Redattore Sociale, 30 maggio 2020
Le persone detenute sono oggi 52.622; le detenzioni domiciliari concesse dal 18 marzo sono 3555, di cui 1005 con braccialetto elettronico. Suicidi, il Garante: "La questione induce a una riflessione su come possa essere vissuto tale periodo in persone in cui alla precarietà di vita si sono aggiunte la vulnerabilità connessa alla privazione della libertà e quella dovuta a una collocazione isolata".
dirittiglobali.it, 30 maggio 2020
Tra i più recenti casi seguiti da "Strali", con il ricorso alla Corte Europea dei Diritti Umani (Cedu), due riguardano il diritto alla salute delle persone detenute, con particolare riferimento al Covid.
"Strali" è una associazione di giuristi, con base a Torino (www.strali.org), che lavora per promuovere la strategic litigation, la pratica di ricorrere su casi individuali quando venga leso un diritto fondamentale per l'affermazione di un principio di diritto a livello giurisprudenziale o legislativo. Tra i più recenti casi seguiti da Strali, con il ricorso alla Corte Europea dei Diritti Umani (Cedu), due riguardano il diritto alla salute delle persone detenute, con particolare riferimento al Covid-19. Ne parliamo con l'avvocato Emanuele Ficara, che per l'associazione segue i casi di ambito penale.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 30 maggio 2020
La questione sollevata dal Magistrato di sorveglianza di Spoleto, Fabio Gianfilippi. Lesione del diritto della difesa e disparità di un procedimento privo di garanzie solo per gli autori di specifici reati. Il decreto "Bonafede", quello fatto frettolosamente sull'onda emotiva dello scandalo "scarcerazione" dei circa 500 detenuti macchiati di reati mafiosi, finisce alla Corte costituzionale. A sollevare la questione alla Consulta è il magistrato di sorveglianza di Spoleto Fabio Gianfilippi tramite una ordinanza depositata martedì scorso. Il magistrato solleva due punti critici: la lesione del diritto di difesa e l'ingiustificata distinzione tra reati gravi e "meno gravi".
Il Dubbio, 30 maggio 2020
La nota del Quirinale: "Se i partiti vogliono un Csm diverso devono proporre una legge". "In riferimento alle vicende inerenti al mondo giudiziario, assunte in questi giorni a tema di contesa politica, il Presidente della Repubblica ha già espresso a suo tempo, con fermezza, nella sede propria - il Consiglio Superiore della Magistratura - il grave sconcerto e la riprovazione per quanto emerso, non appena è apparsa in tutta la sua evidenza la degenerazione del sistema correntizio e l'inammissibile commistione fra politici e magistrati".
È quanto si legge in una nota diffusa dal Quirinale sullo scandalo Csm, a seguito della pubblicazione delle chat tra l'ex presidente ed ex componente del Consiglio superiore della magistratura Luca Palamara e molti colleghi magistrati.
"Il Presidente della Repubblica ha, in quella stessa sede, sollecitato modifiche normative di legge e di regolamenti interni per impedire un costume inaccettabile quale quello che si è manifestato, augurandosi che il Parlamento provvedesse ad approvare una adeguata legge di riforma delle regole di formazione del Csm - prosegue la nota.
Una riforma che contribuisca - unitamente al fondamentale e decisivo piano dei comportamenti individuali - a restituire appieno all'Ordine Giudiziario il prestigio e la credibilità incrinati da quanto appare, salvaguardando l'indispensabile valore dell'indipendenza della Magistratura, principio base della nostra Costituzione".
Per quanto superfluo, "va, peraltro, chiarito che il Presidente della Repubblica si muove - e deve muoversi - nell'ambito dei compiti e secondo le regole previste dalla Costituzione e dalla legge e non può sciogliere il Consiglio Superiore della Magistratura in base a una propria valutazione discrezionale. Il Csm, a norma della Costituzione, conclude il suo mandato dopo quattro anni dalla sua elezione e può essere sciolto in anticipo soltanto in presenza di una oggettiva impossibilità di funzionamento, condizione che si realizza, in particolare, ove venga meno il numero legale dei suoi componenti. Qualora ciò avvenisse il Presidente della Repubblica sarebbe obbligato dai suoi doveri costituzionali a convocare, entro un mese, nuove elezioni dell'intero organo, ovviamente secondo le regole vigenti per la sua formazione".
