di Gabriele Bojano
Corriere del Mezzogiorno, 7 luglio 2020
Carcere di Secondigliano, l'esperimento: laboratorio su "Il visconte dimezzato" con 20 reclusi. C'è l'operaio, l'infermiere, il contadino ma anche il professionista e l'ex ufficiale dell'Esercito. Tutti di età compresa tra i 24 e i 60 anni, macchiati e marchiati dal più infamante dei reati, quello sessuale. Venti cosiddetti sex offenders, detenuti presso la casa circondariale di Secondigliano, sono stati protagonisti da ottobre 2018 a giugno 2019 di un laboratorio di lettura e scrittura creativa, "Lupus in Fabula", tenuto da un gruppo di volontarie e da uno psichiatra, Adolfo Ferraro, già direttore per molti anni dell'ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa.
Un'esperienza, unica nel suo genere, che è stata raccolta in un libro Seizeronove (come l'articolo del codice penale che punisce chi "costringe taluno a compiere o subire atti sessuali") che sarà presentato il 30 luglio presso la Fondazione Premio Napoli a Palazzo Reale.
"Siamo partiti - spiega Ferraro - dalla lettura collettiva de Il visconte dimezzato di Italo Calvino, scelto per l'immediata individuazione della metafora tra il bene e il male. Nella seconda fase si è lavorato sul testo e sui personaggi, sviluppando una storia autonoma, e nella terza, dalla storia costruita dagli stessi partecipanti al gruppo è stato tratto un testo letterario".
Il tutto, nel racconto autobiografico di gruppo, avviene su un galeone, simile a quelli che in carcere vengono realizzati con stuzzicadenti e cartone, in cui la ciurma, ispirandosi a Calvino, è impegnata a trasportare la propria parte di sopra, quella razionale, a ricongiungersi alla parte di sotto, fatta di istinto e sessualità, fino ad accorgersi che la parte di sotto si è clandestinamente imbarcata e quindi bisogna farci i conti.
"All'inizio - riprende lo psichiatra - ho incontrato qualche diffidenza da parte dei reclusi, non era facile affrontare un fardello interiore e profondo soprattutto quando non sempre si è consci del proprio malessere e si tende a scaricare ogni responsabilità sul mondo esterno, sulla società, o addirittura sulla stessa vittima. Poi però, poco alla volta, si è giunti all'acquisizione di una consapevolezza e di un senso di colpa che non nega e non giustifica, non è complice e non è accusatore, ma aiuta a comprendere".
La letteratura come cura, dunque, non psicoterapia in senso stretto ma viaggio di scoperta che, come diceva Proust, non è vedere nuove terre ma avere nuovi occhi. "Gli occhi dei ristretti - conclude Ferraro - hanno cambiato colore ed espressione durante il procedere del viaggio, in un gioco inizialmente visto con sospetto o sottovalutato, che però è diventato un gioco serio".
Cosa rimane di questo lavoro lo si vedrà nel tempo. Di sicuro c'è che Ferraro continua: il metodo calviniano sarà ripetuto nel carcere di Poggioreale, dove i reclusi per reati sessuali sono 150, di Rebibbia e Vallo della Lucania.
di Nico Aurora
Gazzetta del Mezzogiorno, 7 luglio 2020
Le priorità della Garante dei diritti dei detenuti. "Il primo obiettivo sarà conoscere meglio la realtà tranese. Ho avuto modo di visitare gli istituti detentivi e ho già fissato appuntamenti per incontrare le associazioni presenti sul territorio". Così Elisabetta De Robertis, garante comunale dei diritti delle persone private della libertà personale della Città di Trani, eletta lo scorso 27 maggio dal consiglio comunale, grazie ai maggiori suffragi rispetto all'altro candidato, Alessandro Pascazio.
La presentazione della professionista è avvenuta, nei giorni scorsi, nel chiostro dell'ex convento domenicano che ancora oggi ospita il carcere femminile. C'erano il garante regionale, Pietro Rossi, l'assessore al patrimonio, Cherubina Palmieri, ed il direttore degli Istituti penali di Trani, Giuseppe Altomare. È intervenuta anche la senatrice Bruna Angela Piarulli, direttore degli istituti penali in aspettativa proprio a seguito della sua elezione parlamentare.
