cronacacaserta.it, 7 maggio 2020
Il Cpia di Caserta a livello regionale, per primo ha ottenuto la possibilità di utilizzare la Piattaforma telematica certificata "Sogi Agorà" per la didattica a distanza. In questo difficile momento storico, dovuto alla corrente emergenza epidemiologica da virus Covid-19, il Centro Provinciale per l'Istruzione degli Adulti di Caserta (CPIA Caserta) non fa mancare il proprio supporto alle esigenze formative degli studenti detenuti nei quattro Istituti Penitenziari della Provincia di Caserta (Arienzo, Aversa, Carinola e Santa Maria Capua Vetere), mediante la piena attivazione della didattica a distanza anche nelle predette scuole carcerarie gestite dal CPIA.
Infatti, grazie al proficuo rapporto di collaborazione e l'ottimale sinergia interistituzionale intercorrente fra le Direzioni delle quattro Case di Reclusione ed il Dirigente Scolastico del CPIA di Caserta Avv. Raffaele Cavaliere, è stato possibile organizzare in breve tempo e, di poi, continuare a svolgere i corsi di istruzione per adulti di alfabetizzazione della lingua italiana e per il conseguimento della licenza media, mediante delle videoconferenze quotidiane, che vengono regolarmente seguite dagli studenti ristretti con l'ausilio della Piattaforma per la didattica a distanza certificata AGID SOGI Agorà, già utilizzata dal CPIA per le lezioni a distanza di tutti gli oltre 1500 studenti iscritti ai corsi del CPIA nel corrente anno scolastico in tutta la Provincia. Questo strumento innovativo consente non solo di assistere alle video lezioni tenute dai docenti del CPIA, ma anche di scaricare il materiale didattico da essi selezionato e, soprattutto, permette allo studente di poter sottoporre alle opportune correzione il lavoro svolto, alimentando un continuo feedback tra il docente ed il discente.
"La nostra precipua convinzione è che l'istruzione per gli adulti, anche declinata con le differenti modalità proprie della didattica a distanza, sia una risorsa importante e centrale, nel percorso rieducativo di ogni singolo detenuto e, per questo, abbiamo cercato di superare tutti i numerosi ostacoli che sembravano impedire il prosieguo dei corsi formativi per i nostri oltre 400 corsisti ristretti nelle quattro carceri della Provincia di Caserta.
Per questo motivo, l'obiettivo programmatico che ci siamo prefissi è quello di implementare ulteriormente tale servizio didattico, attraverso la realizzazione di un progetto formativo sempre più articolato e più specifico, che possa garantire in modo ottimale il diritto allo studio e l'istruzione dei detenuti nei mesi a venire ed almeno fino a quando non sarà possibile tornare alle ordinarie lezioni in presenza.
Un vivo ringraziamento per l'attenzione, l'impegno profuso e la preziosa collaborazione dimostrate in tale direzione va indirizzato a tutti i Direttori delle quattro Case di Reclusione coinvolte ed al Personale educativo dell'area trattamentale ivi impegnato nonché ovviamente al nostro personale docente, mentre fondamentale è risultato il supporto ed il coordinamento offerto dall'Ufficio Scolastico Regionale per la Campania nelle persone del Direttore Generale dott.ssa Luisa Franzese, sempre straordinariamente e fattivamente vicina al mondo della Scuola campana e della Dirigente Prof.ssa Angela Mormone, responsabile e referente dell'Ufficio III per l'Istruzione degli Adulti. Così interviene in merito il Dirigente Scolastico del CPIA di Caserta, Avv. Raffaele Cavaliere, sintetizzando in poche battute l'importanza del traguardo formativo raggiunto.
L'esperienza formativa a distanza instaurata nelle carceri casertane rappresenta un esempio da seguire anche per altri Istituti Scolastici e, infatti, diversi insegnanti si sono messi in contatto recentemente con il CPIA di Caserta per informarsi sulle metodologie di attuazione della didattica a distanza negli istituti penitenziari dove operano.
