Corriere della Sera, 8 dicembre 2020
"Aspettiamo il verdetto della Cassazione" dice l'avvocato dell'ambasciata di Tripoli in Italia, confermando l'intreccio tra la vicenda dei marittimi e quella degli scafisti-calciatori condannati dall'Italia.
La vicenda dei pescatori di Mazara del Vallo, tenuti prigionieri in Libia si intreccia a doppio filo con quella di quattro libici a loro volta in carcere in Italia, perché accusati di essere degli scafisti. Il sospetto circolato fin dall'inizio è stato in qualche modo reso esplicito oggi dall'avvocato dell'ambasciata libica a Roma. "Aspettiamo che la Cassazione fissi l'udienza" ha detto il legale facendo riferimento a quest'ultimo caso giudiziario. Esattamente da 100 giorni i 18 marittimi che si trovavano sui pescherecci italiani "Medinea" e "Antartide", sono trattenuti dai militari del generale Khalifa Haftar, capo della fazione che controlla la Cirenaica.
"Aspettiamo la Cassazione" - "Stiamo facendo tutto il possibile per cercare di capire se c'è una strada" per il caso degli equipaggi dei pescherecci italiani bloccati in Libia. È "una situazione complessa" e "non di facile soluzione" dichiara all'agenzia Adnkronos l'avvocato Michele Andreano, incaricato dall'ambasciata libica a Roma di seguire il ricorso in Cassazione dei quattro libici partiti nel 2015 da Bengasi sognando il mondo del pallone e condannati in Italia come assassini e trafficanti di migranti. La loro storia si intreccia da settimane con quella degli equipaggi dei pescherecci italiani. Per i giovani libici, conferma il noto penalista romano, "aspettiamo che la Cassazione fissi l'udienza" e sono in molti a pensare che l'arresto dei pescatori italiani sia una ritorsione successiva alla condanna degli scafisti libici.
Le accuse ai pescatori, lo sconcerto delle famiglie - Due giorni fa i familiari dei pescatori (di nazionalità italiana e tunisina) hanno manifestato davanti alla prefettura per reclamare ancora una volta la liberazione dei loro congiunti. "Non abbiamo notizie dal governo, se non che la trattativa va avanti sotto traccia" lamentano le famiglie, che ancora sperano di poter riabbracciare per Natale i loro cari. I libici accusano i marittimi italiani, bloccati il primo settembre a 38 miglia dalla costa nordafricana, di traffico di droga e hanno mostrato una foto di alcuni pacchi gialli che sostengono si trovassero a bordo di una delle due navi. Accusa totalmente smentita dal comandante di uno dei pescherecci nel corso di una conversazione telefonica con l'Italia.
La vicenda dai calciatori-scafisti - La trattativa per la liberazione degli ostaggi è di certo complicata dal fatto che i 18 mazaresi sono nelle mani del generale Haftar, rivale del governo di Tripoli presieduto da Fayed Al Serraj e riconosciuto come legittimo dall'Italia. Ed è su questo punto che si innesta la vicenda dei quattro scafisti condannati dall'Italia. Questi ultimi vennero arrestati nel 2015 dalle autorità italiane dopo l'ennesimo sbarco di richiedenti asilo in Sicilia. La magistratura di Catania li identificò come trafficanti di migranti infliggendo loro in primo e secondo grado pene tra i 20 e i 30 anni di carcere. Per la loro condanna definitiva manca solo il verdetto della Cassazione. Haftar (ma ultimamente anche alcune fonti del rivale Al Serraj) sostengono che i quattro siano vittime di un errore giudiziario e che fossero in realtà quattro calciatori arrivati in Italia con mezzi di fortuna petr tentare l'avventura nel mondo del pallone. Già a metà settembre fonti delle milizie di Bengasi aveva suggerito l'ipotedsi di uno scambio di prigionieri: i 4 calciatori-scafisti in cambio dei 18 pescatori.
di Mario Pierro
Il Manifesto, 8 dicembre 2020
Presentata la contro manovra finanziaria di Sbilanciamoci!: 111 proposte per una legge di bilancio alternativa da quasi 36 miliardi. Armi, cacciabombardieri, fregate, caccia-torpedinieri, carri armati, blindo, missili, sommergibili. È quanto il governo intende acquistare stanziando sei miliardi di euro nella prossima legge di bilancio.
