veronanetwork.it, 4 giugno 2021
Ieri sera, durante il consiglio comunale Don Carlo Vinco è stato eletto Garante dei diritti dei detenuti. Don Carlo Vinco è il nuovo Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Verona. L'elezione è avvenuta ieri sera, a scrutinio segreto, ottenendo i 25 voti necessari, dopo che lo scorso febbraio la dottoressa Margherita Forestan, in carica da diversi anni, si è dimessa. In tutto erano 6 le candidature pervenute.
La figura del Garante è stata istituita allo scopo di promuovere, in conformità ai principi della Costituzione, il diritto delle persone soggette a misure limitative della libertà, di partecipare alla vita civile e a fruire dei servizi erogati dalle pubbliche amministrazioni, con particolare riferimento ai diritti fondamentali quali la tutela della salute, il lavoro, la formazione, la cultura. Il Garante rimane in carica per tutto il mandato del Consiglio dal quale è eletto.
Avvenire, 4 giugno 2021
I due erano stati condannati a morte con false accuse di aver offeso l'islam. Oggi l'assoluzione dell'Alta Corte di Lahore dopo il ricorso dell'avvocato che difese anche Asia Bibi. Un tribunale pakistano ha oggi assolto una coppia cristiana, Shafqat Masih e sua moglie Shagufta Kousar Masih, che erano nel braccio della morte da sette anni per presunta blasfemia.
La sentenza di assoluzione è stata emessa da un team di tre giudici dell'Alta Corte di Lahore (Lhc), che ha accolto il ricorso della coppia. Il loro avvocato, Saif-ul-Malook, parlando con l'Ansa ha confermato l'epilogo della vicenda. "Sono molto felice che si sia giunti all'assoluzione", ha affermato, aggiungendo che i due sposi "ora sono liberi e possono godersi la vita". Secondo il legale, il caso era molto debole, tanto che i due imputati sono stati assolti per mancanza di prove.
L'avvocato Saif-ul-Maloof ha difeso con successo anche Asia Bibi, la donna cristiana per la quale si era mobilitata l'opinione pubblica, con l'appoggio di Avvenire, e che aveva trascorso dieci anni nel braccio della morte per blasfemia e poi rilasciata nel 2018. Shafqat Masih e sua moglie Shagufta Kousar Masih erano stati condannati nel 2014 per aver inviato, secondo l'accusa, messaggi di testo blasfemi insultando il profeta Maometto. I messaggi erano stati inviati da un numero di cellulare registrato sotto il nome di Shagufta Masih a un leader di preghiera musulmano locale.
Quella sulla blasfemia è una delle leggi controverse del Pakistan. Chiunque manchi di rispetto all'islam o al profeta Maometto rischia la condanna a morte. A maggio, il Parlamento Europeo aveva esortato il personale diplomatico europeo a fare tutto il possibile per fornire "protezione e sostegno" a Shagufta Kousar e Shafqat Masih. Il Parlamento Ue si è anche detto "preoccupato per il continuo abuso delle leggi sulla blasfemia" e ha invitato il governo del Pakistan "a rivedere e infine ad abolire queste leggi" che sono "incompatibili con le leggi internazionali sui diritti umani". Secondo la risoluzione, queste leggi sono sempre più utilizzate per colpire le minoranze vulnerabili nel Paese, tra cui sciiti, indù e cristiani.
di Gianni Cuperlo
Il Domani, 4 giugno 2021
Quanto costa fare una riforma? Una di quelle destinate a incidere sul modo di vivere e pensare di milioni di persone? Costa molto, spesso anni di lotte, fatiche, errori, finché una congiuntura di storia, cronaca e cultura, quel traguardo rende possibile. Ma quanto costa disfare una riforma? Sì, insomma, tornare indietro, da dove si era parti? C'è una piccola grande vicenda che questa retromarcia racconta, tristemente ma la racconta.
1978: anno grandioso e tragico per mille motivi. Ci sono via Fani, il 16 marzo, e la Renault rossa col corpo di Moro in via Caetani. E ci sono tre riforme che il parlamento di un'Italia sgomenta licenziato con larghe maggioranze. Si istituisce il Servizio sanitario nazionale, bene comune che la pandemia ha fatto riscoprire nella sua potenza. Il movimento delle donne, e non solo, saluta il varo della 194, la legge sull'interruzione volontaria della gravidanza. E si approva una terza legge, anch'essa contrassegnata da un numero, la 180, ma assieme da un nome che rimarrà scolpito a suggello di una norma rivoluzionaria, quello di Franco Basaglia. La vicenda aveva un antefatto lontano. Gorizia, 1961, vi arriva un giovane medico spedito lì pensando forse di punirlo. Deve dirigere l'ospedale psichiatrico della città. Ha nomea di somigliare più a un filosofo che a un "medico dei matti". Per lui l'impatto è doloroso, tra pazienti legati al letto e trattamenti che di umano non avevano alcunché.