In questo preciso momento storico, la gravità delle conseguenze della Pandemia in corso sulla situazione economica della Provincia di Caserta è imprevedibile e preoccupante. Il CPIA è l'istituzione scolastica preposta alla formazione ed all'istruzione permanente degli adulti dai 16 anni di età e con questo ulteriore progetto di didattica a distanza in fase di avvio nelle carceri della Provincia, aspira a definire un modello valido per tutti ed un percorso che sappia integrare istruzione, formazione e lavoro.
Il CPIA di Caserta, infine, a livello regionale, per primo ha ottenuto la possibilità di utilizzare la Piattaforma telematica certificata "Sogi Agorà" per la didattica a distanza, sia per garantire una adeguata formazione a distanza in modo strutturato nelle sedi carcerarie nonché per raggiungere più agevolmente tutti gli studenti in età adulta del territorio casertano già iscritti ai propri percorsi d'istruzione presso le nove sedi associate di Caserta, Aversa, Casal di Principe, Macerata Campania, Maddaloni, Marcianise, Teano, Sessa Aurunca e Piedimonte Matese e presso gli altri punti di erogazione del servizio didattico ad esse afferenti.
di Antonella Barone
gnewsonline.it, 7 maggio 2020
Un numero verde totalmente gratuito sarà presto a disposizione di tutto il mondo legato al disagio e alle conseguenze della detenzione. È quanto prevede l'iniziativa "Oltre il carcere" messa in campo da una rete di realtà operanti nel sociale in collaborazione con Roma Capitale.
Il servizio è stato presentato ieri nel corso di un incontro cui sono intervenuti Daniele Frongia, Assessore allo Sport, Politiche giovanili e Grandi Eventi cittadini di Roma Capitale, Gabriella Stramaccioni, Garante comunale dei diritti delle persone sottoposte a misure restrittive, Alessandro Pinna, presidente di "Isola Solidale", Lidia Borzì, presidente delle Acli di Roma e provincia, e Paolo Strano, presidente dell'associazione "Semi di libertà Onlus".
"Il numero verde 800.938.080 - spiega Paolo Strano - è promosso dall' Isola Solidale in collaborazione con il Garante dei diritti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale di Roma Capitale e si avvarrà anche della grande rete solidale della Capitale, in particolare dello sportello per l'esigibilità dei diritti delle Acli di Roma e provincia nonché del sostegno della nostra Associazione.
La prossima settimana si terrà una riunione operativa per definire le modalità di attuazione del servizio e terremo un breve corso agli operatori telefonici per dargli strumenti e soprattutto riferimenti per la gestione dell'utente". L'iniziativa ha anche l'obiettivo di fare emergere le criticità legate al mondo carcerario. "Stiamo lavorando - ha dichiarato la garante Gabriella Stramaccioni - con ogni mezzo per contenere il disagio e prevenire l'eventuale rischio di recidiva".
Alessandro Pinna, presidente di Isola Solidale, ha raccontato come il numero verde rappresenti la realizzazione di un sogno inseguito da anni. "Ci permetterà di essere più vicini non solo ai detenuti e agli ex detenuti, ma soprattutto alle loro famiglie e in particolare modo ai minori che spesso a seguito della detenzione di un genitore vivono preoccupanti situazioni di disagio e di emarginazione".
Una collaborazione virtuosa e collaudata quella delle varie realtà coinvolte nel progetto che ha consentito, nel corso dell'emergenza Covid-19, di e aiutare famiglie, e minori in stato di disagio economico e sociale, soprattutto se con un parente di carcere. Da metà marzo sono stati distribuiti 1.340 pasti donati da McDonald's, consegnati oltre 600 pacchi viveri con generi di prima necessità e generi per l'infanzia a 100 bambini, 700 colombe e 1.000 uova di Pasqua donate a Roma Capitale da Rocco giocattoli.
