di Andrea Malaguti
La Stampa, 19 ottobre 2025
Incontro con gli studenti a Torino. Alla fine, una professoressa del liceo Regina Margherita mi si avvicina e mi dice: “Rilegga Primo Levi. Se questo è un uomo”. Mi consegna il libro con una frase sottolineata. È potentissima, sostiene lei. Ha ragione. “Allora ci siamo accorti per la prima volta che la nostra lingua manca di parole per esprimere questa offesa: la demolizione di un uomo”. Aggiunge una di quelle cose da sociologi che lì per lì non capisco: “Descrive perfettamente i disastri della verticale del potere. Da Gaza al femminicidio di Pamela Genini”.
di Claudio Mencacci*
Corriere della Sera, 19 ottobre 2025
Ricerche scientifiche dimostrano il suo impatto positivo su depressione e ansia. Dobbiamo difendere la gentilezza, costruire un baluardo, viviamo in un tempo che corre più veloce della nostra capacità di comprenderlo. Guerre, crisi ambientali, disuguaglianze, precarietà: tutto cambia rapidamente, spesso in peggio e l’ostilità e la durezza sembrano diventare il linguaggio comune, nei social media, nel dibattito pubblico, perfino nei rapporti quotidiani. In questo scenario la gentilezza appare come un valore fragile, quasi fuori posto. Ma è proprio qui che rivela la sua forza più grande: quella di chi sceglie di non rispondere alla violenza con la violenza. Non è debolezza né fuga dal reale: essere gentili significa scegliere di non somigliare al mondo che ci ferisce. È un gesto politico, un atto di resistenza civile, un modo per restare umani nel caos, è coraggio morale.
di Federico Capurso
La Stampa, 19 ottobre 2025
Il ministro dell’Istruzione: “Le opposizioni strumentalizzano il tema dei femminicidi”. Da giorni, ormai, rimbalzano le polemiche intorno al Ddl Valditara sul consenso informato. Le opposizioni accusano il governo di voler vietare l’educazione sessuale a scuola. “Strumentalizzazioni infondate”, risponde il ministro dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara. “Il centrosinistra fa finta di non comprendere un testo chiarissimo: “Fermo restando quanto previsto dalle Indicazioni nazionali”.
di Lorenzo Stasi
L’Espresso, 19 ottobre 2025
“Agisca contro le violazioni italiane, anche avviando una procedura d’infrazione”. La lettera degli eurodeputati dem insieme a 55 colleghi contro il progetto voluto dal governo Meloni, “un sistema di gestione delle migrazioni che non rispetta la giurisdizione europea, con rimpatri direttamente dal territorio albanese, in violazione del diritto Ue”. Il progetto dei Cpr in Albania potrebbe arrivare in Europa. Non come modello, come ventilato tante volte dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ma perché ora oltre 50 eurodeputati - tra cui Alessandro Zan e Cecilia Strada del Partito democratico - chiedono che “la Commissione europea agisca contro le gravi violazioni governo italiano in Albania, anche avviando una procedura d’infrazione”.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 19 ottobre 2025
La Corte penale verso il deferimento all’Onu: il governo ha ancora tempo fino al 31 ottobre per le ultime giustificazioni. Ma a Roma il caso è ormai quasi chiuso. Che sul caso Almasri l’Italia “non ha rispettato i propri obblighi internazionali” è un fatto. Si può scrivere all’indicativo, non c’è alcun dubbio sul punto. La prima sezione della Corte penale internazionale ritiene di averlo accertato e ieri ha reso pubbliche le carte a sostegno di questa convinzione: quando a gennaio non venne convalidato l’arresto dell’ex capo della polizia giudiziaria libica avvenuto a Torino, l’Italia è venuta meno agli impegni presi con la sottoscrizione dello statuto di Roma.
