di Tiziana Maiolo
Il Riformista, 26 giugno 2021
Al centro il processo di rieducazione e di cambiamento. Non vorrei mettere in difficoltà la Presidente Rosanna Calzolari e le tre colleghe (Benedetta Rossi, Letizia Marazzi, Benedetta Faraglia) del Tribunale di sorveglianza di Milano che hanno concesso il differimento della pena a Ambrogio Crespi. Non vorrei che queste giudici si sentissero tirate per la giacchetta se dico che la loro ordinanza, che recepisce largamente gli argomenti di un'altra donna, l'avvocato difensore di Crespi, Simona Giannetti, mette al centro della funzione della pena non la vendetta e la punizione, ma il processo di rieducazione e di cambiamento del condannato. E in un certo senso dimostra anche la scarsa utilità del carcere per il reinserimento nella società e per la ricucitura dello strappo attuato con la trasgressione, con il reato. Una rivoluzione copernicana. Si può dire?
di Domenico Forgione
Il Dubbio, 26 giugno 2021
La lettera di Domenico Forgione, l'uomo rimasto in carcere 7 mesi per scambio di persona. Gentile direttore, è stato accolto molto positivamente l'annuncio del ministro della Giustizia Marta Cartabia sulla ripresa dei colloqui in presenza nelle carceri. Come si ricorderà, la sospensione a marzo 2020 aveva scatenato le proteste e le rivolte culminate con i morti di Modena, feriti e pestaggi in diversi penitenziari.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 26 giugno 2021
Lo ha detto la ministra della Giustizia Marta Cartabia durante la seconda conferenza "Per una salute mentale di comunità". "Considero la tutela della salute mentale in carcere una priorità assoluta, per questo stiamo prendendo provvedimenti urgentissimi". Lo ha detto la ministra della Giustizia Marta Cartabia durante la seconda conferenza "Per una salute mentale di comunità".
di Andrea Pugiotto
Il Riformista, 26 giugno 2021
Il provvisorio differimento della pena non solo ha il merito di rimettere transitoriamente sui binari un convoglio deragliato, ma ha il valore esemplare di un atto di giustizia giusta. Adesso dovrà decidere il Quirinale sulla domanda di clemenza fatta dalla moglie.
di Fulvio Fulvi
Avvenire, 26 giugno 2021
Su tutto il territorio nazionale sono presenti solo trenta "Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza" (Rems) per un totale di 709 posti a disposizione di detenuti affetti da malattie psichiche. Ma con la pandemia da Covid-19 la domanda di ricoveri nelle strutture che hanno preso il posto degli ospedali psichiatrici giudiziari, chiusi definitivamente nel 2015, è sempre crescente.
di Sergio D'Elia
Il Riformista, 26 giugno 2021
Ho deciso di aderire allo sciopero della fame a staffetta per Cesare Battisti promosso da Folsom Prison Blues e coordinato da Umberto Baccolo ed Elisa Torresin. Sperando - forse, contro ogni speranza - che lui cambi il segno e il senso della sua lotta. Un digiuno - per motivi politici o per motivi di salute - non può essere fatto contro qualcuno o contro qualcosa, meno che mai può essere "fino alla morte". Quindi, aderisco per chiedere a Cesare Battisti di convertirlo in sciopero "fino alla vita", la sua vita, la vita dei suoi carcerieri, in poche parole, la vita del diritto.
Braccato in giro per il mondo come la più grave minaccia alla pace e alla sicurezza del nostro paese.
Catturato come un criminale di guerra in uno dei paradisi penali per i veri criminali di guerra. Deportato in Italia in spregio a regole e convenzioni sui diritti umani. Esposto alla gogna e al pubblico ludibrio nel passaggio coatto sotto le forche caudine di Via Arenula e del Viminale. Sottoposto al regime di isolamento in un carcere sperduto e privato dei significativi contatti umani che le Regole di Mandela considerano essenziali per evitare la tortura dei detenenti e la pazzia del detenuto. Alla fine, tolto dall'isolamento e messo in socialità - ironia della sorte o legge del contrappasso - insieme a detenuti per terrorismo di matrice islamica.