L'attuale Csm, rinnovatosi in parte nella sua composizione, "non si trova in questa condizione ed è impegnato nello svolgimento della sua attività istituzionale. Se i partiti politici e i gruppi parlamentari sono favorevoli a un Consiglio Superiore della Magistratura formato in base a criteri nuovi e diversi, è necessario che predispongano e approvino in Parlamento una legge che lo preveda: questo compito non è affidato dalla Costituzione al Presidente della Repubblica ma al Governo e al Parlamento. Governo e Gruppi parlamentari hanno annunziato iniziative in tal senso e il Presidente della Repubblica auspica che si approdi in tempi brevi a una nuova normativa. Risulterebbe, peraltro, improprio un messaggio del Presidente della Repubblica al Parlamento per sollecitare iniziative legislative annunciate come imminenti. Al Presidente della Repubblica competerà valutare la conformità a Costituzione di quanto deliberato al termine dell'iter legislativo, nell'ambito e nei limiti previsti per la promulgazione".
Per quanto riguarda la richiesta formulata, in particolare, dal leader della Lega Matteo Salvini affinché il Presidente della Repubblica si esprima sul contenuto di affermazioni fatte da singoli magistrati contro esponenti politici, "va ricordato che, per quanto gravi e inaccettabili possano essere considerate, sull'intera vicenda sono in corso un procedimento penale e diversi procedimenti disciplinari e qualunque valutazione da parte del Presidente della Repubblica potrebbe essere strumentalmente interpretata come una pressione del Quirinale su chi è chiamato a giudicare in sede penale o in sede disciplinare: la giustizia deve fare il suo corso attraverso gli organi e secondo le regole indicate dalla Costituzione e dalle leggi - continua la nota del Quirinale.
È appena il caso di ricordare, infine, che un eventuale scioglimento del Consiglio Superiore della Magistratura comporterebbe un rallentamento, dai tempi imprevedibili, dei procedimenti disciplinari in corso nei confronti dei magistrati incolpati dei comportamenti resi noti, mettendone concretamente a rischio la tempestiva conclusione nei termini previsti dalla legge.
In merito alle vicende che hanno interessato la Magistratura, il Presidente della Repubblica, come ha già fatto in passato, tornerà a esprimersi nelle occasioni e nelle sedi a ciò destinate, rimanendo estraneo a dibattiti tra le forze politiche e senza essere coinvolto in interpretazioni di singoli fatti, oggetto del libero confronto politico e giornalistico".
di Giulia Merlo
Il Dubbio, 30 maggio 2020
"Sconcerto e riprovazione per la degenerazione delle correnti La riforma resta urgente ma spetta a governo e Parlamento". Non accenna a spegnersi il fuoco delle polemiche che ormai circonda il Csm. Dopo giorni di furiosi botta e risposta sia sul fronte politico che della magistratura e lenzuolate di intercettazioni date in pasto alla stampa, a bloccare la trottola interviene il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il capo dello Stato, dopo essere stato a tratti invocato e a tratti tirato in ballo dalle forze politiche, rompe il silenzio con una durissima nota, che silenzia gli strepiti di tutte le parti in causa, ricordando ad ognuno i propri doveri stabiliti dalla Costituzione.
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 30 maggio 2020
È una storia romantica e bellissima, con due protagonisti accomunati dall'aver saputo rompere ogni stereotipo. Barbara, detenuta nel carcere romano femminile di Rebibbia e calciatrice della società Atletico Diritti, è stata ricevuta da Papa Francesco. Si è presentata con addosso la maglia della squadra, gli ha portato in dono un gagliardetto, gli ha letto una sua poesia e lui l'ha paragonata a Trilussa. L'occasione è stata data dalla presentazione dell'iniziativa 'We run together', volta a raccogliere fondi per alcuni ospedali strategici nell'emergenza Covid-19.
di Ornella Favero*
Ristretti Orizzonti, 30 maggio 2020
La Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia a fianco dei Garanti territoriali per aprire un dialogo con le direzioni, che apra la fase 2/fase 3 nelle carceri.
