di Riccardo Noury
Corriere della Sera, 15 maggio 2021
Arrestato il 3 marzo, Min Nyo, giornalista di "Voce democratica della Birmania", storico organo d'informazione indipendente del paese del sud-est asiatico, è stato condannato a tre anni di carcere ai sensi dell'articolo 505 del codice penale, che punisce chi "pubblica o diffonde dichiarazioni, dicerie o rapporti con l'intento di spingere, o che potrebbe spingere ad ammutinarsi o a venir meno al loro dovere appartenenti alle forze armate, all'aeronautica o alla marina".
Dal colpo di stato del 1° febbraio, numerosi giornalisti sono stati arrestati, minacciati o raggiunti da colpi d'arma da fuoco mentre seguivano le proteste. "Voce democratica della Birmania", che era nata in esilio, è tornata di nuovo a fare informazione dall'estero dopo che i militari golpisti le hanno ritirato - così come accaduto ad altri organi d'informazione - la licenza. Proprio dall'esilio, nel frattempo, rischiano di tornare in Myanmar tre giornalisti della "Voce", arrestati in Tailandia il 9 maggio.
di Raffaele Ricciardi
La Repubblica, 15 maggio 2021
Il calo dell'occupazione femminile nel 2020 è stato del 2,5%, contro l'1,5% degli uomini. Ma in presenza di figli in età pre-scolare, le madri occupate sono scese del 5,3% contro il 2,4% dei padri. E in azienda chi ha compiti di cura familiare ha il doppio di possibilità di andarsene.
Quella che ci stiamo lasciando alle spalle non è solo una crisi economica, deflagrata al traino di quella sanitaria, che ha colpito maggiormente le donne. Dal Fmi in giù, in molti hanno sottolineato come si sia trattato di una "she-cession"
Le donne, che sono maggiormente occupate nei settori dei servizi e dell'accoglienza falcidiati dai lockdown, hanno pagato un prezzo più alto al Covid. Ma se si tratta di donne con bambini piccoli, il costo lavorativo dell'emergenza è stato ulteriromente amplificato. I numeri rafforzano dunque l'evidenza quotidiana di un lavoro di cura estremamente sbilanciato.
Non solo: anche all'interno delle aziende, i lavoratori che il posto l'hanno difeso hanno accusato il colpo psicologico del farsi carico di professione e caregiving, assistenza a familiari (piccoli o anziani). Al punto da andare in sofferenza il doppio di quel che è accaduto a chi non ha di questi oneri (e onori) e da immaginarsi con molta più frequenza in un'altra azienda nel prossimo futuro, in fuga dunque per non aver ricevuto il necessario supporto da parte della propria organizzazione.
I figli piccoli "pesano" sull'occupazione - Già il World Economic Forum ha notato come la crisi del Covid abbia spostato in là di 36 anni la previsione del raggiungimento della parità tra generi, per 135 anni totali. Un'analisi di Prometeia, società di ricerca economica e consulenza, mette a fuoco quanto è accaduto in Italia tra smart working e didattica a distanza, proprio insistendo sulla variabile della presenza dei figli. Se nel consuntivo generale del 2020 il calo dell'occupazione femminile ha superato di un punto percentuale quello maschile (-2,5% rispetto a -1,5% tra gli uomini), la forbice si allarga in modo considerevole se si prendono in considerazione le donne con figli. Il divario più grande infatti si osserva tra i genitori di bambini in età prescolare (0-5 anni): sono il 5,3% le occupate in meno, a fronte del 2,4% dei padri.
"Non c'è dubbio che i lavori più colpiti dalla crisi abbiano una prevalenza femminile, e in alcune professioni l'età media sia inferiore", spiega Alessandra Lanza, senior partner di Prometeia.
