di Youssef Hassan Holgado
Il Domani, 17 maggio 2026
Rigidità di applicazione del reato di tortura, apertura a nuovi sperimenti nelle politiche migratorie tra cui rimpatri con meno tutele e costruzione di return hubs, la Dichiarazione adottata in Moldavia mette pressione sui giudici e colpisce i migranti. Aspettative confermate. Il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa ha adottato la Dichiarazione di Chişinău con la quale ridefinisce il rapporto tra diritti fondamentali della persona e politiche migratorie. Il documento conferma la tendenza già in corso da tempo, che punta a facilitare i rimpatri e le deportazioni anche attraverso la creazione dei cosiddetti return hubs in paesi terzi. Sebbene la dichiarazione non è vincolante ha una forte valenza politica.
di Sara Gentile*
Il Domani, 17 maggio 2026
Il terrore dell’altro da sé produce in Europa intolleranza e comportamenti violenti tali da trasformare il continente in una grande regione barbara. Ma come diceva Todorov, i barbari non sono quelli di cultura diversa, bensì quelli che si rifiutano di riconoscere l’altro. Da molti anni le democrazie occidentali sono attraversate da mutamenti profondi e assalite da movimenti e partiti populisti variamente declinati, dai paesi nordici a quelli mediterranei dell’Europa, al vasto territorio degli Usa dove soffia un vento pesante che ancora non recede. In Europa sembra che secoli di civiltà, di arte, cultura, bellezza cercata e realizzata si stiano sbriciolando e i voli della mente sembrano uccelli braccati in un cielo tempestoso.
di Fabio Carminati
Avvenire, 17 maggio 2026
Devyn Brown e Kathryn Coiner-Collier guidano “Las Güeras Aliadas”, progetto nato a novembre per rintracciare i migranti fermati dagli agenti federali e ricongiungerli alle famiglie oltre il confine messicano. La notte di Natale dell’anno scorso, la famiglia di Fernanda si preparava alla tradizionale cena della vigilia nella casa di Oaxaca, in Messico. Come ormai da quattro anni uno dei posti a tavola sarebbe rimasto apparecchiato, ma vuoto, perché suo padre non poteva tornare a casa. Perché dal 2021 era emigrato a nord, negli Stati Uniti: irregolare tra gli altri irregolari, una notte aveva varcato il confine per cercare un lavoro saltuario e mandare i soldi a casa alla famiglia rimasta sull’altopiano della Sierra Madre del Sud.
di Raffaella Chiodo Karpinsky
Avvenire, 17 maggio 2026
La scienziata e dissidente si è tolta la vita a 80 anni, dopo anni di attivismo sul fronte dei diritti umani. La sua lettera d’addio è un atto d’accusa. “Devo andarmene, non riesco più a sopportare di vivere. Da quando Putin ha attaccato l’Ucraina e uccide persone innocenti, mentre da noi continua a mandare in prigione migliaia di persone che lì soffrono e muoiono solo perché, come me, sono contro la guerra e contro gli omicidi”. “Ho cercato di aiutarli, ma le mie forze sono esaurite e giorno e notte soffro per la mia impotenza. Mi vergogno, ma mi arrendo. Per favore, perdonatemi”. Sono parole scritte in una lettera lasciata da Nina Litvinova che aveva 80 anni.