"Siamo in guerra" è stato detto anche in Italia. Tutti hanno pensato che la metafora fosse stata impropriamente usata per il contenimento del Covid che ha già fatto oltre 60 mila vittime nel 2020 e che le "armi" - per estendere la pessima e inappropriata metafora - fossero quelle dell'investimento nella sanità. Ciò che invece emerge dalle bozze del manovra in discussione in parlamento è che invece la "guerra" e le "armi" sono quelle militari. Lo stanziamento è stato definito "inaccettabile" dal Rapporto Sbilanciamoci! 2021 per uscire dall'emergenza Covid-19 che ieri ha presentato 111 proposte alternative in una "contro-finanziaria".
Sbilanciamoci! propone di diminuire in modo netto le spese militari, con un risparmio di 5 miliardi sulla base di quattro misure: la riduzione delle forze armate a 150 mila unità (1 miliardo); il taglio dei fondi per l'acquisizione di nuovi sistemi d'arma (2,8 miliardi); stop all'acquisto dell'ultima tranche di cacciabombardieri F-35 (500 milioni); il ritiro delle truppe dalle missioni militari all'estero con chiara proiezione armata in conflitti (700 milioni).
Una parte delle risorse così risparmiate potrebbe finanziare le politiche di pace e cooperazione internazionale o le politiche sociali.
"La sfida oggi è un'altra: quella alla pandemia, quella affrontata quotidianamente negli ospedali che non hanno abbastanza posti di terapia intensiva o medici ed infermieri a sufficienza - sostiene Giulio Marcon, portavoce di Sbilanciamoci! - Quella per un'istruzione di qualità per tutti, mentre invece più di 10 mila scuole hanno strutture che cadono a pezzi e non rispettano le normative di sicurezza".
Nella contro-manovra di quasi 36 miliardi di euro sono descritti anche i criteri principali che dovrebbe seguire la riforma fiscale annunciata dal governo: riduzione delle tasse per i due scaglioni più bassi di reddito, una rimodulazione dell'Irpef che riduca di un punto le aliquote sui redditi fino a 28 mila euro e introduca due nuovi scaglioni con un'aliquota del 55% per i redditi tra 100 mila e 300 mila euro e un'aliquota del 60% per quelli superiori a 300 mila euro. Ciò porterebbe a maggiori entrate per 2,1 miliardi.
Anche le rendite finanziarie andrebbero assoggettate all'Irpef attraverso l'adozione di una "patrimoniale straordinaria" basata sulla riduzione della franchigia per la tassa di successione con aliquote crescenti rispetto alla ricchezza ereditata. Questo potrebbe portare nelle casse dello Stato quasi 10 miliardi di entrate in più. Sbilanciamoci! prevede anche una "vera tassa" sulle transazioni finanziarie su tutte le azioni e derivati e, nel caso azionario, su tutte le singole operazioni: da qui arriverebbero 3,7 miliardi. Previsto un piano per il contrasto dell'evasione e elusione fiscale e il rafforzamento dell'attuale Web Tax. La maggioranza delle risorse ricavate dal programma fiscale, 6,5 miliardi, andrebbe investita negli enti locali.
L'anno scorso, in occasione della precedente manovra, si è molto parlato della progressiva cancellazione dei sussidi ambientalmente dannosi che ammontano a quasi 20 miliardi l'anno. Sbilianciamoci! Ricorda al governo, impegnato nell'attuazione del piano per il "Recovery Fund/Next generation EU" la strada perduta. Entro il 2025 questa somma potrebbe essere trasformata in sussidi ambientalmente favorevoli con un'entrata di 4 miliardi nel 2021.