Cesare Battisti è il "tipo d'autore" perfetto per un processo in contumacia che continua anche quando la contumacia è finita. È un caso emblematico di uso integrale e spietato del "diritto penale del nemico" che ha segnato il regime di emergenza che, al di là di ogni emergenza, vige in Italia da quasi mezzo secolo. Ma, di fronte a tanta ingiustizia e inimicizia, la risposta non può essere di segno uguale e contrario: la lotta "fino alla morte" contro la morte per pena; l'arma di un corpo morto scagliato contro il nemico che lo ha sequestrato e deprivato dei più elementari sensi umani.
Il carcere è strutturalmente un luogo di pena, dolore, deprivazione. Non può essere migliorato. A voler essere umani va solo abolito.
Ciò nonostante, anche - innanzitutto - in carcere, di fronte ai "cattivi" è giusto diventare "buoni". Capire che, nel dare corpo alle idee di giustizia, di pace e di libertà, occorre operare prefigurando nell'oggi il domani che vuoi realizzare. Capire che i mezzi devono essere coerenti coi fini, che il corpo occorre darlo alla felicità, al dialogo, all'amore, alla gente e al diritto, non immolarlo, il corpo altrui e il proprio, sull'altare di un'etica del sacrificio e della morte, liberatrice e redentrice. Fare lo sciopero della fame "fino alla morte" è l'opposto della nonviolenza, è la continuazione della violenza con altri mezzi. Non v'è coerenza, non vedo coraggio. L'unica coerenza che occorre osservare in sé ed esigere dagli altri non è quella di chi non cambia mai idea, sentimenti, comportamenti. È quella che crei e t'imponi tra mezzi e fini. L'unico coraggio che bisogna avere nella vita non è quello di combattere fino alla morte, ma quello di amare fino alla vita... anche del tuo nemico.
Così Marco Pannella interpretava lo sciopero della fame: un atto d'amore, unilaterale, gratuito, nei confronti dell'avversario, del potere dal quale esigere il rispetto, non della tua volontà, ma delle sue stesse leggi. Questa è la nonviolenza che ho capito: la forza sottile e invisibile, tagliente come la luce di un laser e dura come un filo d'acciaio, che distingue e tiene insieme, che rispetta e lega le persone più diverse. La nonviolenza è la forza del cambiamento, della coscienza, del dialogo, dell'amore, non è mai "contro" qualcosa o qualcuno, ma sempre "per" e "con".
Quando - nel mondo che ti circonda e nel tuo mondo interiore - sembrano prevalere disperazione, indifferenza e rassegnazione, è allora che devi essere tu stesso speranza e perciò creare, anticipare la fine dell'isolamento, essere la realtà diversa che vuoi per te e per le persone che ami e ti amano.
Su questo, Ambrogio Crespi ha realizzato un'opera straordinaria, "Spes contra Spem - Liberi dentro", che racconta il mondo carcerario dove vige ancora l'isolamento e il "fine pena mai", il 41 bis e l'ergastolo "ostativo". Le storie dei condannati a vita testimoniano che il carcere può annientare ma anche rigenerare, può essere un luogo e un tempo in cui ci si può perdere per sempre, ma anche il luogo e il tempo in cui è possibile ritrovarsi per sempre, rinascere a nuova vita. Sul senso - creativo, il contrario di mortifero; religioso, l'opposto di diabolico - del digiuno, Mariateresa Di Lascia ha scritto parole bellissime che, Cesare, ti regalo. "Non si può usare in politica uno strumento come il digiuno senza avere amore per l'avversario, senza avere la consapevolezza che la crescita, se ci sarà, avverrà dentro e fuori di noi... Il successo di un digiuno in terapia come in politica è legato alla capacità di liberare la parte migliore di sé, di perdonare e di perdonarsi, di percepirsi come protagonista autentico della propria vita, in una parola: di amare".