"Le urgenze riguardano sia il trasferimento dell'istituto femminile - ha spiegato De Robertis - sia la sezione blu del carcere maschile. A tale riguardo mi sembra che il nuovo plesso sia pronto ed è necessario aprirlo al più pesto per chiudere una sezione non congeniale ad una detenzione giusta. Sarà importante - ha continuato - promuovere la genitorialità con spazi nuovi e l'attenzione massima ai diritti dei minori, per non aggiungere traumi su traumi".
Il Regolamento comunale del garante per i diritti delle persone private della libertà personale, approvato dal consiglio comunale il 26 aprile 2017, dispone per il garante i seguenti compiti: promozione e impulso, anche attraverso funzioni di osservazione e vigilanza indiretta, per l'esercizio dei diritti e delle opportunità di partecipazione alla vita civile e di fruizione dei servizi comunali delle persone comunque private della libertà personale, per quanto nelle competenze e attribuzioni del Comune stesso, tenendo altresì conto della loro condizione di restrizione; promozione di iniziative e momenti di sensibilizzazione pubblica sul tema dei diritti umani delle persone private della libertà personale e dell'umanizzazione della pena detentiva; promozione di iniziative congiunte con altri soggetti pubblici competenti nel settore; promuovere protocolli d'intesa con gli organi competenti.
La carica dura cinque anni, con possibilità di rinnovo per un ulteriore mandato. È a titolo gratuito e senza riconoscimento di indennità, compensi o rimborsi spesa. "Non c'è sovrapposizione con il garante comunale - ha spiegato a sua volta il garante regionale Rossi. Non c'è un'impostazione gerarchica, ma un'azione sinergica. Le politiche di welfare sono declinate a livello territoriale, mentre la programmazione compete a livello regionale. Quindi, ciascuno farà il proprio ed il garante territoriale aumenta sicuramente l'indice di collegamento con i detenuti".
E Palmieri ha ricordato che "siamo la seconda città in Puglia, dopo Lecce, ad avere un garante dei diritti dei detenuti. Questo è un passo importante perché rappresenta la storia della città caratterizzata dalla presenza di due istituti molto spesso ignorati. Oggi siamo contenti di avere portato a termine un percorso iniziato nel 2017: inizia un nuovo viaggio durante il quale sarà fondamentale la collaborazione con le pubbliche amministrazioni".
Il Riformista, 7 luglio 2020
Il carcere di Poggioreale a Napoli è quello più sovraffollato d'Europa. Il Garante dei detenuti della Campania Samuele Ciambriello rinnova l'allarme. E questa volta fa notare che a una sovrabbondanza di persone private della libertà non equivale un'apprezzabile equivalenza di spazi vitali. Utili alle più varie attività di rieducazione del detenuto.
"In questo luogo senza tempo che è il carcere, e in particolare Poggioreale, anche la riflessione sullo spazio fisico, in termini anche di edilizia, di spazi sensibili e significativi, di carenza di spazio vitale, di vuoti comunicativi e relazionali con la famiglia, di mancanza di igiene e dignità è utile e significativo. Spazi per praticare attività sportive, ricreative, scolastiche, formative e spazi verdi per colloqui più dignitosi e umani", dice Ciambriello. "Finalmente anche il provveditore alle opere pubbliche della Campania, Giuseppe D'Addato ha dovuto ammettere che i 12 milioni di euro per la ristrutturazione ci sono. Ho denunciato tutto questo da quando sono garante campano dei detenuti, nel silenzio generale della politica locale, nazionale, di maggioranza ed opposizione", ha dichiarato Ciambriello dopo l'uscita pubblica del Provveditore che annuncia a breve l'inizio di un progetto per ristrutturare il carcere napoletano.
