di Emma Corsini
politicalab.it, 26 maggio 2021
L'abolizione dell'ergastolo ostativo torna a farci riflettere su quale sia lo scopo del carcere. Un
tema molto delicato, specie se visto in rapporto alle associazioni mafiose. Il 15 aprile la Corte costituzionale si è pronunciata in merito all'ergastolo ostativo ritenendolo incostituzionale e chiedendo al Parlamento una modifica dell'art.4 bis dell'ordinamento penitenziario entro un anno.
di Errico Novi
Il Dubbio, 26 maggio 2021
Le proposte della Commissione guidata dall'ex presidente della Consulta. Pubblicata la relazione sul ddl penale con le due exit strategies dalla prescrizione di Bonafede. Oggi l'incontro Cartabia-M5S. In due mesi la commissione guidata dal presidente emerito della Consulta Giorgio Lattanzi ha regalato alla politica un manuale su come può essere migliorata la riforma penale.
Il documento, illustrato per le linee generali ai partiti due settimane fa, è stato consegnato alla guardasigilli Marta Cartabia, che ieri lo ha reso pubblico. Vi sono le annunciate proposte orientate ad abbreviare i processi e, soprattutto, le due soluzioni per superare la prescrizione di Bonafede. Proprio oggi una delegazione del M5S incontrerà Cartabia per esprimere dissenso su eventuali modifiche di quella norma.
Intanto è un lavoro notevolissimo. Non solo per l'ampiezza dell'esposizione, che fra premesse, emendamenti e note che li illustrano sfiora le 80 pagine, ma anche per il tempo ridotto in cui è stato terminato. La "Relazione" con le "proposte di emendamenti" alla riforma penale prodotta dalla commissione Lattanzi, e resa pubblica ieri dalla guardasigilli Marta Cartabia, è il frutto di un'opera compiuta in poco più di due mesi.
Nelle poche settimane a disposizione, il gruppo di esperti guidati appunto dal presidente emerito della Consulta Giorgio Lattanzi - e di cui hanno fatto parte figure di rilevo sia dell'accademia e dell'avvocatura, come il professor Vittorio Manes, sia della magistratura, come l'ex presidente Anm Rodolfo Sabelli - ha condotto uno screening sul ddl Bonafede, individuato i punti critici da migliorare, formulato in alcuni casi, come sula prescrizione, anche due possibili alternative, esposto il tutto ai partiti lo scorso 10 maggio e messo infine ogni cosa nero su bianco. Le forze politiche di maggioranza dovrebbero trarne esempio quanto a rapidità, efficacia e chiarezza. Sono tre anni che si affannano, senza riuscire nell'impresa, per approvare una legge delega sul processo. Ora i saggi individuati dalla ministra Marta Cartabia ne offrono loro, su un piatto d'argento, una versione migliorata.
In realtà ieri dal ministero sono arrivate novità vere e proprie non tanto rispetto al contenuto della relazione Lattanzi, per grandi linee già esposta nel ricordato summit di maggioranza di due settimane fa, quanto sul significato politico del documento. "Le conclusioni del tavolo di studio sono state oggi (ieri, ndr) consegnate alla ministra della Giustizia", premette la nota di via Arenula.
Che poi puntualizza: "La guardasigilli effettuerà ora le sue valutazioni, prima di prendere decisioni in vista della presentazione degli emendamenti governativi al disegno di legge". Vuol dire che gli emendamenti enunciati al millesimo dagli esperti non saranno necessariamente le modifiche governative al ddl penale che di qui a qualche giorno Cartabia depositerà alla Camera. Eppure la levatura scientifica del contributo è tale che se la ministra decidesse di trasferirlo in gran parte nel proprio pacchetto di modifiche, sarà davvero difficile, per i partiti, trovare argomenti all'altezza per respingerlo.
Ecco, il senso è questo. Come anticipato in un'intervista al Dubbio dal sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, la forza della competenza si impone sugli slogan dei partiti. Un primo test sulla sproporzione di forze fra i due estremi della contesa sarà forse offerto stamattina dal vertice che la guardasigilli ha in programma con i rappresentanti del Movimento 5 Stelle. I quali saranno a via Arenula per criticare innanzitutto due eventuali modifiche (ipotizzate dalla "Relazione") al ddl penale di Bonafede: il ripristino della prescrizione e l'impossibilità per i pm di ricorrere in appello contro le assoluzioni.
