di Simone Pieranni
Il Manifesto, 8 febbraio 2021
Lavoratori, studenti, gente comune sono scesi per le strade per protestare contro il colpo di stato e per Aung San Suu Kyi. Il rumore notturno di pentole che nei giorni successivi al golpe dei militari in Myanmar, denunciava una rabbia presente per quanto composta, è tracimato per le strade della capitale Yangon.
Studenti, lavoratori, gente comune, vestita di rosso (il colore della Lega nazionale per la democrazia) e con la mano raccolta a evidenziare le tre dita - nuovo simbolo delle proteste asiatiche, comuni anche alla Thailandia e traslate dalla popolare serie cinematografica Hunger Games - hanno dato vita a una straordinaria protesta contro i militari, a favore della Lega nazionale per la democrazia e per la liberazione della sua leader, Aung San Suu Kyi, agli arresti (rischia due anni di carcere) per possesso illegale di ricetrasmittenti.
In precedenza i medici avevano già manifestato contro il nuovo regime, sostenendo di non poter lavorare per una giunta militare. Nella giornata di ieri in tanti hanno deciso di dare un contributo alle proteste anche senza scendere per strada: un camion - riporta il Guardian - ha rilasciato palloncini rossi nel cielo, mentre i conducenti degli autobus lanciavano volantini "contro il comandante in capo dell'esercito, Min Aung Hlaing".
Venerdì, centinaia di studenti si erano radunati alla Dagon University, alla periferia della capitale. I militari hanno "distrutto i nostri sogni, spero che la nostra generazione sarà l'ultima a sperimentare il governo militare". Le manifestazioni a Yangon segnalano un'attivazione reale della popolazione birmana, dopo che i principali strumenti on line di organizzazione delle mobilitazioni sono stati spenti dalla giunta militare. A questo proposito Amnesty International ha definito la chiusura "atroce e spericolata" e ha avvertito che potrebbe mettere la popolazione del Myanmar a rischio di violazioni dei diritti umani.
Anche in questo caso, si assiste a una nuova consuetudine di certe forme di potere, tese a silenziare immediatamente la rete internet, con l'illusione di fermare proteste che in realtà partono da sentimenti reali, di una popolazione che grazie alla pur lenta e incompleta (non senza alcuni orrori, come quello del Rohingya) democratizzazione, aveva assaporato una vita normale e caratterizzata da una nuova fiducia che molti paesi esteri avevano dimostrato sotto forma di investimenti e una lenta ripresa economica. Come riportato dalla Bbc, "La polizia con scudi antisommossa ha utilizzato filo spinato per bloccare le strade e sono stati dispiegati cannoni ad acqua, ma la manifestazione è rimasta pacifica, senza alcun tentativo da parte dei manifestanti di oltrepassare le linee di polizia".
"Siamo qui per combattere per la nostra prossima generazione, per liberarli da una dittatura militare", ha detto a France-Presse una donna alla manifestazione. Parlando da Yangon, l'ambasciatore britannico in Myanmar, Dan Chugg, ha detto alla Bbc che un numero crescente di persone stava scendendo in piazza durante un movimento di disobbedienza civile a livello nazionale. "Il dolore e la tristezza degli ultimi giorni si stanno gradualmente trasformando in rabbia". Nella giornata di ieri si segnala anche l'arresto di Sean Turnell, un professore australiano nonché consigliere economico della deposta leader Aung San Suu Kyi. Turnell - direttore del Myanmar Development Institute - aveva definito la notizia del colpo di stato come un evento "straziante e un disastro per l'economia" la notizia del colpo di stato. "Sono stato arrestato, forse accusato di qualcosa, può essere qualsiasi cosa, ovviamente", ha riportato la Bbc.
