Il Dubbio, 18 giugno 2020
Mentre ieri il Sindacato autonomo della Polizia penitenziaria (Sappe) ha manifestato davanti al carcere di Santa Maria Capua Vetere per chiedere la dimissione del guardasigilli Alfonso Bonafede e addirittura l'abrogazione della figura del garante regionale dei detenuti, in Parlamento c'è La Lega, Fratelli d'Italia e il Movimento Cinque Stelle che offrono sponda alle lamentele dei sindacalisti chiedendo al ministro di avviare accertamenti su quanto è accaduto.
Sia sulla rivolta di alcuni detenuti (alcuni di loro trasferiti in altre carceri per punizione) di sabato 13 giugno, che ha portato al ferimento di otto agenti della penitenziaria, e sia sulle tensioni di giovedì 11 giugno tra carabinieri e poliziotti penitenziari in seguito alla notifica da parte dei militari dei 55 avvisi di garanzia per presunte torture di detenuti commesse in carcere dagli agenti.
Quello stesso giorno, per protesta, alcuni agenti sono perfino saliti sui tetti. "Non entriamo nel merito delle contestazioni della Procura - ha detto Donato Capece, segretario nazionale del Sappe - ma diciamo no alla spettacolarizzazione della giustizia". Capece ha invocato inoltre lo "scudo penale" per gli agenti.
Secondo le denunce raccolte dall'associazione Antigone, la Onlus Il Carcere Possibile e dallo stesso Garante regionale Samuele Ciambriello, il 5 aprile, a seguito del diffondersi della notizia che tra i detenuti del reparto "Nilo" ci fosse un caso positivo al "Covid 19", alcuni detenuti hanno iniziato una protesta. Nella stessa serata del 5 aprile, anche grazie all'intervento del Direttore e del Garante regionale, la protesta è rientrata.
La mattina seguente anche il Magistrato di sorveglianza si è recato presso l'istituto per un confronto pacifico con i detenuti. Sempre il 6 aprile, ma intorno alle ore 15, agenti di polizia in tenuta antisommossa, con il volto coperto da caschi e i guanti alle mani, avrebbero iniziato a compiere atti violenti. Alcuni agenti sarebbero entrati nelle celle e, cogliendo i detenuti di sorpresa, li avrebbero violentemente insultati e picchiati con schiaffi, pugni, calci e a colpi di manganello. Alcuni detenuti picchiati sarebbero poi stati posti in isolamento, altri sarebbero stati trasferiti in altri istituti. Ma ad accertare la veridicità di tali racconti sarà la procura.
histonium.net, 18 giugno 2020
Stato di agitazione della Polizia penitenziaria di Vasto per effetto di un'ultima disposizione che indica nella struttura di Torre Sinello la "sede ricettiva da destinare alle persone arrestate di tutta la Regione Abruzzo, che dovranno essere tenute in osservazione quale misura di contenimento nella diffusione del Covid-19".
A segnalarlo, in una nota, le organizzazioni sindacali Sappe, Cnpp, Osapp, Cgil, Cisl e Uil, quelle maggiormente rappresentative del personale del Corpo Polizia Penitenziaria in servizio alla Casa Lavoro di Vasto che parlano di "ennesimo e grave atto unilaterale dell'Amministrazione penitenziaria le cui conseguenze, come di solito, ricadono sull'esiguo personale che presta servizio nell'istituto di pena vastese".
Si legge nella nota: "Questa volta, senza preventivo coinvolgimento delle rispettive rappresentanze sindacali di comparto, ha individuato nella Casa Lavoro di Vasto quale sede ricettiva da destinare alle persone arrestate di tutta la Regione Abruzzo, che dovranno essere tenute in osservazione quale misura di contenimento nella diffusione del Covid-19.
Questa decisione, tra l'altro presa in modo repentino dal Provveditore Regionale per le regioni Lazio, Abruzzo e Molise, senza adeguati provvedimenti a supporto, crea pregiudizio alle già esigue risorse di personale, carenti del 30% circa, con ricadute peggiorative sull'organizzazione del lavoro, di sicurezza sanitaria che interessa oltre gli interessati, le proprie famiglie e più in generale tutta la Città di Vasto.
Per questi motivi - si conclude nel documento diramato dalle sigle sindacali - le scriventi organizzazioni sindacali proclamano lo stato di agitazione e la conseguente protesta dell'astensione della fruizione della mensa di servizio, non escludendo altre azioni più eclatanti, qualora l'Amministrazione non porrà in essere adeguati e urgenti provvedimenti tesi al rispetto delle regole, delle prerogative del personale e risorse necessarie a garanzia dell'incolumità di tutti operatori".
parmadaily.it, 18 giugno 2020
In questi giorni abbiamo depositato una interrogazione relativa alla apertura del nuovo padiglione presso il Carcere di Parma, annunciata per questo mese, e svolto una comunicazione urgente nel consiglio del 15 giugno per voce del cons. Campanini, nella quale tra l'altro è stato nuovamente sollecitato l'avvio del servizio di lavanderia industriale, già finanziato, in cui verrebbero impegnati diversi detenuti.
