iltelegrafolivorno.it, 28 novembre 2020
Allenamenti e partite sospese per gli atleti-detenuti. Un progetto nato 6 anni fa grazie ai Lions Amaranto. A causa dell'emergenza Covid-19 e relative restrizioni, per un po' di tempo la palla ovale non potrà rotolare all'interno dell'istituto carcerario livornese de 'Le Sughere'.
Non si potranno disputare partite con protagonisti gli atleti delle Pecore Nere e, ovviamente, non si potrà vivere il simpatico rito dell'apprezzato terzo tempo offerto alle squadre ospiti, per una merenda, ben poco indicata dai dietologi, a base di arancini, hot dog, bomboloni alla crema e bibite gassate. Per le restrizioni non sono consentiti neppure i classici allenamenti. L'ultima gara disputata dalle Pecore Nere risale dunque allo scorso sabato 1 febbraio, alla vittoria, per tre mete a una, sui Ribolliti Firenze. In tutto, nell'arco della stagione agonistica 201920, quattro le gare di campionato giocate dalla rappresentativa dei detenuti dell'istituto penitenziario labronico. Una squadra tutt'ora imbattuta in gare ufficiali: all'attivo di questa formazione del tutto speciale, tre successi, un pareggio e nessuna sconfitta.
Il progetto di un pallone da rugby da far viaggiare all'interno del carcere livornese prende corpo 6 anni fa, sabato 27 settembre 2014, quando 22 giocatori dei Lions Livorno, accompagnati dal presidente della stessa società amaranto Mauro Fraddanni, dall'allenatore Manrico Soriani (vero promotore delle lodevoli iniziative rugbistiche svoltesi nell'istituto penitenziario livornese) e dai rappresentanti del comitato toscano della Fir, Marco Bertocchi e Claudia Cavalieri, danno vita, sul terreno di gioco in sintetico de 'Le Sughere', a un allenamento piuttosto sostenuto, con tanto di partitella in famiglia.
Durante la seduta, lunga circa 60 minuti, si sviluppano varie fasi di gioco e vengono mostrati i fondamentali dello sport della palla ovale. Un centinaio di detenuti, presente all'allenamento, mostra entusiasmo e grande partecipazione emotiva. Da quel giorno, grazie al lavoro dei Lions (ed in particolare dallo stesso Soriani e dai suoi colleghi-allenatori Michele Niccolai e Mario Lenzi) e al concreto appoggio dell'Associazione Amatori Rugby, scattano veri allenamenti per i detenuti. Ben presto è allestita una squadra composta da atleti reclusi nella casa circondariale livornese. La formazione, con grande autoironia, viene battezzata dagli stessi detenuti Pecore Nere.
quotidianodifoggia.it, 28 novembre 2020
Feeling-long learning ovvero apprendimento permanente per l'istruzione e la formazione continua della persona, anche attraverso modalità alternative idonee a creare e potenziare la consapevolezza di essere un individuo pensante e senziente, facente parte di una comunità, dunque alla ricerca delle proprie emozioni positive. È su queste basi che l'I.T.E.S. "Fraccacreta", rappresentato dal Dirigente scolastico prof.ssa Maria Soccorsa Colangelo, ha deciso, unitamente ai docenti della sezione carceraria ed al personale educativo della Casa Circondariale, di aderire al Concorso Nazionale "Lettere d'amore dal carcere - edizione 2020".
L'evento, promosso dalla Casa Circondariale di Lanciano (CH), ha come obiettivo quello di estrinsecare i propri sentimenti d'amore verso una persona reale o immaginaria, un animale, un oggetto, un luogo, un paesaggio. La giuria del Concorso, come nelle precedenti edizioni, sarà composta da docenti esperti nel campo e da studenti universitari: i vincitori, qualora possibile, saranno invitati a partecipare alla cerimonia di premiazione che si terrà nella cittadina abruzzese entro il mese di dicembre 2020.
"In tempo di pandemia, come quello del Covid-19 che ufficialmente da febbraio 2020 ha messo in serio affanno i sistemi sanitari e le economie del Pianeta, la condizione all'interno degli Istituti di pena- ha dichiarato la Dirigente Colangelo- appare molto più dura rispetto ad altre epoche".