Il Fatto Quotidiano, 7 febbraio 2021
Il governo Draghi non è ancora nato e la maggioranza rischia già di spaccarsi sul tema che ha provocato la fine del governo Conte 2: la prescrizione. Se il nuovo esecutivo dovesse nascere a metà settimana, già dal prossimo weekend la commissione Affari costituzionali della Camera sarà chiamata a votare sul cosiddetto "lodo Annibali", la norma che si ispira alla deputata di Italia Viva, Lucia Annibali, per sospendere la legge Bonafede entrata in vigore il 12gennaio 2020 che blocca la prescrizione dopo la sentenza di primo grado.
di Franco Corleone
L'Espresso, 7 febbraio 2021
La crisi terrificante e terrorizzante della politica ha costretto il Presidente Mattarella a chiedere al prof. Mario Draghi di formare un governo autorevole e con presenze di personalità di valore indiscusso.
di Simona Musco
Il Dubbio, 7 febbraio 2021
L'incubo di 13 ex consiglieri regionali del Lazio finisce con un'assoluzione piena. L'ottava sezione collegiale di Roma ha fatto cadere mercoledì scorso le accuse perché il fatto non sussiste.
Un processo mediatico. Una gogna durata otto anni, per aver assunto il personale a chiamata diretta. L'incubo di 13 ex consiglieri regionali del Lazio finisce con un'assoluzione piena.
di Lea Melandri
Il Riformista, 7 febbraio 2021
La violenza sulle donne è l'atto di nascita della politica e del suo inevitabile declino. Dire che è "un fenomeno strutturale", senza che gli uomini consapevoli degli orrori che ha prodotto storicamente la "virilità", aggiungano "ci riguarda", è indifferenza o silenziosa complicità. I femminicidi, gli stupri, i maltrattamenti, l'integralismo antiabortista, le molestie e i ricatti sessuali sul lavoro: queste e infinite altre forme di violenza manifesta o invisibile sulle donne "emergono" oggi non a caso nella loro forma più arcaica e selvaggia -potere di vita e di morte- di fronte a una "libertà" delle donne che molti uomini sono incapaci di tollerare, altri tollerano in silenzio, altri evitando di alzare gli occhi e la voce di fronte alla barbarie assassina dei loro simili.
di Chiara Spagnolo
La Repubblica, 7 febbraio 2021
Il personale amministrativo è carente di 500 unità rispetto alla pianta organica. E poi ci sono i palazzi fatiscenti - da Bari a Foggia, passando per Trani - e le Cittadelle giudiziarie che per ora sono soltanto sulla carta. Ci sono i processi da tenere in videoconferenza in tribunali non dotati di wi-fi, i computer usati e dati in dotazione ai magistrati, il personale amministrativo carente di 500 unità rispetto alla pianta organica. E poi i palazzi fatiscenti - da Bari a Foggia, passando per Trani - e il sogno delle cittadelle giudiziarie che assomiglia a una chimera. Arranca la giustizia ai tempi del Covid. Sotto il peso di problemi vecchi e regole nuove, legate all'uso ormai indifferibile di sistemi da remoto non supportati da una dotazione tecnologica adeguata.
Significa che molte delle novità imposte dal ministero della Giustizia per l'applicazione delle norme anti-Covid sono di difficile attuazione e che senza un piano di investimenti per le dotazioni strumentali, l'adeguamento degli immobili e la formazione del personale, la giustizia nel distretto di Bari continuerà ad arrancare. Come dimostrano i dati e le considerazioni messi nero su bianco nella relazione del presidente della Corte d'appello, Franco Cassano, per l'inaugurazione dell'anno giudiziario, nella quale ha annunciato la sfida del settore: "Trasformare i disastri della pandemia in una occasione di crescita e miglioramento della giustizia".
Il sogno di Internet - L'immagine dei magistrati che collegano il pc al telefonino tramite hot spot per tenere le udienze da remoto sintetizza il distacco fra teoria e realtà. In nessun tribunale o ufficio giudiziario del distretto di Bari esiste il wi-fi: tutto fino a pochi mesi fa si svolgeva tramite una rete Intranet, che è divenuta parzialmente inutile quando la pandemia ha reso necessario interfacciarsi con persone all'esterno, siano essi avvocati, imputati o detenuti. Il problema è come quello del cane che si morde la coda, però, perché la norma prevede che il magistrato tenga l'udienza da remoto dal suo ufficio o da un'aula.
