di Roberta Barbi
vaticannews.va, 20 ottobre 2025
Cinque gioielli tra bracciali e collane realizzati dagli studenti della sezione carceraria del liceo artistico Bertoni della cittadina in provincia di Cuneo, da quattordici anni attiva nella casa di reclusione, hanno vinto un premio al concorso di Arte orafa della prestigiosa Mostra dell’Artigianato di Guardiagrele. La dirigente scolastica: “Per i ristretti la scuola è seconda occasione di vita”. Non poteva esserci tema più azzeccato dell’”intreccio”, per gli studenti ristretti del corso di Design dei metalli interno alla casa di reclusione di Saluzzo, che grazie alla loro fantasia e sapienza nel gestire forme e colori, hanno ottenuto un riconoscimento alla 21.ma edizione del Concorso di Arte orafa nell’ambito della 55.ma Mostra dell’Artigianato di Guardiagrele, in provincia di Chieti. “L’intreccio è anche il tema dominante di tutto il nostro percorso scolastico in carcere che ha sempre fatto attenzione a mantenere un legame tra studenti esterni e interni”, racconta ai media vaticani la professoressa Alessandra Tugnoli, dirigente scolastica del liceo artistico Bertoni di Saluzzo, che da quattordici anni nella casa di reclusione della città tiene un corso di specializzazione in Design dei metalli e del legno.
di Goliarda Sapienza
Il Dubbio, 20 ottobre 2025
Pubblichiamo di seguito un estratto de “L’università di Rebibbia” di Goliarda Sapienza (Einaudi, Super Et). in questo romanzo autobiografico, la scrittrice racconta la sua esperienza nel carcere romano, dove ha passato circa tre mesi nel 1980 per un furto di gioielli.
di Vittorio Pelligra*
Il Sole 24 Ore, 20 ottobre 2025
Quando Peter Singer approda a Oxford nel 1969, è un giovane studente australiano con l’aria distratta e le tasche vuote. Non immagina che da quella città grigia e austera prenderà forma una delle rivoluzioni morali più influenti del secolo. Figlio di ebrei viennesi scampati al nazismo ma cresciuto in una terra lontana dalle tragedie europee, Singer sentirà sempre forte la tensione tra distacco e responsabilità. L’eco dell’orrore non lo abbandona e, maturando, si tradurrà in una domanda che giocherà un ruolo centrale nella sua filosofia: come possiamo giustificare l’indifferenza verso la sofferenza altrui?
di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 20 ottobre 2025
La costituzionalista Lorenza Violini sulle riforme: “Serve un salto di qualità per rispondere ai bisogni”. Più decisi su coprogettazione e gestione condivisa. Un corso alla Cattolica di Milano. “Coprogettazione”. “Coprogrammazione”. “Amministrazione condivisa”. Certo, in teoria sono concetti che dovrebbero essere patrimonio comune almeno dal 2017 in cui venne pubblicato il Codice del Terzo settore. Concetti riaffermati con più forza dalla Corte costituzionale con la sentenza 131 del 2020: il perseguimento del bene comune non è pertinenza esclusiva del sistema pubblico ma può/deve essere progettato in collaborazione con il privato sociale. Eppure la traduzione in pratica è un’altra cosa.
di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 20 ottobre 2025
La legge che porta il nome di Franco Basaglia, con cui l’Italia decise di chiudere per sempre i manicomi, resta una delle più alte conquiste della Repubblica. Una norma unica nel panorama mondiale, che fece del nostro Paese il primo - e ancora oggi l’unico - ad abolire per legge gli ospedali psichiatrici. Un atto di giustizia civile e umana, nato dal coraggio di chi seppe guardare dentro l’orrore. Si diceva, e si dice ancora, “matto da legare”. Prima di Basaglia, quell’espressione non era una figura retorica: nei manicomi si veniva legati davvero. Con catene, corde, cinghie di cuoio. Al letto, a una sbarra di ferro, perfino a un termosifone.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 20 ottobre 2025
La legge 13 maggio 1978 n. 180 in materia di “Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori”, meglio conosciuta come “Legge Basaglia”, ha rappresentato una svolta per l’Italia. Parole e locuzioni come “manicomi”, “pazzi”, “camicie di forza” per decenni sono state associate alla malattia mentale. Come avviene oggi con le carceri, delle quali si preferisce non parlare e relegarle mentalmente e fisicamente sempre più lontane da noi, anche in passato i manicomi venivano considerati luoghi da tenere a debita distanza con tutto il loro carico di disperazione e dolore. Nel 1978 la legge n. 180, presentata in Parlamento da Bruno Orsini, psichiatra e politico democristiano, ha dato vita ad una vera e propria rivoluzione culturale. Una legge che ha fatto voltare pagina alla materia riguardante la cura dei malati psichiatrici.
