di Liana Milella
La Repubblica, 23 febbraio 2021
E la maggioranza alla Camera si divede. Il partito di Meloni ripropone all'articolo 8 lo stesso emendamento di Costa di Azione, Fi, Lega, Italia viva. In assenza della fiducia si astengono Fi, Lega e Iv. Inutilmente i renziani hanno cercato un voto unitario. Costa non partecipa al voto.
Sulla prescrizione la maggioranza per la prima volta si divide alla Camera. Finisce con 227 voti contrari, quelli di Pd e M5S, i 29 favorevoli di FdI, e tutti gli altri astenuti per 162 voti. A sorpresa, ecco di nuovo l'incubo prescrizione che torna nel decreto Milleproroghe. Fratelli d'Italia presenta, all'articolo 8, esattamente lo stesso emendamento di Enrico Costa di Azione, Forza Italia e Lega. Nonché di Italia viva. In assenza di un voto di fiducia decidono di astenersi Fi e il partito di Salvini. Con la motivazione che si tratta dello stesso emendamento già presentato in commissione Affari costituzionali e Bilancio.
Si astiene anche Italia viva, visto che, appena giovedì scorso, durante il vertice di maggioranza con la Guardasigilli Marta Cartabia, tutti i gruppi del governo si erano trovati d'accordo con l'ordine del giorno presentato dalla ministra, e che sarà votato in aula alla fine della discussione, che rinviava il nodo prescrizione in attesa di rivedere i disegni di legge sulla riforma del processo penale. Quindi dopo l'elaborazione di una riforma organica. Il ministero per i Rapporti con il Parlamento Federico D'Incà di M5S ha comunque confermato che "l'intendimento del governo è di raggiungere una sintesi positiva sulla questione in tempi rapidi".
I renziani, con la capogruppo alla Camera Maria Elena Boschi, hanno cercato insistentemente di convincere gli alleati a raggiungere un voto unitario, ma senza riuscirci. Tra le indiscrezioni circola quella che proprio Forza Italia abbia insistito per non andare alla fiducia sul Milleproroghe per votare sulla prescrizione. Probabilmente per la pressione degli avvocati e delle Camere penali di Giandomenico Caiazza deluse dalla decisione di Francesco Paolo Sisto, responsabile Giustizia di Fi, che ha accettato l'ordine del giorno di Cartabia. Anche Nicolò Ghedini, l'avvocato di Berlusconi, sarebbe stato contrario al rinvio del voto. In aula Pierantonio Zanettin ha spiegato le ragioni per cui comunque l'emendamento di FdI, in quanto uguale a quello forzista, al massimo poteva meritare un'astensione. Invece Costa non ha partecipato al voto: "Ci siamo impegnati a non affrontare il tema della prescrizione nel Milleproroghe, ma nel merito non potrei né votare no, né astenermi perché Fratelli d'Italia ha copiato il mio emendamento.
Giudico contraddittoria l'astensione e ritengo inopportuno in questo momento disattendere l'accordo di maggioranza sottoscritto con Cartabia". Ma c'è di più. Si era capito già sabato che il partito di Berlusconi aveva digerito a fatica l'accordo proposto da Cartabia. Infatti, durante il voto in commissione degli emendamenti, in più di un'occasione, i forzisti hanno minacciato di fare marcia indietro sull'intesa. Proprio con l'intenzione di votare sì allo slittamento della legge dell'ex Guardasigilli Alfonso Bonafede al 2023. Ci sono stati molti momenti di tensione, poi è prevalsa la stanchezza e la voglia di chiudere sul Milleproroghe.
di Errico Novi
Il Dubbio, 23 febbraio 2021
Mentre in Senato si discute sui fondi Ue per la giustizia, M5S e FdI sfidano il lodo di Cartabia. Bonafede: "Cambiare la legge? Solo col lodo Conte bis". Le svolte politiche creano sempre un clima da luna di miele. All'inizio. Vale anche per la giustizia.