È chiaro che il punto critico è soprattutto il primo. Cartabia discuterà con i pentastellati delle due ipotesi illustrate nella relazione Lattanzi. La prima consiste in un "recupero ponderato" della legge Orlando (datata 2017), con la sola variante della sospensione dopo la condanna in primo grado innalzata a due anni (era di un anno e mezzo), di uno stop di un anno secco dopo l'eventuale condanna in appello, con analoghi meccanismi per il giudizio di rinvio. La seconda ipotesi, come ormai noto, prevede che la prescrizione del reato si interrompa in ogni caso dopo l'esercizio dell'azione penale, dunque già alla richiesta di rinvio a giudizio, ma che poi il primo grado debba concludersi entro 4 anni, l'appello in 3 anni e il giudizio di Cassazione in 2 anni, altrimenti interviene "l'improcedibilità", cioè la cosiddetta prescrizione processuale.
È in entrambi i casi un netto superamento della legge Bonafede, con una valorizzazione del "lodo Conte bis" nel primo paradigma (definita come una "apprezzabile mediazione"). Ma ciò che forse più colpisce sono gli argomenti con cui la commissione Lattanzi spiega la necessità dell'emendamento: "Il blocco del corso della prescrizione, pur dopo un momento significativo come la sentenza che definisce il primo grado di giudizio, espone l'imputato al rischio di un processo di durata irragionevole nei giudizi di impugnazione", si ricorda.
E poco più avanti si osserva, ancora, che con la prima ipotesi, "potendo il termine di prescrizione maturare nei giudizi di impugnazione, si evita, tanto per l'assolto quanto per il condannato, il rischio di un processo dai tempi potenzialmente infiniti".
E se proprio si vuole aver prova di quanto il diritto alla "ragionevole durata del processo" debba valere a prescindere dal fatto che una prima pronuncia abbia affermato la colpevolezza, si possono citare due altri aspetti. Nel sistema "processuale" ipotizzato da Lattanzi, i limiti che, se superati, determinano l'improcedibilità sono accresciuti, per i reati punibili con l'ergastolo, non oltre i 6 mesi per ciascun grado di giudizio. E poi la commissione, a proposito di quei delitti per i quali il "termine prescrizionale" è già di per sé "lungo", aggiunge che "il rischio di processi dai tempi irragionevoli" non può comunque "escludersi".
E che perciò in quei casi sarebbe opportuna "l'introduzione dei rimedi compensatori e risarcitori per la violazione del diritto a un processo di ragionevole durata". Non solo la prescrizione va insomma ripristinata come argine al processo eterno, ma quando l'imputato resta comunque troppo tempo prigioniero di un'accusa, va risarcito o gli si deve assicurare uno sconto di pena. È una lezione sulla giustizia e sulla Costituzione. Ora i partiti, se vorranno ignorarla, dovranno dirlo con franchezza.
di Adriano Sofri
Il Foglio, 26 maggio 2021
Ho delle domande sulla storia di Musa Balde. Eccole. Ci sono tre persone che l'hanno picchiato furiosamente. Tre vigliacchi, dunque. Però nelle cronache dopo la loro identificazione, quando il video con la loro impresa gira, i tre vengono descritti così: "Due siciliani originari di Agrigento, di 28 e 39 anni, e uno di 44 anni, originario di Palmi (Reggio Calabria) ma tutti domiciliati a Ventimiglia".