In passato in Consiglio Comunale abbiamo condiviso con le altre forze politiche la preoccupazione per l'apertura di tale nuovo padiglione che sembra quantomeno prematura. Il carcere è un luogo spesso dimenticato e non considerato dalla pubblica opinione, ma esso ha una importanza rilevante per molte ragioni ed in particolare per le possibili ricadute che porta sul territorio. Le percentuali di recidiva estremamente alte, oltre a mettere in discussione l'efficacia delle pene (che dovrebbero invece scongiurare le ricadute), incrementano la necessità per le altre istituzioni, di effettuare prevenzione, reinserimento sociale e gestione del fenomeno "sicurezza", con intuibili difficoltà.
È chiaro quindi che l'arrivo di altri 200 detenuti, in una struttura che già denuncia carenza di organico, di programmi professionalizzanti interni alla struttura e sovraffollamento, deve preoccupare, assieme alla perdurante mancanza di una dirigenza stabile e duratura. L'interrogazione si pone quindi l'obiettivo di sensibilizzare nuovamente la politica dall'interno dell'istituzione comunale, con lo scopo di levare una voce, più unitaria possibile, affinché siano assicurate misure idonee all'esercizio di una funzione tanto delicata quale quella carceraria, quando non fosse possibile rinviare l'apertura del nuovo padiglione o almeno diminuire il numero dei detenuti previsti.
È giusto infine esprimere il nostro ringraziamento a tutti coloro che in vari modi e a diverso titolo lavorano e\o operano all'interno del carcere, ricordando che, nonostante il sovraffollamento e la carenza di organico, nulla di grave è accaduto nel periodo del Covid-19 sia in termini di contagio, sia in termini di disordini.
Gruppo consiliare Partito Democratico
Lorenzo Lavagetto, Sandro Campanini, Daria Jacopozzi, Caterina Bonetti
Il Dubbio, 18 giugno 2020
"La vetrina e il retrobottega del negozio dell'antimafia": sarà questo il tema del coniglio direttivo convocato da Nessuno tocchi Caino- Spes contra Spem per sabato 20 giugno, dalle 9.30 alle 21.30 sulla piattaforma Zoom e in diretta su Radio Radicale e sui canali social YouTube e Facebook di Nessuno tocchi Caino. "Mentre in vetrina è esposto il capo fine e nobile della lotta alla mafia, nel retrobottega è invece stipata la mercanzia grossolana comunemente usata nella lotta alla mafia", si legge in una nota.
I dirigenti dell'associazione radicale Sergio D'Elia, Rita Bernardini ed Elisabetta Zamparutti, nel convocare la riunione, hanno sottolineato che "non è mai vero che il fine giustifica i mezzi, perché può accadere che i fini più nobili, idee sacrosante siano pregiudicati e distrutti dai mezzi sbagliati usati per conseguirli. Noi siamo impegnati a scongiurare questa tragica eterogenesi dei fini che si rivelano l'opposto rispetto agli scopi originari.
Siamo convinti che sia possibile - continua la nota. Che sia possibile combattere la mafia senza minare i principi dello Stato di Diritto e i diritti umani fondamentali. Che sia possibile prevenire il crimine senza distruggere il lavoro, la vita delle persone e delle imprese. Che sia possibile evitare l'infiltrazione mafiosa nella vita democratica senza annullare il voto e la partecipazione dei cittadini alla vita democratica.
Che sia possibile mettere gli individui pericolosi in condizione di non nuocere senza degradare in atti lesivi della dignità umana, tortura e trattamenti o punizioni inumane o degradanti".
La riunione affronterà due punti della mozione generale: iniziative di sensibilizzazione dell'opinione pubblica e di ricorso alle alte giurisdizioni nazionali e sovranazionali, volte a superare l'armamentario emergenzialista speciale di norme e regimi quali il sistema delle informazioni interdittive e delle misure di prevenzione antimafia, e delle procedure di scioglimento dei comuni per mafia; iniziative volte all'abolizione dell'isolamento, a partire dal regime di 41bis e dell'isolamento diurno.
di Valeria Saladino*
psicotypo.it, 18 giugno 2020
La Direzione della Casa Circondariale "Giuseppe Passerini" di Civitavecchia, in collaborazione con il Master in Storytelling attivato dal Dipartimento Scienze della Formazione dell'Università degli Studi Roma Tre, hanno bandito nel 2019 il primo concorso di scrittura creativa riservato esclusivamente alle donne detenute negli Istituti penitenziari italiani. Il concorso nasce con l'intenzione di regalare uno spazio di espressione e un'eco di ascolto per le donne detenute, un'esigua minoranza rispetto al totale dei reclusi in Italia, e per questo destinataria di poche attenzioni specifiche.