Il Garante ha annunciato una fornitura di 300 ventilatori per i detenuti dell'istituto. "In un carcere militarizzato - ha spiegato - per certi versi paralizzato, l'esecuzione della pena carceraria ha l'effetto non trascurabile di incidere, seppure indirettamente, anche su quella rete di relazioni familiari e sociali che si snodano attorno al soggetto detenuto, sui suoi bisogni di tutela del diritto alla salute, alla qualità della vita detentiva, dentro celle di sei, otto, dieci persone, senza aria e senza igiene. Per questo grazie all'intervento dell'assessore regionale alle politiche sociali Lucia Fortini, ho potuto donare al carcere di Poggioreale 300 ventilatori. Un piccolo gesto dal valore non quantificabile. In ogni cella del carcere di Poggioreale arriva un po' d'aria".
Nella sua nota stampa il Garante ha anche commentato le ultime critiche al suo ruolo sollevate negli ultimi tempi: "Gli spazi carcerari e le condizioni detentive, la tutela dei diritti delle persone recluse, le attività educative e le iniziative volte al reinserimento sociale, le misure per l'esecuzione penale esterna e le strutture alternative al carcere, rappresentano il terreno di osservazione e di interventi dei garanti ad ogni livello. Inoltre il Garante svolge un ruolo importante di raccordo tra il 'dentro' e il 'fuori', stimolando i territori a farsi carico della popolazione detenuta e a riconoscere alla stessa pieno diritto di cittadinanza, mantenendo contatti con il volontariato, il terzo settore e con gli enti locali".
di Cecilia Attanasio Ghezzi
La Stampa, 7 luglio 2020
Giovani in piazza fra slogan presi dall'inno cinese e nuove forme di dissenso. Facebook: "Non daremo i dati alla polizia". La Cina reagisce alle critiche con la mano dura: dissidente arrestato nella capitale.
Il professore Xu Zhangrun era preparato. Da tempo aveva messo una borsa con uno spazzolino e un paio di ricambi sulla porta di casa, nel caso lo avessero portato via senza preavviso. E infatti così è stato. Classe 1962, per vent'anni ha insegnato legge alla Tsinghua, l'università dove si è formata la leadership di Pechino e dove ha studiato lo stesso Xi Jinping.
Poi, nel 2018, ha osato chiedere pubblicamente di ritirare la legge che permette a "colui che presiede ogni cosa" di governare a vita: "L'intera popolazione, inclusa l'élite dei funzionari pubblici, si sente ancora una volta persa per la direzione incerta del Paese e per la propria sicurezza personale".
L'università gli ha vietato di continuare la sua attività, ma lui non ha smesso di pubblicare. La sua ultima lettera aperta chiede verità e assunzione di responsabilità sull'epidemia di Covid 19 e conclude: "È probabile che questa sia l'ultima cosa che scrivo".
Ieri mattina l'hanno arrestato. L'accusa, a quanto riferisce la moglie, è istigazione alla prostituzione. Un modo per screditare la sua immagine senza far riferimento alle critiche mosse al governo e insieme recapitare un messaggio agli intellettuali più liberali, compresi quelli negli anni si sono rifugiati ad Hong Kong convinti che il sistema legale lasciato in eredità dai britannici avrebbe protetto le loro opinioni.
E è sul Porto Profumato che Pechino sta combattendo la sua battaglia più visibile. A una settimana dall'entrata in vigore della legge sulla sicurezza nazionale, al primo ragazzo incriminato per "attività secessioniste e terrorismo" è stato negato il rilascio su cauzione. Il 23enne Tong Ying-kit rischia l'ergastolo per aver sbandato con la moto su un gruppo di poliziotti mentre sventolava una bandiera che inneggiava alla libertà. Il governo ha poi ordinato alle scuole di ritirare i libri in contrasto con la nuova legge e ha ampliato i poteri delle forze dell'ordine: si potrà perquisire senza un mandato e chiedere la cancellazione di contenuti pubblicati online o su carta.
Mentre Facebook e Telegram si sono rifiutati di "processare richieste di dati relative a utenti di Hong Kong fino a quando non si sarà raggiunto un consenso internazionale sui cambiamenti politici in corso nella città", l'ambasciatore cinese ha messo in guardia la Gran Bretagna sulle "conseguenze" della "grave interferenza negli affari interni cinesi" del premier. Boris Johnson ha infatti definito la nuova legge una "chiara e grave rottura" dell'accordo sino-britannico del 1997 e ha promesso a quasi la metà degli hongkonghesi un percorso privilegiato per ottenere la cittadinanza.