Sul versante delle migrazioni e dell'asilo, per far fronte alla carenza di personale medico-sanitario legata al Covid-19, la proposta è di rispettare la normativa in deroga del decreto Cura Italia per l'assunzione di personale straniero, insieme alla chiusura delle "navi quarantena" e alla garanzia dell'accesso dei cittadini stranieri a tutti i servizi sanitari ordinari e straordinari anti-Covid. Tra le altre misure la rete di associazioni chiede inoltre la chiusura dei Centri di Accoglienza Straordinaria (Cas) entro la fine del 2021.
xRistretti Orizzonti, 8 dicembre 2020
Dal 16 sarà possibile acquistarle. Si è conclusa con grande partecipazione la mostra espositiva online delle opere realizzate dai ragazzi ristretti dell'Istituto Penale per Minorenni Bicocca di Catania. La mostra, inserita sulle piattaforme Facebook e Instagram prende il nome di "Stop - arte e detenzione" ed è stata organizzata dall'associazione culturale La Poltrona Rossa in occasione della celebrazione della giornata internazionale contro la Violenza sulle Donne.
Le opere sono tutte ispirate alla figura della donna nell'arte e nella mitologia. Tra queste è possibile riconoscere soggetti ispirati all'artista Frida Calo, ai soggetti femminili di Roy Lichtenstein, la Monnalisa di Leonardo e ancora omaggi all'arte informale dello scorso secolo. Tra i soggetti mitologici proposti dagli operatori e studiati durante le ore di laboratorio compaiono i nomi di Antigone, Persefone, Medea e Cassandra. Non sono trascurati i manufatti in foglia d'oro e d'argento, diventati ormai una specializzazione dei ragazzi dell'istituto. Un connubio dunque fra arte moderna e contemporanea e le tecniche ancora tradizionali dell'artigianato siciliano.
I manufatti sono tutti stati realizzati durante i laboratori artigianali e creativi svolti in Istituto con il lavoro costante degli operatori artistici e creativi della stesa associazione: Vanila Privitera, Agata Squillaci e Ivana Parisi, presidente della Poltrona Rossa. Inoltre non manca la figura dell'esperto in restauro e doratura Giuseppe Parisi.
Oltre ai manufatti realizzati dai ragazzi di Catania sono state esposte anche alcune delle opere prodotte delle ragazze ristrette nell'Istituto Penale per Minorenni di Pontremoli in provincia di Massa Carrara. Le opere delle ragazze nel mese di maggio 2020 sono state esposte durante l'evento virtuale "Polifemmes" che è stato omaggiato con un videomessaggio del Presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico.
Dal 2013 La Poltrona Rossa sviluppa progetti artistici e creativi sia per le ragazze ristrette di Pontremoli in Toscana che per i ragazzi ristretti di Catania in Sicilia. Le attività creative sono sostenute con i Fondi Otto per Mille della Tavola Valdese come appunto l'evento "Stop - arte e detenzione" che è la tappa finale del progetto Artificium svolto tra il 2019 e 2020.
Ma non finisce qui, tra Catania e Pontremoli continuano, infatti, le attività per i detenuti e le detenute sviluppate dall'associazione La Poltrona Rossa, tra queste i laboratori di Restauro, di Teatro e ancora di Scrittura e Fumetti sostenuti dal Ministero della Giustizia. In fine dicembre sarà il mese delle sorprese poiché dal 16 sarà possibile acquistare i prodotti del carcere presso la sede operativa della Poltrona Rossa in via Plebiscito 881/A. L'iniziativa è promossa in collaborazione con il centro Cope di Catania.