"Ma questo non ci fa sentire meglio. Purtroppo i dati statistici non ci permettono di rispondere alla domanda se il calo dell'occupazione femminile sia effetto di opt-out", scelte consapevoli di persone che hanno preferito rimanere a casa per badare ai bimbi. "Servirebbero dettagli su livelli di istruzione, reddito e patrimonio. Se fossimo negli Stati Uniti, sarei più fiduciosa del fatto che sia frutto di una scelta. Purtroppo con la scarsa flessibilità del nostro mercato del lavoro, sulla base dei dati che abbiamo possiamo ritenere che siano soprattutto contratti a breve termine che non sono stati rinnovati nei settori molto colpiti".
A rafforzare la tesi che il carico di gestione dei bambini a casa forzatamente da scuola e nidi abbia giocato un ruolo determinante in questa crisi, gli economisti paragonano gli esiti sul mercato del lavoro di questo periodo con quel che accadde nelle crisi del passato, ad esempio quella del 2012. Ebbene, allora a un crollo dell'occupazione dei padri era corrisposto un aumento di quella delle madri, perché lavoratrici di settori tradizionalmente anticiclici. Nel 2020, invece, a soffrire maggiormente sono proprio le donne.
La sperequazione dei compiti di cura emerge anche se si guarda il rovescio della medaglia, ovvero il differenziale nella partecipazione al mercato del lavoro. Giunto al minimo storico nel 2019, il divario nel tasso d'attività tra uomini e donne è tornato a crescere nello scorso anno. Se il delta è però di quasi 19 punti percentuali nel totale della popolazione, tra i genitori veleggia verso i 30 punti e se i figli sono in età pre-scolare arriva a quota 35: quasi il doppio del livello generale.
Detto quel che è accaduto, è prevedibile un recupero? "Se l'andamento economico si confermerà a "V", con una forte ripresa dopo il crollo - dice Lanza - possiamo dire con fiducia che si tratta di occupazione che può ripartire. È bene che il Pnrr insista sull'equilibrio di genere, sono convinta che l'incentivazione per legge sia necessaria nel Paese, come hanno dimostrato le quote rosa".
Il problema della convivenza tra attività di cura e di lavoro non è solo esploso nei numeri della disoccupazione, ma anche all'interno alle aziende. Aprendo a serie riflessioni tra i lavoratori sul proprio futuro professionale. Un colosso della consulenza come Bcg ha indagato l'impatto del Covid 19 sui lavoratori caregiver, oltre 14 mila dipendenti tra Usa, Uk, Germania, Francia, Spagna e Italia. Ne emerge un quadro di forte stress: il 46% delle madri e il 42% dei padri è preoccupato del proprio benessere mentale, percentuali che salgono al 50% e 44% per il benessere fisico (con risultati simili per chi assiste gli adulti). Il 31% delle madri e il 32% di padri con figli under 12 riscontra una diminuzione delle performance di lavoro e il 43% delle madri-lavoratrici si sente "svantaggiato" rispetto a chi non ha figli.
Monia Martini, people e hr operations director di Bcg per Italia, Grecia, Turchia e Israele, invoca "maggiore sostegno da parte dei datori di lavoro" per i caregiver, in particolare in un contesto come quello italiano con la responsabilità di cura in larga parte femminile: "Sono indispensabili le politiche di gestione e incentivo delle risorse umane". Eppure il 20% delle madri ritiene in media che queste esigenze non siano state comprese dai manager. Tanto che ora molte meditano la fuga. Il 16% di chi assiste un adulto e il 14% di chi ha un bambino sotto i 12 anni in Italia non si vede nella stessa azienda entro 6 mesi: un dato doppio rispetto a chi non deve prendersi cura di grandi e piccoli (8%). "Con il tessuto di Piccole e medie imprese italiano, è difficile che a riconoscere il ruolo di caregiver siano le singole aziende", insiste però Lanza. "Servono politiche di tutele a livello pubblico, magari differenziate a seconda degli inquadramenti e della capacità reddituale: non si possono lasciare al buon cuore delle aziende".