Paolo Maddonni, il funzionario educatore che presso l'Istituto di Civitavecchia segue appunto la sezione femminile e ha ideato il concorso, riporta che: "Una storia da ascoltare è quello che i bambini e i ragazzi chiedono ai genitori prima di addormentarsi la sera, durante un viaggio o quando sono tristi. Spesso la mamma, il papà, la nonna, la zia, i fratelli più grandi, leggono storie e filastrocche da un libro; molte volte, però, le inventano utilizzando le proprie narrazioni: favole con animali, fiabe di magia, racconti fantastici, drammatici o paurosi, storie incredibili ma vere, episodi di famiglia; ma anche filastrocche, poesie o testi di canzoni. Il Premio Letterario Il vento e la stella ha rappresentato, per le donne detenute, l'occasione di inventare e raccontare una storia o una poesia dedicata a bambini o ragazzi del mondo per mandare loro un messaggio di affetto. Poi, la voglia di tirare fuori quanto si porta dentro forse da anni, ha fatto sì che diverse delle opere inviate non fossero favole o filastrocche, ma spezzoni di racconti e ricordi intimi e importanti di donne che hanno colto l'invito del concorso trovandovi un ambiente piccolo e accogliente". Sono 22 le opere inviate da 20 autrici, di cui due non italiane, recluse in 8 diversi Istituti in tutta Italia. Riceveranno un attestato di partecipazioni con commenti e valutazioni da parte dei giurati, oltre che premi di varia natura.
Le stelle che ci guidano oltre le avversità - Le donne che si raccontano parlano di ciò che mai hanno potuto condividere con i loro figli, spesso fuggiti agli abbracci a causa del tempo che le condanna alla lontananza. Alcune affrontano tematiche forti. Una poesia racconta in chiave favolistica una storia di violenza subita, mantenendo la sua fermezza nonostante i toni leggeri che sembrano raccontare una storia d'amore ma che nasconde una dura verità. Come le favole per bambini questa poesia racchiude in sé un insegnamento: che l'amore non deve far male, che bisogna seguire sempre la propria stella. Avere il coraggio di rialzarsi nonostante tutto, osservare il cielo illuminato e seguire quella stella che alta ci guida.
Un'altra poesia affronta il tema della perdita e della lontananza infondendo la forza e la speranza di una madre che prega di rivedere sua figlia. L'autrice descrive un temporale silenzioso che tormenta il suo animo di madre. Una madre che saluta la figlia e che si rassegna a non vederla per un po' di tempo e a riabbracciarla cambiata in volto e nella mente in un futuro incerto. La donna descrive foreste tristi e scure che rappresentano i ricordi. Nonostante l'oscurità, basta immaginare e usare la fantasia per "colorare nella mente", poiché quando si può immaginare allora si può anche realizzare ciò che si desidera, resistendo ad ogni ostacolo anche alla neve da cui nasce un giglio. Questa poesia mostra la resilienza e la voglia di non arrendersi di fronte alle avversità, mantenendo il proprio essere anche quando ci si dimentica di sé.
La mamma è il vento e i bambini le sue stelle - "Ti amo perché ti vedo riflessa in tutto che c'è di bello al mondo" una donna descrive la proiezione di sé attraverso i suoi figli, riflesso della sua parte migliore. Una madre ricorda con queste parole la bellezza di quando era bambina e di come sia fondamentale non perdere questa parte di sé poiché è quella che ci rende più umani "non esiste emozione più bella di essere bambini, godersi i momenti magici con la famiglia. Proprio lì ci si sente innocenti e con la purezza addosso che non tutti manteniamo. Ricordiamo al mondo che possiamo essere adulti ma bisogna sempre avere lo spirito giovanile dentro e far rimanere in noi la parte bambina".
E tra i pensieri che piombano pesanti nella mente alcune donne raccontano di sé interrogandosi sul senso della vita, sperando di riuscire a guardare avanti e al futuro, di vivere nel qui ed ora della loro cella per apprezzare il là ed allora dei ricordi "tocco pareti ruvide di umidità e di gelo. Che senso mi dà la mia piccola cella, e vedo solo sbarre. E nonostante a volte io mi sento inutile c'è sempre quello spiraglio di luce che mi dà la grinta e la forza di affrontare questo passaggio di vita. Queste mura lasciano ricordi indelebili che fanno capire veramente il senso della vita". E altre ancora invocano la fortuna d'essere bambini e di vedere tutto a colori "bambino si diventa, non si nasce. Il regalo più bello dei nostri genitori è essere per sempre tutta la vita bambini dentro". Ci sono donne che parlano di amore impossibile e ricerca di tenerezza e poi c'è chi dice "sono il vento io, sono quella che ti allontana e spinge nel cielo della vita, e poi sono qui calma di vento che ti aspetta al ritorno...come una madre sa. Cosa ci fa il vento in prigione? Si può imprigionare il vento? E tu stella mia come stai sapendomi qui? Brilli ancora? Stella che non sorride più, figlio mio, sei nel mio cuore".