Le aule in cui esiste il collegamento a Internet sono talmente poche da essere contese e non hanno allacci in numero tale da consentire il contemporaneo collegamento di tutti i componenti di un collegio. Per celebrare le udienze a distanza è stato scelto l'applicativo Teams e sono stati diramati tutorial per insegnare a utilizzarlo, ma la complessità delle procedure di udienza è difficilmente imbrigliabile. E per questo motivo il numero dei procedimenti da trattare online quotidianamente è notevolmente ridotto rispetto a quelli che si potevano fare in presenza. "Sono necessari tempi minimi per il collegamento con ogni partecipante - ha spiegato il presidente Cassano - per gli avvisi del giudice e le dichiarazioni delle parti, per la redazione dei verbali e la chiusura dei collegamenti".
Indagini più complicate - Le Procure del distretto (a partire da quella di Bari, guidata da Roberto Rossi) e la Dda (con a capo Francesco Giannella) a inizio 2020 avevano iniziato a utilizzare il Portale delle notizie di reato, formando la polizia giudiziaria e puntando alla realizzazione automatica del fascicolo elettronico. L'arrivo della pandemia ha rallentato questo percorso, però, perché l'applicativo utilizzato a tale scopo (Tiapdocument@) non fa parte di quelli che si possono utilizzare dall'esterno degli uffici, dunque è inibito a tutti coloro che si trovano in smart working.
Questo esempio introduce un altro problema con cui il personale degli uffici giudiziari si è dovuto confrontare in questi lunghi mesi in cui centinaia di amministrativi hanno lavorato da casa: l'impossibilità di entrare nel sistema del ministero da computer che non sono collegati alla rete Intranet, dunque di poter assicurare moltissime mansioni dalle abitazioni. Eppure quella del processo telematico viene ritenuta la strada principe da percorrere, "coltivando anche il cambiamento culturale che ciò comporta" ha detto nell'inaugurazione del 30 gennaio la procuratrice generale Anna Maria Tosto.
L'organico insufficiente - Lo smart working viene indicato dal presidente Cassano come "un obiettivo da raggiungere", perché consentirebbe maggiore flessibilità e responsabilizzazione del rapporto di lavoro, facendo riscoprire "giacimenti di entusiasmo ed energia sopiti da decenni di gestione burocratica e svogliata", introducendo "il principio della meritocrazia e della valutazione basata sui risultati e sui livelli di servizio più che sul presenzialismo e sull'adempimento di procedure burocratiche".
Alla base di una nuova organizzazione del lavoro serve una dotazione adeguata degli organici, però, che adesso sono insufficienti soprattutto per il personale amministrativo. Nel distretto, numeri alla mano, a una pianta organica che prevede 1.506 unità corrispondono 946 persone in servizio, molte delle quali sono in età avanzata e quindi ormai prossime alla pensione. Meno drammatica ma ugualmente insufficiente è la pianta organica dei magistrati, carente di 51 unità: 40 riguardano gli uffici giudicanti e 11 le Procure. La situazione peggiore è quella del tribunale di Foggia, dove mancano 15 giudici e, a seguire, della Corte d'appello di Bari, in cui ne mancano 14.
L'ira degli avvocati - "Appare paradossale che si parli di intelligenza artificiale nella giurisdizione quando ancora semplici piattaforme informatiche non funzionano a dovere e i processi telematici, civili e penali, scontano disservizi di ogni genere" ha detto il presidente dell'Ordine degli avvocati di Bari, Giovanni Stefanì. Gli avvocati, del resto, subiscono ancor più dei magistrati le limitazioni imposte dalle norme anti-Covid.