di Valentina Stella
Il Dubbio, 26 giugno 2021
Enza Bruno Bossio in visita nel carcere dove è detenuto: "Una delle ragioni del suo digiuno è che viene tenuto nell'alta sicurezza 2, dove ci sono solo jihadisti". "Cesare Battisti è in sciopero della fame dal 2 giugno, sta molto male fisicamente e psicologicamente, e a mala pena si regge in piedi. Le motivazioni per cui lo fa sono molto serie e giustificate". A riferirlo al Dubbio è stata l'onorevole del Pd Enza Bruno Bossio che ieri mattina, nell'ambito dell'attività ispettiva propria di un parlamentare all'interno degli istituti di pena, ha visitato il carcere di Rossano, in provincia di Cosenza, dove ha anche incontrato l'ex terrorista dei Pac e ne ha verificato le condizioni di salute e detenzione.
"Una delle ragioni del digiuno, che ormai dura da 24 giorni, è che l'uomo viene tenuto nell'alta sicurezza 2, dove ci sono solo terroristi jihadisti, e un solo italiano ma che comunque ha aderito all'Islam. La loro socializzazione esclude automaticamente Battisti. Non è una questione di razzismo, come hanno scritto su Libero, ma di aggregazione. Lui è sostanzialmente isolato e non è in grado di avere una socialità. Ha con sé dei libri e da poco gli è stato dato un computer ma che non si può ricaricare in cella per problemi di voltaggio. L'ora d'aria la fa in una specie di quadrato sostanzialmente un po' più grande della cella piccolissima dove vive. Non ha ricevuto neanche la visita del cappellano, pur avendola richiesta a suo dire. A ciò si aggiunge il fatto che i parenti sono lontani e hanno difficoltà a raggiungerlo lì".
Battisti vorrebbe sapere inoltre, prosegue Bossio, "quali sono le motivazioni per cui il Dap lo ha assegnato all'alta sicurezza 2, considerato che esse sono state secretate e non sono state comunicate mai nemmeno al suo avvocato. Nei suoi confronti non si sta applicando la legge. Si badi bene: lui non rifiuta il carcere, ha commesso dei crimini di cui si è assunto la responsabilità. Ma pretende una carcerazione dignitosa e legale. Questa è la battaglia che sta facendo e la porterà avanti fino a quando lo Stato non gli darà una risposta. Lo sciopero della fame non vuole essere un ricatto ma una richiesta di chiarezza.
È legittimo quello che sta subendo o qualcuno vuole farlo "marcire" in carcere? Esiste, come mi ha detto, un "regime speciale Battisti"? Io voglio sostenerlo in questa sua battaglia. Mi impegnerò, anche attraverso una interrogazione, perché si conoscano le motivazioni fino ad ora ignote del trasferimento. L'Italia con Cesare Battisti può dimostrare di essere uno Stato di Diritto. C'è invece la preoccupazione che nei suoi confronti lo Stato sia vendicativo e non lo può essere nei confronti di nessuno. Non lo è stato nei confronti di Brusca, non capisco perché dovrebbe esserlo nei confronti di Battisti".
Insieme all'onorevole Bossio c'era anche l'avvocato Adriano D'Amico, in rappresentanza del Comitato di Solidarietà Internazionale a Cesare Battisti: "Battisti sta subendo una vera e propria vendetta. È di fatto in un regime ostativo e temo seriamente per la sua vita. Eppure una ordinanza della Corte di Appello di Milano ha stabilito che Battisti deve scontare la sua pena in un regime ordinario di detenzione con diritto ai benefici, non essendogli applicabile l'articolo 4bis".
Qualche giorno fa Battisti, difeso dall'avvocato Davide Steccanella, in una lettera aveva spiegato ai suoi familiari le ragioni sottese al digiuno: "Il 2 giugno ho iniziato uno sciopero della fame, sapendo che non sarei tornato indietro, perciò cosciente di recarvi un grande dolore. Ma avendo la certezza che voi converreste con me che questo era l'atto più degno che potessi fare per evitare di morire in ginocchio, dopo essere stato spremuto e usato per ogni scopo ignobile del potere. Sarebbe così tradire i valori di un passato in cui ho creduto, fino alla deriva armata. Non mi sono mai sentito un criminale allora, né mi sento di esserlo oggi pur nella consapevolezza di aver sbagliato. Seguivo, come tanti altri, dei valori fondamentali di diritto per la persona, non posso permettermi di tradirli sulla linea di arrivo. Ecco perché vi chiedo un'ultima volta di aiutarmi ad essere me stesso e di perdonarmi per il dolore che vi reco".