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 26 maggio 2021
Musa Balde, 23 anni, originario della Guinea, si è suicidato sabato notte all'interno del centro di permanenza e rimpatrio di Torino. Il 9 maggio era stato aggredito in strada a Ventimiglia da tre italiani. Durante la notte del 22 maggio scorso si è tolto la vita mentre si trovava in isolamento nel centro di permanenza e rimpatrio (Cpr) di Torino, nel famigerato "ospedaletto", anche se il nome richiama l'assistenza sanitaria, in realtà - secondo diverse associazioni che si occupano dei Cpr come la campagna LasciateCIEntrare - si tratta di celle, lontane dall'infermeria, da cui difficilmente si riesce a chiamare eventuali soccorsi. Il suo nome è Musa Balde, ha 23 anni ed è originario delle Guinea. Il 9 maggio Balde ha subito una violenta aggressione a Ventimiglia, tre cittadini italiani lo hanno preso a colpi di spranga e bastone, pare in seguito al tentato furto di un telefono.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 26 maggio 2021
Via Arenula rende noti i risultati degli studiosi ed esperti. La riforma del processo penale fa un passo in vanti. Come fa presente il ministero della Giustizia in un comunicato stampa "è stata pubblicata sul sito del Ministero della Giustizia la relazione finale della Commissione ministeriale, incaricata di elaborare proposte di riforma in materia di processo e sistema sanzionatorio penale, nonché di prescrizione del reato. Le conclusioni del tavolo di studio, presieduto da Giorgio Lattanzi, presidente emerito della Corte costituzionale e presidente della Scuola Superiore della Magistratura, sono state oggi consegnate alla Ministra della Giustizia, Marta Cartabia. La Guardasigilli effettuerà ora le sue valutazioni, prima di prendere decisioni, in vista della presentazione degli emendamenti governativi al disegno di legge A.C. 2435, recante Delega al Governo per l'efficienza del processo penale e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari pendenti presso le corti d'appello".
Ocf: accolte alcune proposte ma restano le zone d'ombra - Alcuni suggerimenti avanzati da OCF accolti, altri punti da migliorare, ma nel complesso la valutazione è positiva. Così l'esecutivo dell'Organismo Congressuale Forense commenta la Relazione Finale e le proposte di emendamenti al D.D.L. A.C. 2435 sull'Efficienza del processo penale e per la celere definizione dei procedimenti pendenti presso le Corti d'Appello, reso pubblico oggi pomeriggio sul sito del Ministero della Giustizia. "OCF esprime parziale soddisfazione assistendo ad una maggiore attenzione ai diritti degli imputati e della difesa - si legge in una nota diramata dall'organo di rappresentanza politica dell'Avvocatura - ed esprime soddisfazione anche nel constatare che la proposta avanzata da OCF in tema di sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi (Punto 4.2 Art. 9 bis) abbia trovato pieno accoglimento". Rimangono invece perplessità e critiche in tema di partecipazione della difesa nei giudizi di impugnazione. "Sono argomenti che verranno discussi fra tutti i colleghi nel prossimo Congresso Ulteriore dell'Avvocatura - conclude il coordinatore di OCF Giovanni Malinconico - che OCF ha richiesto nei giorni scorsi ed è stato convocato per il 23 e 24 luglio alla Fiera di Roma".
Due ipotesi sulla prescrizione - Per la Commissione Lattanzi, incaricata di elaborare proposte di riforma in materia di processo penale, il problema prescrizione deve trovare soluzione, in primo luogo, "sul terreno della riduzione dei tempi del processo". Se, adempiendo all'obbligo imposto dalla Costituzione, si riesce ad assicurare la ragionevole durata del processo, "la prescrizione cessa dal rappresentare un problema". Inoltre, una riforma organica potrebbe essere opportunamente realizzata attraverso lo strumento della legge delega e il coordinamento con la riforma del processo. Dal punto di vista tecnico infatti, spiega la Relazione, non vi sono ragioni che rendono urgente anticipare la riforma della prescrizione realizzata con la l. n. 3/2019 - entrata in vigore il 1° gennaio 2020 - in quanto gli effetti si produrranno a partire dal 1° gennaio 2025, per le contravvenzioni, e dal 1° giugno 2027, per i delitti. Tuttavia, considerato che l'art. 14 del disegno di legge A.C. 2435 non prevede tale delega al Governo, la Commissione ha formulato proposte di emendamenti sotto forma di disposizioni immediatamente prescrittive.
In particolare, la Commissione propone di modificare l'art. 14 del Ddl optando per soluzioni diverse: "Una prima ("ipotesi A") che, prevedendo un meccanismo di sospensione nei giudizi di impugnazione, si muove nel solco delle riforme del 2017 e del 2019, come anche del cd. lodo Conte; una seconda ("ipotesi B") che, invece, implica una radicale, diversa, scelta di fondo: l'interruzione definitiva del corso della prescrizione con l'esercizio dell'azione penale e, da quel momento, la previsione di termini di fase -per ciascun grado del giudizio -il cui superamento comporta l'improcedibilità dell'azione penale".