Ma mentre le diplomazie di tutto il mondo si confrontano con il gigante asiatico, l'ex colonia continua a sfidarlo. I manifestanti tornano in piazza con cartelli bianchi e in alcuni negozi sono comparsi poster di propaganda dell'epoca maoista. Non c'è stato bisogno di cambiare nemmeno una parola: "La rivoluzione non è un crimine, la ribellione è ragionevole".
Chi protesta si appropria persino della prima strofa dell'inno nazionale della Repubblica popolare: "Sollevatevi, se non volete essere schiavi". Inoltre, come recita un graffito apparso di recente sui muri della città, "Una persona che commette un crimine è un problema di sicurezza, ma due milioni di criminali sono un problema politico". Ed ecco che l'ultimo lavoro di Xu Zhangrun acquista un nuovo spessore. Si intitola, significativamente: "Quando la rabbia vince sulla paura".
di Viviana Lanza
Il Riformista, 7 luglio 2020
In aumento pure gli indennizzi per le vittime. Eppure contro pm e giudici sono stati aperti soltanto 24 procedimenti disciplinari (in tutta Italia...). Quando si parla di criticità della giustizia si tende più diffusamente a parlare di rinvii e carenze di risorse focalizzandosi sulla durata dei processi. Per anni l'errore giudiziario è stato considerato un aspetto fisiologico del sistema, quasi un rischio da correre in nome della lotta all'illegalità.
Ma con il tempo i numeri sono cresciuti al punto che l'aspetto da fisiologico è diventato patologico. Gli errori giudiziari sono un vero male del nostro sistema giudiziario per rimediare al quale da tempo si discute di un intervento riformista, della necessità di una riforma organica che consenta di intervenire sul sistema nel suo insieme e non solo lavorare sulle urgenze.
Nell'1 per cento dei casi l'errore giudiziario riguarda persone ingiustamente condannate, in tutti gli altri si tratta di persone che finiscono in carcere e sotto accusa da innocenti. Napoli detiene il triste primato ed è la città con il più alto numero di errori giudiziari accertati.
Stando all'ultimo rapporto del Ministero della Giustizia sull'applicazione delle misure cautelari e sulle riparazioni per ingiusta detenzione, nel 2019 sono stati indennizzati 1.000 casi di errori giudiziari con una spesa di circa 27 milioni di euro. A Napoli si sono contati 129 casi in un anno, con indennizzi per oltre 3,2 milioni di euro. In media, più di 24mila euro ad errore.
Soldi che non bastano a risarcire veri e propri drammi umani, causati da indagini sbagliate, da piste investigative non sufficientemente approfondite, da arresti che non andavano disposti, da accuse che non hanno trovato conferme. Nel 2018 i casi a Napoli erano stati 113 e il confronto con il 2019 segna un trend purtroppo in aumento.
Dopo Napoli, nella classifica nazionale, c'è Reggio Calabria con 120 casi e indennizzi per oltre 9 milioni di euro. Sulla scorta di questi dati, nelle scorse settimane è stata avviata in Senato la discussione per l'istituzione della Giornata nazionale in memoria delle vittime di errori giudiziari, con la relazione del senatore Dal Mas.
Il caso di Enzo Tortora è il più celebre, ma ogni anno nei Tribunali italiani la giustizia commette errori che generano drammi, che a loro volta mietono vittime. E quando il riconoscimento a un indennizzo viene riconosciuto (perché è tutt'altro che frequente che ciò accada), l'indennizzo arriva dopo molti anni dai fatti e per una somma che spesso non è considerata congrua rispetto ai danni e alle sofferenze di una vita costretta a deviare dal suo naturale corso.
E nemmeno si è certi di individuare il responsabile dell'errore giudiziario, perché secondo la giurisprudenza di legittimità il diritto alla riparazione è configurabile anche nel caso di querela poi rimessa, di prescrizione o derubricazione del reato contestato e il riconoscimento del diritto alla riparazione per ingiusta detenzione non può essere ritenuto di per sé indice di sussistenza di responsabilità disciplinare a carico dei magistrati che abbiano richiesto, applicato e confermato il provvedimento restrittivo ingiusto.