L'uomo aveva indirizzato una lettera anche alla ministra Cartabia: "nel rispetto delle leggi e della Costituzione chiedo di essere ascoltato almeno una volta senza il filtro o l'ostruzione derivante dall'immagine del "mostro". Senza attizzare polemiche, provocare ingiurie o suscitare sentimenti deplorevoli, da ovunque essi vengano. Invito solo a concentrarsi sulle garanzie, i diritti e i doveri propri di una democrazia repubblicana della quale lo Stato è garante. Le leggi esistono per essere applicate, indifferentemente dalla personalità o il carattere politico culturale dell'individuo che le ha infrante. Non è umano né legalmente accettabile continuare a trattarmi da nemico in un Paese che non è in guerra; è trascorso mezzo secolo!".
Proprio la ministra Cartabia, senza mai citare il nome di Battisti, rispondendo domenica scorsa alla sollecitazione di Benedetta Tobagi nel corso del dialogo su "Un punto di giustizia" a Taobuk di Taormina, aveva detto: "Ho già da tempo chiesto di fare delle verifiche sulle condizioni e la situazione complessiva dell'esecuzione della pena in quella situazione. Come deve esserlo di fronte a tutte le persone che hanno una certa età, una certa storia, condizioni di salute e quant'altro".
di Giulia Merlo
Il Domani, 26 giugno 2021
Il penale è bloccato dalla politica, il civile invece vede l'opposizione soprattutto dei gli avvocati, la riforma del Csm è vista con sospetto dalla magistratura, soprattutto dopo la presentazione del referendum di Lega e partito radicale. Le tre maxi riforme della giustizia - ddl penale; civile e dell'ordinamento giudiziario - sono uno dei pilastri del Pnrr, ovvero il lasciapassare dell'Italia per incassare i fondi del Recovery.
Il documento approvato a livello europeo contiene una road-map precisa per l'approvazione dei tre testi di riforma, che hanno l'obiettivo di velocizzare e rendere più efficiente la giustizia italiana. Il progetto è ambizioso e il presidente del Consiglio Mario Draghi ne ha affidato la realizzazione alla ministra della Giustizia, Marta Cartabia, che però si è presto scontrata con gli ostacoli che fino ad oggi hanno impedito l'approvazione di riforme organiche: la litigiosità della componente politica e la crisi di quella tecnica, in particolare della magistratura.
Tuttavia i tempi sono fissati e sono categorici: entro fine 2021 vanno approvate le leggi di delega al governo, entro il 2022 i decreti ed entro il 2023 eventuali ulteriori regolamenti. La prima scadenza è ormai vicina, ma l'iter dei ddl è ancora accidentato. Tuttavia il governo non può farsi distrarre nè allungare i tempi, dunque a via Arenula nessuno ha dubbi sul fatto che, se la "strategia Cartabia" dei piccoli passi concertati non funzionasse, interverrà direttamente Draghi per ultimare la sintesi.
Ddl penale - Il ddl penale ha come ostacolo maggiore quello opposto dalla politica, perché contiene la modifica alla prescrizione. Il testo base, attualmente in commissione Giustizia alla Camera, è stato redatto nel precedente governo, i partiti hanno presentato i loro emendamenti e anche la commissione di esperti nominata dalla ministra e presieduta da Giorgio Lattanzi ha presentato le sue conclusioni.
È atteso entro la settimana prossima il maxi emendamento del governo, che dovrebbe essere una sintesi che raccolga gli spunti del lavoro in commissione e degli emendamenti parlamentari. Approvato quello, il testo poi approderà in Aula. La ministra sperava di riuscire già a farlo a fine giugno, ma ora la scadenza è slittata a luglio.