Inoltre, recependo i rilievi critici "mossi da gran parte della dottrina", dopo la riforma del 2005, la Commissione propone di ampliare la misura dell'aumento del termine di prescrizione, per effetto di atti interruttivi, da un quarto alla metà del tempo necessario a prescrivere. "Si propone così di ripristinare la disciplina vigente prima della riforma del 2005".
Sconti di pena per la durata eccessiva del processo - La Commissione propone poi di inserire nel codice di procedura penale - in un nuovo articolo 670-bis - una disposizione che consenta al condannato, che abbia subito la violazione del diritto alla ragionevole durata del processo, di rideterminare la pena - principale (detentiva e pecuniaria) e accessoria - riducendola in modo proporzionale a compensazione del pregiudizio subito. I criteri di accertamento della violazione del diritto, e di determinazione dell'entità della riduzione di pena, sono individuati rinviando alla legge Pinto, pertanto, anche ai termini di durata ragionevole del processo ivi previsti.
Tale disciplina è in via di principio indipendente dalla prescrizione del reato; tanto è vero - prosegue la Relazione - che il rimedio compensativo è previsto anche nel caso di condanna per reati imprescrittibili, come quelli puniti con l'ergastolo. In questo caso, nella proposta della Commissione, la riduzione della pena si calcola sul periodo minimo di espiazione rilevante per la concessione della liberazione condizionale e dei benefici previsti dalla legge 26 luglio 1975, n. 354.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 26 maggio 2021
La denuncia del Garante: "Strutture inadeguate". Le condizioni di vita all'interno dei centri di permanenza e rimpatrio (Cpr), strutture pubbliche gestite da privati, mettono ordinariamente a dura prova la capacità di resistenza psicologica di chi vi viene recluso, condizioni che spezzano una persona la cui vulnerabilità e sofferenza non viene riconosciuta.
di Giuseppe Gargani
Il Riformista, 26 maggio 2021
Da anni quando si parla di crisi della giustizia si fa riferimento a piccoli accorgimenti, a piccole modifiche legislative che in questi anni pur sono state realizzate e che hanno aggravato la situazione. È stato scritto lucidamente sul tuo giornale che più leggi si fanno e più la corruzione dilaga come è sempre avvenuto sin dai tempi antichi e più frequente, per la incertezza della norma, è la delega alla magistratura. Negli ultimi anni si sono moltiplicati i reati per una sorta di panpenalismo demandando al giudice la soluzione dei problemi, e il giudice è diventato impropriamente il garante della legalità, giudice etico che deve far vincere il bene sul male e che tanto piace al populismo dilagante.
Nella trasmissione televisiva "Quarta Repubblica" di lunedì scorso, con meraviglia ho ascoltato da Bruno Vespa che il rimedio per risolvere il problema è il sorteggio dei membri del CSM: non mi aspettavo da un giornalista così esperto e così avveduto come Vespa una soluzione semplicistica e alla fine demagogica che, come si suol dire, fa guardare il dito e non la luna che il dito indica. Tu, nel corso della trasmissione, hai giustamente protestato e hai precisato che il problema grave e pericoloso per l'equilibrio democratico è il potere accumulato in maniera anomala dalla magistratura e in particolare dal pubblico ministero, che non ha eguali nel globo terrestre, certamente non nei paesi a democrazia costituzionale.
Ho ripubblicato di recente un mio libro scritto negli ultimi anni del secolo scorso nel quale evidenziavo che la giustizia non è fatta "in nome del popolo italiano" ma "in nome dei pubblici ministeri"; constato che a distanza di vent'anni continua ad essere così, con uno squilibrio anche all'interno della stessa categoria che la Costituzione vuole come "ordine autonomo" non come potere. Tu sai che dagli anni 70 mi batto per risolvere questi problemi che la Democrazia Cristiana per prima - della quale facevo parte - e poi tutti gli altri partiti non hanno voluto intendere, facendo al contrario leggi che hanno alimentato questa anomalia. Come si può immaginare dunque che un semplice sorteggio per la indicazione dei componenti del CSM possa risolvere il problema?! Anche a voler immaginare, in astratto, utile quel sistema, non possiamo non constatare che i magistrati al 90% sono appartenenti alle correnti che esistono, che si organizzano in gruppi come i partiti della prima Repubblica.