Giovedì scorso la ministra Marta Cartabia ha trovato in pochi minuti un punto d'incontro sulla prescrizione dopo due anni di risse: semplicemente, ha ricordato che se pure esiste l'esigenza di "effettività della pena" non si può comunque andare contro l'articolo 111 della Costituzione e la ragionevole durata del processo. Logica inattaccabile, tradotta in un ordine del giorno collegato al Milleproroghe, sul quale Montecitorio dovrà votare oggi.
Ma già ieri, il piccolo miracolo politico di Cartabia è stato insidiato dalle parole del predecessore Alfonso Bonafede: "Sulla prescrizione sono arrivati segnali positivi. Detto questo, per noi", secondo l'ex ministro della Giustizia 5 stelle, "deve restare il punto di caduta citato nel post che ha lanciato il voto su Rousseau, ossia il cosiddetto lodo Conte-bis, che introduce una distinzione tra condannati e assolti. Siamo disposti a muoverci esclusivamente nel perimetro del lodo". Parole affidate all'intervista di ieri sul Fatto quotidiano.
Il lodo Conte bis è molto diverso dal lodo Cartabia: non pone limiti di durata alle fasi del processo successive al primo grado, per chi in primo grado è condannato. In pratica, conferma il blocco della prescrizione senza che si possa prima verificare se un'eventuale riforma del processo riesca davvero a scongiurare la follia dell'imputato a vita. È proprio per rimediare al paradosso, che il "fronte garantista" aveva presentato, in commissione Affari costituzionali, emendamenti al Milleproroghe: avrebbero congelato la legge Bonafede. Il lodo Cartabia ha prodotto come prima conseguenza proprio la rinuncia al voto su quegli emendamenti. E infatti il decreto Milleproroghe ieri è arrivato illeso, riguardo alla prescrizione, nell'aula di Montecitorio.
Ma ci sono almeno tre incognite a offuscare di nuovo la tregua. Intanto, a sfidare l'equilibrio sul penale trovato da Cartabia all'interno della maggioranza, ha provveduto il solo partito rimasto interamente all'opposizione, Fratelli d'Italia, che ha invece proposto con una propria modifica, respinta dalla Camera, il congelamento della norma Bonafede. Si è insomma rimaterializzato, seppur senza successo, il siluro disinnescato, "per rispetto nei confronti di Cartabia", da Enrico Costa di Azione, Francesco Paolo Sisto e Pierantonio Zanettin di Forza Italia, Lucia Annibali di Italia viva, Riccardo Magi di +Europa e dal gruppo della Lega. Seconda questione: è ovvio che le parole di Bonafede rischiano di destabilizzare il clima di fiduciosa attesa suscitato dalla guardasigilli nel fronte garantista. Ma soprattutto, il riaffiorare di un contrasto così insidioso sul processo penale può riverberarsi sulle altre partite che attendono la maggioranza, compreso il Recovery plan.
A partire da oggi, nelle commissioni Giustizia di Senato e Camera si terranno le audizioni sul Piano di ripresa, in vista del parere da trasmettere alle commissioni Bilancio. Ed è chiaro che l'attività consultiva riguarderà gli interventi relativi all'efficienza della giustizia. Ma una maggioranza che riscopre, nelle parole di Bonafede, di essere ancora divisa sulla prescrizione, sul nodo costato la crisi del Conte bis, potrà serenamente confrontarsi sulla destinazione delle risorse per l'efficienza dei tribunali? Come minimo la discussione rischia di essere meno serena del previsto. Anche considerato che le parti del Recovery dedicate alla giustizia saranno riviste e riscritte, ovviamente, da Marta Cartabia. Cioè dalla promotrice della tregua sulla prescrizione raggiunta pochi giorni fa.
Ieri nell'Aula di Montecitorio il lodo della guardasigilli ha retto bene. Il ministro 5s ai Rapporti col Parlamento Federico D'Incà ha ribadito che "il confronto è in corso", non ha ottenuto da Fratelli d'Italia lo stop all'emendamento sulla prescrizione, che però è stato votato solo dal partito di Giorgia Meloni: 29 favorevoli e 227 contrari. Si sono astenuti in 162, vale a dire gli interi gruppi di Lega, Forza Italia e Italia viva, con Azione che non ha partecipato allo scrutinio.