Per info: La poltrona rossa. Ivana Parisi
La Nazione, 8 dicembre 2020
Lo spettacolo con i detenuti della colonia penale. È stato realizzato nell'ambito del laboratorio "Il teatro del mare" e messo in scena sull'isola. Con lo spettacolo "Ulisse o i colori della mente" il Teatro Popolare d'Arte di Firenze diretto da Gianfranco Pedullà si è aggiudicato il premio "Catarsi, Teatri delle diversità". Ad annunciarlo è stato il Presidente dell'Associazione Nazionale dei Critici di Teatro, Giulio Baffi, nella diretta online in cui sono stati conferiti i Premi Anct 2020. "Ulisse o i colori della mente" è lo spettacolo che, lo scorso settembre, ha visto protagonisti gli attori detenuti della Casa di Reclusione dell'isola di Gorgona, andato in scena in strade e spazi dell'isola. È stato realizzato nell'ambito del laboratorio di teatro e musica "Il teatro del mare" condotto da Gianfranco Pedullà, Francesco Giorgi e Chiara Migliorini all'interno del progetto Teatro in Carcere della Regione Toscana in collaborazione con la Casa di Reclusione di Gorgona. "Un Premio che è da considerare in un tutt'uno - ha spiegato il presidente dell'Anct Giulio Baffi - per uno spettacolo, per i suoi protagonisti, per un tenace, prezioso, maestro guida e regista Gianfranco Pedullà, e per chi ha reso possibile questa attività di teatro in carcere e il suo superbo esito credendoci fermamente e agevolando il superamento di tante difficoltà il direttore Carlo Mazzerbo".
di Alessandro Fioroni
Il Dubbio, 8 dicembre 2020
Prolungata di altri 45 giorni la detenzione del giovane ricercatore. Per la legge del Cairo la custodia cautelare può durare due anni. La reazione di Amnesty International: "È un fatto sconcertante". Patrick Zaky resterà in carcere. Le speranze per la fine dell'odissea del ricercatore egiziano di 28 anni, arrestato il 7 febbraio scorso, sono risultate vane. Il giudice della terza sezione del tribunale del Cairo ha infatti deciso ieri di non scarcerare il ragazzo e prolungarne la detenzione. La situazione si è così fatta preoccupante perché la custodia cautelare in Egitto può durare due anni. La vicenda giudiziaria ha vistouna prima fase di cinque mesi di rinnovi quindicinali, ritardati dall'emergenza Covid, ma ora il caso è in quella dei prolungamenti di 45 giorni. Eppure diversi segnali facevano presagire una liberazione. Sabato doveva tenersi un'udienza rimandata al giorno successivo, una circostanza che poteva far pensare alla preparazione per una sentenza favorevole a Zaky, inoltre i giudici avevano ascoltato le richieste di scarcerazione degli avvocati difensori, motivate dalle torture subite dall'imputato durante gli interrogatori tenuti da uomini dei servizi segreti.
Alla fine però la doccia fredda, la notizia di un altro mese e mezzo di carcere è stata data dall' Egyptian initiative for human rights (Eipr), l'organizzazione per la quale lavora Zacky. Il ricercatore viene accusato di "diffusione di notizie false, l'incitamento alla protesta e l'istigazione alla violenza e ai crimini terroristici". Reati per i quali in Egitto di rischiano fino a 25 anni di reclusione. Il tutto desunto da una decina di post social che i legali di Zacky considerano falsi.
I motivi della persecuzione giudiziaria vanno ricercati per l'attività svolta dal ricercatore che fu arrestato mentre ritornava a casa dall'Italia dove si trovava per un master. Zacky infatti svolge il suo lavoro proprio per l'Eipr recentementeal centro di una forte repressione. Sono stati incarcerati, anche se poi liberati 2 giorni fa, suoi dirigenti Gasser Abdel Razek, Karim Ennarah eMohamed Basheer. Anche a loro viene contestata l'accusa di aver diffuso informazioni false e di aver complottato contro lo Stato. Lo stesso giudice che ha giudicato Zacky ha congelato i loro beni perché le accuse non sono state ritirate nonostante la scarcerazione.
