di Paolo Mastrolilli
La Stampa, 1 marzo 2021
Il segretario generale dell'Onu: "Serve una riforma dell'organizzazione, entro il 2021 un'alleanza globale per raggiungere la neutralità climatica". Antonio Guterres prende questo impegno: "Condurremo un'analisi approfondita della sicurezza", sulla missione in cui sono stati uccisi Attanasio, Iacovacci e Milambo. Quindi il segretario generale dell'Onu promette: "Lavoreremo fianco a fianco con le autorità congolesi e italiane, mentre conducono le indagini penali per garantire che i responsabili di questo crimine siano assicurati alla giustizia".
Cosa sa l'Onu dell'attacco e cosa intende fare?
"Ho condannato in modo inequivocabile il brutale attentato nella Repubblica democratica del Congo alla missione congiunta, che ha visto la brutale uccisione dell'ambasciatore italiano Luca Attanasio, del carabiniere Vittorio Iacovacci, e del nostro collega, Mustapha Milambo, autista di lunga data per il Programma alimentare mondiale. Le mie condoglianze vanno alle loro famiglie, amici e colleghi in tutto il mondo. Condurremo un'analisi approfondita della sicurezza di questo incidente, e lavoreremo fianco a fianco con le autorità congolesi e italiane, mentre conducono le indagini penali per garantire che i responsabili di questo crimine siano assicurati alla giustizia".
Nella sua ultima enciclica "Fratelli Tutti", papa Francesco discute la riforma dell'Onu. Dice che "è necessario impedire che questa Organizzazione venga delegittimata, poiché i suoi problemi e le sue carenze possono essere affrontati e risolti congiuntamente". Qual è la sua visione del futuro e della riforma dell'Onu?
"Sono convinto che le Nazioni Unite siano l'unica organizzazione che può aiutare a riunire i Paesi del mondo per affrontare insieme le principali minacce che fronteggiamo, dal Covid-19 al cambiamento climatico, al sostegno finanziario verso le nazioni che soffrono. Ma anche la nostra organizzazione ha bisogno di una riforma. Abbiamo bisogno del multilateralismo in cui si sentano voci diverse. Multilateralismo che produca risultati, e una riforma delle strutture di governance basata sulle realtà del presente, e orientata verso il futuro, non bloccata nel mondo di 75 anni fa. Gli Stati membri devono concentrarsi sulla riforma del Consiglio di sicurezza, che va al cuore della credibilità dell'Onu. Ho avvertito che stiamo affrontando una crescente ondata di nazionalismo, in un momento in cui dovremmo concentrarci sulle soluzioni multilaterali ai problemi che fronteggiamo. Insieme a papa Francesco, voglio che i governi e i popoli del mondo lavorino in armonia tra loro come una famiglia di nazioni; questo è l'unico modo in cui saremo in grado di affrontare i problemi che abbiamo davanti e risolverli".
Il presidente Biden è tornato nell'accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, ma molto tempo è stato perso. Lei ha affermato che "ogni Paese dovrebbe migliorare i propri contributi determinati a livello nazionale, con largo anticipo rispetto alla Cop26 del prossimo novembre a Glasgow". Cosa dovrebbero fare gli Stati membri allo scopo di intensificare gli sforzi per affrontare l'emergenza del cambiamento climatico, e porre fine a quella che lei ha definito "la guerra suicida con il nostro pianeta"?
"Quest'anno sarà decisivo per affrontare l'emergenza climatica globale. Il nostro obiettivo centrale nel 2021 è costruire una coalizione globale per la neutralità delle emissioni di carbonio entro il 2050. Ogni Paese, città, istituto finanziario e azienda deve adottare piani credibili e ambiziosi, per la transizione a zero emissioni nette entro il 2050, e intraprendere azioni decisive ora per mettersi sulla retta via. I Paesi devono rivedere i loro contributi determinati a livello nazionale prima della Cop26 di Glasgow, per ridurre le emissioni globali di gas serra del 45% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2010. E dobbiamo accrescere le ambizioni su tutta la linea: nella mitigazione, ma anche nell'adattamento e nella finanza. Questi sono i passi che esorto tutte le nazioni a compiere, mentre ci muoviamo lungo la strada per Glasgow. Devo rendere onore alla leadership costante e vitale del Santo Padre, in particolare attraverso la sua fondamentale enciclica "Laudato Sì", nella lotta al cambiamento climatico e alle ingiustizie che esso comporta".