Riaprire al Volontariato significa riportare in carcere la funzione costituzionale della pena
Ogni giorno entrano nelle carceri migliaia di agenti e di altri operatori penitenziari, di sanitari, operatori esterni delle cooperative, non c'è motivo perché ora non riprendano a entrare, con le dovute precauzioni, anche i volontari.
di Paola Di Caro
Corriere della Sera, 30 maggio 2020
La presidente del Senato: "Basta Dpcm, il Parlamento decida sulle libertà personali". "Aiuti Ue? Soldi subito o sono inutili". "Lo smart-working non ricacci le donne a casa". Chiede un ruolo per le opposizioni. Dice basta all'abuso di strumenti straordinari come i decreti del presidente del Consiglio. Avverte: o i soldi dell'Europa arrivano subito, o rischiano di essere inutili. E lancia l'allarme: "Sulla giustizia è in gioco lo stato di diritto". Nel momento chiave del passaggio dalla Fase 2 al nuovo inizio, è un intervento a tutto campo quello di Maria Elisabetta Casellati, presidente del Senato.
Il 3 giugno l'Italia "riapre": il Paese arriva preparato alla ripartenza o si poteva e doveva fare di più?
"Come donna ho imparato che nella vita si può fare sempre di più e meglio. Ci troviamo di fronte ad un Paese stremato e che ha paura. Tre mesi di epidemia e di isolamento domiciliare lo hanno messo in ginocchio. Noi dobbiamo aiutarlo. Sulla ripresa economica pesano ancora troppi interrogativi con un "tira e molla" di risposte che non possiamo permetterci. Serve chiarezza, rapidità ed efficacia. Aprire subito ed in sicurezza tutte le attività economiche. Mettere soldi in tasca agli italiani, sostenendo soprattutto le famiglie e i cittadini che non hanno un reddito fisso".
Lei ha denunciato l'uso troppo massiccio dei Dpcm: difesa delle prerogative parlamentari per ragioni istituzionali o il rischio è un altro?
"Il Dpcm è un provvedimento unilaterale del governo, calato dall'alto senza alcun voto del Parlamento. È oggettivamente pericoloso per la democrazia, anche se mi sembra che il governo lo abbia capito. Se così non fosse, sarebbe grave perché può rappresentare un rischioso precedente, soprattutto quando si tratta di diritti fondamentali, come la libera circolazione e l'iniziativa economica. Il ruolo delle Istituzioni è quello di vigilare sull'attività di governo. Ciò che è precluso dal Dpcm. Il Parlamento è per sua natura il luogo dove ci si confronta, si dibatte e si vota. È la voce dei cittadini perché, coinvolgendo tutte le forze politiche, raccoglie le istanze di persone, categorie, territori. E nessuna emergenza può fare venire meno la sua centralità, specie quando si toccano le libertà personali".
Anche per questo il centrodestra chiede di partecipare alla Fase 2: lo auspica anche lei?
"Certamente. È necessario che in una pandemia, come in guerra, i popoli siano uniti sotto la stessa bandiera: la difesa della vita personale ed economica. Purtroppo questo non è ancora accaduto. Non si può costruire il futuro del Paese a colpi di Dpcm e decreti legge blindati da voti di fiducia. È inaccettabile che di fronte a un dramma che ha provocato oltre trentamila morti e portato l'Italia in recessione le ragioni della contrapposizione prevalgano su quelle del confronto".
Intanto l'Europa sembra disponibile ad aiuti massicci all'Italia, dal Mes al Recovery Fund: che ne pensa?
"In questa settimana abbiamo avuto una buona e una cattiva notizia. La buona notizia è la proposta che vede l'Italia in una posizione rilevante in ordine all'assegnazione dei fondi europei per la ripresa economica. La cattiva notizia è che la proposta ancora deve essere discussa ed approvata nelle sedi competenti. Mi auguro che la decisione ne confermi i contenuti e che arrivi subito. È evidente che il tempo è un fattore decisivo per salvare l'economia. Perché se i soldi non arrivano adesso nelle tasche degli italiani, un'operazione pur conveniente rischia di rivelarsi inutile".
