di Niccolò Nisivoccia
Corriere della Sera, 21 ottobre 2025
Nel 2015 Alaa aveva vent’anni, e si imbarcò per l’Italia; all’arrivo, vengono trovati 49 morti nella stiva; nonostate molti dubbi Alaa viene condannato a trent’anni di reclusione perché ritenuto uno degli scafisti. La storia di Alaa Faraj è nota, anche se magari non a tutti: è lui stesso a raccontarla in un libro pubblicato di recente da Sellerio, Perché ero ragazzo, attraverso una serie di lettere ad Alessandra Sciurba, docente di filosofia del diritto a Palermo; e ne hanno già parlato, ad esempio, Luciana Castellina e Gustavo Zagrebelsky.
di Ibrahima Lo*
Il Manifesto, 21 ottobre 2025
Lettera a Mattarella. Pubblichiamo il testo di Ibrahima Lo, 26enne originario del Senegal e in Italia da dieci anni, inviato al presidente della Repubblica. Mi chiamo Ibrahima Lo, sono un ragazzo di 26 anni originario del Senegal e vivo in Italia da 10 anni. Ho deciso di scrivere questa lettera a Lei perché, in quanto Presidente della Repubblica Italiana, credo che potrà comprendere le mie riflessioni riguardo l’umanità in generale e la popolazione Italiana, nonché considerare insieme delle ipotesi operative che possano portare beneficio a tutti coloro che vivono nella nostra Nazione.
di Fabrizio Pomes*
bandieragialla.it, 21 ottobre 2025
Da decenni assistiamo a un aumento esponenziale di arresti, detenzioni e repressione nelle periferie e nelle comunità più fragili, tutti legati allo spaccio di sostanze stupefacenti. Ma cosa è cambiato realmente? Le strade non sono più sicure, la criminalità organizzata prospera, i consumatori restano marginalizzati e il mercato clandestino continua a espandersi senza freni. La sicurezza promessa si è trasformata in una spirale di violenza e insicurezza.
di Riccardo Redaelli
Avvenire, 21 ottobre 2025
Serve un piano di training e trasferimento di capacità alle forze di sicurezza dell’Autorità Nazionale Palestinese. Inglobando il più possibile i miliziani di Hamas in unità di polizia sotto stretto controllo. La fragile tregua di Gaza in questo fine settimana ha ondeggiato, poi sbandato paurosamente con la decisione di Israele di bombardare nuovamente e di interrompere il flusso di aiuti umanitari, e infine - grazie alle pressioni americane - sembra essere tornata in carreggiata. Verso dove stia andando è ancora difficile capirlo, in realtà. Ogni giorno, stiamo toccando con mano i tanti limiti dell’Accordo in 20 punti di Trump, celebrato dal grande meeting di Sharm el-Sheikh come l’attesa “pace eterna”, quando è ancora solo un fragile e nebuloso armistizio. Per rafforzarlo ‒ evitando che si ripiombi nella catastrofe dei quotidiani massacri di questi ultimi due anni - serve l’impegno vigile e costante della comunità internazionale, ma occorre anche comprendere come i pericoli risiedano nelle complessità dei passaggi tecnici dell’accordo. Il passo probabilmente cruciale per la riuscita del piano è il disarmo di Hamas. Un obiettivo sacrosanto e auspicato da chiunque voglia offrire una prospettiva di pace credibile per la Palestina. Ma in geopolitica, e tanto più nel controllo militare del territorio, il vuoto non esiste. Ritiratesi le forze militari israeliane dalle macerie della Striscia, era facilmente immaginabile che i miliziani del movimento islamista avrebbero ripreso il territorio, andando a sfidare quei clan e gruppi tribali che a loro si opponevano, sostenute e armate all’uopo da Israele.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 21 ottobre 2025
L’attivista La Piccirella denuncia i maltrattamenti israeliani. Il fascicolo cresce: sono in arrivo altre decine di testimonianze. Tra le ipotesi tortura e sequestro di persona. Ma serve anche l’ok di via Arenula. Poco alla volta, il fascicolo aperto dalla procura di Roma sulla Global Sumud Flotilla comincia a prendere forma. Al primo esposto, presentato all’inizio del mese dal team legale della missione e che arriva fino al momento dell’intervento israeliano, si è aggiunto ieri quello firmato dall’avvocato Flavio Rossi Albertini per conto di Antonio La Piccirella, che pure faceva parte dell’equipaggio delle 45 navi che hanno provato a rompere il blocco davanti alla Striscia di Gaza.