La popolazione carceraria vive, infatti, una situazione molto precaria in questi mesi: le attività scolastiche sono state sospese e la didattica a distanza, in assenza di strumenti telematici, non può svolgersi tramite internet. I docenti della sezione carceraria, comunque, hanno continuato con il solito entusiasmo a preparare, giorno per giorno, le loro lezioni su supporto cartaceo, poi fascicolato e portato all'interno della Casa circondariale. "Ancora una volta - ha concluso la prof.ssa Colangelo - l'I.T.E.S. "A. Fraccacreta" e la Direzione della Casa Circondariale di San Severo si dimostrano attenti e vicini alle esigenze formative, culturali e di riscatto sociale della popolazione carceraria: siamo consapevoli di compiere, con umiltà, una missione ancor più significativa, considerata l'estrema problematicità di questi tempi".
zic.it, 28 novembre 2020
Lo segnala il Garante dei detenuti, vista la situazione di sovraffollamento del carcere: "Doveroso e prioritario alleggerire le attuali presenze", ben superiori alla capienza regolamentare. Residenze anziani, familiari e operatori incontrano la Regione: "Vigileremmo sui facili proclami". Denunciato un imprenditore: nella sua azienda niente misure anti-contagio, oltre a lavoro nero e scarsa sicurezza.
Il sovraffollamento della Dozza di Bologna va rapidamente alleggerito, perché "evidentemente può sussistere il rischio concreto di una diffusione del contagio all'interno dell'istituto penitenziario". L'allarme è messo nero su bianco dal Garante dei detenuti del Comune, Antonio Ianniello. "Non siamo di fronte al numero delle presenze che si registrava durante il periodo della prima ondata pandemica, ma si rimane sempre abbondantemente sopra la capienza regolamentare fissata a 500 persone", fa sapere il Garante, intervenendo a seguito di diversi casi contagio tra gli agenti di Polizia penitenziaria.
In questa situazione di sovraffollamento "restano immutate la precarietà e la limitatezza delle condizioni essenziali per poter procedere al collocamento in spazi di isolamento" di eventuali detenuti positivi, avverte Ianniello, anche nel caso di quarantena precauzionale per nuovi ingressi e per i detenuti venuti a stretto contatto con chi risulta essere positivo.
"Tutte le difficoltà che stiamo vivendo nella società libera risultano amplificate all'interno del carcere in ragione dell'impossibilità strutturale di poter instaurare quel distanziamento fisico necessario alla tutela del diritto alla salute, mancando quella risorsa essenziale e preziosa che è lo spazio": per questo, per il Garante, è "doveroso e prioritario perseguire l'obiettivo di un opportuno alleggerimento degli attuali numeri delle presenze in carcere, anche partendo dalle persone che presentano maggiori fragilità", per poter garantire "prevenzione e contenimento della diffusione del contagio". In particolare, il Garante "auspica che possa essere accolta la proposta di prevedere una liberazione anticipata speciale e la sospensione dell'emissione dell'ordine di esecuzione delle pene detentive fino al 31 dicembre 2021".
Intanto, restando in tema Covid ma passando alla situazione nelle residenze per anziani, c'è stato un nuovo incontro tra il comitato di familiari e operatori Libro Verde e la Regione Emilia-Romagna, rappresentata dagli assessori Raffaele Donini e Elly Schlein. Il comitato si è presentato al tavolo con le seguenti richieste: "La necessità di servizi sanitari ausiliari di medici e infermieri nelle strutture con maggiori criticità e carenza di personale socio sanitario; agevolare le visite dei familiari all'interno delle Cra; rappresentatività dei familiari all'interno delle residenze attraverso organi formalmente riconosciuti".
Da parte della Regione sono arrivate diverse rassicurazioni e impegni, ma il comitato assicura che "vigilerà mantenendo alta l'attenzione senza abbassare la guardia dinanzi a facili proclami, con la prospettiva di un prossimo incontro in cui monitorare l'andamento della situazione. Auspichiamo che il confronto con le istituzioni possa proseguire con l'obiettivo di superare questo difficile momento e per un futuro ben diverso".