"Le tante realtà romane che si sono impegnate in questo periodo hanno rivestito - ha commentato l'assessore Frongia - un ruolo di primo piano nell'affrontare con estrema partecipazione una situazione di straordinaria emergenza nell'emergenza. Quello che viene presentato oggi è un servizio che potrà davvero aiutare le persone che hanno terminato di scontare la pena detentiva e hanno ancora più bisogno di un sostegno, così come le loro famiglie".
La Provincia di Cremona, 7 maggio 2020
Il dirigente dell'Ust Fabio Molinari: "Un contributo importante per i programmi di istruzione e formazione a distanza pianificati dall'istituto penitenziario". Computer in dono ai detenuti per le attività didattiche e formative in e-learning: l'iniziativa benefica è nata dalla partnership fra l'Ufficio Scolastico Territoriale di Cremona e la società informatica cremonese C2 Group.
Sette dispositivi sono stati consegnati alla direttrice della casa circondariale di via Cà del Ferro, Rossella Padula, e alti tre verranno assegnati nei prossimi giorni al penitenziario di Sondrio. La donazione è stata ispirata e fortemente voluta da Fabio Molinari, dirigente degli Ust di entrambi i capoluoghi di provincia lombardi, che, tra l'altro, di recente ha offerto volontariamente all'istituto penitenziario cremonese la propria esperienza di docente attraverso un progetto di istruzione specificamente indirizzato ai detenuti.
"Alcuni mesi fa il Provveditorato di Cremona ha siglato con C2 Group un accordo per la diffusione delle buone pratiche in campo informatico all'interno degli istituti scolastici del territorio cremonese - dichiara Molinari. Ha così preso vita una importante sperimentazione incentrata sull'utilizzo delle nuove tecnologie in ambito didattico. Quest'intesa ha consentito di offrire a docenti e studenti nuove possibilità di insegnamento e apprendimento a distanza che sono state applicate in questo periodo di chiusura obbligata delle scuole in conseguenza dell'emergenza epidemiologica".
C2 Group, infatti, ha sviluppato le piattaforme e gli strumenti per l'e-learning che in questi mesi stanno garantendo lo svolgimento delle attività scolastiche nella configurazione da remoto. "Da quest'esperienza - prosegue Molinari - è scaturita la donazione di computer a favore dei detenuti che hanno intrapreso percorsi didattici in modalità e-learning. Ringrazio di cuore la società informatica cremonese per questo gesto di solidarietà che radica ulteriormente la sua presenza nel tessuto sociale del territorio".
C2 Group è un'azienda di riferimento nel settore dell'informatica: fornisce, integra e sviluppa soluzioni tecnologiche ed innovative per aziende, scuole, istituti ed università: "In questo periodo - spiega il titolare, Stefano Ghidini - abbiamo offerto supporto a numerose scuole di tutta Italia per la diffusione delle buone pratiche in campo didattico.
Tra le altre cose, abbiamo lavorato per conto di Google e Microsoft per la formazione degli insegnanti dell'intero Stivale, rendendo possibile lo svolgimento di webinar e lezioni a distanza. La donazione dei computer ai detenuti, avvenuta anche grazie alla collaborazione di Acer, vuole rappresentare un segno di solidarietà nei confronti di chi vive una condizione di particolare difficoltà e fragilità nell'attuale fase di emergenza sanitaria".
ansa.it, 7 maggio 2020
Donazione e messaggio, "siete i veri eroi, i nostri salvatori". Anche i detenuti dell'Istituto penitenziario di Capanne hanno voluto essere vicino concretamente agli operatori sanitari impegnati nell'emergenza Covid-19 facendo una donazione a favore dell'ospedale di Perugia.
La somma di danaro raccolta dai detenuti è stata consegnata dalla direttrice del carcere Bernardina Di Mario, al commissario straordinario dell'azienda ospedaliera Antonio Onnis. La donazione è stata accompagnata una lettera firmata dai detenuti: "Vi giunga il soave suono del nostro amore, dell'immensa stima e del conforto, poiché voi siete i veri eroi, i nostri salvatori.