L'ong ha reso noto che il provvedimento è stato preso in assenza di difensori e non avendo potuto consultare gli atti. La sentenza è arrivata mentre il presidente egiziano al Sisi si trova in visita ufficiale a Parigi, all'Eliseo si discute di cooperazione nell'area mediorientale e le ong transalpine hanno già contestato questo viaggio per il mancato rispetto dei diritti umani.
Anche l'Italia è interessata e non si è ancora spento lo scontro sulla vicenda Regeni. A questo proposito valgono le parole di Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia che ha lanciato un appello: "Dopo ore di attesa questa decisione vergognosa e sconcertante di rinnovare di altri 45 giorni la detenzione di Patrick Zaky lascia senza fiato e sgomenti... È veramente il momento che ci sia un'azione internazionale guidata e promossa dall'Italia per salvare questo ragazzo, questa storia anche italiana, dall'orrore del carcere di Tora in Egitto".
Il Manifesto, 8 dicembre 2020
L'omicidio dello scienziato iraniano Mohsen Fakhrizadeh, comunemente attribuito ai servizi segreti israeliani, segna un passaggio gravissimo nella violazione dei diritti che l'Italia e gli altri stati europei non posso trascurare. Vogliamo innanzi tutto manifestare il nostro sconcerto di fronte alla tiepidezza con cui i governi europei, a cominciare dal nostro, e i grandi media, a cominciare da quelli italiani, hanno reagito all'assassinio dello scienziato iraniano Mohsen Fakhrizadeh. Con ogni evidenza - poiché da Israele e dagli Usa non è giunta alcuno smentita alla universale attribuzione dell'attentato al Mossad - si tratta di un atto terroristico di stato.
È un fatto di inaudita gravità che non può in nessun caso lasciare indifferenti solo perché la vittima era un scienziato sospettato di lavorare a un progetto di armamento atomico. Ricordando che Israele già possiede un arsenale nucleare, che cosa dà diritto a questo paese di uccidere scienziati sospetti all'interno del proprio paese? Quale tribunale ha condannato quel libero cittadino? Perché taciamo al cospetto di questo ennesimo episodio di violazione di ogni diritto internazionale?
Per il fatto di considerare Israele un paese democratico, amico dell'Occidente? È democratico un paese che concede libertà e diritti ai propri cittadini e tiene in umiliante schiavitù, in casa propria e in territori altrui, il popolo palestinese? È amico dell'Occidente e della pace Israele, che sin dai governi di Ariel Aharon persegue una strategia cinica e destabilizzante? Quella di mettere in difficoltà i settori più moderati e dialoganti del mondo palestinese, attraverso incursioni violente che aizzano il desiderio di vendetta dei settori massimalisti?
Una tattica che induce a risposte armate disperate, da cui Israele ricava l'autorizzazione tacita dell'opinione pubblica mondiale per esercitare la sua schiacciante superiorità militare. Ma questo rivela la nessuna volontà di pace e un disegno di supremazia che prepara scenari inquietanti nel Medio Oriente.
Di fronte a tale quadro noi donne e uomini liberi e amanti della pace non possiamo tacere. Israele ha costruito in tutti questi anni un diritto internazionale sostituivo di quello riconosciuto da tutti gli stati sovrani, retto dalla sopraffazione e dalla violenza, ispirato alla tutela dei propri interessi come unico criterio ispiratore nella condotta con il resto del mondo. La nostra coscienza ci induce a non tacere, non solo di fronte all'ingiustizia clamorosa di questa posizione, ma perché l'acquiescenza dell'opinione pubblica rappresenta un pericolo per la pace, una minaccia per il nostro futuro.