Può non piacervi Greta Thunberg. Ma non lasciate che un dettaglio vi distragga dal quadro più grande
di Concita De Gregorio
La Repubblica, 21 ottobre 2025
È una tecnica nota, consueta, abusata eppure efficacissima. Ci lasciamo facilmente sviare dalla rotta. Non perdete il fuoco. Non perdiamolo mai. Non lasciamoci distrarre dal rumore, dalle polemiche di un giorno fatte apposta per questo, per durare un giorno e in quel giorno far perdere di vista quello che di più importante, grave, urgente sta accadendo. È una tecnica nota, consueta, abusata eppure efficacissima. Come i tori col panno rosso, come certi animali al richiamo di un fischio ci lasciamo facilmente accecare, sviare dalla rotta da un rumore, un colore, un abbaglio. Ogni giorno, tutti i giorni.
di Luciano Violante
Corriere della Sera, 21 ottobre 2025
Il modello americano del Ceo di Stato rischia di mettere in pericolo valori per noi fondamentali. Tre principi da applicare. Migliaia di persone hanno sfilato nelle grandi città americane gridando “No king”, non vogliamo un re. Non esageravano. Trump governa il suo Paese come se ne fosse il sovrano. Molti pensatori a lui vicini ritengono che la democrazia sia inidonea a governare e propongono di sostituirla con un sistema di governo tecnocratico ed elitario. Curtis Yarvin, uno degli intellettuali più citati dal vice presidente J.D.Vance, presenza fissa nei media repubblicani, in un’intervista al New York Times del 18 gennaio 2025 ha teorizzato che il modello da seguire è quello delle grandi aziende che sono “monarchie in miniatura: funzionano perché qualcuno comanda e gli altri eseguono”, mentre le istituzioni sono aziende fallite, la democrazia è solo una debole aristocrazia di esperti, giudici e professori. Una delle sue tesi centrali è che la democrazia americana sia una farsa irrimediabile e che serve un leader di tipo monarchico. Ha inoltre discusso con Michael Anton, Direttore della pianificazione politica del Dipartimento di Stato su come si potrebbe installare un “Cesare americano”. Idee una volta marginali stanno sfacciatamente prevalendo.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 20 ottobre 2025
Salute mentale in carcere: un’emergenza ignorata tra psicofarmaci e burocrazia. Un’indagine di quindici mesi condotta in tre istituti italiani (Prato, Udine e Rebibbia femminile) rivela l’assenza di dati coerenti e la frammentazione dei servizi per la salute mentale nelle strutture penitenziarie. La ricerca denuncia l’uso eccessivo di psicofarmaci, spesso come risposta a disagi legati alla detenzione stessa. “La salute mentale in carcere è trattata come un problema di ordine pubblico”. Quindici mesi di indagine in tre istituti penitenziari rivela una “babele di definizioni” che impedisce di conoscere i veri numeri del disagio. “Salute mentale e carcere è già un po’ un ossimoro”.
di Diego Paciello e Serena Uccello
Il Sole 24 Ore, 20 ottobre 2025
Il 31 ottobre la scadenza per presentare agli istituti richiesta di credito d’imposta, entro il 15 novembre atti al Dap. Dopo un mese definiti gli importi. Tre scadenze: il 31 ottobre, la prima, e poi 15 novembre e 15 dicembre. Si rinnova così attraverso queste date l’appuntamento annuale per le aziende che intendono assumere lavoratori sottoposti a carcerazione. Una possibilità introdotta dalla “legge Smuraglia” (legge n. 193 del 2000) che prevede alcune agevolazioni fiscali e contributive rivolte alle imprese che scelgono di assumere detenuti o internati negli istituti penitenziari, nonché soggetti ammessi al lavoro all’esterno secondo quanto previsto dall’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario, e persone in semilibertà.
di Giulia Poetto
La Stampa, 20 ottobre 2025
Fondazione Industriali e le visite nelle case di reclusione. Sottoscritto un protocollo dalla natura “rivoluzionaria”. Portare il lavoro in carcere, e i detenuti fuori dal carcere per lavorare, è forse la sfida più difficile, e al tempo stesso più stimolante, della Fondazione Industriali. Il grado di complessità la Fondazione l’ha percepito nei mesi scorsi, in cui si è prodigata affinché il protocollo d’intesa sottoscritto il 25 febbraio nella casa circondariale di Cuneo diventasse operativo. Quel giorno Mario Antonio Galati, provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria, aveva sottolineato la natura rivoluzionaria del protocollo: “Noi finora abbiamo offerto delle opportunità lavorative importanti nei nostri istituti, ma il protocollo porterà con sé un’abitudine nuova, quella a rendere la propria giornata attiva in funzione di calcoli imprenditoriali, non assistenziali”.
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