Lucia Annibali, renziana che ha ideato e prestato il nome all'emendamento anti Bonafede, ha ribadito che il passo indietro è legato alla "convinzione che con il nuovo governo, e con la nomina della ministra Cartabia, si sia segnata una discontinuità importante" e che si arriverà a "riaffermare una cultura giuridica garantista e coerente con i principi costituzionali". Ma Annibali ha tenuto a ripetere come, rispetto alla riforma Bonafede, i renziani restino "profondamente contrari".
Le parole di Bonafede sul lodo Conte bis come unica possibile concessione dei Cinque Stelle sono rimaste sullo sfondo. Oggi la road map della nuova guardasigilli sarà messa ai voti come ordine del giorno. E sarà importante verificare il tono delle dichiarazioni in Aula. Può darsi che la fiducia delle forze garantiste in una ministra come Cartabia tenga lontano il rischio di nuove fibrillazioni. Ma la guardasigilli punta a risolvere il nodo, non a ignorarlo. La riforma penale arriverà al dunque entro marzo, quando scadrà il termine per gli emendamenti nella commissione Giustizia di Montecitorio. L'intesa trovata nella nuova maggioranza sarà tradotta in una modifica della prescrizione che, dal punto di vista di Cartabia, non può ridursi al lodo Conte bis. Ed è lì che si capirà se davvero se i Cinque Stelle metteranno, come anticipato da Bonafede, in discussione l'equilibrio.
di Alessandro Parrotta
Il Dubbio, 23 febbraio 2021
Nell'idea dei Padri Costituenti la Legge Penale aveva, tra i suoi scopi, anche e soprattutto quello di rieducativo per consentire il reinserimento. "Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato".
Nell'idea dei Padri Costituenti la Legge Penale aveva, tra i suoi scopi, anche e soprattutto quello di rieducativo al fine di consentire al soggetto interessato di reinserirsi nel tessuto sociale. Dal dettato dell'art. 27 Cost. emerge con impeto il ruolo che la Legge Penale svolge nell'Ordinamento: un ruolo che si è affievolito a causa delle traversie politiche allorquando la Giustizia Penale diviene mera questione di Partito.
Anche le leggi di depenalizzazione sono cadute nello snaturare l'extrema ratio del Sistema penale, destituendolo anche di forza deterrente. Non solo, si è assistito negli anni ad un progressivo slittamento dell'asse delle garanzie, tipicamente penali, anche in altri ambiti quali quello amministrativo, reso forse necessario dal progressivo appiattimento delle differenze proprie dei differenti sistemi sanzionatori, amministrativo da un lato e penale dall'altro. Siffatto appiattimento di differenze comporta che, ad oggi, parlare di "depenalizzazione" significa "travaso" di fattispecie tra i due sistemi. Attenzione: con ciò non si vuole dire che l'Ordinamento Giudiziario sia giunto al punto in cui tra procedimento penale e amministrativo non vi sia più alcuna differenza; significa invece andare a puntellare le differenze formali e sotto il versante sostanziale eliminare la norma e rendere il fatto del tutto lecito.
Si è soliti pensare alla depenalizzazione come strumento di alleggerimento del carico di lavoro degli uffici giudiziari, non rendendosi conto che quanto si ottiene è solo postergare il problema, dal settore penale, a quello amministrativo, ovvero civile. Pertanto, più che per un alleggerimento del carico di lavoro, gravante sul settore penale - la quale dovrebbe essere perseguita, in primis, tramite l'assunzione di nuovo organico, come già lo stesso scrivente faceva presente in queste pagine - la depenalizzazione si rende necessaria anche per altri, attuali, principi. In prima linea v'è il problema dei cd. reati "minori", contravvenzionali, che, di fatto, risultano sotto la Legge penale solo nella forma, ma non già nella sostanza e risultano del tutto incompatibili con gli scopi primari del diritto sostanziale. Si pensi alle numerose contravvenzioni del Testo Unico di Pubblica Sicurezza (Tulps), la maggior parte delle quali potrebbero ben essere semplicemente sanzionati in via amministrativa tramite l'irrogazione di una pena pecuniaria, la cui misura potrebbe essere agevolmente adeguata alla gravità del fatto, soddisfacendo ugualmente le dovute esigenze repressive.