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 14 maggio 2021
Nel carcere di Alessandria un uomo in esecuzione pena per altro reato è stato accusato di propaganda e istigazione a delinquere in relazione a reati di terrorismo e per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa. All'uomo è stato applicato un provvedimento di custodia cautelare dal Tribunale di Torino. Pare che, nel guidare la preghiera, esortasse alla jihad ed esaltasse gli attentati terroristici. Il detenuto, di origini marocchine, svolgeva un ruolo di facilitatore alla preghiera nell'istituto di pena.
di Andrea De Tommasi
asvis.it, 14 maggio 2021
Superata la fase emergenziale, sarà importante riflettere sulla capacità di sfruttare pienamente la tecnologia, investire nel reinserimento dei detenuti e rafforzare le misure alternative.
Nel 1831 il filosofo francese Alexis de Tocqueville si recò negli Stati Uniti per studiarne le carceri e tornò in patria con una ricchezza di osservazioni che raccolse in "Democracy in America" (1835), forse uno dei libri più influenti del diciannovesimo secolo. de Tocqueville scoprì che alcuni Stati americani stavano tentando di comminare pene umane e proporzionate in un modo che in Francia e nel resto dell'Europa era ancora sconosciuto.
di Davide Varì
Il Dubbio, 14 maggio 2021
Riforma della Giustizia, presunzione di innocenza e nuovi diritti: tanti i temi trattati dal presidente della Consulta in occasione della sua relazione annuale. Il Ddl zan? "Non ho studiato la norma, ma una legge è sicuramente opportuna". "È inaccettabile la gogna mediatica di chi è sottoposto a indagini". A dirlo è il presidente della Corte costituzionale Giancarlo Coraggio, nel corso della conferenza stampa seguita stamattina alla consueta relazione annuale sull'attività della Consulta nel 2020. Il presidente Coraggio si dice "ottimista che con la riforma della giustizia si fermino i processi inutili fin dall'inizio" e si esprime quindi favorevolmente sul recepimento della direttiva Ue sulla presunzione di innocenza, auspicando che "si crei una reale cultura" sul tema.
di Simona Maggiorelli
Left, 14 maggio 2021
Il circuito delle Rems deve essere rafforzato. Sono tanti i detenuti con patologie psichiatriche in lista di attesa. Intanto restano in carcere, in un luogo inadatto alla cura, denunciano le radicali Maria Antonietta Farina Coscioni e Irene Testa che hanno lanciato un appello.
di Ilaria Onida*
mediciperidirittiumani.org, 14 maggio 2021
La professione che svolgiamo fa tanto, e richiama la nostra attenzione sul caso di cui sto per parlarvi. C'è un mondo sotterraneo verso il quale il nostro cervello resta noncurante, ed è quello delle carceri. Tema scomodo e ingombrante, diciamolo, fin dai tempi biblici, che ci tocca da lontano, o nei rari casi in cui qualche parente-amico entra in collisione con la giustizia e ci finisce dentro. Provo a parlarne non come luoghi di spazi chiusi e di mura invalicabili, ma vissuti da esseri umani a cui è doveroso dar voce. Magari siamo informati, conosciamo i numeri, il sistema, i dati del sovraffollamento, i partiti politici che mettono in evidenza i punti più oscuri della gestione interna di molte strutture penitenziarie in Italia, ma soltanto accidentalmente ci soffermiamo a pensare ai corpi rinchiusi al di là delle sbarre come a degli uomini meritevoli di ascolto e dignità.
"Viaggio in Italia", docu-film coraggioso e rivelatore di Fabio Cavalli sulle carceri italiane, lanciato un anno e mezzo fa alla mostra di Venezia, mi aveva colpito per lo sguardo onesto e diretto sui detenuti, e su coloro che ci lavorano ogni giorno. Gli specialisti di MEDU in Sicilia presso il carcere della città di Ragusa hanno un compito altrettanto nobile e coraggioso, che è quello di curare e far emergere le testimonianze di queste vite silenziose ancora più ai margini delle nostre società.