Sì invoca da tanti, dunque, questo sistema, certamente incostituzionale, per la difficoltà di decidere o per la impossibilità di assumere posizioni, demandando al caso la soluzione del problema! È ricorrente ormai nel gruppo dirigente politico a qualunque livello evitare la responsabilità di decidere e ricercare un meccanismo aleatorio e, mi viene da dire, populista, tant' è che il partito democratico, per fare un solo esempio, per individuare il leader del partito ricorre alle primarie e attribuisce ad un qualunque cittadino in buona fede la scelta del leader come scelta democratica! Diciamo dunque che i fortunati sorteggiati al CSM sarebbero pur sempre appartenenti a correnti e magari sarebbero più sprovveduti o inidonei e quindi ancora più pericolosi e corporativi e il CSM resterebbe ugualmente impantanato, in balia dei capi corrente.
I rimedi sono le riforme strutturali, che in verità se attuate avrebbero il consenso della maggioranza dei magistrati che sono "costretti" ad aderire ad una "corrente" ma sarebbero felici di riscattarsi: chi conosce la magistratura sa che è così... Le riforme da fare si riferiscono al ruolo e alla funzione del magistrato. È arrivato il momento di affrontare alcune questioni che sono fondamentali e pregiudiziali per porre rimedio ad una crisi che investe il modo di fare giustizia da parte di chi, per tutti gli eventi che conosciamo, purtroppo non ha una legittimazione adeguata per essere considerato al di sopra delle parti. Mi chiedo che cosa deve ancora capitare per convincere il Parlamento ad intervenire.
Le riforme adeguate sono: la distinzione tra il pubblico ministero e il giudice, fondamentale per far funzionare il processo che si deve svolgere tra le parti con un giudice "terzo"; la necessità di stabilire da parte del Parlamento sovrano la priorità nell'esercizio dell'azione penale la quale, essendo "obbligatoria", non può essere esercitata a discrezione di un singolo magistrato senza alcuna responsabilità; collegare le indagini del pm alla "notizia criminis" ed evitare che possano fare indagini per "ricercare il reato"; prevedere la presenza nel CSM di un terzo di magistrati indicati dai magistrati un terzo votati dal Parlamento da persone di particolare spessore, se possibile non di politici o ex politici. un terzo indicato dal Presidente della Repubblica; prevedere un organismo diverso dal CSM, un'"Alta Corte" come proposto dall'on Violante, per la valutazione dei provvedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati.
Mi fermo qui perché queste prime riforme, queste sì, cambierebbero in maniera sostanziale la funzione della magistratura: Per riconquistare la fiducia dei cittadini dovrebbero gli stessi magistrati chiedere queste riforme. Tutto il resto viene dopo, anche la lungaggine dei processi. Il mio incitamento è di continuare la battaglia che il tuo giornale porta avanti perché alla fine ce la faremo, non può non prevalere il buon senso.
di Luciano Capone
Il Foglio, 26 maggio 2021
Se c'è un tema sul quale la discontinuità del governo Draghi è più evidente, quello è la giustizia. È vero che il ministro della Giustizia Marta Cartabia parte dalla riforma Bonafede, quella ideata dal Guardasigilli dei due governi Conte, ma per ribaltarla. Non a caso è la riforma che più di tutte solleva i malumori del M5s. Il rovesciamento dell'impostazione punitivista di Alfonso Bonafede è evidente dal contenuto della relazione finale della Commissione per la riforma del processo penale al cui vertice la Cartabia ha nominato l'ex presidente della Corte costituzionale Giorgio Lattanzi, affiancato da affermati accademici, magistrati e avvocati.
Il punto politicamente più delicato e divisivo è, ovviamente, quello della prescrizione. La Commissione parte da una premessa: "Lentezza del processo e prescrizione del reato sono due problemi diversi, che si alimentano reciprocamente. Processi lenti favoriscono la prescrizione, la prospettiva della prescrizione favorisce processi lenti".