A tal proposito, per molti reati, si passi il termine, "minori" la forza deterrente, scaturente da una sanzione pecuniaria di natura amministrativa, risulterebbe di per sé sufficiente a dissuadere eventuali soggetti da porre in essere condotte contra legem, oltre alla considerazione che per simili reati è del tutto superfluo accostare quelle che sono le garanzie tipiche del sistema penale (e pertanto i costi statali che ne conseguono); altrettanto superfluo ed eccessivo è pretendere che tramite la punizione di quelle fattispecie di minore entità si perseguano i più alti obiettivi repressivi. Ma la depenalizzazione non è certamente l'unica strada percorribile in ordine ad uno "sfoltimento" della Legge penale, nonché perseguimento dei già suesposti obiettivi.
A parere dello scrivente, nell'attesa che la materia penale riacquisti quel suo ruolo di extrema ratio, un allargamento delle maglie dell'art. 131- bis del C. P. potrebbe costituire un valido strumento per consentire alle Procure, appesantite dal vetusto obbligo dell'esercizio dell'azione penale, di smaltire ancor prima della fase dibattimentale tutti quei fatti sui quali la pretesa punitiva statale appare del tutto superflua, se non nociva, per l'indagato stesso. Sempre allo scopo di alleggerire il carico di lavoro gravante sugli Uffici giudiziari, è necessario intraprendere un dibattito e riflessione profonda sull'introduzione di sistema deflattivi, come l'oblazione, non solo nella fase procedimentale antecedente al dibattimento, ma anche nei successivi gradi di giudizio, come accade con patteggiamento o concordato in appello.
D'altro canto appare corretta la strada intrapresa dal Legislatore in ordine alla responsabilità degli Enti: grazie all'introduzione del sistema punitivo per quote. E se fosse proprio una Giustizia preventiva il futuro del Sistema Penale italiano? Forse il meccanismo delle quote (in via esclusivamente pecuniaria) potrebbe essere la corretta via per una semi- depenalizzazione. Non ci si può infatti illudere che tramite la semplice riscrittura dei Codici di rito si possa fare fronte ad anni di tagli alla Spesa Pubblica che hanno lasciato il Sistema giudiziario in grave difficoltà ed hanno ridotto talune fasi, quale l'udienza preliminare, a mera cenerentola del processo penale.
di Davide Varì
Il Dubbio, 23 febbraio 2021
Dopo il caso Palamara. Tra i firmatari il gip di Palermo Giuliano Castiglia, Clementina Forleo del Tribunale di Roma, Lorenzo Matassa di Palermo, Gabriella Nuzzi di Napoli. Sessantasette magistrati che scrivono una lettera accorata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e gli chiedono un "intervento immediato nel suo ruolo di garante della Costituzione, "affinché sia finalmente intrapreso il cammino per l'eliminazione dei fattori distorsivi dell'imparzialità e buon andamento della funzione di autogoverno ripristinando la legalità delle sue dinamiche".
Per uscire dal caos e recuperare trasparenza i magistrati firmatari della lettera ritengono che serva "il sorteggio perla selezione dei componenti del Csm". I togati si rivolgono dunque direttamente al Capo dello Stato per chiedere "che siano rimosse le cause che hanno condotto alla grave delegittimazione di articolazioni essenziali dell'Ordinamento Giudiziario e del Sistema di autogoverno della Magistratura e che sia assicurato l'allontanamento da tali ruoli di coloro che non sono risultati all'altezza del compito".