Cosa dovrebbero fare gli Stati membri per assicurare che i vaccini contro il virus Covid-19 siano, come lei ha detto, "un bene pubblico globale disponibile per tutti, ovunque" e per affrontare "gli aspetti devastanti socio-economici, umanitari e dei diritti umani di questa crisi"?
"La cosa che dobbiamo fare più di tutto è trattare i vaccini come un bene pubblico globale, piuttosto che abbracciare il nazionalismo dei vaccini, come abbiamo visto fare da parte di troppi governi negli ultimi tempi. Come ho avvertito gli Stati membri, un divario immunitario globale mette tutti a rischio. Se il virus continuerà a circolare nel Sud del mondo, inevitabilmente muterà e metterà a rischio più persone, e diventando pronto a tornare a perseguitare il Nord del mondo. Trattare il vaccino come un bene pubblico globale non è solo la cosa giusta da fare moralmente, ma è anche nell'interesse personale di tutti. E il nazionalismo del vaccino è anche un fallimento economico, oltre che morale. L'ultima ricerca della Camera di Commercio Internazionale mostra che, senza il sostegno al mondo in via di sviluppo, questa crisi potrebbe costare all'economia globale fino a 9,2 trilioni di dollari. Ma la pandemia è più di un semplice problema di salute. Come ho detto, è chiaro che questa crisi si è rapidamente trasformata in una crisi economica e sociale, e anche in una crisi dei diritti umani. La pandemia ha rivelato ciò che abbiamo sempre saputo, ma ora è molto chiaro: l'interconnessione della nostra famiglia umana".
La questione delle migrazioni è stata al centro della sua azione sin da quando era Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, tuttavia rimane un'emergenza, in particolare nel mar Mediterraneo. Cosa pensa del "Pact on Migration and Asylum", il Patto sulla migrazione e l'asilo approvato di recente dalla Commissione europea?
"È fondamentale che tutti gli Stati, che siano Paesi di accoglienza e di transito, o Paesi d'origine, adottino misure per garantire che i rifugiati e i migranti siano trattati nel rispetto della loro sicurezza e dignità. Loro sono noi; sono la nostra comunità, e chiunque di noi potrebbe diventare un rifugiato o un migrante, se le nostre circostanze cambiassero. È anche chiaro che migranti e rifugiati sono stati particolarmente colpiti dall'impatto del virus. Nel complesso, la migrazione deve essere vista e gestita come un saldo netto positivo per le economie e le società, sia in termini di Paesi di origine che di Paesi di destinazione".
Cosa si dovrebbe fare per stabilizzare la Libia, epicentro di pericolose rotte migratorie irregolari dall'Africa all'Europa, anche alla luce dei recenti progressi nel dialogo politico?
"Per quanto riguarda la Libia, abbiamo avuto una svolta recente nel nostro lavoro per ripristinare la stabilità in quel Paese. Ho recentemente parlato con il primo ministro e il presidente del Consiglio di presidenza designati, e ho augurato loro ogni successo nel mandato di guidare il Paese per il resto della fase preparatoria, che porta alle elezioni nazionali del 24 dicembre 2021. Per consolidare questi risultati, anche il cessate il fuoco a livello nazionale deve essere rispettato e tutti i combattenti stranieri devono lasciare la Libia. Accolgo con favore gli impegni assunti dalla nuova autorità esecutiva di formare un governo che rifletta il pluralismo politico, la rappresentanza geografica, e il suo impegno a includere non meno del 30% di donne in posizioni dirigenziali, nonché garantire la partecipazione dei giovani. Dopo anni di conflitto, il popolo libico merita un'opportunità per ricostruire le proprie vite e il proprio futuro. I suoi leader, e tutti gli Stati membri, devono mettere al primo posto l'interesse delle donne, dei bambini e degli uomini libici"
di Francesco Grillo
Il Mattino, 1 marzo 2021
Non molti lo ricordano ma "Apocalypse Now", uno dei film che, maggiormente, hanno segnato gli anni ottanta, è ispirato a "Cuore di Tenebra", il racconto della risalita del fiume Congo che fece Joseph Conrad alla fine dell'Ottocento. In quel libro, il narratore cerca il commerciante di avorio Kurtz e tratteggia un parallelismo improbabile e geniale tra il centro dell'Occidente - Londra - e il cuore dell'Africa.