Con orgoglio vogliamo esprimere a tutti voi il nostro rispetto e preghiamo Dio per averci regalato un grande dono, quel dono che siete voi medici e infermieri, che combattete questo mostro senza tirarvi indietro. Nel nostro piccolo - è scritto ancora nella lettera - abbiamo voluto devolvere questa piccola somma, tenendo presente che poche parole scritte con sentimenti valgono più di tutto il denaro del mondo".
di Gioacchino Criaco
Il Riformista, 7 maggio 2020
La pandemia ci ha spinti a modificare i comportamenti ma anche il nostro lessico. Parole su parole, per spiegare il cambiamento, per dire di come e se l'umanità si trasformi nello scorrere degli eventi pandemici. E nemmeno una parola sulla parola, sul suo essere la stratificazione storica della relazione che incorre fra l'uomo e ciò che lo circonda, fra l'uomo e i propri sensi, i dettami dei suoi sentimenti.
Nemmeno un accenno su quali e quante parole spariranno o usciranno mutate dal lockdown, termine che è entrato prepotentemente nella vita relazionale: la fuga per vivere, o solo sopravvivere. Cambia soprattutto il valore che si dà alla parola libertà, che per alcuni è stata più importante della vita, per pochi lo sarà anche dopo il Covid.
I vecchi aspromontani del fascismo non ricordano granché, quasi nessuno nei territori dispersi lo sceglieva come parte, e a nessuna parte passata si era aderito che rappresentasse un potere, né si sarebbe aderito a quelle che sarebbero venute dopo. Il potere lo si subiva come calamità, al pari delle epidemie, delle siccità.
Libertà era non dipendere dagli ordini, dai bisogni. Il resto, comunque messo, era costrizione. I sopravvissuti ricordano la passeggiata serale del podestà, che mandava a casa quelli che si spartivano con le parole la fatica cominciata all'alba. Quando lo raccontano sui volti antichi si disegna la mirabilia, la meraviglia: un evento straordinario, inatteso, che spezza un rapporto fra l'uomo e la sua essenza.
La pandemia ha compresso tantissimi piccoli spazi di libertà che ognuno, a modo proprio si era costruito: il caffè alle cinque del pomeriggio, i passi sul molo di un porto, un quadro o un panno dietro una vetrina, uno struscio, le pagine rubate a un libro in libreria. Qualunque cosa, anche un gesto di scaramanzia, cose a corredo della vita, di tutte le vite, le più diverse. Molte libertà e molte parole che ne spiegano le relazioni le riavremo, ci verranno di nuovo concesse.
Ciò che sparirà o sarà mutilato, è la meraviglia: quel disegno ingenuo, bambino che ci incorniciava il volto per l'inatteso, il mirabolante, ciò che non poteva essere, che non avrebbe potuto essere, e invece lo abbiamo visto normale. Normale, abbiamo trovato normale ogni restrizione, che anche sia stata giusta, non abbiamo preteso ci fosse spiegata.
Non abbiamo chiesto di essere convinti: abbiamo eseguito tutto, abbiamo urlato dalle finestre ai trasgressori, ingiuriato i corridori, e puntato dita e dita contro chi attentava alla nostra sicurezza, fosse essa il bene supremo, l'unico su cui arroccarci, e non fosse la vita nelle sue parole complesse, nelle stratificazioni storiche delle proprie relazioni, il traguardo a cui ambire.