In una lettera resa pubblica dall'Adnkronos, i 67 giudici scrivono a Mattarella, anche in qualità di Presidente del Csm. Tra i firmatari ci sono il gip di Palermo Giuliano Castiglia, Clementina Forleo del Tribunale di Roma, Lorenzo Matassa di Palermo, Gabriella Nuzzi di Napoli.
"Le chiediamo, signor Presidente, di tornare a intervenire con la Sua autorevolezza, per avviare finalmente l'ormai non più differibile azione di recupero della fiducia di cui l'Ordine Giudiziario e la gran parte dei Magistrati meritano di godere, e della credibilità della Giurisdizione, baluardo prezioso ed essenziale dello Stato di diritto delineato dai nostri Costituenti", scrivono i magistrati.
I magistrati fanno poi riferimento all'intervento di Mattarella, il 19giugno del 2019 al Csm, quando "esprimeva, con fermezza, il grave sconcerto e la riprovazione per la degenerazione del sistema correntizio e l'inammissibile commistione fra politici e magistrati, evidenziando come tali fenomeni avessero pesantemente compromesso il prestigio e l'autorevolezza dell'Ordine Giudiziario",
E al nuovo intervento, un anno dopo, il 29 maggio 2020, quando, "imperversando e intensificandosi ulteriormente lo scandalo che sta abbattendo completamente la credibilità delle istituzioni giudiziarie, attraverso una nota del Suo Ufficio stampa, nell'evidenziare come in quel momento non potesse farsi luogo allo scioglimento del CSM, Ella ha ribadito come sia compito del Parlamento quello di predisporre e approvare una legge che preveda un Consiglio Superiore della Magistratura formato in base a criteri nuovi e diversi".
E proseguono poi nella lettera: "Oggi, un altro anno è passato ma, con grande rammarico, dobbiamo prendere atto che il Suo accorato auspicio è rimasto inevaso e che le iniziative legislative, pur annunciate come imminenti, sono ben lungi dal tradursi in realtà. Nel frattempo, lo scandalo continua a imperversare e, lungi dal placarsi, è costantemente alimentato dall'uscita di nuove e allarmanti notizie che rendono il quadro complessivo sempre più inquietante e inaccettabile".
E ancora: "Al netto di ogni tentativo di strumentalizzazione, di cui siamo pienamente consapevoli, riteniamo che i fatti, come pubblicamente esposti dagli organi di informazione, siano troppo gravi per rimanere inesplorati e non verificati". "Si avverte, inoltre, una profonda contraddizione rispetto all'esigenza di trasparenza e completa conoscenza di quanto risultante dagli atti.
Ufficialmente, essi sono confinati nelle mani di poche Autorità; di fatto, però, sono nella disponibilità di tantissimi, a cominciare dai media. Così, in questo contesto delicatissimo, il rischio di un loro uso strumentale e distorto, condizionato da convenienze e scopi particolari, è straordinariamente grave", denunciano i 67 magistrati.
"Il vano trascorrere del tempo, inoltre, anche in ragione dei termini normativamente previsti per l'accertamento delle condotte dei singoli, pone a rischio ogni possibilità di futura verifica, tanto da farci ritenere auspicabile l'intervento di una Commissione Parlamentare di inchiesta volta a fare definitiva chiarezza - chiedono poi i magistrati- E tuttavia, pensiamo di non potere rassegnarci alla inerzia".
"Siamo da tempo e restiamo fermamente convinti che la via per il ripristino della credibilità della Giurisdizione, oltre che per un'inequivoca e pubblica risposta agli appelli alla trasparenza (troppo spesso elusi, strumentalizzati o del tutto inevasi), passi ineludibilmente per una radicale riforma dell'Ordinamento giudiziario- concludono. Avvertiamo, in questo, perfetta sintonia con quanto Ella, purtroppo finora inascoltata, ha così autorevolmente e ripetutamente sollecitato.