Qualche considerazione - I pensieri sono di certo sentieri sconosciuti, lo diventano un po' meno, tuttavia, nel momento in cui li mettiamo nero su bianco sulla carta ruvida o liscia. Nello scrivere buttiamo fuori dei macigni che pensavamo di non avere ma che quasi ci soffocano con la loro importanza e la loro imponenza. Questa grandezza quasi inafferrabile si tramuta in bellezza inesprimibile e le donne che poco prima erano chiuse nel loro mondo fatto di qui ed ora, di praticità e anche si solitudine sono autrici del loro passato, come canta storie, creano il futuro sperando nelle stelle e rivolgendosi alla luna, accompagnate dal vento. Le donne recluse sono spesso poco attenzionate, i loro pensieri e il loro passato emerge timidamente ma anche coraggiosamente in questi scritti. La scrittura enfatizza e puntualizza ma soprattutto esprime ciò che si nasconde. Progetti come questo rendono possibile un confronto su una base che ci accomuna: l'arte. Il potere dell'arte è quello di creare ponti di comunicazione che legano persone da tutte le parti del mondo, di ogni genere, razza e con ogni passato.
*Fondatore di Psicotypo
di Adriana Bazzi
Corriere della Sera, 18 giugno 2020
Ha portato la filosofia negli istituti di pena del Triveneto e ora anche in Toscana e Umbria. Il suo impegno come volontaria: la consulenza gratuita è offerta anche a educatori, agenti penitenziari e personale amministrativo. "Lo psicologo è come un dottore... lei invece è... come una mamma!". Parole inaspettate se pronunciate da un collaboratore di giustizia, detenuto in un carcere del Triveneto.
"Lei" è Anna Maria Corradini, la persona che ha portato la filosofia negli istituti di pena, prima con esperienze di gruppo fra i reclusi, poi con colloqui faccia-a-faccia, persino con i "pentiti". "Sì, la consulenza filosofica è diversa dalla psicologia, che si occupa dei meccanismi psichici e fa diagnosi - ci dice Anna Maria Corradini con le stesse parole che usa per spiegarla quando si presenta ai reclusi -. La prima, invece, lavora sul pensiero, cioè cerca di capire quali sono le riflessioni che una persona è portata a fare quando deve prendere una decisione.
Riflessioni che possono appartenere al passato (e che spingono anche a delinquere, ndr), sul presente (sulla vita in carcere, per dire, che costringe a convivenze spesso impossibili, ndr) e al futuro (per chi ha commesso un reato e vorrebbe cominciare una nuova vita, ndr). Perché quel detenuto mi ha paragonato a una mamma, lasciandomi stupita, perplessa e non certo lusingata? Perché quella parola, mamma, significava per lui rinascita".
Non è facile tradurre con parole semplici il senso di questa disciplina, ma ecco una piccola semplificazione: "C'è l'esempio del cane: se hai paura del cane io non curo la paura del cane (quello è appunto compito della psicologia, ndr), ma cerco di capire perché hai paura del cane. Perché, forse, c'è stata un'esperienza che ti ha fatto ritenere il cane cattivo?", aggiunge Corradini che si definisce, appunto, una specialista del pensiero.
"L'idea - prosegue - è quella di andare a cercare quei pensieri che condizionano, in una persona, la visione della realtà e, di conseguenza, i comportamenti, compresi quelli criminali. L'approccio filosofico deve vedere, ascoltare, dialogare, senza pregiudizi e, tantomeno, pretese di formulare giudizi. L'obiettivo non è consolare e non ha niente a che fare con il conforto della religione".
La consulenza filosofica è nata in Germania con Gerd Achenbach ed è stata introdotta in Italia dal filosofo Neri Pollastri. Anna Maria Corradini, una volta lasciato l'insegnamento della filosofia nelle scuole superiori, ha acquisito un master in Consulenza filosofica all'Università di Venezia Ca' Foscari, curato dal Dipartimento di Filosofia e Teoria delle Scienze e coordinato da Luigi Perissinotto, con il filosofo Umberto Galimberti come tutor.
Corradini è stata consulente per aziende e istituzioni, poi ha deciso di lavorare con le carceri e grazie a un protocollo firmato con il Prap (il Provveditorato per le carceri del Triveneto) di Padova, ha potuto cominciare a lavorare (come volontaria) negli Istituti di quelle Regioni. E attualmente (con la Onlus Eutopia Aps) sta promuovendo questa disciplina anche in Toscana e in Umbria. Un impegno che Anna Maria Corradini ha appena raccontato in un libro dal titolo "Mille ore in carcere", edito da Diogene Multimedia.
"Me lo hanno chiesto i detenuti. Per loro - ci spiega - era un desiderio di riconoscimento, per me un volere raccontare quello che ho visto, conosciuto e anche sofferto. Perché sulla copertina c'è un frigorifero? Perché la vita in carcere "congela" una persona, senza prepararla al dopo. Eppure il carcere dovrebbe avere una funzione riabilitativa e non solo quella di "rinchiudiamoli e buttiamo via la chiave".
Dentro le mura, però, non ci sono solo i detenuti: ci sono gli agenti penitenziari, gli educatori, gli amministrativi, eccetera (anche a questi viene offerta la consulenza filosofica: non sono rari i casi di suicidi fra gli agenti): a loro quasi nessuno pensa e non sono nemmeno stati citati come "eroi", nonostante il grande lavoro che hanno svolto in questa emergenza da coronavirus.