Una legge del 2006 ha individuato gli illeciti disciplinari in cui i magistrati possono incorrere sia nell'esercizio delle funzioni che fuori da esse. Ma basta leggere i numeri dell'ultimo report dell'Ispettorato del Ministero della Giustizia per avere un'idea delle proporzioni.
A fronte di migliaia di errori giudiziari, nel 2019 sono state promosse in Italia 24 azioni disciplinari nei confronti di magistrati, due delle quali si sono concluse con un non doversi procedere e 22 sono ancora in corso. Dal 2017 sono state 53 in tutto le azioni disciplinari e solo 4 hanno portato alla censura, in 7 casi c'è stata assoluzione e 31 sono ancora in corso.
di Giuseppe Sarcina
Corriere della Sera, 7 luglio 2020
Da inizio anno 353 omicidi. Ma da San Francisco a Birmingham le vittime minori sono sempre di più. Natalia Wallace morta il 4 luglio per proiettili da un'auto. La strage dei bambini angoscia Chicago e l'America. La "città ventosa" esce da un fine settimana di celebrazioni per il 4 luglio e di furibonde sparatorie tra gang rivali. Bilancio impressionante: 66 feriti e 17 morti, tra cui due bambini. Una si chiamava Natalia Wallace.
Verso le sette di sera Natalia sta giocando sul marciapiede davanti alla casa della nonna, nel quartiere di West Side, uno dei più a rischio di Chicago. Gli adulti preparano la grigliata per il 4 luglio. La calma è spezzata da una lunga sequenza di colpi secchi. Non è un rumore di petardi, ma di un fucile automatico. C'è un uomo che spara da una macchina in corsa. Natalia viene colpita alla testa. Niente da fare. Aveva 7 anni.
Tre ore più tardi, nel South Side, un gruppo di giovani armati salta giù da una macchina. Sono a caccia di un rivale, è un regolamento di conti. Si accaniscono sulla vittima, ma un proiettile trapassa l'ascella di un ragazzino di 14 anni, uccidendolo.
Non c'entrava nulla, si chiamava Vernado Jones. Così, in questo modo crudele e assurdo, dal 20 giugno a oggi sono morti nove bambini a Chicago. Simone Gaston, 20 mesi, stroncato da una sparatoria mentre dormiva sul sedile posteriore dell'auto di suo padre. Amaria Jones, 13 anni, era addirittura a casa. Stava mostrando un passo di danza a sua madre, quando è caduta trafitta da un colpo vagante. La traccia di sangue infantile attraversa l'America. L'elenco comprende, tra gli altri, Jace Young, sei anni, di San Francisco; Secoriea Turner, 8 anni, Atlanta; Davon McNeal, 11 anni, Washington DC; Ri'ajuhne, 11 anni, Columbia, Missouri; Royta Giles jr, 8 anni, Birmingham, Alabama.
Ma il caso più evidente resta Chicago. È evidente che qualcosa non ha funzionato nel piano anti-crimine messo a punto dalla polizia e dalla sindaca della città, la democratica Lori Lightfoot. Dall'inizio dell'anno ci sono stati 353 omicidi, 99 in più rispetto allo scorso anno. Eppure si conoscono molte cose del crimine organizzato, come risulta, per esempio, dai documenti pubblicati con regolarità dalla Dea, Drug enforcement administration, l'agenzia federale anti droga. Stando all'ultimo "censimento" a Chicago operano 59 gang, per un totale di circa 100 mila affiliati. Un'enormità. Alcuni gruppi sono più antichi, come i "Black Disciples" fondati nel 1958 da David Barksdale a Eglewood, nel quartiere dove è rimasto ucciso Vernado Jones.