Infine, una notizia dal mondo del lavoro: un imprenditore edile, a Bologna, è stato denunciato perché impiegava lavoratori in nero e perché nella sua attività sono state riscontrate numerose violazioni della normativa sulla sicurezza dei cantieri oltre alla quasi totale assenza delle misure anti Covid.
di Giovanna Casadio
La Repubblica, 28 novembre 2020
Il viceministro dell'Interno: "Finisce la stagione della propaganda e degli slogan vuoti sull'immigrazione, in cui i decreti Salvini hanno giocato sulla pelle di tutti, italiani e immigrati, creando di fatto più insicurezza". Matteo Mauri è il viceministro dell'Interno, del Pd, che ha avuto un ruolo di raccordo nel tavolo di governo che ha riscritto il decreto immigrazione. Oggi il provvedimento che archivia la riforma di Salvini, approda nell'aula di Montecitorio. Il governo ha già fatto sapere che intende mettere la fiducia, da votare lunedì.
Mauri, arriva in aula alla Camera il decreto immigrazione che supera i decreti sicurezza di Salvini. Come mai il governo e la maggioranza giallo-rossa ci hanno messo tanto a cambiarli?
"Vale sempre la regola che per fare un buon lavoro serve il tempo che serve. E il nuovo decreto immigrazione è un ottimo lavoro. Se pensiamo al fatto che siamo stati bloccati dal lockdown per mesi, mi sembra un mezzo miracolo che siamo qui oggi a parlarne. Ma non è ancora finita. C'è ancora il voto in aula alla Camera e il Senato. Bisogna continuare con la stessa determinazione e la stessa qualità che ci abbiamo messo fino ad ora".
Lockdown a parte, ci sono state tensioni in maggioranza con i 5Stelle, che d'altra parte avevano votato i decreti Salvini quando erano in coalizione con la Lega nel governo Conte 1.
"Ma le tensioni dei primi momenti non hanno frenato. E siamo riusciti ad arrivare a un grande risultato politico in maniera condivisa con tutte le forze di maggioranza, con l'impegno di tutti inclusi di 5Stelle".
Il centrodestra l'ha già soprannominato il "decreto clandestini". Voi cosa rispondete?
"Dico che è la solita propaganda. Fatta di slogan vuoti. Ci siamo abituati. E non ci spaventa. Anzi, ci dà la carica. La verità è che vogliamo chiudere una stagione in cui si è giocato sulla pelle di tutti, degli italiani e dei migranti. Negare diritti, criminalizzare chi salva vite in mare o chi fa accoglienza, fare modifiche alle regole e creare decine di migliaia di irregolari in più in poco tempo sono tutte cose che non sono state fatte certamente nell'interesse degli italiani. Ma solo per speculare elettoralmente, sventolando la bandiera della sicurezza ma creando in realtà più insicurezza. Noi siamo per i diritti e per le regole. Per l'integrazione e la convivenza senza conflitti. Siamo per la sicurezza di tutti e per la protezione di chi è vulnerabile, italiani e stranieri. Noi siamo convinti che il rispetto dei diritti e un sistema di accoglienza e inclusione di qualità sia nell'interesse di tutti. Creare le condizioni per il conflitto, mettere i penultimi contro gli ultimi è da irresponsabili".
Quali sono le novità più importanti?
"Dovendo scegliere, tra le tante novità, direi queste. La reintroduzione della protezione umanitaria, che si chiamerà "speciale", per riportare l'Italia nella media europea dei permessi di soggiorno. Un nuovo sistema di accoglienza, il SAI, che favorisca veramente l'integrazione nel tessuto socio economico e che abbia un impatto minimo sulle comunità.
Molti permessi di soggiorno saranno convertibili in permessi di lavoro. In un solo anno, con la guida della ministra Luciana Lamorgese, abbiamo fatto prima una regolarizzazione riuscita e adesso questo importante decreto. Ma in sostanza abbiamo corretto le storture create da politiche sbagliate e da una legge, la Bossi-Fini, che produce strutturalmente i problemi".
Quindi, soddisfatto?
"Sì, assolutamente. Anche se la mia ambizione è andare oltre. Serve una nuova legge sull'immigrazione. Si deve andare verso un modo di gestire il fenomeno migratorio che porti l'Italia fuori dalla demagogia populista e dentro un futuro di lucida razionalità, nell'interesse di tutti".
Ma il governo teme l'ostruzionismo della destra e la fronda dei grillini dissidenti al punto che nei giorni scorsi è stato annunciato che metterete la fiducia?