Oggi come allora, il Congo riesce ad essere, contemporaneamente, il luogo nel quale più da vicino si toccano un passato ancestrale ed una strana porta sul futuro. Il cobalto è, infatti, il minerale più importante per realizzare quella transizione ecologica e digitale che il mondo sta cercando e per più della metà le sue riserve sono nella terra della Repubblica Democratica del Congo.
Forse, questo contesto può aiutare a capire meglio la straordinaria avventura di Luca Attanasio conclusasi qualche giorno fa nella giungla, al centro del continente più antico. Duecento miliardi di dollari: questo è il valore ai prezzi attuali delle riserve di cobalto che il Congo - un Paese di cento milioni di abitanti e con una superficie superiore alla metà dell'intera Unione Europea- conserva nelle proprie miniere. In realtà, tuttavia, il patrimonio sul quale il popolo più povero della terra vive, potrebbe essere molto superiore.
Il cobalto è, infatti, nonostante i tentativi della Tesla di ridurne la dipendenza, un materiale assolutamente indispensabile per le batterie ricaricabili di oggetti elettrici come i telefoni intelligenti, dei pacemaker cardiaci e delle automobili elettriche che, ormai, sembrano destinate a dover progressivamente soppiantare quelle alimentate da combustibili fossili.
Il cobalto -proprio come le quotazioni della Tesla o delle Bitcoin - è, infatti, uno dei grandi trend finanziari che - al di là delle bolle speculative - possono cambiare il mondo: in soli due mesi dall'inizio dell'anno le sue quotazioni sono quasi raddoppiate alla borsa di Londra dove si scambiano metalli (Lme).
È il cobalto - dice qualcuno - il petrolio del XXI secolo e, tuttavia, sopra il petrolio del futuro si continua a morire di fame e a sgozzarsi con il machete. Nel cuore dell'Africa si trovano più facilmente proiettili che acqua potabile. La Repubblica Democratica del Congo è praticamente nelle tenebre da quando il re Leopoldo se ne proclamò proprietario e l'unico periodo di relativa pace, come spesso avviene da queste parti, fu assicurato per 30 anni da un dittatore.
Mobutu riuscì, persino, a portare a Kinshasa il più famoso incontro della storia del pugilato, quello tra George Foreman e Muhammad Alì. Ma dalla sua morte, il Paese è ininterrottamente in uno stato di guerra (qualche anno fa fu invaso dagli eserciti di ben sei nazioni confinanti) e di guerra civile tra etnie diverse: una specie di tutti contro tutti alla ricerca del Santo Graal del cobalto, ma anche del coltan, del rame e dei diamanti.
Un po' come succede nella lontana Libia dove avrebbero sufficiente petrolio per poter vivere bene e dove, invece, nessuno controlla ormai più niente. Nel Congo, però, come nel resto dell'Africa, il ritiro dell'Europa (e degli Stati Uniti) ha funzionato come quando sparisce un gas; il suo posto, da tempo, è stato occupato dalla nuova superpotenza.
La Cina, del resto, aveva già il vantaggio di controllare il 90% dell'offerta dei minerali rari che fanno girare l'economia verde e digitale ed è anche grazie ad un vantaggio di esperienza, che una multinazionale controlla da Zhejiang le miniere nel sud del Paese. Miserabili sono le condizioni di vita dei congolesi (il reddito medio non arriva a due dollari al giorno), ma ancora peggiori sono quelli dei lavoratori nelle miniere che chiamano scavatori (creuseurs nella lingua dei primi colonizzatori): gli scavatori umani sono quasi tutti bambini e i loro corpi - nella narrazione che ne fanno gli avvocati che hanno lanciato azioni legali nelle corti federali degli Stati Uniti contro i giganti che usano il minerale nei processori-raccontano di indicibili sofferenze.
Rimane, tuttavia, la domanda che si poneva ieri, da queste colonne, Romano Prodi e che certamente si sarà posto Luca Ananas io mille volte. Cosa fare? Cosa possiamo fare per consolidare processi di sviluppo che ci sono anche se non stabili, e di democratizzazione che sono sempre fragili? Una strada è quella dell'aiuto cercato, del resto, dei programmi del World Food Program che Attanasio accompagnava nel cuore della giungla: su questo fronte, tuttavia, sarebbe efficiente valorizzare, ancora di più, le organizzazioni non governative di medici e volontari che in Africa ci vanno anche a prescindere dalla protezione dei caschi blu.