Altri sono cresciuti con il traffico di droga e il collegamento con il cartello messicano di Sinaloa, come i "Latin Kings". Tutte si distinguono per i simboli, i colori, divise. E controllano larghe parti della metropoli, sostanzialmente impunite. Anche il 4 luglio, quando il Dipartimento di polizia aveva dislocato 1.200 agenti in più nelle strade. "È una tempesta perfetta", aveva detto la sindaca Litghfoot in una conferenza stampa il 1 luglio, sostenendo che il coronavirus "ha compresso e quindi acuito le cause di fondo della violenza, come la povertà, la mancanza di speranza e la disperazione". Ma oltre ad analisi, la città ora aspetta risposte.
diocesitortona.it, 7 luglio 2020
Per la commemorazione di san Basilide, patrono della Polizia Penitenziaria. Lunedì 29 giugno la Polizia Penitenziaria della Casa Circondariale vogherese ha reso omaggio al patrono san Basilide che la Chiesa commemora il 30 giugno. Alle ore 19 nel cortile di ingresso della struttura è stato allestito l'altare per la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Mons. Vittorio Viola. Con lui anche il cappellano, don Luigi Tibaldo, e il sacerdote don Pietro Sacchi, entrambi orionini.
Il pastore diocesano ha rivolto un affettuoso saluto di benvenuto alle numerose autorità presenti.
Insieme alla direttrice del carcere, Stefania Mussio, erano presenti Michela Morello Commissario coordinatore comandante del Reparto di Polizia Penitenziaria, il Prefetto di Pavia Rosalba Scialla, il comandante dei Carabinieri di Voghera Giuseppe Pinto, Rossana Bozzi in rappresentanza del Questore, il sindaco di Voghera Carlo Barbieri, il presidente del Consiglio Comunale Nicola Affronti, il comandante della Guardia di Finanza, la presidente della Croce Rossa di Voghera Chiara Fantin, l'Ispettrice delle Infermiere Volontarie di Voghera Emma Messere, l'Anppe (Associazione nazionale polizia penitenziaria), l'ANC (Associazione Nazionale Carabinieri) e gli Alpini di Voghera, insieme agli agenti e agli educatori.
Mons. Viola nell'omelia ha tratteggiato la figura del martire Basilide vissuto nel III secolo d. C. al tempo delle persecuzioni dei cristiani. Il soldato romano addetto ad accompagnare i condannati a morte fu convertito alla fede cristiana non solo dalle parole di Origene ma anche dall'esempio di una giovane fanciulla costretta a subire un terribile martirio in nome della sua adesione a Cristo.
"Il soldato si trova di fronte a una donna che non ha paura di morire perché ha in lei la forza che viene da Gesù - ha detto Padre Vittorio - quella stessa forza che spingerà poi Basilide a rinnegare gli dei e a morire martire". Il martirio, infatti - ha proseguito - può sembrare il massimo del fallimento umano ma in realtà nasconde una sapienza che viene rivelata nella morte di Gesù in croce, l'offerta estrema di amore di Dio per ogni uomo". Proprio il suo amore che trasforma tutto, impedisce la condanna eterna. Basilide è il patrono della polizia penitenziaria per il suo gesto di pietà verso i condannati a morte. In lui è avvenuto l'incontro tra giustizia e compassione che "nell'amore di Dio sono la stessa cosa".
Il vescovo ha esortato gli agenti "che svolgono un servizio prezioso, ad avere sempre uno sguardo capace di andare oltre e di lasciare spazio alla speranza, pieno di quell'umanità che consente al carcere di essere luogo di rinascita". Prima della benedizione finale un poliziotto ha letto la preghiera rivolta al santo. Al termine della funzione si è svolta la cerimonia di commiato del Comandante di Reparto, il Commissario Michela Morello che dopo un anno e mezzo lascia Voghera per una nuova destinazione.