La meraviglia abbiamo perso, o l'abbiamo lasciata mutilare. Per la meraviglia non si combatte da tempo, da prima della pandemia, che in molti posti nemmeno si è vista. Nulla ci sorprende più, e dopo il Covid ci sorprenderemo sempre meno di cose un tempo mirabolanti e ora tristemente normali.
di Ignazio Masulli
Il Manifesto, 7 maggio 2020
Se si taglia il tronco di un albero si possono vedere i cerchi concentrici formati durante la sua vita. Il boscaiolo vi legge i tempi della sua crescita, vi scorge le tracce delle sue malattie, vede i segni delle intemperie che l'anno scosso. Anche nella storia della società umana vi sono eventi che ne tagliano la struttura e mostrano il modo in cui si è formata e lo stato in cui si trova.
La pandemia che ci sta colpendo è uno di quegli eventi taglienti e mette a nudo lo spaccato del sistema-mondo in cui viviamo. Quel che vediamo è un sistema malato, ormai privo di linfa vitale.
È cresciuto avvolgendosi sempre più intorno alla spirale di una logica meramente utilitaria e contingente cui l'hanno costretto i gruppi economici e politici dominanti.
Una logica irresponsabile perché incurante dei guasti provocati da sfruttamento e mercificazione sempre più sfrenati delle risorse naturali e del lavoro umano. La conseguenza è che abbiamo una percezione oltremodo incerta del nostro futuro. Viviamo nell'incubo che il riscaldamento del pianeta raggiunga il limite fatale di 2 gradi centigradi entro trent'anni. Lo squilibrio demografico tra Nord e Sud del mondo, con un aumento previsto della popolazione mondiale di 2,4 miliardi entro il 2050, che sarebbe concentrato per il 97% nei paesi più poveri prospetta un'altra situazione insostenibile. Così come insostenibile sta diventando il dilatarsi della diseguaglianza sociale tra paesi ricchi e poveri, e all'interno sia dei primi che dei secondi.
Sulla pericolosa china di un piano tanto inclinato non meravigliano le grandi difficoltà e le stridenti contraddizioni in cui dibattiamo nel tentativo di arginare l'infezione di un virus sconosciuto e di facile trasmissibilità. Ed è comprensibile che il trauma che stiamo vivendo ci spinga a considerazioni, critiche e proposte tutte volte ad intervenire sulla contingenza. Ma, così facendo, corriamo il rischio di muoverci a valle dello stato delle cose. In altre parole rischiamo di pensare e agire conformandoci al modo di funzionare del sistema sociale in cui ci troviamo. Quasi dimentichi che proprio l'esperienza che stiamo attraversando mostra tutti i limiti di questo sistema e l'urgenza di modificarlo radicalmente.
Questo evento sta mettendo in tutta evidenza la fragilità della struttura economica, la debolezza dell'organizzazione sociale, per non dire dell'incapacità del ceto politico, quali si appalesano anche nei paesi che consideriamo più sviluppati. Tutto ciò che questo "evento tagliente" impietosamente mette in evidenza ci deve far riflettere su un limite di fondo della nostra costruzione sociale. Essa è stata edificata sulla falsa contrapposizione tra uomo e natura e tra uomo e uomo come se non fossimo parte della natura e non fossimo accomunati nell'evoluzione, sia naturale che sociale, della nostra specie.
Il prezzo pagato da questa duplice alienazione che ci contrappone alla natura e a noi stessi è ben visibile nella nostra insipienza e impotenza. Accade così che le mura che siamo andati costruendo intorno a noi e dentro di noi sono quelle stesse in cui siamo rimasti prigionieri. Riappropriaci del nostro futuro richiede perciò un completo cambiamento dei valori, morfologie sociali e modelli di comportamento su cui si basano le mappe cognitive dominanti.
È, questa, condizione imprescindibile per un mutamento di prospettiva che ci metta in grado di dirigere le nostre azioni non per combattere un male ma per costruire un bene, così da passare dalla lotta contro la morte alla salvaguardia della vita, dalla reazione alla malattia alla difesa della salute, da comportamenti dovuti a costrizioni esterne a comportamenti di autodisciplina, dalla logica della separazione alla tendenza all'interezza.
di Giulia Merlo
Il Dubbio, 7 maggio 2020
Scontro in maggioranza tra Italia Viva e 5 Stelle. La ministra aveva già trovato un accordo col Pd per regolarizzare temporaneamente gli irregolari che lavorano nei campi. e i 5 s si spaccano al loro interno.