Certamente c'è anche l'assistenza tecnica, nessuno ne fa tanta come la Commissione Europea, a governi che cercano di costruire infrastrutture minime. E, tuttavia, ritengo che il vero banco di prova per l'Europa del futuro sia quello di trovare leve per una "messa in sicurezza" senza la quale l'energia di tanti può finire ingoiata dalle tenebre. Nessuno può pensare di ripetere il tentativo di esportare la democrazia finito male qualche anno fa nei deserti del Medio Oriente.
Ma l'Europa deve poter affiancare i governi più coraggiosi anche con i propri apparati di polizia e di intelligence; e dobbiamo, invece, isolare commercialmente quelli che, invece, si rendono responsabili di abusi su larga scala. Il futuro delle nostre sicurezze e delle carte dei diritti umani non si costruisce solo con le retoriche e le conferenze più o meno inutili. Difendere valori e noi stessi significa prendersi rischi ed assumere decisioni. Credo che solo così si possa onorare il coraggio di chi rischia la vita nei luoghi, dove la vita è nata. In fondo, è nelle ore più buie che si riescono a immaginare prospettive nuove.
di Errico Novi
Il Dubbio, 28 febbraio 2021
All'inaugurazione dell'anno giudiziario presso la sezione del Lazio, la lezione del presidente della Corte Tommaso Miele: "Oggi prevale un giustizialismo alimentato da odio e voglia di vendetta".
Sono vent'anni che il Paese è lacerato dalle divisioni attorno alla giustizia. E forse si è sempre sottovalutato il contributo che la magistratura può offrire sul piano culturale, in termini positivi, per superare una simile frattura. Ebbene ieri, all'inaugurazione dell'anno giudiziario presso la sezione Lazio della Corte dei Conti, si è avuto uno straordinario esempio di quanto sia prezioso il messaggio positivo dei magistrati. In particolare da parte del presidente Tommaso Miele, che su tutti ha voluto scolpire un principio: "Siamo noi magistrati a dover affermare la cultura delle garanzie". Un intervento lucidissimo, davvero esemplare.
di Thomas Mackinson
Il Fatto Quotidiano, 28 febbraio 2021
Non solo prescrizione e processo civile. Il 2020 ha travolto l'attività dei tribunali amministrativi dove tra udienze saltate, rallentamenti e lockdown tre italiani su dieci hanno rinunciato a farsi valere. Nel Lazio, dove si materializza un terzo di tutti i ricorsi d'Italia, situazione critica: ad affrontare un boom di ricorsi per Dcpm ed emergenza solo 61 magistrati (il 27% della pianta organica). Per stare al passo ciascuno dovrebbe decidere un ricorso al giorno.
di Liana Milella
La Repubblica, 28 febbraio 2021
A causa della pandemia la Guardasigilli scrive al Cts per verificare la fattibilità di prove scritte, a cui parteciperebbero 26mila candidati costretti a stare nello stesso ambiente per molte ore. Marta Cartabia, la neo Guardasigilli, prova a evitare che esploda, di qui a poco, la bomba dei giovani praticanti avvocati.
di Franco Corleone
L'Espresso, 28 febbraio 2021
Per fortuna, ma non per caso, è stata assicurata la presenza nel Governo Draghi di Marta Cartabia e che rappresenta un valore indiscutibile per rigore scientifico ma soprattutto per il legame profondo con i valori fondamentali della Costituzione.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 28 febbraio 2021
Per il magistrato Giorgio Fidelbo, presidente di Sezione della Corte di Cassazione, la normativa emergenziale dell'ultimo periodo ha prodotto una "politica criminale all'impronta". Quasi schizofrenica. O meglio, "strabica". Prendiamo il reato di abuso d'ufficio: secondo Fidelbo, l'intervento riformatore del legislatore ha finito soltanto per "depotenziarlo", realizzando di fatto "un arretramento nel contrasto alla illegalità amministrativa". Al punto che "eliminarlo del tutto potrebbe essere più coerente...".