di Paolo Lambruschi
Avvenire, 17 maggio 2026
Tomas è stato condannato a morte con altri 200 etiopi del Tigrai senza interprete né assistenza legale. La data dell’esecuzione è segreta: le ultime tre il 21 aprile. Potrebbero andare a prendere in cella Tomas anche stanotte per ucciderlo. Tomas - il nome è di fantasia per non abbreviargli la vita, la storia no - è uno dei 200 detenuti etiopi, o forse di più, tutti giovani, condannati a morte nella prigione di Khamis Mushait, nel sud-ovest dell’Arabia Saudita, per traffico di droga. Le guardie sono già entrate il 21 aprile a prendere tre condannati, dicendo loro di seguirli per un’udienza in tribunale. Poi hanno comunicato ai compagni che la sentenza era stata eseguita, intimando loro di informare le famiglie. Uccisi come bestie, senza poter salutare per un’ultima volta gli affetti, senza poter pregare. Molti sono cristiani.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 16 maggio 2026
Secondo la cabina di regia di Palazzo Chigi, sarebbero 800 i posti letto in più dall’inizio dell’anno. Ma i dati di via Arenula li smentiscono. Rispetto al luglio 2025, quando il progetto venne approvato dal governo, i letti disponibili sono addirittura diminuiti. Dall’inizio dell’anno sono stati recuperati 280 posti. Il sovraffollamento, come scriveva il coordinatore nazionale dell’osservatorio Antigone Alessio Scandurra in uno degli ultimi rapporti, non crea solo un problema di restrizione degli spazi vitali per i detenuti ma incide sulla sempre più ridotta disponibilità di tutte le altre risorse di cui è fatto il carcere. Eppure il governo Meloni non demorde nell’obiettivo di costruire nuove strutture detentive - un affare nel settore delle opere pubbliche ma un vicolo cieco nella soluzione dei problemi penitenziari - anche se i risultati scarseggiano. Così ieri Palazzo Chigi, dopo aver riunito per la quinta volta la cabina di regia per l’edilizia penitenziaria presieduta dal sottosegretario Alfredo Mantovano, ha riconfermato il cronoprogramma del piano che prevede “la realizzazione di un totale di oltre 10.500 nuovi posti entro la fine del 2027”. E ha snocciolato un po’ di numeri sul supposto avanzamento dei lavori che però non trovano conferme neppure negli stessi dati ministeriali di via Arenula.
di Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane
camerepenali.it, 16 maggio 2026
Il Coordinamento dei Dirigenti penitenziari denuncia, con toni sarcastici ma drammaticamente eloquenti, una realtà che da tempo il Paese finge di non vedere: un sistema penitenziario al collasso, nel quale il sovraffollamento, la privazione della dignità umana e l’assenza di qualsiasi seria prospettiva trattamentale sono ormai divenuti normalità.
di Nicola Boscoletto
vaticannews.va, 16 maggio 2026
Dal 29 aprile al 2 maggio 2026 si è svolto ad Assisi il Convegno Nazionale dei Cappellani e degli Operatori della Pastorale Penitenziaria sul tema: “…perché lo coltivasse e lo custodisse” (Gn 2,15) - Lavoro, accoglienza e servizio”. Pubblichiamo una riflessione di Nicola Boscoletto, socio fondatore della Cooperativa sociale Giotto. Ho avuto l’onore di essere invitato a portare il nostro punto di vista sul tema del lavoro a partire dai 36 anni di esperienza in trincea come Giotto cooperativa sociale. Ancora una volta è stato più quello che ho avuto modo di imparare rispetto a quello che potevo offrire. Tralascio i molteplici qualificati interventi e relativi contributi che verranno presto offerti a tutti e mi soffermo su due aspetti che ritengo un’emergenza su cui non si può più tergiversare: il primo aspetto riguarda l’emergenza educativa ed il secondo la necessità di una condivisione reale.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 16 maggio 2026
Sono 24 in Italia i bambini che si trovano con le mamme negli istituti penitenziari, negli istituti a custodia attenuata per madri o nelle case famiglia protette. Sandro Libianchi, medico, presidente dell’associazione Conosci: “Particolarmente vivaci e aggressivi o molto inibiti, sono questi i profili che descrivono la maggior parte dei bambini che vivono in carcere con le madri”. Daniele Novara, pedagogista: “Se ci fosse la tentazione di pensare che il carcere sia una condizione adatta ai bambini, sarebbe un grandissimo equivoco”.
di Michele Gravino
La Repubblica, 16 maggio 2026
Compie 40 anni il regime carcerario speciale. Che prevede un rigido controllo anche su libri e cd che possono arrivare ai detenuti. Da fuori, o dalla Street View di Google, tutte le carceri sembrano più o meno uguali, almeno a noi che abbiamo la fortuna di non conoscerle anche da dentro. Questa qui sopra è la Casa circondariale di Bancali, a Sassari. È una di quelle che ospitano (che verbo incongruo) i detenuti al 41 bis. In un articolo sul Venerdì di questa settimana Alessandra Ziniti fa il punto su questo regime carcerario introdotto nel 1986, quarant’anni fa, che prevede “detenzione in celle singole separate a massima sorveglianza, luci quasi sempre accese, niente spazi comuni, un’ora di colloquio al mese con i familiari senza alcuna possibilità di contatto fisico, una telefonata registrata di dieci minuti al mese” eccetera.
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