Due dovrebbero essere, a nostro giudizio, i punti essenziali e imprescindibili di tale iniziativa l'inserimento del sorteggio nella procedura di selezione dei componenti del Csm e la rotazione degli incarichi direttivi e semi-direttivi. Lungi dall'essere in contrasto con la Carta costituzionale, specie ove seguito da una elezione successiva tra un numero predeterminato di candidati estratti a sorte (e non il contrario, come, forse non a caso, alcuni esponenti delle c.d. correnti hanno in passato proposto),il sorteggio rappresenta l'unico sistema idoneo a garantire l'imparzialità della funzione di autogoverno e l'effettività dei principi di distinzione dei magistrati soltanto per diversità disfunzioni, di indipendenza dei magistrati e di soggezione dei giudici soltanto alla legge". "La rotazione, a sua volta, è in grado di eliminare in radice il carrierismo e la concentrazione di potere in mano a pochi, fenomeno preoccupante e dei cui effetti distorsivi e dannosi le recenti cronache ci hanno resi tutti ancor più consapevoli".
livesicilia.it, 23 febbraio 2021
La richiesta del sindacato inviata all'assessore regionale Razza e ai direttori generali delle Asp. La Fials Sicilia sollecita tutte le Aziende sanitarie ad accelerare i processi di stabilizzazione del personale che opera all'interno delle carceri siciliane. Lo scrive in una nota la segreteria regionale guidata da Sandro Idonea che rivendica "pari dignità agli operatori sanitari in attesa della stabilizzazione".
La Fials Sicilia torna così a chiedere con forza di portare a termine "il processo di stabilizzazione degli operatori impegnati in prima linea nella lotta contro il Covid 19, oltre al difficile compito di assicurare la quotidiana assistenza al personale recluso. La legge Madia - scrive la Fials - offre la concreta possibilità di una svolta nella normalizzazione del rapporto di lavoro svolta per altro sollecitata e condivisa dall'assessorato". Da qui la richiesta inviata all'assessore regionale Razza e ai direttori generali delle Asp.
di Eleonora Pergolari
edotto.com, 23 febbraio 2021
Alle Sezioni Unite penali è stata sottoposta una questione di legittimità in tema di conformità delle condizioni di detenzione all'art. 3 della Cedu, per come interpretato dalla Corte Europea dei Diritti dell'uomo. Era stato chiesto, in particolare, se lo spazio minimo disponibile di tre metri quadrati per ogni detenuto dovesse essere computato considerando la superficie calpestabile della stanza ovvero quella che assicuri il normale movimento, conseguentemente detraendo gli arredi tutti senza distinzione ovvero solo quelli tendenzialmente fissi e, in particolare, se, tra questi ultimi, dovesse essere detratto il solo letto a castello ovvero anche quello singolo.
Con sentenza n. 6551 del 19 febbraio 2021, le SS.UU. hanno fornito la loro soluzione rispetto agli orientamenti della Corte di cassazione non uniformi sui criteri di calcolo dello spazio minimo da assicurare a ciascun detenuto: le pronunce, in particolare, divergevano per quel che riguarda la stessa nozione di "spazio disponibile", inteso come "superficie materialmente calpestabile" ovvero come "superficie che assicuri il normale movimento nella cella".
La Suprema corte ha enunciato apposito principio di diritto ai sensi del quale: "I fattori compensativi costituiti dalla breve durata della detenzione, dalle dignitose condizioni carcerarie, dalla sufficiente libertà di movimento al di fuori della cella mediante lo svolgimento di adeguate attività, se ricorrono congiuntamente, possono permettere di superare la presunzione di violazione dell'art. 3 Cedu derivante dalla disponibilità nella cella collettiva di uno spazio minimo individuale inferiore a tre metri quadrati; nel caso di disponibilità di uno spazio individuale fra i tre e i quattro metri quadrati, i predetti fattori compensativi, unitamente ad altri di carattere negativo, concorrono alla valutazione unitaria delle condizioni di detenzione richiesta in relazione all'istanza presentata ai sensi dell'art. 35-ter ord. pen.".