Medici e psicoterapeuti seguono da tempo le persone più fragili in esecuzione di pena. Ogni martedì garantiscono il supporto psicoterapico e psichiatrico durante i colloqui alla presenza di mediatori culturali che svolgono un ruolo centrale per i pazienti che non conoscono la lingua del Paese che li ha condannati. Il gruppo che riceve assistenza è variegato, di nazionalità italiana o dalle origini più disparate, europee e extraeuropee, richiede aiuto per far fronte alla crisi psicologica che manifesta per tutto l'arco di tempo della sua detenzione, in fasi più o meno acute di disagio, sofferenza e smarrimento.
Nell'offrire il nostro supporto quel che più colpisce è la solitudine dei migranti. Condizione, quella dello straniero, che li rende più soli nel mare di isolamento in cui sopravvivono tutti. Di loro si parla nei processi, tra le tavole degli avvocati d'ufficio o nelle riunioni d'equipe psicopedagogica forse, ma chi mai si sofferma a pensare al loro mondo sommerso?
Ho fatto caso ai nuclei di famiglie che accedono allo sportello per la consegna di pacchi, vestiario e alimenti da far arrivare ai detenuti. Per lo più mamme con bimbi piccoli al seguito, provenienti dall'entroterra locale, oppure donne arabe o dei Paesi dell'est, tutte lì in coda, aspettando il proprio turno per consegnare qualcosa che conforti il figlio, o il marito, o un parente all'interno della cella. Raramente un immigrato proveniente dalle rotte del Mediterraneo, magari in fuga da anni per le vie dell'Africa e dell'Asia centrale, riceve una visita, indumenti per la sua cura e per la protezione dal freddo, se non i capi che l'istituzione carceraria e qualche associazione umanitaria ha pensato di fargli arrivare.
Nigeriani, bengalesi, siriani, magrebini, immaginiamoceli, di etnie, usi, culture e lingue diverse insieme nello stesso spazio ristretto, spesso appesi a un appello di cui non conoscono i termini e ad una sentenza della quale intuiscono soltanto il finale: la durata della detenzione che li aspetta.
Eppure dietro a ognuno di loro, a cui le nostre carceri italiane non riescono a offrire nemmeno un traduttore che chiarifichi la loro posizione, c'è un uomo. Nella maggior parte dei casi, certo, sconta la sua pena come la legge ritiene più giusto, ma rimane pur sempre Uomo. Che non ha più contatti con la famiglia. Che fa i conti con la scelta del suo viaggio e l'abbandono forzato della sua terra d'origine. Con la strada in cui è incorso e in cui si è perso, e che non trova più vicinanza, non conosce l' equilibrio, né la linea sottile che separa il suo pensiero da un terreno sicuro ad un baratro. Sono loro, soprattutto gli extracomunitari, una popolazione del 40% tra tutti i detenuti di Ragusa, a chiederci aiuto. Arrivano ai colloqui impauriti, spaesati, in cerca di rifugio, di spiegazioni, di conforto. Sono vittime dei loro stessi stati d'ansia, incubi, disturbi alimentari, sofferenze psicosomatiche e del panico che non è altro che l'eco di traumi pregressi della loro giovane esistenza. E non sanno riconoscerli, dominarli né affrontarli da soli, e con essi vien meno la percezione della realtà che li circonda.
Continuiamo a pensare a nuove idee di progetto che possano garantire la nostra presenza all'interno degli spazi carcerari perché decine di persone possano trovare una strada di riconciliazione col proprio mondo interiore e si interfaccino con un processo di rinascita per una più facile inclusione nella società che li accoglierà quando riotterranno la libertà.
