di Giovanna De Minico*
Il Sole 24 Ore, 22 ottobre 2025
L’indipendenza della magistratura con le sue garanzie è un j elemento di novità della Costituzione italiana rispetto allo Statuto albertino. E un valore protetto perché strumento essenziale per difendere libertà fondamentali e separazione dei poteri. Spiego l’affermazione: esistono due condizioni che ci rendono uguali davanti alla legge. I cittadini devono essere titolari degli stessi diritti e, in caso di loro lesione, devono potersi rivolgere a un giudice neutrale, cioè equidistante dalle parti in causa. Se spostiamo lo sguardo dal piano dei rapporti intersoggettivi a quello delle relazioni tra autorità, osserviamo che l’indipendenza della magistratura dagli altri poteri dello Stato serve a dissuadere in via anticipata l’autorità sconfinante o riportarla ex post entro l’orto di casa.
di Errico Novi
Il Dubbio, 22 ottobre 2025
Il magistrato della Procura nazionale antimafia si dimette denunciando le logiche correntizie. Polemiche anche per il comizio del “No” alla riforma delle carriere organizzato dall’Anm partenopea. Tempi duri per l’Anm. Ed è forse inevitabile, nel pieno della difficile battaglia contro la separazione delle carriere. Ma agli scivoloni contestabili direttamente al sindacato delle toghe, come il comizio allestito sabato scorso a Napoli per presentare il Comitato del No alla riforma (e sostenuto persino dal provveditore agli Studi della Campania, come riferito ieri dal Dubbio...), si aggiungono defezioni clamorose. È di ieri la notizia che il sostituto della Procura nazionale Antimafia Nino Di Matteo ha deciso di lasciare l’associazione. È stato lui stesso a darne notizia, con un tono amareggiato che lascia intravedere frizioni con i colleghi: “Nelle scorse settimane ho presentato le dimissioni dall’Anm. Ho, progressivamente nel tempo, maturato questa decisione con molta amarezza”, ha detto Di Matteo.
di Vincenzo Vita
Il Manifesto, 22 ottobre 2025
L’attentato al notissimo conduttore di una delle ultime oasi del servizio pubblico radiotelevisivo Sigfrido Ranucci è un salto di qualità negli attacchi all’informazione libera. Gli esecutori dell’azione omicida hanno utilizzato le modalità cui ricorre la criminalità quando vuole perseguire i suoi intenti mostruosi con una vera e propria cerimonia mediatica. Vale a dire, l’esibizione della crudeltà con un atto che rimanga ben impresso nell’immaginario collettivo. La memoria va immediatamente allo stragismo di cui è tristemente piena la storia italiana: mutatis mutandis, dall’assassinio di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, a quello tentato di Maurizio Costanzo, o all’incursione dinamitarda alla sede del manifesto nel dicembre del 2000. Si parla di pista albanese e di altro, chissà. La verità fa sempre male.
di Caterina Malavenda
Corriere della Sera, 22 ottobre 2025
Basta solo modificare l’art. 595 del codice penale, snellendolo e modellandolo su una visione moderna dell’ingerenza dello Stato sulla libertà d’opinione. Sull’attentato a Sigfrido Ranucci molto si è scritto e tanto si è detto, non sempre del tutto a proposito. Non si è lesinato in solidarietà, né sono mancate manifestazioni a favore della libertà di stampa, ma nessuno ha buttato là una proposta per eliminare davvero quella che tante volte Ranucci ha denunciato come la più pesante forma coercitiva subìta - certo prima che una bomba gli scoppiasse sotto casa! - lo spropositato numero di cause penali e civili che affliggono lui e chi lavora a Report.
di Fabio Fiorentin
sistemapenale.it, 22 ottobre 2025
La liberazione anticipata, ai sensi dell’art. 54 della legge n.354/1975 (ordinamento penitenziario), è concessa ai condannati cha abbiano dimostrato partecipazione all’opera rieducativa ed è pari a 45 giorni per ogni semestre di pena effettivamente espiata. L’istituto è stato profondamente modificato, nei suoi profili procedimentali, dal D.L. 92/2024 (c.d. “decreto carcere sicuro”). Secondo un indirizzo della giurisprudenza di legittimità che, allo stato, appare granitico, il detto beneficio premiale può essere applicato, in forza del combinato disposto di cui agli articoli 57 e 76 della legge 689/1981, 47 comma 12-bis e 54 dell’ordinamento penitenziario, in favore dei condannati alla pena sostitutiva dei lavori di pubblica utilità e la relativa competenza deve essere attribuita alla magistratura di sorveglianza (Cass., Sez. 1, 10 gennaio-13 marzo 2025 n. 10302).
