclusi sottoposti a isolamento sanitario o a regime di 41bis e coloro che hanno commesso durante la detenzione un’infrazione disciplinare o violato la legge, possedendo ad esempio microtelefoni o sostanze stupefacenti.
di Don David Maria Riboldi
L’Unità, 22 ottobre 2025
Il 22 ottobre del 2022 il Governo Meloni faceva il giuramento al cospetto del Presidente Mattarella. La memoria mi ha riportato a quell’intervista al neo ministro della Giustizia, che attendevo con trepidazione. Tanti amici, tra avvocati e magistrati, mi avevano acceso alte aspettative su di lui. L’avevo vista, subito. Fuori dal Quirinale. Ora, riascoltandola a distanza di tre anni fa un po’ effetto. Si può trovare il video su Raiplay. Disse così (trascrizione mia): “La velocizzazione della giustizia transita attraverso una forte depenalizzazione, quindi una riduzione dei reati; quindi bisogna eliminare questo pregiudizio che la sicurezza o la buona amministrazione siano tutelati dalle leggi penali: questo non è vero, l’abbiamo sperimentato sul campo, soprattutto quelli come me che hanno fatto 40 anni il pubblico ministero”.
di Società della Ragione
Il Manifesto, 22 ottobre 2025
Per la Giornata internazionale della donna 2025 il Governo Meloni ha presentato il disegno di legge che introduce il delitto di femminicidio, approvato dal Senato e ora alla Camera (ddl n. 2528). Il ddl femminicidio è l’ultimo di una serie di provvedimenti che affrontano la violenza di genere con politiche senza risorse, incapaci di prevenirla. Si tratta di norme penali che inaspriscono le sanzioni: usi simbolici del diritto penale, ispirati a panpenalismo e securitarismo. L’assenza di risorse significa mancanza di investimenti nell’educazione al rispetto e nel contrasto alla cultura patriarcale.
di Rosamaria Fumarola
Il Fatto Quotidiano, 22 ottobre 2025
Per assicurarsi pubblico i media prediligono una lettura superficiale, capace di sollecitare un interesse morboso ma non di far comprendere i meccanismi profondi. Con cadenza quotidiana apprendiamo della morte di almeno una donna per mano del proprio uomo, veniamo a conoscenza dei particolari macabri del delitto e ne seguiamo le vicende giudiziarie, senza che però nessuno di noi comprenda davvero la sostanza dei fatti e men che meno gli aspetti psicologici profondi dei protagonisti, forse perché la natura della divulgazione mediatica lo impedisce o forse perché la priorità non è quella di informare i cittadini, ma di tenere in piedi il circo mediatico.
di Giuseppe Anzani
Avvenire, 22 ottobre 2025
Il castigo, di sua natura, si occupa del “dopo”. La vita va difesa “prima” potenziando tutti gli strumenti a disposizione. Le continue cronache di femminicidio sono dolore e sgomento. La coscienza collettiva è pervasa dalla riprovazione unanime, eppure resta desolata e impotente. Il primo approccio, reattivo e persino rabbioso, va diretto alla lotta: “ma non ci sono leggi a frenare questi crimini?”. Certo che ci sono, e non da ieri. È del 2011 la Convenzione di Istanbul “sulla prevenzione della violenza contro le donne e la lotta contro la violenza domestica”, firmata dai Paesi membri del Consiglio d’Europa. In Italia speciali misure penali sono state inserite dalla legge 119 del 2013, sui “maltrattamenti”, lo stalking e gli atti persecutori, le violenze; e poi la legge sul “codice rosso” del 2019, e poi la legge 168 del 2023; fino al disegno di legge n. 1433, approvato dal Senato nel luglio scorso e trasmesso alla Camera, per punire il femminicidio con l’ergastolo.
di Simona Musco
Il Dubbio, 22 ottobre 2025
Sei anni dopo “Angeli e Demoni” il Parlamento approva una legge per normalizzare la sfiducia nei servizi sociali: più controlli sugli affidi ma nessuna prevenzione rispetto ai maltrattamenti. Cento trentuno sì, zero contrari, opposizioni astenute. La Camera ha approvato il ddl in materia di tutela dei minori in affidamento, norma voluta dalla ministra della Famiglia Eugenia Roccella e dal ministro della Giustizia Carlo Nordio che ha l’obiettivo di prevenire e ridurre il ricorso a periodi prolungati di permanenza dei minori presso istituti o a situazioni di affidamento “sine die”, in cui i minori vengono allontanati dalle loro famiglie. Una norma nata sull’onda lunga del caso Bibbiano, un’inchiesta sconfessata nelle aule di Tribunale, ma che la politica usa ancora come spauracchio, cavalcandone le fake news.
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