*Coordinatrice per la Sicilia di Medu
di Carlotta Rocci
La Repubblica, 14 maggio 2021
La denuncia dell'osservatorio di Antigone dopo il caso di Bouchta El Allam che incitava a distruggere il Vaticano e sterminare gli ebrei. La radicalizzazione nelle carceri si combatte con la libertà religiosa. È la tesi dell'osservatorio di Antigone, l'associazione che si occupa della tutela dei diritti nel sistema penale. Il tema è sul tavolo dal 2015, quando il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha firmato un protocollo con l'Unione delle Comunità islamiche italiane (Ucoii) per permettere l'accesso in carcere di imam riconosciuti e autorizzati dal ministero dell'Interno, che promuovessero una visione democratica dell'Islam.
di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 14 maggio 2021
Il Segretario Dem letta presenta le proposte. Un'occasione storica, da concretizzare grazie a una maggioranza larga e atipica che, nelle parole del segretario del Partito democratico, Enrico Letta, "non ricapiterà più". Ciò che emerge dalle proposte del Nazareno per modernizzare la giustizia in Italia riguarda la riforma del processo civile, quella del processo penale e infine quella del Consiglio superiore della Magistratura, per un radicale passo avanti necessario, secondo Letta, "dopo trent'anni di scontro politico che hanno reso impossibile qualsiasi tentativo di dialogo".
E soprattutto per ottenere i soldi del Recovery plan dall'Unione europea. "Dobbiamo ringraziare l'Europa, perché ci mette fretta e ci pone di fronte alle nostre responsabilità - ha spiegato Letta durante il webinar con cui il Pd ha illustrato le proprie idee - la non credibilità dell'Italia in tema di giustizia è figlia di ritardi e contraddizioni che durano da decenni".
E che ora i dem propongono di superare con il piano presentato da Anna Rossomando, senatrice e responsabile Giustizia del Nazareno. Secondo il Pd, i tre miliardi e duecento milioni di euro previsti dal Pnrr per la giustizia devono essere utilizzati per tre grandi aree tematiche che hanno lo stesso obiettivo: ridurre i tempi dei processi. Per questo si punta sulla digitalizzazione, con l'incremento del rito telematico e la creazione di nuove banche dati a disposizione dei magistrati; sull'organizzazione, con la revisione degli uffici giudiziari rivedendo ruoli e competenze; su migliori pratiche, con l'istituzione di un ufficio del monitoraggio delle performance dei singoli uffici giudiziari perché, ha detto Rossomando, "a parità di condizioni non tutti i distretti giudiziari hanno uguali risultati".
La prima grande riforma è quella del civile e in questo ambito il Nazareno punta sul potenziamento dei metodi alternativi di risoluzione delle controversie (Adr), grazie a incentivi fiscali, riduzione dei costi dell'arbitrato e investimenti sulla formazione professionale dei mediatori; sulla piena attuazione dell'ufficio del processo, con una task force a sostegno dei magistrati con competenze economiche, sociali e organizzative; sul rafforzamento del ruolo del giudice, con un passaggio per definire il tipo di procedimento in ragione dell'entità e della complessità della causa. "Quello dei tempi certi della giustizia è il terreno sul quale vogliamo unire chi ha a cuore le garanzie degli imputati con chi tiene ai diritti delle parti offese", ha spiegato il capogruppo dem in commissione Giustizia alla Camera, Alfredo Bazoli.
Ma è sul penale che il Pd propone le maggiori novità. "Vogliamo incentivare la definizione anticipata dei procedimenti e potenzie i riti alternativi - ha spiegato Rossomando - prevedendo la possibilità di estinguere alcuni reati con condotte riparatorie a tutela delle vittime ed evitando il rinvio a giudizio se non si ha la ragionevole certezza della possibilità di arrivare a una condanna". Accento poi sull'introduzione della videoregistrazione dell'assunzione delle prove dei processi di primo grado e sulla correzione "Spazza-corrotti" introducendo un meccanismo di prescrizione per fasi. Un paragrafo anche sul carcere, con l'idea di portare a completa attuazione la riforma Orlando aumentando gli spazi per il lavoro, lo studio e le attività e incentivando il ricorso alle pene alternative. Per il capogruppo Pd in commissione Giustizia al Senato, Franco Mirabelli, "potremmo aumentare gli sconti di pena per buona condotta da 45 a 60 giorni".