Come tanti medici e infermieri. E, a proposito di coronavirus, nelle carceri è successo qualcosa di particolare: "In questi ultimi mesi - commenta Corradini - si sono ammorbidite le resistenze dei detenuti nei confronti dei poliziotti perché hanno condiviso la stessa paura della malattia e sono diminuiti i conflitti interni".
di Walter Siti
Il Riformista, 18 giugno 2020
Il calcio ha ripreso a stadi vuoti, la politica accelera i propri falsi movimenti, le discoteche invitano a ballare da seduti, a RaiUno è riapparso il varietà di Carlo Conti in prima serata (coi concorrenti-vip che devono parlarsi all'orecchio mantenendo il metro di distanza); ciò nonostante, il Paese sembra incantato in una bolla d'attesa. Aspettiamo per prima cosa, ovviamente, il vaccino; ma i tempi annunciati sono variabili, per adesso sono molte le ricerche concorrenti e nessuna ha prevalso con certezza.
Aspettiamo che il caldo estivo attenui la carica virale, e intanto ciascuno si regola secondo i propri timori e i propri pregiudizi: aspettiamo ogni sera (almeno qui a Milano) il bollettino della Regione, che non ci dice quanti siano deceduti per Covid in quel giorno nella nostra città, né quanti dei "nuovi casi" siano da attribuire a "nuove insorgenze" o a "presenza pregressa del virus", né se si siano individuati focolai e dove. Quindi ci si limita a sperare che il numero diminuisca, o che gli amici siano meno contagiosi degli sconosciuti. L'attesa è lunga, le cifre sono piatte da parecchio tempo, o contraddittorie. Si rimandano le visite mediche annuali, o stagionali, perché si diffida degli ambulatori; la pulizia dei denti, il controllo alla prostata, il pap test possono aspettare.
I mercati finanziari aspettano, e temono, la seconda ondata di virus in autunno; gli speculatori godono nell'altalena delle Borse ma le banche consigliano ai piccoli investitori di non far niente, per ora. I pensionati e gli statali preferiscono non affrontare grosse spese, perché sarebbe giusto che lo Stato chiedesse loro un contributo di solidarietà e dunque è meglio prepararsi a qualche defalcamento di pensioni e stipendi. Chi invece in questi mesi ha perso molto (negozianti, albergatori, artisti dello spettacolo) sta aspettando i contributi a fondo perduto; qualcuno resta chiuso, qualcuno riapre a scartamento ridotto, i ristoranti offrono menù di poche portate. Tutti aspettano (aspettiamo) l'Europa e i suoi bazooka, sapendo che ci vorrà tempo e non saranno gratis, e si dovrà lavorare perché i nomi degli aiuti diventino più accettabili per alcune forze politiche. (Da bambino rifiutavo i piselli, poi mamma mi assicurò che erano le perle verdi di una regina e da allora li mangiai con gusto).
Si aspettano le elezioni regionali in concorrenza con la riapertura delle scuole; si aspetta di capire, meglio che dai sondaggi, quali siano i reali rapporti di forza tra i partiti. In Lombardia si aspettano i processi ("che la giustizia faccia il suo corso"), sempre più estesi e con accuse sempre più vaghe; i medici da eroi stanno diventando imputati, lo scaricabarile furoreggia. Ci si incattivisce, e mentre Giuseppe Conte parla sul velluto si cercano valvole di sfogo secondarie, risse che durano pochi giorni, pretesti per non far decadere e marcire la rabbia; perfino le manifestazioni anti-razziste (con conseguenti insensate iconoclastie) sembrano ribellioni interlocutorie. L'idea di una resa dei conti brontola in lontananza ma il governo in carica si fa forte della propria debolezza, proteggendosi dietro lo scudo della mancanza di alternative. L'opposizione dura e pura non supera il quaranta per cento, le ricette economiche autarchiche non entusiasmano nessuno.
La comunicazione mediatica oscilla tra il piccolo cabotaggio di giornata e le grandi campagne ideali, né potrebbe fare diversamente, convinta com'è che i cambiamenti seri in politica avverranno dopo la fine dell'emergenza. In tivù e sui social riprende forza il trash, ma gli influencer e i tiktoker più furbi hanno capito che per la voglia di stupidera è consigliabile attendere tempi migliori.
Le aziende sono più caute a sponsorizzare, le truffe in Rete aumentano: molti operatori (e operatrici) del settore si accontentano per ora di fare gli auguri di buon compleanno a pagamento, a prezzi modici. Le case editrici sono in attesa di capire se i fan book per ragazzine siano ancora un business conveniente, o se convenga puntare sui "diari della quarantena". Si è riscoperta la famiglia, i single si attrezzano per corteggiamenti sanitariamente protetti.