Gazzetta del Sud, 23 febbraio 2021
Invito alle autorità ad includere nell'elenco delle categorie prioritarie per la somministrazione dei vaccini anti Covid le persone detenute nei 12 penitenziari calabresi. Un invito alle autorità ad includere nell'elenco delle categorie prioritarie per la somministrazione dei vaccini anti Covid le persone detenute nei 12 penitenziari calabresi e il personale ad altro titolo operante, è stato rivolto dal garante regionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale Agostino Siviglia.
"Ritengo doveroso segnalare - scrive Siviglia - la necessità di inserire nel Piano vaccini regionale per la Calabria, fra le categorie prioritarie, le persone detenute nonché il personale in conformità con le linee di indirizzo in tal senso formulate dal commissario straordinario per l'emergenza sanitaria, Domenico Arcuri, in quanto rientranti tra le categorie a rischio.
Nel mentre, si registra positivamente l'inserimento nel calendario vaccini presentato dal presidente della Regione Calabria del personale di polizia penitenziaria. Inoltre, mi preme segnalare ancora una volta, la necessità e l'urgenza del più tempestivo intervento (in specie da parte dell'Asp di Catanzaro) in merito all'avvio dell'attività funzionale della Residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza (Rems) di Girifalco (Catanzaro)".
di Viviana Lanza
Il Riformista, 23 febbraio 2021
"Puntare su inclusione socio-lavorativa per i diversamente liberi". Nel carcere di Bellizzi Irpino si è concluso un progetto sulla genitorialità promosso dal garante campano Samuele Ciambriello e realizzato dall'associazione "Social Skills", che ha visto coinvolti per diversi mesi 15 detenuti del nuovo padiglione.
Alla manifestazione di chiusura erano presenti la presidente dell'associazione Rossella Chiapparelli e la vicepresidente Simona d'Agostino, il direttore del Carcere Paolo Pastena, la vicedirettrice Laura Abruzzese, il comandante Attilio Napolitano e il garante campano dei detenuti Samuele Ciambriello.
Per la vicepresidente dell'associazione Simona d'Agostino: "Questa esperienza è stato un qualcosa di umano ed arricchente. Il progetto è stato rivolto ad un gruppo di detenuti padri, che sono stati coinvolti in un percorso di consapevolezza della propria vita affettiva e relazionale, attraverso un approccio autobiografico, affinché potessero affrontare meglio una genitorialità fatta, inevitabilmente, di rinunce e di distanza".
Dopo le testimonianze di alcuni detenuti ha concluso la manifestazione il garante campano Ciambriello che ha dichiarato: "Questo progetto, promosso dal mio ufficio, ha proseguito la linea di un altro già fatto per la sezione femminile del carcere, poiché penso che il tema della genitorialità faccia recuperare responsabilità e speranza.
I progetti promossi da me nelle carceri campane hanno una valenza di inclusione sociale, di recupero di risorse, competenze e ruoli dei diversamente liberi. Mi auguro che il Ministero della Giustizia e l'amministrazione penitenziaria, d'intesa con le amministrazioni locali, gli enti del terzo settore, mettano in campo anche nella provincia di Avellino, senza enfasi, progetti di inclusione sociale e socio lavorativi evitando così le recidive e diminuendo l'insicurezza dei nostri quartieri e delle nostre città. Tali interventi sono la logica costituzionale del reinserimento e dell'accudimento dei diversamente liberi".
Prima di andare via, il Garante ha regalato ai detenuti mascherine e libri. Nel carcere di Avellino ci sono oggi 421 detenuti, di cui 23 donne. Il garante comunica che il suo ufficio, nelle carceri avellinesi, ha in corso progetti quali: uno sportello di ascolto, un corso di sartoria nella sezione femminile del carcere di Avellino e un progetto che partirà a breve di teatro nel carcere di Ariano Irpino, ed ha finanziato un progetto mirato al riciclo della plastica per il carcere di Sant'Angelo dei Lombardi.