Il partito che ha sollevato dubbi maggiori è il Movimento 5 Stelle, che non vuole arretrare sulla prescrizione targata Alfonso Bonafede, che attualmente prevede lo stop al decorso della prescrizione dopo il primo grado. L'unica mediazione (elaborata con il Pd e Leu alla fine del Conte 2) che sarebbe disposto ad accettare è che si dividano i binari tra assolti e condannati: per i primi la prescrizione tornerebbe a decorrere dopo l'assoluzione in primo grado. La commissione Lattanzi, invece, ha elaborato due proposte. La prima prevede che la prescrizione si sospenda per due anni in seguito alla sentenza di primo grado e per un anno in seguito a quella di appello. La seconda invece, prevede che, dopo 4 anni dall'esercizio dell'azione penale senza che si sia giunti alla sentenza di primo grado, l'azione penale diventi improcedibile. Lo stesso avviene in caso di mancata definizione del giudizio di appello entro il termine di tre anni dalla presentazione dell'atto di appello e in caso di mancata definizione del giudizio di cassazione entro il termine di due anni.
Anche il Pd, che è il principale alleato dei 5 Stelle, ha presentato un emendamento che cancella la prescrizione di Bonafede e introduce una prescrizione processuale, che scatti dunque per fasi processuali e in particolare dopo due anni di giudizio d'appello. La riforma del processo penale, tuttavia, punta ad essere una riforma di sistema, come ha spiegato Lattanzi in commissione Giustizia. Vale a dire che la riforma della prescrizione è solo un tassello, ma la velocizzazione dei processi si ottiene attraverso una serie di modifiche che riguardano i riti alternativi, la modifica del regime delle impugnazioni e la digitalizzazione.
Ddl Civile - La riforma del civile è quella il cui iter è attualmente il più avanzato. I partiti hanno presentato i loro emendamenti, la commissione di esperti presieduta da Francesco Luiso ha depositato la sua relazione e la ministra ha anche depositato in commissione al Senato i suoi 24 emendamenti al testo base, frutto della sintesi tra emendamenti parlamentari e relazione. La riforma, il cui obiettivo è l'abbattimento del 40 per cento del tempo di definizione dei processi civili, secondo l'impegno assunto dal Governo con l'Ue con il Pnrr, tocca in particolare: la valorizzazione delle Adr (giustizia alternativa come la mediazione); la semplificazione del procedimento civile, anche stabilizzando le innovazioni tecnologiche; rafforzare il processo esecutivo; semplificazione del rito lavoro; introduzione di un rito unico per il procedimento minorile. Se dal punto di vista politico il ddl civile non ha creato particolari problemi, tanto che il Movimento 5 Stelle ha chiesto alla ministra di anteporlo al ddl penale proprio perché di più facile approvazione, le critiche sono arrivate dagli operatori del diritto.
Molto negativo è stato il giudizio degli avvocati: la presidente facente funzioni del Consiglio nazionale forense, Maria Masi, ha parlato di una riforma che "disattende le aspettative legittime dell'avvocatura", avendo detto alla ministra nelle varie interlocuzioni che "una riforma della giustizia non poteva esaurirsi in una modifica delle norme di rito soprattutto se non in grado di garantire migliore e maggiore efficienza al processo. È inaccettabile una riduzione dei tempi del processo se va a danno delle garanzie di difesa e del potere dispositivo delle parti, configurando regimi di preclusioni, sanzioni e filtri che non possono trovare giustificazione alcuna soprattutto se proposti in un'ottica di miglioramento". Anche l'Unione nazionale camere civili ha espresso ferma contrarietà agli emendamenti perché la disciplina delle preclusioni moltiplicherà il numero dei processi; il potenziamento delle ADR riguarda soltanto la mediazione, mentre la negoziazione assistita viene fortemente depotenziata; l'arbitrato non riceve alcuna agevolazione fiscale.
Ddl ordinamento giudiziario - La riforma dell'ordinamento giudiziario, che comprende la revisione della legge elettorale del Consiglio superiore della magistratura, è l'altro scoglio difficile da superare sia sul piano politico che interno alla magistratura. Il lavoro della commissione di esperti presieduta da Massimo Luciani è concluso e il governo ha presentato anche il suo pacchetto di emendamenti al testo base.