"Mettiamo nel conto che il centrodestra, e la Lega in particolare, faranno di tutto per contrastare il decreto. Già alcune Regioni a trazione leghista - Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia - e la Liguria di Toti, hanno alzato le barricate. Ma noi siamo determinati perché sicuri delle nostre ragioni. All'interno del M5Stelle poi, sappiamo che ci sono punti di vista diversi, ma sono convinto che i problemi verranno superati".
lametino.it, 28 novembre 2020
"Dare la possibilità ai detenuti di riscrivere la loro vita dentro le mura del carcere, in omaggio al principio costituzionale secondo cui la pena deve tendere alla rieducazione del condannato ed al suo successivo reinserimento nella società".
È questo uno dei principali obiettivi da perseguire nell'esercizio delle nostre funzioni - ha spiegato Agostino Siviglia, Garante regionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, presentando in videoconferenza dall'Aula "Giuditta Levato" di Palazzo Campanella la sua Relazione annuale, dedicandola alla presidente Jole Santelli, prematuramente scomparsa. Particolareggiata, riferisce un comunicato dell'ufficio stampa del Consiglio regionale, la Relazione del Garante, che ha offerto uno spaccato sul "pianeta carceri" in Calabria, e più in generale nel Paese, grazie ai contributi in collegamento video del Capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria Bernardo Petralia e del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale Mauro Palma.
All'iniziativa - coordinata dal Responsabile dell'Ufficio Stampa del Consiglio regionale Romano Pitaro - ha portato i saluti istituzionali il Vicepresidente dell'Assemblea Nicola Irto che ha sottolineato "l'importanza di aver istituito la figura del Garante delle persone detenute, percorso complesso maturato nella scorsa legislatura e che ha richiesto la condivisione da parte di tutti i soggetti coinvolti, recuperando un ritardo segnalato dallo stesso Garante nazionale. L'avvocato Siviglia sta svolgendo responsabilmente la sua funzione". È intervenuto il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri il quale ha dichiarato: "Il tema carcere è un argomento difficile che deve essere affrontato in tutti i suoi aspetti.
Il Sistema penitenziario è fondamentale nell'ambito del sistema penale ed attiene alla fase esecutiva che spesso viene dimenticata, resta lontana dall'attenzione dei media e viene alla ribalta nei momenti in cui si verificano delle situazioni particolari. Generalmente l'attenzione è rivolta alle operazioni di Polizia giudiziaria, a volte ai processi, e spesso ci si dimentica della fase dell'esecuzione. Quest'ultima è invece una fase importantissima, perché governata da principi costituzionali, che sono diretti alla definizione di percorsi di recupero, di formazione e di reintegro sociale della persona detenuta".
"La presenza dell'Amministrazione penitenziaria in Calabria è costante, l'osservatorio è continuo. La Calabria è una terra estesa, ricca di istituti - ha detto Petralia - determinando una differenziazione anche di tipo culturale e trattamentale inevitabile tra alcuni istituti ed altri. E questo è un argomento che indubbiamente interessa sia l'opera del Garante sia l'Amministrazione penitenziaria, e me personalmente, perché l'aspetto costituzionale del trattamento è un aspetto primario, estremamente importante che va a garanzia di tutto e di tutti". Secondo Mauro Palma: "la Calabria non presenta molte criticità: i punti di sofferenza che io rilevo è quando insistono direzioni in più istituti, come ho potuto verificare personalmente, nel caso di Rossano e Cosenza che vedono una stessa direzione. Dovremo operare tutti perché si vada il più possibile nella prospettiva che ogni Istituto abbia il proprio direttore poiché le dinamiche che si determinano in un Istituto, laddove c'è un direttore soltanto in via saltuaria, sono sempre molto complesse".
"È stato un anno faticoso quello appena trascorso, violento mi verrebbe da dire" - ha sottolineato Siviglia - richiamando i tanti, troppi eventi che hanno segnato questo periodo, "primo fra tutti il Covid-19, con il futuro che è divenuto inedito, per la Calabria e per il mondo intero. L'avvento della pandemia ha ribaltato ogni priorità d'intervento e la priorità dell'attività funzionale è divenuta quella di contribuire alla garanzia dell'assistenza sanitaria in carcere ed a raccomandare e monitorare l'adozione delle misure precauzionali per scongiurare la diffusione del contagio. Il sistema penitenziario calabrese sta reggendo bene l'impatto col Coronavirus".