E i dati sui tempi della giustizia italiana sono desolanti: secondo l'ultimo report della Commissione per l'efficienza della giustizia (Cepej), istituita presso il Consiglio d'Europa, la durata media di un processo di primo grado in Italia è tre volte superiore alla media europea; mentre per il giudizio di appello la durata media è addirittura otto volte superiore. La soluzione proposta da Bonafede per spezzare questo circolo vizioso che lede da un lato i diritti dell'imputato e dall'altro la domanda di giustizia delle vittime è la sostanziale abolizione della prescrizione, nella convinzione che sia la stessa esistenza di questo istituto a far allungare i tempi. Senza la "scappatoia" della prescrizione, è l'idea di fondo, i processi diventano brevi.
La Commissione ribalta, invece, questa prospettiva e indica la prescrizione come un istituto necessario per impedire un "processo di durata irragionevole": l'intervento è necessario perché la riforma Bonafede espone al rischio di un "processo 'senza fine' dopo la sentenza di primo grado". La commissione propone due soluzioni, tra loro concettualmente molto diverse, ma che in entrambi i casi sono una sostanziale abrogazione della riforma Bonafede.
La prima ipotesi di "sospensione condizionata" prevede una sospensione della prescrizione di due anni dopo la condanna in primo grado e di un anno dopo la condanna di appello, ma la prescrizione riprende il suo corso e il periodo di sospensione viene conteggiato se in questo arco di tempo non arrivano le rispettive sentenze. È un sostanziale ritorno alla riforma Orlando, che prevede anche il conteggio del periodo di sospensione se non si arriva a sentenza nei tempi. La seconda ipotesi, invece, abolisce completamente la prescrizione quando inizia il processo, ma indica dei termini di durata massima che scandiscono le diverse fasi di giudizio: 4 anni per il primo grado, 3 per l'appello, 2 per la Cassazione. Il superamento di questi termini diventa causa di "improcedibilità". La logica giuridica si discosta radicalmente dall'istituto della prescrizione, ma sul piano sostanziale si persegue lo stesso obiettivo.
Sempre nell'ambito dell'irragionevole durata del processo penale, la Commissione ricorda che "nelle statistiche della Corte europea dei diritti dell'uomo l'Italia occupa, in modo imbarazzante, il primo posto tra i paesi con il maggior numero di violazioni e di condanne per irragionevole durata del processo" e pertanto suggerisce l'introduzione di compensazioni e risarcimenti per l'irragionevole durata del processo, ulteriori rispetto a quelli previsti ora dalla legge Pinto: in caso di condanna si prevede una riduzione della pena da espiare (in quanto l'eccessiva durata è di per sé una "pena" o comunque una lesione dei diritti); in caso di assoluzione, invece, si prevede di raddoppiare l'indennizzo previsto dalla legge Pinto. Altri punti importanti della relazione riguardano l'inappellabilità delle sentenze di primo grado da parte del Pm (potrà ricorrere solo in Cassazione, mentre l'imputato anche in Appello); l'ampliamento delle misure riparatorie e delle sanzioni in sostituzione delle pene detentive. In generale è evidente un'impostazione meno punitivista, più rispettosa dei diritti delle garanzie individuali. D'altronde i percorsi politici e professionali di Cartabia e Bonafede mostrano sensibilità giuridiche molto differenti.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 26 maggio 2021
Sconto di pena per l'eccessiva durata del processo. Tempo delle indagini preliminari contingentato e con verifica del giudice sulle iscrizioni di reato. Drastica revisione dell'udienza preliminare, accompagnata da un'udienza filtro per i reati comuni. Revisione delle condizioni di procedibilità, allargando l'area della querela sino a coprire i reati sanzionati nel minimo con pena detentiva fino a 2 anni senza tenere conto delle aggravanti (sarebbero compresi per esempio i "classici" furti in negozio o in supermercato). Riforma del sistema delle impugnazioni. Determinazione del Parlamento sui criteri di esercizio dell'azione penale. Allargamento delle ipotesi di archiviazione e delle cause di non punibilità, come pure della messa alla prova.
Al netto delle ormai proverbiali due proposte sulla prescrizione, congegnate per superare la versione attuale della legge "Spazza-corrotti", il pacchetto di indicazioni che arriva dalla commissione tecnica, insediata dalla ministra della Giustizia, Marta Cartabia, e guidata dal presidente emerito della Corte costituzionale, Giorgio Lattanzi, è certo a elevato tasso di innovazione e si innesta nel disegno di legge delega presentato dall'allora Guardasigilli, Alfonso Bonafede.