Un piano complesso, definito "una vera riforma di sistema" dalla capogruppo dem alla Camera, Debora Searracchiani, e del quale, secondo la capogruppo dei senatori del Pd, Simona Malpezzi, "si dovrà discutere nel merito in Parlamento". C'è infine, un capitolo sul Csm, vera patata bollente della riforma dopo gli scandali che si stanno ripetendo da ormai due anni. L'obiettivo del Pd è limitare il correntismo anche attraverso una nuova legge elettorale e le nomine in ordine cronologico decise due mesi prima delle scadenza.
"Chiediamo che nella valutazione del Pm si tenga conto del dato percentuale di smentite processuali delle ipotesi accusatorie ha spiegato Rossomando - introducendo criteri di modalità nell'elezione dei complenti del plenum del Csm". Si chiede poi parità di genere, l'introduzione del diritto d'intervento e di voto agli avvocati e ai professori universitari nei consigli giudiziari e l'accesso tramite concorso aperto anche ai non magistrati per i segretari del Csm e per l'ufficio studi. La novità decisiva, in questo contesto, è però la proposta di creare un'Alta Corte competente almeno per il giudizio d'appello per le decisioni disciplinari e amministrative degli organi di autogoverno di tutte le magistrature. "Noi difendiamo l'indipendenza della Magistratura ha scandito Letta - Ma le attuali forme di autogoverno sono inconcepibili e hanno fallito".
La chiosa finale è di Franco Vazio, relatore della riforma del processo penale alla Camera. "Dobbiamo essere garantisti non come sinonimo di impunità, ma come ancoraggio ai valori costituzionali del giusto processo, della ragionevole durata e della presunzione d'innocenza".
di Giulia Merlo
Il Domani, 14 maggio 2021
In diretta Facebook, i vertici del partito hanno presentato le proposte di riforma e le direttrici delle proposte del Pd. "C'è l'occasione di fare quegli interventi che accelerino i processi e migliorino la giustizia in Italia", ha detto Enrico Letta. La materia è forse la più controversa all'interno della maggioranza, ma il Partito democratico sembra aver trovato nuova spinta per affrontare il tema della riforma della giustizia. "Dopo anni di scontro politico che ha paralizzato la giustizia ora con Cartabia e col governo Draghi c'è l'occasione di fare quegli interventi che accelerino i processi e migliorino la giustizia in Italia. Evitando la deriva impunitista così come quella giustizialista. Ci siamo", ha detto il segretario Enrico Letta.
A partire dalla constatazione che "a parità di condizioni, non tutti i distretti giudiziari hanno uguali performance", il Pd propone un "Ufficio del monitoraggio delle performance degli uffici giudiziari" con l'obiettivo di uniformare il territorio sulle best practices degli uffici. Proposta, questa, presente anche nelle intenzioni della ministra della Giustizia Marta Cartabia.
Inoltre il Pd propone di implementare la digitalizzazione - altro elemento fortemente richiamato dalla guardasigilli - e propone "il rito telematico, un "rito digitale" per far corrispondere le norme alle nuove tecnologie" oltre alla riorganizzazione digitale degli uffici e la creazione di banche dati degli orientamenti sul contenzioso e degli atti conclusivi e delle sentenze.
Processo civile - Sulla riforma del civile, di cui il ddl è incardinato in commissione Giustizia al Senato, il Pd propone "pochi e mirati interventi sulla procedura per snellire e semplificare", il potenziamento dei metodi alternativi di risoluzione delle controversie e il loro incentivo attraverso un sistema di incentivi fiscali e di investire su specializzazione e sulla formazione professionale dei mediatori, oltre alla creazione dell'Uffico del processo (previsto anche nella proposta della ministra). Inoltre, "Per le numerose materie rientranti nella volontaria giurisdizione si può pensare di affidarle - per alleggerire il carico degli uffici giudiziari - alle competenze delle professioni già specializzate come avvocati, notai e commercialisti lasciando al giudice la trattazione delle materie collegate al contenzioso.