Redattore Sociale, 23 febbraio 2021
L'intesa riguarda i soggetti in esecuzione penale esterna e prevede percorsi di formazione, attività per il reinserimento sociale, lavorativo e per lo sviluppo delle competenze. Percorsi di formazione, attività per il reinserimento sociale e lavorativo, promozione dei beni comuni e della cittadinanza attiva. Sono questi gli obiettivi più importanti del protocollo d'intesa siglato in Campania tra l'Uiepe (ufficio interdistrettuale dell'esecuzione penale esterna) e il Csv Napoli, che puntano così a consolidare la loro collaborazione nell'ambito della "giustizia di comunità".
Le attività previste dall'accordo, che si aggiunge ad altre collaborazioni simili avviate dai Csv in tutta Italia, riguardano i soggetti in esecuzione penale esterna ovvero sottoposti a misure alternative al carcere e vedranno, grazie all'attività di coordinamento del Csv, il coinvolgimento diretto degli enti del terzo settore del territorio.
L'intesa, che come sottolinea la direttrice del Csv Giovanna De Rosa "formalizza una collaborazione già in essere da tempo nell'ambito della giustizia minorile e del volontariato in carcere" porterà all'organizzazione di iniziative per l'acquisizione e lo sviluppo di competenze e prevede anche l'attivazione di percorsi di istruzione e formazione modulari e personalizzati. "Crediamo - commenta Nicola Di Caprio, presidente del Csv - che insieme si possa crescere culturalmente e socialmente e stimolare la cittadinanza attiva così da migliorare i territori della nostra città metropolitana e realizzare iniziative concrete per favorire percorsi di inclusione".
di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 23 febbraio 2021
Lo spettacolo "New Wild Web - le armi del cyberbullismo", scritto e interpretato dai giovani detenuti dell'istituti Beccaria di Milano, sfonda per un giorno le mura del carcere e grazie alla tecnologia streaming va in scena per tutti.
Lo spettacolo parla di cyberbullismo. È scritto e interpretato da una compagnia di ragazze e ragazzi del carcere minorile Beccaria di Milano. Il progetto si era già classificato al primo posto nella campagna di raccolta fondi "Chi odia paga", a suo tempo sostenuta tra gli altri proprio da Buone Notizie. Ora lo spettacolo New Wild Web - Le armi del cyberbullismo debutta in streaming direttamente dal teatro del carcere. Alle 10 di martedì 23 febbraio: orario scomodo, direte, ma son gli orari di un carcere. E tuttavia questo avviene proprio mentre tutti i teatri d'Italia, appesi alle parole del ministro Dario Franceschini che dice "l'Italia suia la prima a ripoartire", stanno diventando pazzi per cercare il modo (appunto) di ripartire. Per questo diamo spazio qui alla forza di volontà con cui, dentro un carcere, i minorenni del Beccaria e i loro educatori hanno continuato a prepararsi e prepararli per tutto questo tempo pur tra le mille limitazioni dovute al Covid. Oggi, martedì 23 febbraio, è il loro giorno.
La produzione è stata realizzata dal Teatro Puntozero, la struttura da 200 posti che all'interno del Beccaria promuove dal 2015 laboratori teatrali mirati al reinserimento professionale di giovani (sia come attori sia come tecnici) attraverso un approccio sperimentale a forte contenuto innovativo. Lo spettacolo attuale poi, per le modalità della sua diffusione, è quasi un metaspettacolo: un testo sulle forme di comunicazione digitale, e sulle sue distorsioni, rappresentato attraverso le tecnologie video e streaming da una generazione che mai più di così potrebbe incarnare se stessa e la condizione dei suoi componenti "nativi digitali". Oltre a vedere lo spettacolo il pubblico interessato potrà anche interagire con commenti e domande attraverso i seguenti link: su Vimeo per la visione dello spettacolo (https://vimeo.com/event/712533 - password: NWW) e su Slido per l'interazione quiz e chat (https://app.sli.do/event/oocnjyh3).
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