Festeggiamo giustamente i nuovi nati, ma nel frattempo molte coppie hanno preferito rimandare il matrimonio, perché la festa di nozze da distanziati e il prete con la mascherina sono troppo tristi; perfino le coppie che scoppiano rimandano il divorzio, forse i conflitti sono legati all'eccezionalità del periodo e gli stessi consulenti matrimoniali consigliano di concedersi una pausa di riflessione. Gli atleti hanno ricominciato ad allenarsi sperando che le Olimpiadi rimandate di un anno si possano effettivamente svolgere nel 2021; chi atleta non è si accontenta di qualche corsetta e qualche dieta, tanto quest'anno sulle spiagge ci sarà più tolleranza estetica.
Ci siamo tutti abituati, durante i dibattiti televisivi o nei convegni arrangiati su Zoom, ad aspettare con pazienza che si ripristinino i collegamenti saltati; le code alla posta e al supermercato sono ordinate e calme; quelli che ti passavano davanti magari spintonando, come se due minuti fossero questione di vita o di morte, non esistono più.
Una vita meno frenetica potrebbe essere un buon risultato della pandemia. La sensazione che ho, purtroppo, è meno positiva: più che una riconquistata saggezza, a dominare mi pare che sia una specie di imbambolamento. La frenesia dei movimenti e del consumo è stata per troppo tempo il rimedio delle carenze affettive e relazionali; non per niente, durante il lockdown, è aumentato il consumo di alcol e droghe.
Rallentare ci ha fatto franare l'equilibrio sotto i piedi. Mentre ci sforziamo di considerare quotidiano l'inaccettabile, e commovente il grottesco, e ci salutiamo col gomito e ci mandiamo i baci via Skype, anche i nostri pensieri inconsciamente rallentano, ondeggiando in un'atmosfera vischiosa. Le rabbie e le maledizioni sono a pronta cassa, mentre creazioni mentali più strutturate faticano a maturare fin che la morte bussa all'uscio.
Il rallentamento diventa alibi: "ci penserò domani", diceva Scarlett O'Hara. E forse c'è perfino qualcosa di più: siamo nebbiosi prigionieri in un dormiveglia dal quale non desideriamo davvero svegliarci; forse preghiamo che questa estate sia eterna, perché col fresco ritornerà la lucidità, e sarà peggio.
di Carlo Lania
Il Manifesto, 18 giugno 2020
Oggi vertice al Viminale per la revisione dei provvedimenti simbolo della Lega. Si parte dalle osservazioni avanzate a ottobre del 2018 dal presidente della Repubblica Mattarella in una lettera al parlamento nella quale, in sostanza, si chiedeva di rivedere alcune parti dei decreti sicurezza dell'allora ministro dell'Interno Matteo Salvini. Osservazioni considerate da una parte del M5S, quella più vicina al leader della Lega, le uniche modifiche possibili.
Poi c'è chi vorrebbe andare oltre, anche molto oltre, arrivando a ipotizzare una revisione più ampia non solo dei due decreti ma più in generale delle leggi sull'immigrazione. Lato della barricata lungo il quale si trovano LeU e, seppure in maniera più soft, Pd e Italia viva. In mezzo c'è il lavoro svolto dalla ministra dell'Interno Luciana Lamorgese e rimasto per mesi chiuso in un cassetto, vuoi perché prima, a dicembre, bisognava approvare la legge di bilancio poi perché, prima che l'emergenza coronavirus bloccasse tutto e tutti, si è preferito dare la precedenza ad altri provvedimenti considerati meno rischiosi per la tenuta della maggioranza.
Ecco, oggi pomeriggio si ripartirà da qui nel lavoro di revisione dei decreti sicurezza. L'appuntamento è per le 16 al Viminale e oltre a Lamorgese saranno presenti i due viceministri dell'Interno Vito Crimi per il M5S e Matteo Mauri per il Pd, i due capogruppo di LeU alla Camera e al Senato, Federico Fornaro e Loredana De Petris e il deputato Davide Faraone per Italia Viva. "La revisione dei decreti sicurezza sono uno dei punti del programma di governo, e per noi le osservazioni del presidente Mattarella rappresentano un punto di partenza, non certo di arrivo", spiega Fornaro.
Tra i punti ai quali verrà messa mano ci sono sicuramente le maxi multe (fino a un milione di euro) previste per le navi delle ong che non rispettano il divieto di ingresso nelle acque territoriali italiane. La proposta Lamorgese è di riportare le sanzioni a una cifra compresa tra i 10 mila e i 50 mila euro, come previsto nella prima versione del decreto sicurezza bis. L'eventuale sequestro della nave verrebbe poi subordinato alla reiterazione del reato. Modifiche che però non cancellerebbero l'impronta punitiva verso chi è colpevole solo di salvare vite nel Mediterraneo.
Altro intervento riguarda l'oltraggio a pubblico ufficiale. Il decreto oggi non prevede più la non punibilità per la "particolare tenuità del fatto", come in passato. La modifica in questo caso consiste nella reintroduzione della discrezionalità del giudice nella valutazione del reato.