Processo penale - Le proposte del Pd riguardano in particolare i riti alternativi: "oggi il 13% dei processi in primo grado si conclude con patteggiamento o rito abbreviato, una percentuale che dovrebbe aumentare di tre volte per deflazionare gli uffici giudiziari". Poi c'è il riferimento alla giustizia riparativa, punto potenziale di frizione con il Movimento 5 Stelle: "la possibilità di estinguere alcune tipologie di reato mediante condotte riparatorie a tutela delle vittime" e con l'istituto della "archiviazione condizionata, secondo il quale il PM può imporre all'imputato l'obbligo di alcuni atti riparatori (da risarcimenti pecuniari a lavori socialmente utili".
Quanto all'attività del pm, le proposte sono di "modificare la regola di giudizio per la presentazione della richiesta di archiviazione prevedendo che il pubblico ministero, valutata la completezza, la congruità e la serietà del compendio probatorio acquisito, chieda l'archiviazione, al fine di escludere l'esercizio dell'azione penale in presenza di prove insufficienti o contradditorie laddove si ritenga inutile un nuovo supplemento istruttorio".
Sulla prescrizione, infine, il Pd punta a "correggere" la Spazza-corrotti con un meccanismo di prescrizione per fasi: "Nel caso di superamento dei termini di fase, sia in appello, sia in Cassazione, si dichiara l'improcedibilità in favore dell'imputato che viene assolto, la riduzione della pena di un terzo in favore dell'imputato la cui la condanna sia confermata o passi in giudicato, un equo indennizzo in favore dell'imputato che all'esito del giudizio di impugnazione contro una sentenza di condanna sia assolto. In ogni caso è previsto un termine (più lungo) oltre il quale opera l'improcedibilità".
Consiglio Superiore della Magistratura - "Da tempo chiediamo una riforma del Csm e siamo convinti che intervenire sulle regole dell'autogoverno non intacca ma valorizza e rafforza i principi costituzionali dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura. Si al pluralismo delle idee, ma per battere il correntismo non si può difendere l'esistente", ha spiegato Anna Rossomando, la responsabile Giustizia dem. La proposta di riforma, resa tanto più impellente dai recenti fatti di cronaca, parte dalla riforma della legge elettorale per l'elezione del Csm introducendo la parità di genere. Quanto al funzionamento dell'organo: stop alle nomine a pacchetto, le nomine devono essere adottate in ordine cronologico e decise almeno due mesi prima della scadenza.
Modifiche alla valutazione di professionalità: "le valutazioni devono essere condotte anche sulla base del parametro costituito dal dato percentuale di smentite processuali delle ipotesi accusatorie, prevedendo un massimo di percentuale significativo.
E per i dirigenti degli uffici prevedere l'inserimento di una valutazione delle performance organizzative misurate secondo parametri oggettivi". Infine, il Pd propone "la costituzione di un'Alta Corte competente almeno per il giudizio d'Appello sulle decisioni degli organi di autogoverno di tutte le magistrature. In pratica un giudice di Appello nei confronti delle decisioni disciplinari e amministrative del CSM, del Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa e di quella Contabile". Per farla, però, servirebbe una legge costituzionale.
Carcere - L'obiettivo è portare a completa attuazione la riforma Orlando, a partire dall'aumento degli "spazi per il lavoro, lo studio e le attività in carcere"; l'aumento "da 45 a 60 giorni lo sconto di pena ogni 6 mesi per buona condotta" e "maggiore ricorso alle pene alternative al carcere e all'attività riparatoria e risarcitoria per i reati minori e bagattellari".