Nel salutare i colleghi e la direzione del carcere ha espresso parole di gratitudine e di affetto e ha augurato a tutto il personale di continuare a svolgere con impegno e serietà la loro missione. Anche la direttrice della casa circondariale ha ringraziato la poliziotta che si è rivelata una valida e preziosa collaboratrice, il vescovo per la sua presenza e tutte le autorità intervenute. Un brindisi finale nella luce del tramonto ha concluso la festa del santo patrono.
nuovosud.it, 7 luglio 2020
Saranno consegnate alle 11 di mercoledì 8 luglio nei locali dell'Ufficio del Garante dei diritti dei detenuti, in viale Regione Siciliana n. 2246, le 6mila mascherine che i volontari e gli utenti dell'associazione "Un Nuovo Giorno" hanno realizzato grazie al contributo dello stesso Garante. Le mascherine, in tessuto modello lavabile più volte, saranno distribuite a tutti i detenuti delle carceri siciliane. Un progetto che prende corpo ai sensi dell'Art. 16 comma 2 del D.L. 17 marzo 2020 n. 18 "Cura Italia".
Alla cerimonia di consegna, oltre al presidente dell'associazione, Antonella Macaluso, saranno presenti il Garante dei diritti dei detenuti, prof. Giovanni Fiandaca, e il provveditore regionale dell'Amministrazione Penitenziaria della Sicilia, Cinzia Calandrino, che provvederà alla distribuzione a tutti gli istituti penitenziari dell'isola. Ci sarà anche il maestro Nino Parrucca, con il quale l'associazione ha Ats e un partenariato per la realizzazione delle mascherine.
Per la buona riuscita del progetto Parrucca ha messo a disposizione un locale di 600 metri quadri per il laboratorio attraverso la "Sicilianissima srls" di cui il maestro è l'amministratore. L'incontro sarà anche l'occasione per accennare ad alcuni problemi della sanità penitenziaria nelle carceri siciliane.
direttasicilia.it, 7 luglio 2020
L'uomo è stato trasferito all'ospedale "Sant'Elia" di Caltanissetta. Apprensione e momenti di paura al carcere di Agrigento dove è stato riscontrato un caso di Coronavirus tra i detenuti. Un uomo che era stato arrestato nell'ambito di una operazione antimafia è risultato positivo nel carcere di Agrigento dove si trovava in custodia cautelare.
L'uomo adesso è stato trasferito, e ricoverato, all'ospedale "Sant'Elia" di Caltanissetta. A risultare positivo al Coronavirus è un detenuto di originario della provincia di Enna che era stato fermato la scorsa settimana, nell'ambito dell'operazione antimafia della Dda di Caltanissetta denominata "Ultra". L'uomo aveva la febbre e, come da protocollo, è stato sottoposto al tampone in carcere. Si trovava in isolamento in attesa dei risultati come tutti i detenuti che arrivano al carcere "Petrusa". Per la casa circondariale di Agrigento si tratta del terzo caso di coronavirus accertato, il primo di un detenuto. Nei mesi scorsi erano risultati positivi due poliziotti penitenziari, entrambi originari di Raffadali (Agrigento) ed entrambi guariti dopo un periodo di quarantena domiciliare.
Corriere della Sera, 7 luglio 2020
Riapre il Centro equestre nel carcere di Opera. Realizzato grazie a un contributo della Fondazione Cariplo, ospita 15 cavalli con stalle, box e maneggio, per attuare un progetto rivolto ai figli degli agenti penitenziari ma anche a bambini e adolescenti svantaggiati del progetto "Equivale".
Ripartono questa settimana le attività di una Fattoria Didattica - Centro Ricreativo Estivo secondo i principi della educazione all'aperto, con cui sì sottolinea, come spiegano i promotori del progetto, "non solo l'aspetto ricreativo, ma innanzitutto il legame fra l'esperienza dell'ambiente e della natura e lo sviluppo di importanti dimensioni dell'esperienza individuale".
Le attività sono rivolte a bambini e ragazzi secondo le diverse fasce di età, dai 3 ai 5 anni, dai 6 agli 11 e under 18, seguite da educatrici professionali e volontari. Per ì bambini dai sei anni in su, ogni giorno sono anche previste lezioni di equitazione e attività di avvicinamento al cavallo, coordinate da istruttori di equitazione. Il programma del centro equestre è stato interrotto a causa della pandemia, ma riprende ora grazie ad Acsi Lombardia, ente di promozione sportiva, all'associazione Giacche Verdi che ha in gestione il maneggio e con il contributo del Forum della Solidarietà. Si concluderà a fine agosto.
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