A partire dalla frequentazione contingentata dei palazzi di giustizia, con le udienze da remoto a farla da padrona e l'ingresso negli uffici solo su appuntamento. "Questa giustizia comprime irreparabilmente il diritto di difesa - ha aggiunto Gaetano Sassanelli, già presidente della Camera penale e componente del Consiglio giudiziario - La parte che rappresenta l'accusa è regolarmente presente nei palazzi di giustizia: il difensore invece deve entrare con il cappello in mano, districandosi nel diluvio di protocolli come in una sorta di gioco dell'oca, seguendo le scansioni temporali imposte da terzi, alla stregua di un piazzista che si presenta dietro la porta di casa all'ora di pranzo".
cagliaripad.it, 7 febbraio 2021
"L'assistenza sanitaria farmaceutica nella Casa Circondariale Ettore Scalas di Cagliari-Uta risulta deficitaria, con carenze nella disponibilità dei medicinali e dei presidi e conseguenti ritardi nella distribuzione dei farmaci ai detenuti. Una situazione che negli ultimi mesi si è verificata spesso determinando preoccupazione tra i familiari delle persone private della libertà".
Lo afferma Maria Grazia Caligaris, dell'associazione 'Socialismo Diritti Riforme', facendo proprie le segnalazioni di alcuni familiari preoccupati per "l'inadeguatezza dell'assistenza a persone che non hanno la possibilità di attingere autonomamente alle cure e alle terapie".
"Non è la prima volta - osserva Caligaris - che si verificano carenze nella disponibilità dei farmaci nel carcere cagliaritano. Un problema che a cadenze fisse si ripresenta probabilmente per un'organizzazione deficitaria. La responsabilità delle forniture dei farmaci nel presidio sanitario penitenziario è in capo all'ATS.
Mensilmente infatti dalla Casa Circondariale vengono inoltrate le richieste per avere garantite le medicine necessarie nonché presidi vari compresi garze, bisturi, cannule, cerotti, ovatta, provette, sondini, disinfettanti. Si tratta di materiali indispensabili per garantire l'assistenza a circa 560 persone (22 donne) e al personale qualora si presenti la necessità. Non sempre però evidentemente le forniture sono complete e quindi adeguate alle richieste".
"La carenza dei dispositivi - sottolinea ancora l'esponente di SDR - mette a dura prova non solo i pazienti, spesso con gravi disturbi psichiatrici, ma anche i sanitari. Per ovviare al disagio si provvede a prescrivere i farmaci con le ricette, una pratica che, benché sia prevista e autorizzata, su larga scala determina un aggravio di spese senza garantire una migliore qualità del servizio anche perché molti farmaci e presidi non sono prescrivibili a carico del Servizio Sanitario e l'acquisto attraverso le Farmacie del circondario determina una dilatazione dei tempi di somministrazione delle terapie".
"E' appena il caso di ricordare che la salute è un diritto costituzionale. Deve essere garantito a tutti i cittadini. In un periodo in cui la pandemia di Covid-19 sta creando seri problemi per la vita di ciascuno e in attesa che la vaccinazione venga estesa agli operatori delle carceri e a tutti i detenuti, le carenze nella disponibilità dei farmaci - conclude Caligaris - devono essere immediatamente colmate. L'auspicio è che l'assessore regionale della Sanità se ne faccia carico e intervenga con sollecitudine a risolvere il problema".
di Carlo Mion
La Nuova Venezia, 7 febbraio 2021
"Genitori ottantenni, ora dove vado?". L'ex detenuto è senza un posto dove poter trascorrere il periodo di isolamento. Il legale: "Situazione complessa". A Santa Maria maggiore 50 positivi. Ma non sa dove andare e nessuno, a quanto pare, si preoccupa per lui e anche per le persone con le quali verrà a contatto. Lui è un ex detenuto veneziano di 43 anni. Era in carcere per scontare una pena seguita alla condanna rimediata a una serie di furti che aveva commesso.