Basaglia riassegna un nome e un'identità a corpi senza un passato, e soprattutto un futuro, ma assieme riflette sui guasti di quella "medicina" frutto di un positivismo scientifico depurato del rispetto per l'altro. Spiega Peppe Dell'Acqua, di Basaglia allievo ed erede, "per la prima volta fu possibile vedere il malato e non la malattia". Eccola la rivoluzione. Ed è camminando su quel sentiero che diciassette anni dopo si arriva alla riforma. Nel mezzo c'è Trieste, il suo manicomio adagiato sulla collina di San Giovanni. Una successione di padiglioni a salire verso l'alto dove stava, e sta, la cappella religiosa, congedo per chi, decenni prima, lì dentro aveva spesso trascorso e ucciso l'intera esistenza. Alla corte di Basaglia arrivano da ogni dove, italiani, stranieri, medici alle prime armi, volontari.
Così la rivoluzione comincia a vivere oltre i confini della teoria. Si fa pratica, servizi territoriali, centri aperti giorno e notte per ricollocare le vite recluse in una città che finalmente può riaccoglierle. Non cercavano quei visionari di liberare dall'istituzione le pareti del manicomio: a modo loro volevano togliere dalla istituzione la sofferenza, separare la "follia" dalla malattia. centri aperti giorno e notte per ricollocare le vite recluse in una città che finalmente può riaccoglierle. Non cercavano quei visionari di liberare dall'istituzione le pareti del manicomio: a modo loro volevano togliere dalla istituzione la sofferenza, separare la "follia" dalla malattia. centri aperti giorno e notte per ricollocare le vite recluse in una città che finalmente può riaccoglierle. Non cercavano quei visionari di liberare dall'istituzione le pareti del manicomio: a modo loro volevano togliere dalla istituzione la sofferenza, separare la "follia" dalla malattia.
Tentativi di restaurazione - Fino qui la riforma fatta, almeno tentata. Ma chi e come vorrebbe disfare oggi quella scommessa temeraria? La risposta torna lassù, al confine più estremo dove è in atto il tentativo di affondare un percorso durato oltre mezzo secolo. Si bandisce un concorso per la direzione del Centro di salute mentale 1 di Trieste. Vi concorre quasi naturalmente il candidato che svolge già le funzioni di direttore. La sua scuola è quella di Basaglia, ha il punteggio più alto tra tutti per il curriculum presentato. Alla prova orale, stranamente a porte chiuse, viene sorpassato da altri due candidati, in partenza assai dietro a lui per titoli espressi.
Entrambi però provengono da esperienze e strutture che della pratica basagliana scorgono solo difetti e tragedie. Parliamo di sedi dove le pratiche di contenzione non sono mai scomparse e, se lo erano, hanno ripreso piede. A quel punto cinque autorità, ex direttori dei Dipartimenti di salute mentale della città capoluogo e di Gorizia, Udine, Alto Friuli e Pordenone, scrivono una lettera e mettono nero su bianco la denuncia di uno spoils system usato al solo scopo di silurare gli eredi di Franco Basaglia da "posizioni dirigenziali nelle quali le competenze e l'orientamento valoriale sono fondamentali e decisivi". La notizia fa il giro del mondo, arrivano attestati di sostegno che esprimono il timore di una restaurazione. La paura è che si voglia colpire una realtà che l'Oms (l'Organizzazione mondiale della sanità) in un documento in uscita tra pochi giorni giudicherà assieme alla francese Lille e alla brasiliana Campinas un "sistema complessivo di eccellenza" nell'ambito dei servizi di salute mentale di comunità.
Dalla regione, l'assessore competente denuncia la strumentalità della polemica (sic) e tanto basta. Ma la piccola grande storia che rischia di finire sepolta dall'ansia di tornare ai padiglioni coi "matti" reclusi ed esclusi, quella non merita di rimanere nel buio. Fosse solo perché nel buio, si sa, i fantasmi spesso ricompaiono.
vigevano24.it, 4 giugno 2021
Aiutare i detenuti nel loro percorso di recupero e imparare un nuovo mestiere per il futuro. Questi gli obiettivi dell'innovativo progetto "Qua la zampa", fortemente voluto dal Direttore della Casa Circondariale di Pavia Stefania D'Agostino, dal direttore generale di ATS Pavia Mara Azzi e dall'ex garante provinciale dei detenuti Vanna Jahier, in collaborazione con la Scuola Cinofila "Il Biancospino" di Casteggio.
Presentato questa mattina presso la Casa Circondariale Torre del Gallo di Pavia, il progetto ha permesso la costruzione, nell'area dell'intercinta esterna dell'Istituto, di uno spazio di accoglienza stabile di due cani provenienti dal canile di Voghera e l'attivazione di un percorso di educazione cinofila per i detenuti, finalizzata all'ottenimento di un patentino di educatore.