Il dettaglio delle conclusioni, messo a punto dall'ufficio legislativo del ministero della Giustizia, permetterà un confronto più puntuale nel merito, sin da questa mattina, quando Cartabia incontrerà in via Arenula una delegazione del Movimento 5 Stelle, la forza politica di maggioranza sinora più tiepida sulle proposte. Nel corso della prossima settimana, Cartabia tradurrà poi i suggerimenti della commissione Lattanzi, peraltro già formulati sia in veste di articolato sia di relazione, negli emendamenti da presentare alla Camera in commissione Giustizia. Obiettivo della riforma penale, come di quella civile cristallizzata in un super emendamento formalizzato pochi giorni fa e in corso di presentazione al Senato, è un drastico taglio della durata dei processi. Partendo dall'eloquenza dei dati statistici che attestano, secondo l'ultimo rapporto della Commissione per l'efficienza della giustizia, istituita presso il Consiglio d'Europa (Cepej, 2020), come il giudizio di primo grado ha in Italia una durata media tre volte superiore a quella europea, mentre quello di appello è superiore di addirittura otto volte.
Nel dettaglio, nel caso di mancato rispetto dei termini di durata (tre anni per il primo grado, due anni per l'appello e uno per la Cassazione), saranno introdotti sconti di pena sia detentiva sia accessoria sia pecuniaria (scanditi a seconda della rilevanza dello scostamento).
Cruciale la fase delle indagini preliminari dove la durata prevista è di sei mesi dalla data in cui il nome della persona alla quale il reato è attribuito è iscritto nel registro delle notizie di reato, per le contravvenzioni; un anno e sei mesi dalla medesima data, quando si procede per i delitti più gravi (quelli indicati dall'articolo 407, comma 2 del Codice di procedura, dalle associazioni criminali al terrorismo ai casi più gravi di traffico di stupefacenti, per esempio); un anno in tutti gli altri casi. Il pm potrà chiedere al giudice la proroga dei termini una sola volta, prima della scadenza, per un tempo non superiore a sei mesi quando la proroga sia giustificata dalla complessità delle indagini.
Decorsi i termini di durata delle indagini, il pubblico ministero sarà tenuto a esercitare l'azione penale o a richiedere l'archiviazione entro un termine fissato in misura diversa, in base alla gravità del reato e alla complessità delle indagini preliminari.
Sul regime delle impugnazioni a fare da contraltare all'inappellabilità da parte del Pm, corroborando la tenuta costituzionale della riforma, una serie di limiti anche per l'imputato, con l'elenco dettagliato dei motivi che rendono possibile l'impugnazione.
Raddoppia poi da due a quattro anni il limite di pena detentiva che può essere sostituito da un'altra sanzione, dove a essere rivisto è anche il catalogo delle misure sostitutive: detenzione domiciliare, affidamento in prova al servizio sociale e semilibertà, lavoro di pubblica utilità, pena pecuniaria. Da cinque anni a tre anni poi il limite di pena che rientra nell'area della causa di non punibilità per tenuità del fatto.
Al Parlamento, la commissione Lattanzi affida il compito di determinare periodicamente, anche sulla base di una relazione presentata dal Csm, "i criteri generali necessari a garantire efficacia e uniformità nell'esercizio dell'azione penale e nella trattazione dei processi"; nel contesto dei criteri generali adottati dal Parlamento, gli uffici giudiziari fisseranno poi i criteri di priorità nell'esercizio dell'azione penale e nella trattazione dei processi, "tenuto conto della specifica realtà criminale e territoriale, nonché del numero degli affari e delle risorse disponibili".
di Liana Milella
La Repubblica, 26 maggio 2021
La maggioranza rischiava la spaccatura, Lega e Forza Italia si sarebbero astenute. I Radicali, con Salvini, la prossima settimana depositerano in Cassazione i sei quesiti referendari sulla giustizia. La separazione delle carriere dei magistrati sarà il primo dei referendum che i Radicali, assieme a Matteo Salvini, porteranno in Cassazione per l'ammissibilità già la prossima settimana. Come annuncia il capo della Lega e come conferma il segretario dei Radicali Maurizio Turco.