Con quale criterio spendere i fondi che saranno comunque ingenti, perché non sia un'occasione sprecata?
"Le dico una cosa. Ero il 1° maggio al Ponte Morandi e ho capito perfettamente come funziona il "modello Genova" di sviluppo economico: occorre investire i soldi che arriveranno in progetti strategici per costruire in sicurezza case, ponti, scuole, ospedali, strade, liberandoli da tutte le pastoie burocratiche e facendo assumere a ciascuno le responsabilità del fare. Gli italiani vogliono lavorare e progettare la crescita con aiuti che producano occupazione. Non servono misure assistenziali a pioggia che creano l'illusione di un benessere che non esiste. Ricordiamoci sempre, come dicevano i fratelli Taviani, che gli italiani sono i figli dei figli dei figli di Leonardo, di Michelangelo e di Raffaello".
Uno dei problemi più in vista della ripresa è la scuola...
"Sono molto preoccupata. I bambini e i ragazzi sono stati gli invisibili di questa pandemia. Occupiamoci di loro. Scuole aperte. Tutti in classe in sicurezza da settembre. La scuola non è solo didattica, è socialità. È il luogo dove i giovani si confrontano e parlano della loro vita. La scuola non può essere appaltata alle famiglie che hanno avuto il peso maggiore di questa chiusura. Penso alle donne che hanno raddoppiato il carico di lavoro tra professione, casa, figli e anziani".
Lo smart-working è una soluzione?
"Attenzione a vedere una soluzione nello smart-working, il lavoro agile, che rischia di essere un "falso amico" per le donne. Non vorrei che questo strumento, opportuno in una situazione straordinaria, diventi una copertura per ricacciare le donne a casa, portando indietro di 50 anni le lancette dell'orologio dell'emancipazione femminile. Non può, non deve e non lo lasceremo succedere. Le donne hanno già dimostrato la loro capacità di resistenza con manifestazioni di piazza. E ricordiamoci che quando le donne si arrabbiano diventano pericolose".
Nel frattempo è polemica violenta sulla giustizia, con il Csm oggetto di scontri censurati anche dal capo dello Stato: va riformato?
"Sì. Ho posto per prima il problema della necessità di un intervento chiaro e definitivo sui problemi in campo. Vedo con piacere che oggi sono al centro dell'attenzione. È chiaro ormai a tutti che non esiste solo il problema Palamara, le cui responsabilità saranno valutate, ma esiste il problema della giustizia italiana. La politica deve fare la sua parte con riforme strutturali, coraggiose e autonome, così come il Csm non può più lasciare margini di opacità. Ho fatto parte del Csm dal 2014 al gennaio del 2018 e queste sono state le mie battaglie. Ho sempre affermato che la giustizia, compreso il Csm, va rivista e riformata: sorteggio dei membri togati del Csm, non obbligatorietà dell'azione penale, separazione delle carriere, divieto di porte girevoli dalla magistratura alla politica e viceversa etc. L'ho detto e lo dico pensando alla maggior parte dei magistrati che stanno scoprendo in questi giorni un suk delle nomine e sono sbalorditi dall'abbassamento della loro credibilità nei confronti dei cittadini spesso inermi di fronte allo strapotere delle correnti. È in gioco il nostro stato di diritto".
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 30 maggio 2020
Nelle nuove conversazioni di Palamara non ci sono riferimenti al lavoro dell'attuale Consiglio. Governo e maggioranza d'accordo su sistema elettorale e nuove regole. Come quelle pronunciate undici mesi fa nell'aula del plenum, le parole del capo dello Stato rappresentano uno sprone per il Consiglio superiore della magistratura.
Non più a voltare pagina, come disse Mattarella il 21 giugno 2019, ché quello a palazzo dei Marescialli ritengono di averlo già fatto, bensì a continuare a scriverne di nuove. "Apprezziamo il comunicato del presidente e lo ringraziamo per la fiducia - commenta il vice-presidente del Csm David Ermini - ora si tratta di proseguire il lavoro di rinnovamento che questo Consiglio ha già avviato".