di Marika Ikonomu
Il Domani, 20 ottobre 2025
Presentata come soluzione per la gestione dei flussi migratori, si è rivelata un’operazione di propaganda. Per farlo rimanere in piedi, il Governo ha cambiato leggi, portato allo stremo diritti e spesa pubblica. Se non è riuscito ad affermarsi come modello, occorre almeno mantenerlo in vita. A tutti i costi, umani ed economici. Il protocollo Italia-Albania in materia di flussi migratori, a un anno dal primo giorno della sua messa a terra, e a quasi due anni dalla firma dell’intesa, ha come risultato quello di un enorme investimento pubblico che non è andato nella direzione sperata dal governo di Giorgia Meloni. “Funzioneranno”, aveva detto la premier ad Atreju.
di Flavia Perina
La Stampa, 20 ottobre 2025
L’eccesso rancoroso altro non è che una moda americana di successo la riprova di una egemonia Usa mai tramontata sotto il profilo culturale. L’ultimo video Donald Trump, con la corona da re, che pilota un caccia e sgancia letame sul corteo dei dimostranti “No King”, dovrebbe aprirci gli occhi sul dibattito sull’odio che si è da tempo acceso in Italia. Questa tanto indagata politica dell’odio, questo flusso dell’eccesso rancoroso e vendicativo, forse altro non è che una moda americana di successo, la riprova di una egemonia Usa mai tramontata anche sotto il profilo culturale. Quando c’era Barak Obama la tendenza era essere piacevoli, giovanili, se possibile bravi ballerini, oratori impeccabili, e ci provarono un po’ tutti a risultare obamiani anche se nessuno c’è riuscito mai fino in fondo. L’amore che vince sull’odio era il mood del momento, adottato anche da Silvio Berlusconi che ci teneva a essere rappresentato come capo generoso e benevolo con tutti. Adesso la prepotenza conquista.
di Mattia Feltri
huffingtonpost.it, 20 ottobre 2025
L’irresistibile paradosso della Giustizia che - davanti a Putin ospite a Budapest, in Ue, nonostante il mandato d’arresto - non farà nulla: perché non è in grado di fare nulla e, se facesse qualcosa, ne andrebbe di mezzo la pace. Un fallimento nato a Norimberga. È stupefacente l’affidamento totemico delle nostre società alla Giustizia, fregiata della maiuscola, per rispetto istituzionale che trascende nel sacrale. La giustizia interna di un paese, diciamo il nostro, anche con il suo corredo di toghe e ermellini e tocchi e cordoniere, un armamentario che non per niente ha il pari soltanto nel clero, conserva però una sua necessità innegabile. Io, che ho rispetto appunto sacrale delle istituzioni repubblicane, respingo le vampate di ridicolo che salgono da tali bardature, e da tanta boria, perché qualcuno deve pur incaricarsi del compito terribile di indagare un presunto colpevole e qualcun altro di giudicarlo e, se lo giudica colpevole, di rifilargli la necessaria sanzione.
di Franco Vaccari
Avvenire, 20 ottobre 2025
Dobbiamo rifiutare la narrazione dell’inevitabile: un virus che ci sta infettando le coscienze. Possiamo decidere come parlare, come pensare, come agire. Ineluttabile. Ecco la parola che si sta insinuando, silenziosa e vischiosa, nei nostri pensieri. Prima come una paura indistinta, poi come dubbio sussurrato nei discorsi, infine come una certezza cupa che ci sembra ragionevole accettare: “La guerra è inevitabile”. È questo il virus che sta infettando le nostre coscienze. Lo si dice sottovoce, tra una sigaretta e un caffè: “Hai visto? Sta succedendo di nuovo…”. “Eh, temo proprio di sì”, risponde l’altro. E quel cenno, quel consenso mormorato, è il primo mattone di una resa. Poi, alla conversazione successiva, la voce si alza, l’opinione si fa posizione, e la posizione si trasforma in fatalismo cinico. Ed ecco che la guerra - qualunque guerra - smette di essere una tragedia e diventa un destino. Ma la guerra non è un destino. È una scelta. Una scelta folle, costruita giorno dopo giorno, passo dopo passo, comportamento dopo comportamento. Lo ha ricordato, con la lucidità che gli è propria, il presidente Mattarella: “Ci si muove su un crinale in cui, anche senza volerlo, si può scivolare in un baratro di violenza incontrollata”. È quel “senza volerlo” che ci chiama in causa. È lì che si annida il rischio più grande: non nel fragore dei cannoni, ma nella distrazione e nell’apatia quotidiana, nella rinuncia alla responsabilità, nel fatalismo comodo di chi pensa che non ci sia più nulla da fare.
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