La riforma prevede una riforma della legge elettorale, modificando il meccanismo dei collegi di voto, l'introduzione di limiti alle porte girevoli dei magistrati in politica e un limite alla possibilità di pm e giudici di cambiare ruolo. Tuttavia, a rendere più complicato il tutto è stata la presentazione dei referendum sulla giustizia promossi dal partito radicale e dalla Lega. Quattro dei sei quesiti riguardano proprio l'ordinamento giudiziario: la responsabilità civile dei magistrati; la separazione delle carriere; lo stop alle firme per candidarsi al Csm e il voto dei laici nei consigli giudiziari. Il tema rimane fortemente controverso, soprattutto dentro la magistratura, che tuttavia in questa fase si è opposta al referendum ma non si è ancora pronunciata chiaramente sulla riforma a cui sta lavorando il parlamento. Quanto ai tempi, la ministra punta ad approvare il tutto entro luglio in commissione e poi portarla in aula alla Camera.
di Franco Corleone
Il Riformista, 26 giugno 2021
Ho incontrato la ministra insieme al deputato Riccardo Magi. Le abbiamo parlato della pdl sulle droghe, per evitare carcerazioni immotivate, di quella per restituire il potere di clemenza al Parlamento. E di come un codice orientato all'inclusione non va considerato un'utopia.
Lunedì scorso sono rientrato nella sede del Ministero della Giustizia in via Arenula per un incontro concesso dalla ministra Marta Cartabia a Riccardo Magi, deputato di Più Europa, presentatore delle proposte più significative elaborate dalla associazione La Società della Ragione il quale, con grande sensibilità, ha voluto che lo accompagnassi.
L'incontro si è svolto nella grande stanza dei ministri, caratterizzata da una penombra che contrasta con una visione della giustizia luminosa e trasparente e da affreschi alle pareti frutto del realismo del regime. È ancora presente la scrivania di Togliatti recuperata da Diliberto quando era ministro come cimelio storico; chissà se il cinismo del Migliore ispirò la decisione di licenziare Alessandro Margara da Capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria. In questa stanza per cinque anni mi confrontai da sottosegretario con i tre ministri, Flick prima e poi Diliberto e Fassino. Anni straordinari soprattutto per l'iniziale tensione riformatrice e per l'eccezionale livello dei responsabili delle direzioni generali e dei loro collaboratori.
Ricordo per primo Loris D'Ambrosio, mitico Capo di gabinetto e poi cito a caso Giorgio Lattanzi, Vladimiro Zagrebelsky, Emilio Lupo, Luigi Scotti, Franco Ippolito, Luigi Marini, il mio capo segreteria Giuseppe Cascini, Domenico Carcano, Giorgio Fibelbo e il capo del Dap prima di Margara, Michele Coiro, autorevole personalità di giurista e garantista. Magi ha esordito con un apprezzamento per le parole usate dalla ministra in occasione della presentazione della Relazione annuale del Garante nazionale delle persone private della libertà personale, Mauro Palma, in favore delle misure alternative e di preoccupazione per il rinnovato sovraffollamento carcerario.
A tale riguardo abbiamo messo in luce la causa di questa condizione: l'art. 73 della legge antidroga che, per piccolo spaccio e detenzione di sostanze illegali, provoca l'ingresso e la permanenza in carcere di oltre il 30% dei detenuti ai quali vanno aggiunti altrettanti soggetti qualificati come tossicodipendenti. In totale oltre il 50% dei ristretti lo sono per una sola legge e per una questione non criminale ma sociale.
Magi ha fortemente sottolineato che è in discussione presso la Commissione Giustizia della Camera la proposta di rendere il comma relativo ai fatti di lieve entità come articolo autonomo per evitare arresti e detenzioni ingiustificate. A confortare questa visione abbiamo consegnato alla ministra, in anteprima, una copia del XII Libro Bianco sugli effetti della legge Iervolino- Vassalli (non più Fini-Giovanardi proprio grazie alla decisione della Consulta del 2014, la sentenza 32 di cui giudice relatore e redattore fu proprio Marta Cartabia) sulla giustizia e sul carcere.