Gli istruttori della scuola cinofila sono responsabili del percorso educativo che prevede un impegno quotidiano da parte dei detenuti nella cura ed educazione dei cani, mentre le cure veterinarie sono garantite dall'Area Veterinaria di ATS Pavia guidata dalla Dott.ssa Gabriella Gagnone.
Attualmente sono tre i detenuti che si occupano quotidianamente dei cani, e che frequentano regolarmente il corso di educatore cinofilo, usufruendo di un percorso in borsa lavoro. Le competenze che acquisiranno durante il corso offriranno loro un'opportunità di impiego dopo la scarcerazione. Il progetto è finanziato da Fondazione Banca del Monte di Pavia e Fondazione UBI di Milano e promosso dall'Associazione di volontariato Amici della Mongolfiera di Pavia, che da anni collabora con la Casa Circondariale Torre del Gallo, attivando laboratori interculturali e servizi di assistenza per detenuti stranieri.
di Franco Corleone
L'Espresso, 3 giugno 2021
L'accordo tra Matteo Salvini e Maurizio Turco per la raccolta delle firme su sei referendum che riguardano soprattutto alcuni nodi del rapporto tra politica e magistratura, non deve sorprendere. Marco Pannella esercitava con maestria l'arte di stupire e non aveva paura di accompagnarsi con le persone e le forze anche più lontane. In alcuni casi si lanciava anche in rocambolesche avventure, almeno in un caso fermato da Leonardo Sciascia. Vale sempre però l'ammonimento di evitare di replicare la tragedia trasformandola in farsa.
di Rossella Calabrese
edilportale.com, 3 giugno 2021
Dalla Commissione ministeriale presieduta dall'architetto Luca Zevi il format per l'edilizia penitenziaria cui il PNRR destina 132,9 milioni di euro. Un progetto da utilizzare come modello architettonico per riqualificare le strutture penitenziarie. Lo sta mettendo a punto la "Commissione per l'architettura penitenziaria", istituita a gennaio scorso dal Ministero della Giustizia e presieduta dall'architetto Luca Zevi. La Commissione ha già presentato un format con un costo complessivo stimato di 10.575.000 euro.
di Ilaria Fisicaro
Italia Oggi, 3 giugno 2021
La relazione della Commissione per la riforma del processo penale, presieduta da Giorgio Lattanzi, nel proporre un ampio numero di emendamenti punta a razionalizzare la disciplina. Operazione non facile dal momento che l'apparato codicistico ha subito nel tempo diverse riforme tanto che in alcune parti non è proprio in linea con la Carta Costituzionale (si veda Italia Oggi Sette del 31 maggio scorso).
La commissione si è mossa sulle premesse contenute nel decreto istitutivo. In particolare è stato sottolineato che i procedimenti penali sono di molto superiori alla media europea e la durata è influenzata dal numero eccessivo dei procedimenti da trattare. La riforma, tuttavia rientra tra gli interventi prioritari richiesti da diversi organi dell'Unione europea e dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).
di Goffredo Bettini
Il Foglio, 3 giugno 2021
I Dem non possono farsi superare dalla Lega sul garantismo. E sui quesiti referendari non si può restare indifferenti. Non si può lasciare questo tema alla destra populista che esibiva il cappio in Parlamento: serve una svolta. La giustizia è in una situazione di evidente crisi. Su questo, ormai, c'è un'opinione da più parti consolidata. Occorrerebbe una riforma forte e giusta, in grado di superare le difficoltà che la rendono incerta e inefficace.
di Roberto Giachetti*
Il Foglio, 3 giugno 2021
È da molto tempo che penso che una giustizia giusta ed efficiente rappresenti il cuore di un'autentica politica riformista, la sfida per una classe dirigente politica che voglia assumersi in pieno le proprie responsabilità, archiviando definitivamente il processo di abdicazione ai propri compiti verso la magistratura. Tutti sanno che se è vero, come è vero, che vi è uno squilibrio di forza tra politica e magistratura, a favore di quest'ultima, la responsabilità è innanzitutto della politica che ormai da più di 30 anni rinuncia alla propria azione, non di rado delegando alla giustizia di intervenire in sua surroga.
di Angela Stella
Il Riformista, 3 giugno 2021
Responsabilità civile dei magistrati, separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante, limitazione alla custodia cautelare, abrogazione della legge Severino, abolizione dell'obbligo della raccolta firme per i magistrati che vogliano candidarsi al Csm, diritto di voto per i membri non togati nei consigli giudiziari: sono questi i sei quesiti referendari sulla giustizia promossi dal Partito Radicale insieme alla Lega che verranno depositati domani in Corte di Cassazione.
- La mina giustizia agita il governo
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