A seguito dello scandalo venuto alla luce esattamente un anno fa, il 30 maggio 2019, insieme all'indagine per corruzione a carico dell'ex consigliere Luca Palamara, l'organo di autogoverno dei giudici ha cambiato 5 componenti togati su 16, e uno di diritto: il procuratore generale della Cassazione, eletto proprio dal "nuovo" Csm. Ed è "impegnato nello svolgimento della sua attività istituzionale", ricorda Mattarella.
Dopo avere sospeso da funzioni e stipendio lo stesso Palamara, la scorsa settimana ha trasferito un pm della Superprocura antimafia perché considerato coinvolto nelle "trame" dell'ex consigliere, ed è in attesa di deliberare sulle ulteriori azioni disciplinari che dovessero essere promosse dal pg della Cassazione, nei prossimi giorni, all'esito dei nuovi atti arrivati dalla Procura di Perugia. Ad esempio sugli ex componenti che avevano partecipato alle manovre extra-consiliari con i deputati Cosimo Ferri e Luca Lotti.
I dialoghi di Palamara con molti altri suoi colleghi pubblicati nelle ultime settimane risalgono a periodi precedenti alle intercettazioni svelate lo scorso anno; sono chat del 2017 e 2018, che non riguardano le attività dell'attuale Csm. Ci sono contatti con magistrati che nel frattempo sono stati eletti al Consiglio, ma ciò che è stato rivelato non riguarda l'attività dell'istituzione in cui siedono oggi.
E si tratta, in generale, di materiale che sarà valutato sia sul piano disciplinare (il che richiede un Csm in piena attività per non rallentare il corso dei procedimenti, come sottolineato dallo stesso Mattarella) che sul versante della "compatibilità ambientale" con gli attuali incarichi di ogni singolo giudice o pm chiamato i n causa, di cui il Consiglio ha già cominciato a occuparsi. Quanto al resto dell'attività, le audizioni dei candidati ai posti da assegnare, insieme all'ordine cronologico nella trattazione delle pratiche sono regole che il Csm s'è già dato per cercare di uscire dalle logiche correntizie e spartitorie. In attesa della riforma.
È l'altro aspetto affrontato dal Quirinale, e il ministro della Giustizia grillino Alfonso Bonafedele ha già elaborato un testo insieme ai partiti di maggioranza. "Ancora una volta il presidente della Repubblica ci indica la strada migliore", dice il Guardasigilli che insieme a Pd, Leu e Italia viva prepara modifiche che non si fermano al sistema elettorale.
Quello è il capitolo principale, ma l'accordo include altri aspetti, come le regole per le nomine dei capi e vicecapi degli uffici giudiziari, o il rientro in magistratura per le toghe che assumono incarichi politici o vanno al Csm.
Sull'elezione s'è scelto il doppio turno, con collegi che corrisponderanno, più o meno, ad ogni regione; soluzione che complica in partenza l'auspicato confronto con l'opposizione di centro-destra, se lega e Forza Italia insistono per il sorteggio. Ma su quella strada, imboccata e poi abbandonata dallo stesso ministro, pesano i dubbi di incostituzionalità.
Per il resto, la riforma che Bonafede vorrebbe portare al più presto in Consiglio dei ministri, prevede la parità di genere tra magistrati uomini e donne (che sono ormai più della metà delle toghe), una nuova articolazione della sezione disciplinare per velocizzare le decisioni e il divieto per pm e giudici che entrano in politica di tornare a esercitare funzioni giudiziarie; assumeranno incarichi nella pubblica amministrazione, come proposto dal precedente Csm. Nel quale sedeva anche Palamara.
di Concetto Vecchio
La Repubblica, 30 maggio 2020
Le polemiche per gli sviluppi dell'inchiesta su Palamara spingono il Colle a stilare una nota: "Serve subito una riforma dell'organo". "Grave sconcerto e riprovazione per quanto emerso", ovvero "la degenerazione del sistema correntizio e l'inammissibile commistione fra politici e magistrati", ma no allo scioglimento del Csm, perché sarebbe "una valutazione discrezionale".