di Alessia Guerrieri
Avvenire, 19 ottobre 2025
La Corte penale internazionale: Roma non ha rispettato gli obblighi internazionali e ha mancato di diligenza e di chiarezza sulla vicenda del trafficante libico rimandato a Tripoli. Ora il governo ha 13 giorni per trasmettere le sue comunicazioni. L’Italia non ha rispettato gli obblighi di cooperazione internazionale. Scampato meno di una settimana fa il rinvio a giudizio chiesto dal Tribunale dei ministri per i responsabili dei dicasteri della Giustizia Carlo Nordio e dell’Interno Matteo Piantedosi e per il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, il caso Almastri porta altri guai per il Governo Meloni. Sì perché adesso è la Corte penale internazionale a puntare il dito sull’operato dell’esecutivo italiano nella gestione del caso di Njeem Osama Almasri Habish, meglio conosciuto come Almasri, l’ex capo della polizia giudiziaria libica che, tra il 19 e il 21 gennaio scorsi, era stato arrestato e rilasciato in poche ore dalle autorità italiane sebbene su di lui pendesse un mandato di arresto internazionale spiccato dalla Corte penale internazionale (Cpi).
di Damiano D’Agostino
Il Domani, 19 ottobre 2025
“Ci hanno torturato, la milizia fucilava le persone davanti ai nostri occhi”. Conferenza stampa allo Spin Time e manifestazione a Roma per le associazioni e i sopravvissuti ai lager libici che chiedono al nostro paese di fermare il memorandum. Salvagenti e striscioni parlano chiaro. Nel primo pomeriggio di sabato 18 ottobre, le associazioni e Ong si sono ritrovate a Roma, in piazza Vidoni, per chiedere a gran voce lo stop al memorandum Italia-Libia. L’accordo d’intesa, firmato nel 2017 dal governo di centro sinistra di Paolo Gentiloni (quando Marco Minniti era al ministero dell’interno), per “combattere l’immigrazione illegale”.
di Anna Foa
La Stampa, 19 ottobre 2025
Si parla molto di fame, in occasione dell’80° anniversario della FAO, celebrato a Roma con grande rilievo, alla presenza del presidente Mattarella e di papa Leone. Ambedue hanno posto l’accento sui “nuovi scenari di carestia” (Mattarella) e all’”uso della fame come arma di guerra” (papa Leone). E in effetti, la fame è stata protagonista nei mesi scorsi - e lo è ancora- di almeno uno degli scenari di guerra di questi nostri terribili tempi, Gaza, con il rifiuto israeliano di far entrare sufficienti rifornimenti per quella popolazione già decimata dalle bombe. E abbiamo visto le scene terribili dei civili che allungano una scodella per avere almeno un poco di cibo, mentre il cibo marcisce intatto ai confini della Striscia.
di Fabio Tonacci
La Repubblica, 19 ottobre 2025
L’uomo, 59 anni, mostra la casa d’infanzia a Kobar dove è cresciuto il leader palestinese, detenuto dal 2002: “Si è votato alla causa già a 10 anni, quando l’Idf sparò al nostro cane. Se ci fossero le elezioni Marwan vincerebbe, ha il 60-70 per cento del consenso”. “Mio fratello Marwan è come il popolo palestinese, non lo spezzeranno a forza di botte. Però in carcere possono ucciderlo, siamo molto preoccupati”. A casa di Muqbel Barghouti, 59 anni, fratello minore del più popolare leader palestinese, tre cose non mancano mai: le sigarette, il succo di melograno e l’ansia per la salute del parente illustre. Siamo a Kobar, villaggio a nord di Ramallah: Marwan Barghouti, 66 anni, è nato e cresciuto qui, nella casa di famiglia che adesso è un rudere. Dal 2002 è in carcere per scontare cinque ergastoli. Per Israele è un terrorista, condannato come mandante di cinque omicidi compiuti dalle brigate armate di Fatah. La posizione della famiglia Barghouti è nota: “È stato un processo politico, senza alcuna prova”.
di Mariano Giustino
huffingtonpost.it, 19 ottobre 2025
I due viaggiatori condannati in Iran per spionaggio. Un ricatto di Teheran affinché Parigi rilasci una cittadina iraniana detenuta in territorio francese, Mahdieh Esfandiari. Nel famigerato carcere di Evin vi sono ancora almeno altri ventidue cittadini di altri paesi. Cécile Kohler e il suo compagno Jacques Paris erano in gita per scoprire le meraviglie dell’Iran, ma il loro viaggio turistico si è trasformato in un vero e proprio incubo, finiti rinchiusi in condizioni disumane nel famigerato carcere di Evin con indosso la divisa grigia a righe da carcerato. Di loro si erano perse le tracce dopo che erano stati trasferiti in un luogo segreto.
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