Il Sole 24 Ore, 22 ottobre 2025
Con la sentenza numero 154, depositata ieri, la Corte costituzionale ha rigettato diverse questioni di legittimità costituzionale degli articoli 1, comma 2, e 5 del decreto legislativo numero 6 del 2016 e 16, comma 15, del codice della strada, sollevate dal Tribunale di Firenze in composizione monocratica, chiamato a giudicare un soggetto imputato del reato di guida senza patente con recidiva infrabiennale.
di Fiorenza E. Aini
gnewsonline.it, 22 ottobre 2025
“Mi sono reso conto che considerare i detenuti solo come elementi passivi é uno sbaglio, perché nel loro percorso di riabilitazione possono diventare una risorsa” ha detto Matteo Rossi Sebaste intervistato da Roberto Fiori per l’Inserto de La Stampa di oggi, 20 ottobre. Amministratore delegato della storica azienda dolciaria di famiglia a Gallo d’Alba e vicepresidente della Fondazione industriali, parte per le sue riflessioni dal protocollo siglato il 25 febbraio 2025 presso la casa circondariale di Cuneo fra istituzioni penitenziarie, imprenditori e soci della Fondazione industriale Ets.
Il Giornale, 22 ottobre 2025
A gestire gli sportelli sono i Centri per l’Impiego (Cpi) in collaborazione con gli operatori penitenziari e le reti territoriali mentre la Regione avrà un ruolo di coordinamento e governance. La Lombardia, prima Regione in Italia, aprirà sportelli lavoro nelle carceri del territorio. Una sperimentazione che si svolgerà nel carcere di Canton Mombello e alla casa di reclusione di Verziano a Brescia e alla casa circondariale di Bergamo. E proprio a Brescia è stato presentato ieri il protocollo regionale di sperimentazione per l’inserimento socio-lavorativo delle persone in esecuzione penale, promosso dalla Regione in collaborazione con il Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria, l’Ufficio Interdistrettuale di Esecuzione Penale Esterna e Sviluppo Lavoro Italia, nell’ambito di una sperimentazione sostenuta dal Ministero del Lavoro e dal Ministero della Giustizia.
di Alessandra Montalbetti
Il Mattino, 22 ottobre 2025
“Ho l’impressione che nel carcere di Bellizzi Irpino ci siano mura del silenzio, della paura e dell’omertà”. Il duro attacco alla gestione del carcere di Bellizzi Irpino, dopo la morte del detenuto ventiseienne di Barra, Paolo Piccolo, massacrato di botte nella cella del carcere “Antimo Graziano” che occupava da solo un mese, arriva dal garante dei detenuti della Campania, Samuele Ciambriello. “Chiediamo giustizia e verità per Paolo. L’abbiamo chiesta fin dall’inizio, non appena abbiamo appreso del pestaggio del ventiseienne arrivato dal carcere di Frosinone a Bellizzi Irpino a settembre 2024. A distanza di un anno dalla sua aggressione continuiamo a chiederla”.
di Sandro Marotta
La Stampa, 22 ottobre 2025
Joli Ghibaudi è un’osservatrice dell’associazione Antigone Piemonte che è attiva nelle carceri. “Perché nessuno ha notato i campanelli d’allarme che presentava la salute del detenuto? C’è bisogno di più personale sanitario e di formare la polizia penitenziaria”: così Joli Ghibaudi, dell’associazione Antigone Piemonte, commenta il caso di Francesco De Leo, detenuto di 260 kg trasferito 4 volte in due mesi tra Cuneo e il resto del Nord Italia e alla fine deceduto lunedì nel carcere di Torino.
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