Fra le iniziative promosse, ha ricordato il Garante, "quella realizzata insieme ad Area Democratica per la Giustizia di Reggio Calabria ed alla Direzione della Casa Circondariale di 'S. Pietro' di Reggio Calabria, che ha visto il confezionamento, da parte delle donne detenute, di mascherine destinate in via prioritaria ad uso interno dell'Amministrazione Penitenziaria di tutta la regione. Il contesto sociale calabrese è segnato da una subdola e penetrante presenza della criminalità organizzata che, evidentemente, si 'scarica' sul suo sistema penitenziario.
È necessario intervenire prima di tutto fuori dal carcere, per tentare di realizzare una serie multiforme e multidisciplinare di azioni integrate volte a prevenire ovvero a superare quello che appare come un ineluttabile destino criminale, ereditario o ambientale che sia. In tale ottica, per esempio, a Reggio Calabria, si è mosso il Protocollo 'Liberi di scegliere', con inequivocabili risultati positivi. Si registra una permanente carenza di personale giuridico-pedagogico; una esigua quantità del monte ore degli esperti ex art. 80 OP, preposti all'osservazione intramuraria e per di più gravati da altre funzioni; la sostanziale inesistenza di mediatori penali e culturali; l'assenza di personale altamente qualificato e specializzato nei percorsi trattamentali delle persone detenute per reati di criminalità organizzata (magari formato dal Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria in sinergia con le Università); l'assenza, quindi, di un 'sapere trattamentale' specifico, evidentemente, non generato per causa di un 'vuoto teorico sulla rieducazione mafiosa'; rivedere la normativa sull'interdittiva antimafia che inibisce, a chi ha scontato la sua pena, la possibilità di intraprendere un'attività lavorativa legale". "I due terzi delle persone detenute in Calabria, come nel resto d'Italia - ha detto ancora Siviglia - non sono mafiose e non hanno nulla a che fare con la criminalità organizzata e come ribadito in più occasioni, dal sociale al penale, il penitenziario finisce per diventare una discarica sociale".
Il Riformista, 28 novembre 2020
In una lettera congiunta a Josep Borrell, Alto Rappresentante dell'Unione per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, Vicepresidente della Commissione Europea, dieci organizzazioni internazionali per i diritti umani chiedono un'azione immediata per salvare la vita di Ahmadreza Djalali.
Gentile HR / VP Josep Borrell, Le scriviamo per esprimere la nostra profonda preoccupazione per il caso di Ahmadreza Djalali. Abbiamo appena appreso che il dottor Ahmadreza Djalali è stato messo in isolamento e sarà presto trasferito nella prigione di Rajai Shahr dove verrà eseguita la sua condanna a morte. Il dottor Djalali è un ricercatore iraniano-svedese affiliato all'istituto svedese Karolinska di Stoccolma e all'Università italiana del Piemonte Orientale a Novara, dove ha svolto ricerche sul miglioramento delle risposte di emergenza degli ospedali al terrorismo armato e alle minacce radiologiche, chimiche e biologiche. È stimato a livello internazionale e collabora regolarmente con i principali istituti di ricerca europei. Il contributo del Dr. Djalali è innegabile in questo campo di ricerca. La sua ricerca innovativa è stata condotta in ambienti multiculturali e in collaborazione con colleghi e istituzioni in diversi paesi.
I suoi studi hanno portato alla pubblicazione di più di quaranta articoli scientifici con lo scopo di migliorare la risposta all'emergenza non solo nel suo paese, l'Iran, ma anche in Europa. Il dottor Djalali è stato arrestato in Iran nell'aprile 2016 e successivamente condannato per spionaggio, senza che venissero fornite prove materiali, a seguito di un processo affrettato e segreto, guidato dal tribunale rivoluzionario iraniano, e senza dare spazio alla difesa. Il dottor Djalali ha trascorso un lungo periodo di detenzione, con isolamento inizialmente totale e poi parziale nella prigione di Evin. Per tutto il periodo di prigionia è stato sottoposto a torture psicologiche così pesanti, che è stato costretto, in due occasioni, a registrare false confessioni, leggendo testi preparati dai suoi inquisitori.