Ma proprio la separazione tra pm e giudici, almeno per oggi, non è stata la protagonista di un acceso confronto alla Camera tra chi la vuole - Costa di Azione, tant'è che aveva presentato un emendamento ad hoc nel decreto concorsi, Lega, Forza Italia, Fratelli d'Italia, Italia viva - e chi invece la contrasta - Pd, M5S, Leu - e stavolta è riuscito ad evitare il confronto in aula. Nel decreto sui concorsi per i magistrati, infatti, tra i 70 emendamenti presentati per lo più da FdI, non c'è più quello di Enrico Costa che chiedeva all'aspirante giudice di scegliere, prim'ancora di affrontare il concorso, quale carriera in futuro volesse intraprendere.
Cos'è accaduto? Semplice. Dopo l'appello del presidente Sergio Mattarella a mettere da parte le individualità sulle riforme della giustizia, sono seguite 24 ore di colloqui tra la ministra della Giustizia Marta Cartabia e i partiti della maggioranza. Da una parte, la preoccupazione che il decreto - in scadenza il 31 maggio - potesse decadere qualora fosse dovuto tornare al Senato. Dall'altra, l'insistenza di Costa di mantenere il suo emendamento presentato per evitare che l'eventuale futuro pm, proprio al concorso, si fosse trovato a non sostenere la prova di diritto penale. Perché, in presenza del Covid, e solo per il prossimo concorso, il decreto prevede il sorteggio di due delle tre prove scritte obbligatorie - diritto penale, civile e amministrativo - e quindi, secondo Costa, ci poteva essere il rischio che saltasse proprio la prova di penale per il futuro pubblico ministero.
Si è giunti così a un vertice di maggioranza - via Zoom - per decidere sul decreto. E qui il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D'Incà di M5S, è stato netto sul no all'emendamento, anche mettendo sul piatto l'eventuale voto di fiducia che avrebbe fatto saltare tutti gli altri emendamenti. A quel punto Enrico Costa ha deciso di ritirare la sua proposta che era stata sottoscritta anche da Lega e Forza Italia. I due partiti, se si fosse andati al voto, hanno confermato che si sarebbero astenuti.
Lo stesso Costa non nasconde però il suo malessere politico. Anche nell'intervento in aula: "Ormai questi temi garantisti sono divenuti off limit nella maggioranza, vengono esclusi a priori dal dibattito perché sono considerati divisivi. Si può discutere su questa impostazione, ma io la giudico sbagliata perché pensare che nella riforma del Csm non abbia cittadinanza il tema della separazione delle funzioni significa per il centrodestra voltare le spalle alla propria storia. Quindi, anche se con sofferenza, ho ritirato il mio emendamento. Ma ci sono almeno dieci buone ragioni per occuparsi della separazione carriere. Ma non lo si può fare in questo Parlamento perché nel governo predomina tuttora il M5S. E io oggi mi auguro che la ministra Cartabia, dopo l'incontro che domani avrà con loro, non faccia dietrofront sulle sue proposte".
Costa si riferisce all'incontro che domattina, alle 9 e trenta, Cartabia avrà con il M5S, deciso a mettere sul suo tavolo l'insofferenza per proposte come quelle sulla prescrizione e sull'inappellabilità delle sentenze di primo grado sia per il pm che per gli avvocati. Nonché sull'idea - che pare però esclusa - di affidare al Parlamento l'indicazione delle priorità dell'azione penale. Temi emersi nell'unico incontro che si è tenuto finora tra la Guardasigilli e i partiti della maggioranza, quando l'ex presidente della Consulta Giorgio Lattanzi, al vertice della commissione di studio cui Cartabia ha affidato di lavorare agli emendamenti al testo dell'ex Guardasigilli Alfonso Bonafede, ha presentato la sua proposta.
A questo punto il decreto concorsi passa senza strappi. A parte l'irritazione di Costa. Ma il tema delle carriere resta, anche perché Salvini annuncia che la prossima settimana porterà in Cassazione, con i Radicali, i testi dei sei referendum, su cui - dice lo stesso Salvini - "dal primo luglio dovremo raccogliere un milione di firme". Maurizio Turco, segretario dei Radicali, conferma almeno quattro titoli certi, la separazione delle carriere, la responsabilità civile, il Csm, la responsabilità professionale.
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