In carcere è stato contagiato dal virus. È asintomatico ma anche il tampone di due giorni fa è risultato positivo. Nonostante questo viene messo in libertà senza che qualcuno lo prenda in carico. Ha cercato di parlare con la direttrice del carcere, poi con qualche responsabile sanitario, ma è stato tutto vano. Sabato mattina ha avvisato, della situazione, il suo legale l'avvocato Marco Zanchi. Ma anche quest'ultimo non è riuscito a cavare un ragno dal buco. Tutti rimandano ad altri. L'uomo che risiede con i genitori non può tornare a casa. Entrambi sono ultra ottantenni, sarebbe come condannarli ad essere contagiati con i rischi che conosciamo.
E poi chi lo porterebbe a casa contagiato? Lui in tasca ha 200 euro è disposto anche andare per qualche giorno in quale hotel. Ma dice: "Quindi mi presento all'hotel dicendo sono appena uscito dal carcere e sono positivo al Covid. Immagino che mi prendano a braccia aperte". La situazione è complessa e c'è il rischio che l'uomo si renda protagonista di una protesta clamorosa. Da una parte ci sono le carceri venete sovraffollate. Anche lo scorso anno in seguito al Covid c'è stato un calo nel trend di crescita. Come si legge nella relazione del Presidente della Corte d'Appello all'inaugurazione dell'Anno giudiziario: "Al 30 giugno 2020, a fronte di una capienza regolamentare di 1919 detenuti erano presenti nelle carceri venete 2.251 detenuti.
Le presenze a tale data risultano inferiori rispetto a quelle registrate alla stessa data dell'anno scorso (pari a numero 2.432), ma detta riduzione è ascrivibile ad una situazione contingente ed eccezionale collega al Covid. Tutti gli Istituti comunque segnalano una presenza di detenuti superiore a quella regolamentare, con la sola eccezione delle Case circondariali di Belluno e di Padova e della Casa di Reclusione femminile di Venezia. In particolare, significative sono le percentuali di sovraffollamento delle Case Circondariali di Vicenza e di Venezia e della Casa di reclusione di Padova".
In questo momento nel carcere di Santa Maria Maggiore a Venezia a fronte di una capienza regolamentare di 159 detenuti, lo scorso anno al 30 giugno erano presenti 241 carcerati, scesi poi a 403. Di questi una cinquantina sono stati contagiati. Ed è stata un'impresa trovare degli spazi per garantire la quarantena a questi detenuti ed evitare ulteriori contagi. Non solo tra carcerati, ma anche del personale della polizia penitenziaria e di quello assistenziale.
di Nico Falco
fanpage.it, 7 febbraio 2021
Nel carcere di Carinola, in provincia di Caserta, 17 agenti della Polizia Penitenziaria sono risultati positivi Covid. L'amministrazione ha avviato uno screening tra i detenuti, sono stati effettuati centinaia di tamponi; per il momento non sono emersi casi di contagio ma molti test non sono ancora pronti, si dovrà attendere le prossime ore.
Diciassette agenti della Polizia Penitenziaria, impiegati nel carcere di Carinola, in provincia di Caserta, sono risultati positivi Covid. Dopo la scoperta del focolaio l'amministrazione ha deciso di sottoporre al tampone molecolare tutti i detenuti: sono stati effettuati centinaia di test a coloro che, negli ultimi giorni, erano entrati in contatto con i poliziotti risultati contagiati.
Al momento non sarebbero emersi casi di positività tra i detenuti, ma per un bilancio dello screening si dovrà attenere le prossime ore: molti dei test non sono ancora pronti e quindi il dato dei positivi potrebbe crescere e coinvolgere anche la popolazione detenuta. La delicata situazione delle carceri, con le difficoltà di arginare il contagio soprattutto a causa del sovraffollamento, è emersa anche a Roma, dove un focolaio è scoppiato a Rebibbia e 14 detenuti sono risultati positivi al coronavirus. Ieri il garante campano dei detenuti, Samuele Ciambriello, aveva diffuso il report su Covid e carceri aggiornati.