A seguito di un processo svoltosi a porte chiuse e in violazione di ogni minimo standard di legalità, il 21 ottobre 2017 è stato condannato a morte per "corruzione sulla terra" (Efsad-e fel-arz). Secondo quanto riportato dal settimanale scientifico internazionale Nature (23 ottobre 2017), una fonte vicina a Djalali ha rivelato, attraverso un documento presentato come trascrizione letterale di un testo manoscritto prodotto da Djalali all'interno del carcere di Evin, che nel 2014 è stato avvicinato da agenti dell'intelligence militare iraniana che gli hanno chiesto di raccogliere informazioni sui siti chimici, biologici, radiologici e nucleari occidentali, nonché sulle infrastrutture critiche e sui piani operativi antiterrorismo.
Il documento afferma che Djalali crede di essere stato arrestato per essersi rifiutato di spiare per conto dei servizi segreti iraniani. Noi firmatari di questo appello chiediamo all'UE di intervenire immediatamente per ottenere la sospensione della condanna a morte che, a tempi brevi, può porre fine alla vita di un innocente, e per garantire che Ahmadreza Djalali possa ottenere accesso a cure mediche tempestive e adeguate.
Sottoscrivono: Fidu - Federazione Italiana Diritti Umani, Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, Crimedim - Centro di Ricerca in Medicina d'Emergenza e Disastri (Università del Piemonte Orientale, Ecpm - Ensemble Contre la Peine de Mort, Eumans, Comitato Globale per lo Stato di Diritto "Marco Pannella", Iran Human Rights, Nessuno Tocchi Caino, Scholars at Risk Italy (SAR Italia), Scienza per la Democrazia.
Appello supportato anche da: Sen. Prof. Elena Cattaneo, Amb. Giulio Maria Terzi di Sant'Agata, già Ministro degli Affari Esteri italiano, Prof. Frederick Burkle. Harvard Humanitarian Initiative Università di Harvard, Prof. Gregory Ciottone Presidente World Association of Disaster and Emergency Medicine, Prof. Francesco Della Corte, Direttore di Crimedim
di Viviana Lanza
Il Riformista, 27 novembre 2020
L'Osservatorio carcere aderisce all'iniziativa di Rita Bernardini e invita tutti i penalisti a unirsi allo sciopero della fame. "Chiediamo a governo e parlamento provvedimenti immediati per evitare la diffusione del virus". Anche i penalisti aderiscono allo sciopero della fame come forma di protesta contro "l'immobilismo della politica e delle istituzioni" e con l'obiettivo di accendere i riflettori "sull'insostenibile sovraffollamento" e sulle "preoccupanti notizie di diffusi focolai di Covid nei vari istituti detentivi".
di Michele Damiani
Italia Oggi, 27 novembre 2020
Cancellerie che prima vietano e poi autorizzano (senza comunicarlo) i depositi via Pec. Nessuna risposta a istanze urgenti, anche in prossimità delle udienze. Rinvii e spostamenti continui. Infrastrutture digitali obsolete che vanno in tilt ad ogni occasione.
di Lara De Luna
La Repubblica, 27 novembre 2020
Pacchi di Natale che oltre a contenere cose buone siano anche belli da vedere e che oltre ad essere perfetti dal punto di vista della soddisfazione personale di chi dona e di chi riceve, possano avere un quid in più. Un'anima solidale. Non è impossibile, se si guarda nella direzione giusta e si scarta tra le tante proposte commerciali legate all'enogastronomia a ridosso delle festività, andando a scegliere ciò che ha una storia.
di Rita Bernardini
Il Riformista, 27 novembre 2020
Il silenzio di media e politica sul dramma carceri e lo sciopero della fame. Il covid nell'Alta Sicurezza a Opera. Due lettere che mi arrivano dal carcere. Due lettere che mi arrivano dal carcere. La prima è di un familiare di un detenuto della Casa di reclusione di Milano-Opera che racconta, dopo una telefonata, della diffusione del Covid nelle sezioni dell'Alta sicurezza, AS1 e AS3. Mi colpisce quando riferisce dei detenuti dell'AS3 dove si trovano - afferma - i più anziani, i più fragili, coloro che spesso non escono dalla stanza o non si alzano dal letto e li penso mentre vivono minuto dopo minuto la loro straziante solitudine.
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