Abbiamo anche rimarcato che presso la Commissione Giustizia al Senato è iniziata la discussione sul disegno di legge votato dal Consiglio regionale della Toscana e inviato al Parlamento per garantire il diritto costituzionale alla affettività in carcere, auspicando una azione di persuasione per giungere a un risultato di civiltà e umanità. Certamente l'annuncio che presto si tornerà ai colloqui con le famiglie in presenza e senza le barriere di plexiglas è cosa buona, ma non basta tornare a prima della pandemia.
Occorre garantire l'applicazione del Regolamento del 2000 e condizioni igienico-sanitarie tali da assicurare dignità ai detenuti e spazi per studio, lavoro e cultura che offrano chance per il loro reinserimento sociale. L'impegno per luoghi di abitazione, progetti di housing sociale e occasioni di lavoro vero deve coinvolgere istituzioni locali, volontariato e magistratura di sorveglianza.
Non è intelligente tenere in carcere fino all'ultimo giorno le persone senza sperimentare la prova della libertà. Abbiamo segnalato la proposta per la modifica dell'articolo 79 della Costituzione per un nuovo statuto di amnistia e indulto che consenta al Parlamento, a determinate condizioni, di esercitare il potere di clemenza. Infine ho ricordato che la chiusura degli Opg impone una riforma del doppio binario del Codice Rocco per respingere le nostalgie del manicomio. Sullo sfondo è rimasta la questione dell'ergastolo ostativo: in merito, ho informato la ministra che a giorni sarà stampato il volume "Contro gli ergastoli" curato da Andrea Pugiotto, Stefano Anastasia e da me, con prefazione di Valerio Onida, per la collana della Società della Ragione edita da Ediesse/Futura.
Mi è venuto spontaneo ricordare che il nodo della giustizia non è riducibile a interventi organizzativi, seppure indispensabili. C'è bisogno soprattutto di un supplemento d'anima per ricostruire un patto di convivenza e di riconciliazione nella società disgregata. Per questo l'obiettivo di un nuovo codice repubblicano per un diritto penale minimo e mite, capace di superare il Codice Rocco dopo novanta anni di vigenza, non può essere confinato nel regno dell'utopia. Abbiamo capito che la ministra Cartabia ha l'assillo di chiudere la partita dei sei provvedimenti in cantiere.
Noi ci auguriamo che cessi presto il cicaleccio e la lite tra comari e che si chiuda una partita tutta di schieramento e di potere. Così si potrà parlare finalmente dei valori di fondo e della Costituzione. È stato un colloquio intenso, piacevole e con un carattere simpatetico. Uscendo, Riccardo Magi e io ci siamo guardati e ci siamo detti che per un'ora la buona politica era tornata a vivere. Sarebbe un delitto sprecare questa occasione. Ci auguriamo che i partiti orientati a ricreare un clima di inclusione sociale dove nessuno è mai perduto per sempre, abbiano consapevolezza della sfida e ne siano all'altezza. Come lo è la ministra.
di Giulia Merlo
Il Domani, 26 giugno 2021
Ma l'iniziativa non sarebbe piaciuta all'Associazione nazionale magistrati, che al momento della pubblicazione aveva espresso parere favorevole verso la relazione degli esperti sulla riforma del ddl penale. La lettera è stata inviata alla ministra della Giustizia Marta Cartabia nei giorni scorsi e porta alla firma di 127 magistrati, anche se altri si stanno aggiungendo in queste ore. Contiene dieci proposte di riforma del penale, che vorrebbero essere - nell'intenzione degli scriventi - uno strumento in più per integrare la riforma a cui il governo sta lavorando.
L'iniziativa, nata inizialmente nelle chat vicine al gruppo di Articolo 101, si è poi spostata nelle mailing list dei magistrati ed è stata appoggiata da nomi di toghe anche esterne alle correnti, con adesioni individuali. Nel testo si legge che "siamo un gruppo di magistrati che lavorano ogni giorno, tra mille difficoltà, negli uffici giudiziari; lo facciamo in silenzio, con "disciplina e onore", nella consapevolezza di rappresentare, per i tanti cittadini che si rivolgono a noi, l'Istituzione statale alla quale si chiede di riparare torti". Per questo "ci sentiamo in dovere di suggerire 10 interventi legislativi, a costo zero, che consentirebbero, a nostro avviso, di accelerare non poco i processi penali".