Corriere del Mezzogiorno, 28 febbraio 2021
"Pino a Carinola non ha mai lavorato in sicurezza, lo Stato non tutela i suoi servitori e chiederò giustizia". "Voglio raccontare a tutti quello che è successo, voglio che tutti sappiano il dramma assurdo che ha colpito la mia famiglia, che ha ucciso Pino e che, si badi bene, non è una casualità. Mio marito da quando è iniziata la pandemia non ha mai fatto tamponi nell'istituto penitenziario presso cui lavora (Carinola, ndr). Non ha mai ricevuto adeguate protezioni dal contagio sul posto di lavoro. Non è stato mai tutelato. Lo Stato lo ha fatto morire...".
È la denuncia della moglie di Giuseppe Matano, il sostituto commissario che prestava servizio nel carcere casertano di Carinola deceduto a soli 50 anni, compiuti lo scorso 23 febbraio, a causa del Sars-Cov-2. A pubblicarla sul Facebook è stato il figlio Luca, a nome della madre, Barbara Greco, che si scaglia contro le istituzioni.
"Il Garante Nazionale dei diritti delle persone detenute - scrive ancora Barbara Greco nel messaggio - il 7 aprile ha pubblicato un bollettino. Anche qui solo parole per i detenuti. Si parla solo di detenuti. E del personale della Polizia Penitenziaria chi ne parla? Chi mi spiega come mai nel carcere di Carinola, dove mio marito lavorava, il 6 febbraio 2021 sono risultati positivi contemporaneamente 17 tra agenti e ispettori di Polizia Penitenziaria (di cui uno deceduto 2 giorni dopo, seguito oggi da mio marito), un infermiere ed un operatore sanitario, mentre le centinaia di detenuti sono risultati (a seguito di tamponi effettuati a tappeto) tutti negativi? Come mai l'Amministrazione Penitenziaria si è precipitata a sottoporre a tampone molecolare l'intera popolazione di detenuti del carcere dopo la scoperta di questo cluster tra agenti?". Il post si chiude con una promessa: "non avrò pace finché lo Stato non risponderà alle mie domande e, se come immagino, le risposte non saranno soddisfacenti, non mi fermerò e chiederò giustizia per l'omicidio (perché questo sarebbe) di mio marito".
di Marina Lucchin
Il Gazzettino, 28 febbraio 2021
Il coronavirus ha varcato nuovamente le porte della casa circondariale di via Due Palazzi: il bilancio è di 22 detenuti e 9 agenti di polizia penitenziaria positivi al Covid.
Tutti sono stati immediatamente isolati e il personale del Dipartimento di prevenzione dell'Ulss 6 Euganea si è messo subito al lavoro per tracciare tutti i contatti ed eseguire i tamponi. Ma intanto l'amministrazione del carcere è già pronta per vaccinare i detenuti: da martedì 2 inizieranno a essere distribuite le dosi nella casa di Reclusione, cui farà seguito la Circondariale.
Tutto è cominciato quando 12 detenuti si sono sentiti poco bene, mostrando sintomi compatibili con il virus. La direzione del carcere ha deciso di far fare loro subito un tampone perché in una struttura come quella il contagio va isolato in fretta, prima che riesca a diffondersi. A rischio non sono solo i detenuti ma anche tutte le persone che vi lavorano all'interno, agenti di polizia penitenziaria, amministrativi e personale dell'impresa di pulizie.
Tutti e 12 sono risultati positivi e sono stati isolati dal resto dei carcerati, con tutte le misure di precauzione del caso. Il personale sanitario ha proceduto, quindi, a tamponare tutti detenuti che sono entrati in contatto per qualsivoglia motivo con il primo positivo e che potevano essere a rischio contagio. Tra questi si è scoperto che altri 10 avevano contratto il virus e anche loro sono finiti in regime di isolamento per tutelare il resto della popolazione carceraria e gli agenti di polizia penitenziaria che lavorano al Due Palazzi: si parla di 600 detenuti e oltre 400 poliziotti.
Tutti gli agenti che lavorano in carcere si sono sottoposti al tampone: 9 sono risultati positivi.
Al Due Palazzi il virus in dicembre ha fatto una vittima illustre: il serial killer Donato Bilancia è stato stroncato dal Covid contratto in cella.