Chiediamo al governo italiano di condannare ufficialmente l'assassinio di Mohsen Fakhrizadeh, così come gli chiediamo una forte protesta contro il governo egiziano per l'ingiusta detenzione, insieme a tanti giornalisti, del giovane Patrik Zaky, ricercatore dell'Università di Bologna e di mobilitarsi per scongiurare l'esecuzione, da parte dell'Iran, del medico Ahmadreza Djalali. Chiamiamo tutti gli spiriti liberi, a far sentire la propria voce in tutti i modi e in tutte le sedi possibili. È in gioco anche la nostra sicurezza e la nostra libertà.
Sottoscrivono: Piero Bevilacqua, Luigi Ferrajoli, Enzo Scandurra, Nichi Vendola, Luciana Castellina, Laura Marchetti, Lucinia Speciale, Tomaso Montanari, Tonino Perna, Ignazio Masulli, Vittorio Boarini, Maurizio Acerbo, Ilaria Agostini, Filippo Barbera, Battista Sangineto, Paolo Favilli, Vera Pegna, Vezio De Lucia, Ginevra Bompiani, Carmelo Buscema, Guido Viale, Velio Abati, Alfonso Gianni, Francesco Santopolo, Antonio Castronovo, Mario Fiorentini, Alfonso Gabardella, Massimo Baldacci, Rossano Pazzagli, Domenico Rizzuti, Giuseppe Saponaro, Piero Caprari, Franco Novelli, Giuseppe Aragno, Alberto Ziparo, Fabio Parascandolo, Marta Petrusewicz, Mimmo Cersosimo, Filippo Veltri, Giacomo Panizza, Franco Trane, Salvatore Romeo Bufalo, Piero Di Siena, Gaetano Lamanna, Gabriele Giannini, Fabio Marcelli, Angelo Broccolo, Angelo Marcucci, Leandra D'Antone, Vincenzo Vita, Moreno Biagioni, Mauro Beschi,Sergio Zampini, Roberto Budini Gattai, Armando Vitale, Luigi Vavalà, Lina Scalisi, Massimo Angrisano, Aldo Carra, Cristina Quintavalla, Marina Boscaino, Luciano Beolchi, Gialuigi Triani, Nuccio Barilla, Giuseppe, Musolino, Salvatore Bonadonna, Umberto Ursetta.
di Maurizio Stefanini
Il Foglio, 8 dicembre 2020
Piotr Markielau è uno dei leader della protesta studentesca in Bielorussia, dove i cittadini di ogni categoria protestano contro il dittatore, Aljaksandr Lukashenka, dal 9 agosto. Per la sua attività Markielau ha già scontato 67 giorni di carcere. "La prima volta sono stato arrestato nel marzo del 2017, partecipavo, come osservatore, a una manifestazione di un gruppo di anarchici.
Mi condannarono a 12 giorni di carcere. Devo dire che le condizioni in prigione a quel tempo erano molto migliori di adesso. Sono stato poi arrestato per una foto fake finita sul web, per un cartello sulla depenalizzazione, per una diretta streaming su Facebook in cui denunciavo i brogli alle elezioni locali, e all'inizio di quest'anno mentre seguivo il processo contro alcuni amici. I poliziotti mi presero di mira perché sapevano che ero un attivista. A luglio sono stato di nuovo arrestato come misura preventiva, prima delle elezioni.
Ma confesso che adesso cerco di stare più attento: con i miei precedenti, rischio di non finire più davanti a un tribunale amministrativo, ma a un penale. In questo momento sono i miei genitori che stanno protestando di più. Sono stati tra i primi operatori sanitari a scendere in piazza dal 12 al 13 agosto, quando gli studenti di medicina sono stati espulsi per aver sostenuto il movimento di opposizione. Mio padre è stato arrestato e ha trascorso otto giorni in prigione.
Mia madre è stata arrestata due volte. Lei se la è cavata con una multa (circa da 100 euro) perché mio fratello ha solo nove anni, e la legge risparmia il carcere alle madri di minori. Mio padre è un medico molto stimato, e quando è andato in tribunale i suoi colleghi hanno raccolto centinaia di firme in suo favore. Per questo ha avuto soli otto giorni di carcere invece di quindici".