Dai dati comunicati risulta che i detenuti contagiati sono 24; la maggior parte si trova nel carcere di Secondigliano (20), seguono Poggioreale con 3 casi e Carinola con un caso. Sono invece 58 i contagiati tra gli agenti di polizia penitenziaria e gli operatori sanitari. Per quanto riguarda la campagna di vaccinazioni, scrive Ciambriello, le carceri sono contemplate nella fase 3, nella quale verranno vaccinati agenti penitenziari, detenuti e personale ed ospiti dei luoghi di comunità, oltre a personale scolastico, lavoratori di servizi essenziali e dei setting a rischio e persone con comorbilità (affette da più patologie) moderata di ogni età.
di Giulia Ferri
L'Espresso, 7 febbraio 2021
Tra siti legali e illegali, slot e casino sbarcano anche su Twitch. Il nuovo studio dell'Iss mostra che i ragazzi hanno aumentato il tempo di gioco durante la pandemia. La psicoterapeuta Maria Pontillo: "Il 34% degli under 18 lo pratica quotidianamente. La fascia più critica tra i 12 e 18 anni".
Kakegurui è un termine giapponese traducibile come "pazzia per il gioco". È anche il titolo di un manga, trasposto in anime e film e trasmesso da Netflix, che spopola tra gli adolescenti, in cui si raccontano le vicende di una scuola la cui attività principale è il gioco d'azzardo. Se il manga nasce per trattare un problema molto diffuso in Giappone, da qualche anno il fenomeno sta prendendo contorni sempre più reali anche in Italia, dove sono sempre più numerosi i giovani che si avvicinano al gioco d'azzardo, facilitati dall'ampia gamma di giochi disponibili online.
Nell'ultimo anno il mercato del gioco online è cresciuto almeno del 25%, proseguendo un trend in aumento dal 2015. Nei primi dieci mesi del 2020, si è registrato un +39% dei casinò online rispetto allo stesso periodo del 2019, con incassi ormai prossimi al miliardo di euro. Entrate quasi raddoppiate anche per il poker, che ha raggiunto i 100 milioni di euro. Ancora, le scommesse sportive online hanno incassato 997 milioni nel 2020, con un aumento del 37.5%, dato ancor più impressionante visto che i principali eventi sportivi sono stati sospesi durante la prima fase della pandemia.
Il rischio di questa corsa è che continui a crescere la popolazione patologica e che aumenti il coinvolgimento di chi si trova più a suo agio con le nuove tecnologie: giovani e adolescenti. Soprattutto se si considera che la maggior parte dei dipendenti da gioco d'azzardo sono patologici già appena maggiorenni e che per uscirne serve un lungo percorso.
"Bene o male il gioco è stato sempre presente nella mia vita, ma quando ho iniziato a nascondermi dai miei genitori per giocare ho capito che la cosa mi era sfuggita di mano. Poco più che ventenne ero già dipendente. Giocavo prima 50, poi 100, poi fino a 1000 euro al giorno", racconta Antonio, (nome di fantasia), da tre anni nei Giocatori Anonimi. "Da lì il tunnel: la mattina mi svegliavo e la prima cosa che pensavo era iniziare a giocare. Passavo giornate intere a giocare. Poi ho finito tutte le mie risorse economiche e lì il giocatore diventa un attore: mi sono inventato di tutto per recuperare soldi, intanto mi facevo debiti su debiti. Arrivavo la sera schifato da quello che avevo fatto, ma il giocatore patologico non accetta mai di esserlo". Per questo sono passati anni prima di arrivare al limite e decidere di confessare tutto alla famiglia e all'ormai ex fidanzata. "Anche quando mi hanno aperto gli occhi non lo accettavo, "smetto quando voglio" mi dicevo, ma da soli è impossibile. Inizialmente provavo vergogna, ma nel giro di pochissimo il gruppo mi ha fatto sentire a mio agio ed è iniziato il mio percorso di recupero. Con l'aiuto della mia famiglia sto finendo di pagare i debiti. Non ho mai più giocato", conclude.
Il disturbo da gioco d'azzardo rientra tra le dipendenze del nuovo millennio, quelle comportamentali. Chi ne è affetto prova un desiderio incontrollabile di giocare, soffre l'astinenza, prova assuefazione e sperimenta il gambling, sovrastimando le proprie capacità di calcolare le probabilità di vittoria e sottostimando la perdita economica. Per il Ministero della salute sono oltre 1 milione e 500mila i giocatori problematici adulti e, nonostante i divieti, quasi 150mila i minori.