Fino a qui gli interventi principali. Ma al Viminale si è lavorato anche sul primo decreto sicurezza che di fatto ha abrogato la protezione umanitaria. Al parlamento Mattarella aveva ricordato come "restano fermi gli obblighi costituzionali e internazionali". L'idea sarebbe quindi quella di ripristinare l'umanitaria estendendola rispetto a oggi a cinque nuove categorie di migranti considerati vulnerabili: le famiglie con figli minori, le persone gravemente malate, quelle con disturbi psichici, i disabili e le donne in stato di gravidanza.
di Gabriella Colarusso
La Repubblica, 18 giugno 2020
Il rapporto annuale dell'Unhcr certifica che le persone costrette a lasciare le loro case da guerre, carestie e cambiamenti climatici sono al numero più alto degli ultimi 10 anni.
I quasi dieci anni di guerra in Siria; le persecuzioni delle minoranze nel Sud Sudan e in Birmania; la grande fuga del Venezuela di Maduro. E ancora: gli sconquassi ambientali provocati dal cambiamento climatico nella regione del Sahel, i conflitti in Yemen, Libia, Afghanistan. La geografia umana del mondo è stata stravolta da guerre, persecuzioni, carestie, violazioni di diritti umani: alla fine del 2019 quasi 80 milioni di persone nel mondo sono state costrette a fuggire dal proprio Paese o a cercare asilo all'interno delle frontiere del proprio Stato, il numero più alto degli ultimi 10 anni.
Nel 2010 gli sfollati globalmente erano 41 milioni, la metà, dice il rapporto Global Trends del 2020 dell'Unhcr, l'agenzia delle Nazioni Unite che si occupa dei rifugiati e che fotografa una mutazione radicale nei movimenti forzati delle persone. "Stiamo assistendo a una realtà completamente cambiata in cui gli spostamenti forzati non sono solo molto più diffusi: non sono più un fenomeno temporaneo e di breve durata", commenta Filippo Grandi, Alto commissario per i rifugiati.
I minori in fuga e il grande esodo dal Venezuela - Dei 79,5 milioni di sfollati nel mondo nel 2019 - 9 milioni in più rispetto al 2018 - si stima che circa il 40%, tra i 30 e i 34 milioni, siano minori di 18 anni. I rifugiati sul totale sono 26 milioni - 5,6 sono palestinesi sotto la protezione dell'Unrwa - 45.7 milioni sono invece le persone che si sono spostate all'interno dei confini dei loro Paesi, 4,2 milioni sono richiedenti asilo e 3,6 milioni sono venezuelani fuggiti all'estero. L'1% della popolazione mondiale - 1 persona ogni 97 - è oggi sfollata. Nel 2019 il rapporto era 1 a 159.
"L'aumento annuale dei rifugiati è dovuto ai nuovi spostamenti ma anche al fatto che quest'anno è stato incluso nel conteggio l'esodo dei venezuelani all'estero che affrontano rischi di protezione, indipendentemente dal loro status", spiega l'organizzazione. La crisi venezuelana si è aggrava negli ultimi due anni: alla fine del 2019, circa 4,5 milioni di venezuelani avevano lasciato il loro Paese, "il più grande esodo nella storia recente della regione", lo definisce l'Unhcr.
Turchia e Colombia i Paesi che ospitano il più alto numero di rifugiati - Più di due terzi delle persone in fuga nel mondo, il 68% di tutti i rifugiati e dei venezuelani sfollati all'estero, proviene da soli cinque Paesi: Siria (6,6 milioni); Venezuela (3,7 milioni); Afghanistan (2,7 milioni); Sud Sudan (2,2 milioni) e Birmania (1,1 milioni).
E ad accogliere sono soprattutto i Paesi in via di sviluppo, che ospitano l'85% dei rifugiati nel mondo. La Turchia è lo Stato che accoglie il più alto numero di rifugiati: 3,6 milioni di persone provenienti soprattutto dalla Siria. Subito dopo c'è la Colombia, dove si è riversata la gran parte delle persone in fuga dal Venezuela: attualmente il Paese ospita 1,8 milioni di rifugiati. Seguono la Germania (1,5 milioni); il Pakistan (1,4 milioni), l'Uganda, (1,4 milioni).
Le conseguenze della guerra siriana - I siriani continuano ad essere di gran lunga la più popolazione con il più alto numero di sfollati in tutto il mondo: 13,2 milioni, di cui 6,6 milioni rifugiati e oltre sei milioni sfollati internamente. Anche considerando solo le persone che sono riuscite a scappare all'estero, i siriani restano la popolazione più colpita con 6,7 milioni di sfollati nei Paesi confinanti, in Europa o negli Stati Uniti. L'impatto della crisi siriana è stato significativo soprattutto sui Paesi vicini come il Libano o la Turchia, ma anche sull'Europa. Il vecchio continente ha risentito anche del conflitto in Ucraina che nel 2014 ha dato inizio a un largo movimento di persone: alla fine del 2019, c'erano 60mila ucraini rifugiati nel mondo.