Malgrado la repressione, spiega Markielau al Foglio, "le proteste della domenica sono ancora in corso. Negli ultimi mesi, il numero di attivisti arrestati è in aumento: quasi 500 persone ogni domenica e il 15 novembre, quando sono stato arrestato di nuovo, il numero è arrivato a mille. Anche la natura delle proteste sta cambiando.
La gente evita le strade principali, si riunisce in piccoli gruppi, nelle piazze e nei cortili. In molti si aspettano che il regime verrà giù per il crollo del rublo. Nel frattempo, stiamo cercando di costruire una società civile. I cittadini creano nuove comunità, si aprono, condividono idee".
La prossima grande manifestazione, ci spiega Markieklau, "è stata organizzata per il 20 dicembre. Con il nuovo anno le proteste cresceranno, e un grande appuntamento è previsto per il 25 marzo, anniversario della dichiarazione di indipendenza del 1918". E quali sono gli obiettivi? "Nuove elezioni eque senza Lukashenka, rilascio di tutti i prigionieri politici, responsabilità penale per i responsabili di abusi e torture ai civili".
Ma qual è il vero rapporto tra Lukashenka e Putin? A volte sembrano alleati, a volte avversari. "Non si piacciono, ma hanno sempre fatto affari assieme. La Bielorussia è sempre stata alleata della Russia, l'unica eccezione è stata l'integrità territoriale dell'Ucraina".
Sono quattro mesi che la protesta va avanti e stupisce quanto la sua natura sia sempre rimasta pacifica, nonostante la forte repressione da parte del regime. "Molte persone sono scese in piazza per la prima volta il 9 agosto, dopo aver creduto per tanto tempo in meccanismi legali come scrivere petizioni o fare richieste ufficiali. Ma quando tutti i metodi legali sono stati esauriti, la gente ha iniziato una protesta che in parte ha presentato anche delle forme più radicali.
Per esempio le informazioni sugli agenti delle forze dell'ordine pubblicate sul web: una violazione della privacy. C'è molta paura. Si rischiano cinque anni di carcere per cose come proteggere una signora anziana da un agente di polizia che la picchia. Per 26 anni, questo regime è penetrato in ogni sfera della vita, pubblica e privata. Il popolo bielorusso sta imparando un po'per volta a credere in sé stesso, ma abbiamo bisogno di un grande appoggio internazionale".
di Vincenzo Nicola Casulli
Giornale di Puglia, 7 dicembre 2020
Le persone private della libertà, come i detenuti in carcere o in altri luoghi di detenzione e quelle che lavorano in queste strutture, sono certamente più vulnerabili all'epidemia di Coronavirus rispetto alla popolazione generale a causa dell'ambiente confinato in cui vivono.
Infatti, gli istituti detentivi possono fungere sia da fonte d'infezione che di amplificazione e diffusione di malattie infettive. L'azione di Governo per ridurre il sovraffollamento carcerario e limitare il contagio presenta numerose criticità.
di Giulia Merlo
Il Domani, 7 dicembre 2020
Dopo cinquanta giorni di stallo e tre sedute concluse con un nulla di fatto, l'Associazione nazionale magistrati è riuscita a eleggere il proprio presidente, Giuseppe Santalucia, e la sua giunta esecutiva. Per sbloccare la situazione è servito ciò che Area, la corrente progressista con la maggioranza relativa all'Anm, aveva cercato in tutti i modi di evitare: il passo indietro di Luca Poniz, presidente uscente e più votato della sua lista.
di Liana Milella
La Repubblica, 7 dicembre 2020
Siciliano, 56 anni, da sabato alla guida dell'Associazione nazionale magistrati. Sulla questione morale: "La politica affaristica e clientelare è una dimensione da cancellare ma fuori dalla buona politica non esiste democrazia. Tant'è che l'assemblea costituente ha previsto la composizione mista del Csm".
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