Le associazioni che monitorano i disturbi legati al gioco, come Alea, And-Azzardo e Nuove Dipendenze o Vinciamo il gioco, specificano che durante il lockdown non c'è stato uno spostamento verso l'online dei giocatori abituati a recarsi nelle sale, che anzi hanno beneficiato della chiusura dei più di 250mila punti di gioco. Ma certamente c'è stato un aumento dell'attività di chi già giocava sui siti. E tra loro ci sono soprattutto giovani. Ad esempio, dai test effettuati tra giugno e novembre 2020 attraverso il sito dell'associazione Vinciamo il gioco, risulta che il 27% delle persone problematiche o patologiche è sotto i 25 anni e che il 68% di loro arriva a giocare tra i 100 e i 1000 euro al giorno.
I risultati di una ricerca condotta dall'Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con l'Istituto Mario Negri, l'Università di Pavia, il San Raffaele di Milano e l'Ispro, mostrano un significativo aumento della frequenza e dell'intensità di gioco nella parte più giovane della popolazione. Come spiega la dottoressa Roberta Pacifici dell'ISS, secondo lo studio, condotto su 6mila persone, risulta che, durante il primo lockdown, è scesa la percentuale di chi giocava su internet, dal 10% all'8%, ma che è poi risalita e ha superato la percentuale prepandemia, arrivando al 13% nella seconda fase dello studio, tra novembre e dicembre 2020. Dalla ricerca emerge che per i giovani (18-25 anni) il tempo dedicato al gioco, soprattutto scommesse sportive, gratta e vinci e slot online, è in media aumentato di un'ora al giorno.
"La dipendenza dal gioco d'azzardo è una realtà anche tra i giovanissimi: il 34% degli under 18 lo pratica quotidianamente e la fascia che sembra essere più critica è quella tra i 12 e 18 anni", afferma la dottoressa Maria Pontillo, psicoterapeuta del servizio di Neuropsichiatria per l'infanzia e l'adolescenza del Bambin Gesù di Roma, che racconta: "Negli ultimi mesi c'è stato un aumento delle richieste d'aiuto: sono arrivate segnalazioni da parte di genitori che si accorgevano che i propri figli rubavano soldi in casa o si appropriavano di nascosto delle carte di credito per scommettere online".
L'adolescente infatti non è consapevole della gravità del meccanismo in cui si trova, per cui sono gli adulti a dover cogliere i segnali di allarme e contattare servizi che possono fornire assistenza, come la mail dedicata del servizio "Io gioco" del Bambin Gesù. Come spiega la dottoressa Pontillo, il ragazzo dipendente non è in grado di limitare il tempo che dedica al gioco e va incontro a una serie di problematiche patologiche correlate: è ansioso, irritabile, il suo umore è completamente in balia dell'esito delle scommesse. In più, spesso, al gioco si associa il disturbo del sonno, perché, per non farsi notare dai genitori, i ragazzini passano le notti chiusi nelle camerette a giocare, invertendo il ritmo sonno veglia e arrivando anche a rifiutarsi di seguire le lezioni online al mattino.
"Quello che stiamo vedendo è che nel momento in cui gli stimoli sociali, affettivi e cognitivi, così come il contatto fisico con i coetanei vengono meno, si verifica un aumento della ricerca di nuovi stimoli online e aderenza ai siti di gioco", commenta la psicoterapeuta.
I ragazzi infatti iniziano a giocare o per emulazione o per la tendenza alla "sensation seeking", la ricerca di sensazioni tipica dell'adolescenza, per cui si ha l'impulso di voler provare nuove e forti esperienze emotive senza però essere consapevoli dei rischi connessi. "La pandemia non è l'unica causa, ma sicuramente l'esposizione allo stress causato da essa e la carenza di stimoli esterni ha predisposto i ragazzi a cercare in internet una forma di gratificazione e il gioco d'azzardo può rappresentarlo", chiarisce la dottoressa.