La missiva contiene un giudizio anche sul lavoro della commissione Lattanzi, che ha elaborato il parere sul ddl penale e che è stato positivamente accolto dall'Associazione nazionale magistrati. "Pur apprezzando alcune proposte che sono state formulate, temiamo che, dopo le tante riforme di questi anni, anche quella legata al riconoscimento delle risorse economiche del "Recovery fund" possa costituire l'ennesima "occasione mancata" per incidere in maniera davvero efficace".
Le dieci proposte
Ecco dunque le dieci proposte che vengono definite "a costo zero", ovvero che non comportano alcun costo per l'amministrazione della giustizia.
1) razionalizzare il sistema delle notifiche (prevedendo la domiciliazione ex lege dell'imputato presso il difensore di fiducia, come nel processo civile);
2) introdurre l'archiviazione dei procedimenti a carico degli irreperibili (stabilendo che il PM possa esercitare l'azione penale soltanto qualora sussistano le condizioni per procedere in assenza);
3) prevedere la possibilità di emettere sentenza di non luogo a procedere ex art. 425 cpp, in tutti i casi in cui il gup ritenga improbabile che l'imputato, in caso di rinvio a giudizio, possa essere condannato;
4) prevedere il giudizio abbreviato come giudizio "ordinario" (e che il dibattimento debba essere richiesto dall'imputato personalmente o dal difensore munito di procura speciale);
5) prevedere che il patteggiamento possa essere chiesto senza limiti di penae di tempo (anche nel corso del dibattimento, in modo da limitare i casi in cui il giudice deve motivare la sentenza di primo grado e l'imputato possa proporre appello);
6) introdurre la possibilità per il giudice della cognizione di condannare l'imputato ad eseguire lavori di pubblica utilità o alla detenzione domiciliare (senza dover aspettare che lo faccia il magistrato di sorveglianza);
7) prevedere che per proporre opposizione alla richiesta di archiviazione debba essere pagata una marca da bollo e, soprattutto, che il Gip - in caso di rigetto - possa condannare l'opponente al pagamento di un'ammenda, specie nei casi di abuso del diritto;
8) prevedere l'abolizione del divieto di "reformatio in peius" in materia di impugnazioni;
9) stabilire che, qualora si decida di abolire la disciplina recentemente introdotta (c.d. "riforma Bonafede"), il termine ordinario minimo per la prescrizione dei reati sia fissato in 10 anni;
10) depenalizzare la maggior parte delle contravvenzioni (come, ad esempio, quelle relative al codice della strada) e introdurre soglie di punibilità per i reati contro il patrimonio, prevedendo che tali condotte siano trasformate in illeciti amministrativi.
Le reazioni - Senza entrare nel merito delle singole proposte, sul fronte della politica interna alla categoria l'iniziativa non è stata ovunque gradita. In particolare, la giunta dell'Anm non avrebbe apprezzato il fatto che un gruppo di toghe si sia autonomamente rivolto al Ministero, nonostante l'interlocuzione con Cartabia sia da tempo avviata proprio con l'associazione magistrati, che dovrebbe essere organo di rappresentanza sindacale delle toghe. Il presidente dell'Anm, Giuseppe Santalucia, infatti, aveva condiviso l'impostazione di lavoro della commissione Lattanzi e mandato segnali di distensione al governo proprio sul ddl penale.
- Più tempo per la riforma della magistratura onoraria: "Status quo inaccettabile"
- Perché servono i referendum sulla giustizia: si è sgretolato il patto sociale
- "Imprenditori assolti ma perseguitati dallo Stato: una legge per dire basta"
- Torino. Umiliati e intimiditi: così si vive nel Cpr dove era rinchiuso Moussa Balde
- Nulla la messa alla prova del minore disposta senza il contraddittorio tra le parti