Ora urge tuttavia una riforma dell'autogoverno della magistratura, che il ministro della giustizia, Alfonso Bonafede, e il Parlamento si devono affrettare a varare. Tirato per la giacca dal centrodestra, Lega in testa, che gli chiedeva da giorni un intervento sul Consiglio superiore della magistratura - dopo la pubblicazione delle chat dell'ex presidente dell'Anm Luca Palamara - il presidente della Repubblica Sergio Mattarella risponde con una nota scritta.
Vi spiega tre cose. Primo. Non ci sono le condizioni per sciogliere il Consiglio, come richiesto ancora ieri da Matteo Salvini: "può essere sciolto in anticipo soltanto in presenza di una oggettiva impossibilità di funzionamento, condizione che si realizza se viene meno il numero legale dei presenti".
Non è questo il caso. Il Csm, che scade nel 2022, è pienamente funzionante "impegnato nello svolgimento della sua attività istituzionale". Secondo. Il Capo dello Stato non è intervenuto finora nel merito del caso Palamara, perché sono in corso "un procedimento penale e diversi procedimenti disciplinari".
E "qualunque valutazione da parte del Presidente della Repubblica potrebbe essere strumentalmente interpretata come una pressione su chi è chiamato a giudicare in sede penale o in sede disciplinare". Palamara è da un anno sospeso dalle funzioni di magistrato e dallo stipendio. Il procedimento nei suoi confronti e di altri cinque ex consiglieri è in corso. Ogni intervento avrebbe il sapore di un'interferenza.
Terzo. Mattarella ha ricordato che il presidente del Csm parla nelle sedi proprie. Lui lo ha fatto un anno fa, il 21 giugno 2019. Il caso Palamara - l'inchiesta sull'attività indebita nelle promozioni dei magistrati - era appena scoppiata e Mattarella denunciò il "quadro sconcertante" emerso dalle carte. In quella cornice invitò a fare le riforme. Parole inascoltate.
Un anno dopo il cambiamento non c'è ancora. Pertanto le ripete di nuovo, auspicando "una riforma che contribuisca - unitamente al fondamentale e decisivo piano dei comportamenti individuali - a restituire appieno all'ordine giudiziario il prestigio e la credibilità incrinati". Soltanto l'altro giorno la maggioranza giallorossa ha trovato in un vertice in via Arenula un accordo, che dovrà andare in consiglio dei ministri, sulla modalità di elezione con la quale le 9.500 toghe dovrebbero eleggere i componenti del loro parlamentino: ballottaggio col doppio turno. Riformare il Csm spetta al Parlamento, ricorda il Quirinale. Ieri l'ex ministro della giustizia Giovanni Maria Flick, sul Foglio, aveva auspicato un messaggio del Capo dello Stato al Parlamento.
"Un messaggio risulterebbe improprio per sollecitare iniziative legislative annunciate come imminenti", scrive il Capo dello Stato. E fa notare, ai fautori dell'azzeramento, che lo scioglimento del Csm provocherebbe un rallentamento "dai tempi imprevedibili dei procedimenti disciplinari in corso nei confronti dei magistrati incolpati".
Insomma, ci sono più messaggi: al centrodestra, ma anche al Parlamento e al governo. La bussola del capo dello Stato, ricorda Mattarella, è la Costituzione. L'intervento è stato apprezzato dal centrodestra. A Salvini è piaciuto il riferimento "allo sconcerto e alla riprovazione".
Annamaria Bernini (Forza Italia) l'ha definito "costituzionalmente impeccabile". "Ancora una volta il Presidente ci indica una strada, che è quella migliore: se le forze politiche hanno qualcosa da dire hanno la possibilità di fare una riforma", ha commentato il ministro Bonafede.
- Prato. Detenuto trovato morto nella sua cella, ancora una tragedia alla Dogaia
- 100 magistrati occupano il ministero della Giustizia e fanno saltare l'equilibrio tra i poteri
- Illegittimo il divieto assoluto di scambio di oggetti fra detenuti in regime di 41bis
- Sardegna. Fase 2: protocolli virus frenano gli incontri tra familiari e detenuti
- Toscana. Tre morti nelle carceri, il Garante dei detenuti: "Dramma non tollerabile"