Bilancia, condannato a 13 ergastoli per diciassette omicidi e a 16 anni per un tentato omicidio, è morto a 69 anni il 17 dicembre scorso.
I delitti attribuiti a Bilancia sono avvenuti tra il 1997 e il 1998, tra la Liguria e il Piemonte. I primi anni di detenzione li scontò nel carcere genovese di Marassi, per poi essere trasferito a Padova negli ultimi anni: una volta in ospedale con l'aggravarsi della malattia ha deciso di rifiutare le cure, scegliendo di morire.
di Elena Del Mastro
Il Riformista, 28 febbraio 2021
Secondo morto nel Carcere di Carinola, in provincia di Caserta. Ieri, colpito dal Covid-19, è morto l'ispettore Giuseppe Matano che appena 3 giorni fa aveva compiuto 50 anni. A renderlo noto è Aldo Di Giacomo, segretario generale del Sindacato di Polizia Penitenziaria S.PP. "Scompare silenziosamente un altro Servitore dello Stato, lasciando la moglie e due figli. Sono due i poliziotti penitenziari morti nel giro di 10 giorni nel Carcere di Carinola e 9 dall'inizio della pandemia - spiega Di Giacomo - Siamo preoccupati per tre diversi ordini di motivi: l'ambiente carcerario è un ambiente chiuso per questo la probabilità di diffusione del virus è maggiore; nel corso della terza ondata ormai iniziata, le varianti sono molto più pericolose del virus allo stato precedente; le norme di prevenzione da sole non sono efficienti e che non bastano è ormai dimostrato, pertanto è necessario che tutti siano vaccinati immediatamente".
All'appello di Di Giacomo si aggiunge quello de Garante Campano per i detenuti Samuele Ciambriello: "Chiedo alle autorità sanitarie campane, al provveditore dell'Amministrazione penitenziaria di avviare al più presto la vaccinazione nelle strutture chiuse del carcere, sia per agenti di polizia penitenziaria che per i detenuti che ne facciano richiesta, visto l'elevato stato di promiscuità e di rischio". Matano è il quarto agente a morire per Covid in Campania, così some sono quattro i detenuti morti per Covid e il medico sanitario di Secondigliano.
Ciambriello aggiunge: "In molte Regioni sono iniziate le vaccinazioni per agenti di polizia penitenziaria. Il Virus è entrato da mesi dietro le sbarre e la sua avanzata non pare arrestarsi. Comunico altresì che la magistratura di Sorveglianza ha prorogato, fino alla fine di aprile, le licenze a casa per i semiliberi".
Di Giacomo poi spiega che bisogna fare molta attenzione perché se le varianti dovessero entrare nel Carcere, contagiando anche la popolazione detenuta, sarebbe una ecatacombe. "Ci stringiamo intorno al dolore destato dalla scomparsa dell'ispettore Giuseppe Matano ed esprimiamo le nostre condoglianze alla famiglia", ha detto. Anche il sindacato Osapp informa sul decesso e spiega che altri poliziotti penitenziari sono ricoverati nei reparti di rianimazione.
L'organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria, per voce del segretario generale Leo Beneduce, spiega: "Nei giorni scorsi nell'istituto penitenziario di Carinola - prosegue il sindacalista - si era sviluppato un preoccupante focolaio di Covid19, che ha progressivamente coinvolto 10 appartenenti alla popolazione detenuta, per quanto si apprende, privi al momento di particolari sintomatologie e circa una trentina di appartenenti alla Polizia penitenziaria di cui 2 deceduti mentre un terzo risulta ricoverato in rianimazione, in imminente pericolo di vita".
Beneduci dell'Osapp aggiunge: "Se la presenza dei necessari presidi di protezione individuale ha probabilmente contenuto l'ulteriore propagarsi dell'infezione, soprattutto nella popolazione detenuta e le consistenti assenze dal lavoro per quarantena del personale sono state progressivamente integrate dall'arrivo dall'esterno di ulteriori addetti del Corpo - indica ancora il leader sindacale - quanto accaduto a Carinola rende di drammatica attualità il problema, ad oggi non ancora affrontato debitamente, di una urgente vaccinazione di massa all'interno del sistema penitenziario, attese le attuali condizioni di convivenza e di lavoro in luoghi chiusi, pressoché privi di areazione e con tangibili segnali di vetustà quali quelli penitenziari".
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