Il Manifesto, 18 giugno 2020
Zingaretti: no scambi osceni fra armi e diritti. L'audizione sarà in diretta streaming. Palazzotto (Leu): i commissari faranno domande. Cosa si sono detti la settimana scorsa il premier italiano e il generale golpista egiziano Al Sisi durante il colloquio telefonico riferito da Palazzo Chigi, in seguito al quale il giorno dopo, durante un consiglio dei ministri, Conte ha dato il via libera "politico" alla vendita delle due fregate italiane Fremm al Cairo? Sarà una delle circostanze di cui oggi Conte dovrà riferire alla commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Giulio Regeni.
Il presidente Erasmo Palazzotto (Leu) lo ha invitato negli scorsi giorni. Il premier, con tempestività apprezzabile, ha offerto la disponibilità per stasera alle 22. Praticamente una seduta notturna, "con il favore delle tenebre", ironizza la Lega. Ma Palazzotto spiega di aver colto con favore "la disponibilità di Conte, anche in una settimana fitta di impegni, fra gli Stati generali e il Consiglio europeo".
Ieri, a margine degli Stati generali dell'economia, il premier ha spiegato che anche lui sente l'urgenza di incontrare la commissione: "Per far prima sono stato costretto a ricavare questo orario, ma è giusto che le istituzioni lavorino a qualsiasi ora, del giorno e permettetemi di dire anche della notte, non dobbiamo mica fare una conferenza stampa". Anche perché l'incontro sarà trasmesso in diretta streaming. Il premier dovrà spiegare cosa sta facendo il governo per portare a casa la verità sulla morte del ricercatore italiano Giulio Regeni, avvenuta quattro anni fa al Cairo. "Sarà un'audizione libera, i commissari potranno fare tutte le domande che ritengono", assicura Palazzotto.
Sabato scorso, dopo l'amarezza della famiglia del ricercatore e la prima ondata di proteste per la vendita delle due fregate all'Egitto, il premier aveva pronunciato una frase sibillina: "Ogni opinione della famiglia Regeni merita rispetto. Meritano rispetto anche gli sforzi del governo italiano per l'accertamento della verità".
Oggi dovrà svelare la concretezza di questi sforzi. D'altra parte la vendita delle navi non sarebbe neanche ancora conclusa: il dossier ora è all'Uama - l'Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento - e secondo Palazzotto ci sarebbe qualche margine perché l'affare non vada in porto.
Potrebbe dipendere - al momento è una speranza più che un'ipotesi concreta - anche dal vertice in videoconferenza fra le procure di Roma e del Cairo fissato per il primo luglio, un appuntamento che secondo fonti della Farnesina sarebbe stato organizzato da tempo.
È nella promessa ma mai realizzata collaborazione fra le due procure il principale motivo di stallo dell'inchiesta. Dal Cairo non è mai stata presa in considerazione l'ultima rogatoria dei pm italiani, datata 29 aprile 2019, con la comunicazione dell'iscrizione nel registro degli indagati di cinque ufficiali dei servizi egiziani accusati di concorso in sequestro di persona (il generale Sabir Tareq, il maggiore Magdi Abdlaal Sharif, il capitano Osan Helmy, il suo collaboratore Mhamoud Najem e il colonnello Ather Kamal).
Stanotte insomma sarà l'ora della verità, almeno sulle mosse del governo italiano. La maggioranza è divisa, ma le pressioni crescono. Ieri il segretario Pd Zingaretti, dalle colonne di Repubblica, ha sollecitato il governo a compiere "tutti i passi dovuti per ottenere dall'Egitto le condizioni elementari per avviare il processo e la possibilità di fare ulteriori passi in avanti nei rapporti bilaterali".
Con una sottolineatura: "Noi non abbiamo mai legato la vicenda delle fregate italiane alla Marina egiziana all'idea di un possibile osceno scambio tra vendita di armi e diritti umani". Per iniziativa del deputato dem Orfini il 25 giugno la direzione Pd discuterà una mozione che chiede lo stop all'affare in assenza di passi concreti verso la verità. Stessa posizione quella di Leu, espressa ieri in aula dal capogruppo alla Camera Fornaro: "Per noi la verità sulla sua morte viene prima di ogni cosa, e prima degli accordi commerciali e della geopolitica".
Il collega Fratoianni ha chiesto che anche Speranza, il ministro di Leu, faccia sentire la sua voce. E dopo un'interrogazione proprio di Leu, il ministro degli esteri Di Maio dovrà rispondere a una seconda, stavolta dei 5s, prima firma Paolo Lattanzio. Il sottosegretario alla difesa Tofalo (anche lui 5S) chiede la convocazione in commissione anche dell'ex ministro Minniti, al Viminale ai tempi della morte di Regeni.
- Vietare per legge la vendita di armamenti all'Egitto
- Libia. "Dall'Italia 3 milioni in più alla Guardia Costiera, mentre in mare si continua a morire"
- Stati Uniti. "Negato il conforto di un sacerdote". La Corte Suprema lo strappa al boia
- Hong Kong. 86 ong chiedono di ritirare la legge sulla sicurezza
- Romano: "Da ministro apprezzamento. Su Zagaria grave errore". Morra: "Esterrefatto"