In più la dipendenza da internet e la diffusione dei giochi pay to win, che secondo lo studio dell'ISS sono stati usati dal 39% degli under 34, possono facilmente aprire le porte al mondo dell'azzardo.
La dottoressa Pontillo riferisce che nell'ultimo anno è aumentato a dismisura il tempo che gli adolescenti dedicano all'uso dei dispositivi elettronici. Nel 67% dei casi più di 4 ore al giorno, ma c'è un 20% che passa più di 6 ore al giorno davanti a pc, tablet e smartphone. "Questo è un fattore di rischio: sia perché è dimostrato che chi ha una dipendenza è più predisposto a svilupparne altre, sia perché passare molto tempo su internet facilita il contatto con i siti che propongono gioco d'azzardo", conclude.
E l'offerta di questi siti è sempre più diversificata, tanto quella legale quanto quella illegale, promossa, nonostante il divieto di pubblicità in vigore da luglio 2019, sia sui canali sportivi sia sui nuovi media. Su Twitch, la piattaforma di Amazon che trasmette contenuti live, solitamente videogiochi ed e-sports, sono in aumento i canali di micro influencer poco più che adolescenti che si filmano e interagiscono con la chat mentre giocano d'azzardo.
Il fenomeno era praticamente inesistente prima di marzo, mentre ora ha preso piede soprattutto in Italia: l'italiano è la lingua più parlata sulle chat di Virtual casinò e i canali italiani sono stati seguiti per 779mila ore nell'ultimo mese. Sono almeno una ventina i canali italiani seguiti da centinaia di migliaia di adolescenti che, a tutte le ore del giorno e della notte, guardano loro coetanei giocare a slot, poker o black jack.
C'è poi l'universo dei siti illegali che spuntano in rete, senza regolari licenze, e che oltre a violare le norme sulla pubblicità, promettono vincite più facili o richiedono meno controlli per l'iscrizione. Quasi sempre sono truffe. Se è vero che lo Stato ne ha chiusi almeno 262 tra marzo e novembre 2020, è altrettanto vero che queste operazioni rischiano di risultare vanificate dal fatto che spesso i siti possono solo essere resi irraggiungibili agli utenti, ma non definitivamente chiusi perché ospitati su server esteri.
La D.I.A nella sua ultima relazione semestrale aveva evidenziato come la criminalità organizzata stesse sempre più investendo in questo settore, anche con siti per il gioco e le scommesse i cui server sono posti in Paesi off-shore. La relazione sottolinea però infiltrazioni anche nel gioco fisico e denuncia una sorta di cortocircuito "dai drammatici risvolti sociali: le mafie approfittano dei giocatori affetti da ludopatia, concedendo loro prestiti a tassi usurari". Si genera così un circolo vizioso, in cui alla dipendenza dal gioco si somma la "dipendenza" economica dai clan".
Tutta questa giostra ha gravi conseguenze sociali e incide sulla salute delle persone.
Per questo è necessario predisporre reti di controllo sempre più efficaci e precoci e a tal fine sarebbe utile avere dati precisi sui giocatori. Di qui la denuncia di Maurizio Fiasco: "I dati ci sono, ma al momento non sono disponibili alle autorità sanitarie e questo è un vulnus democratico serio: informazioni che potrebbero essere usate per fini sanitari servono invece per creare prodotti sempre più performanti a beneficio di entità private della filiera del gioco e non dei cittadini".
- Grosseto. Il Premio "Mariella Gennai" quest'anno è aperto anche ai detenuti
- Volterra (Pi). "Carcere, un modello di resilienza"
- Da Napoli a Palermo, la Dad strappa i ragazzi dalle scuole. E la malavita ringrazia
- Quante morti ci è costato puntare sulla sanità privata e danneggiare quella pubblica
- Alessandria. Dietro-front sul Don Soria: non va chiuso perché può essere potenziato