Spento un focolaio se ne riaccende un altro nella maggioranza inquieta. A dar fuoco alle polveri è una esplosiva intervista del capo politico del Movimento 5 Stelle, Vito Crimi, che detta la linea ai suoi con un'entrata a gamba tesa sulla ministra dell'Agricoltura di Italia Viva, Teresa Bellanova, che a sua volta a minacciato le dimissioni.
La ministra aveva annunciato un disegno di legge da portare in Consiglio dei ministri, nel quale si prevedeva la regolarizzazione dei migranti con un "permesso temporaneo" per permettere loro di lavorare come braccianti nei campi, senza finire nelle maglie del lavoro nero.
"Sono fondamentali per portare avanti alcune attività, non solo in agricoltura dove rischiamo sperperi enormi per la mancata raccolta, ma anche le badanti che assistono tante persone anziane. Puntiamo a concedere un permesso di soggiorno temporaneo per sei mesi, rinnovabile per altri sei, per le aziende e le famiglie che vogliono regolarizzare" aveva spiegato, dopo aver raggiunto un accordo di massima sulla sua proposta anche con il Partito democratico e la ministra dell'Interno, Luciana Lamorgese.
Invece, Crimi ha messo di traverso i pentastellati, bocciando per via giornalistica l'iniziativa: "Il tema non è la regolarizzazione degli immigrati irregolari ma l'emersione del lavoro nero. Se su quello vogliamo lavorare va bene. Ma se come ho potuto leggere c'è anche una parte di testo di intenzioni di fare una sanatoria modello Maroni, noi non ci stiamo".
Parole pesantissime che hanno fatto insorgere Bellanova, la quale ha subito chiamato alla conta: "Se la mia proposta non passa, medito le dimissioni", ha tuonato, aggiungendo di non essere al governo "per fare tappezzeria". Poi ha aggiunto, piccata, che la sua "non è una battaglia strumentale per il consenso. Queste persone non votano".
La polemica è infiammata velocemente, mostrando il nervo scoperto di una maggioranza divisa. Da una parte Italia Viva con la spalla del Pd, con in particolare Matteo Orfini che ha ricordato come "Qualche settimana fa insieme ad altri parlamentari del Pd lanciai un appello al governo chiedendo di svuotare le baraccopoli in cui tanti migranti che lavorano nei campi vivono in condizioni disumane e di procedere alla regolarizzazione di quei migranti, per sottrarli al caporalato e alla criminalità che li sfrutta. Per rispondere a una esigenza del nostro paese che ha bisogno di lavoratori agricoli, ancor più in questo periodo. Ma soprattutto perché è giusto farlo" e ha difeso Bellanova, aggiungendo che "si deve fare di tutto per superare le difficoltà politiche.
È la cosa giusta, non ci manchi il coraggio di farla". Sul fronte del governo, sulla stessa linea è intervenuto anche il ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, che ha provato a gettare acqua sul fuoco pur sostenendo la proposta Bellanova: "Troveremo la soluzione e credo che sia urgente". Favorevoli all'iniziativa della ministra anche Stefano Fassina di Liberi e Uguali ed Emma Bonino di Più Europa, rafforzando il fronte della maggioranza schierato con Bellanova.
La sortita di Crimi, oltre a far infuriare gli alleati, ha lasciato spaesata anche una parte del Movimento 5 Stelle. La corrente di pensiero del capo politico, infatti, non è condivisa da numerosi esponenti parlamentari, di cui almeno due allo scoperto. Il primo è Giuseppe Brescia, presidente della commissione Affari costituzionali alla Camera, il secondo è il senatore Matteo Mantero.
"Bisogna lavorare velocemente ad un'operazione di emersione del lavoro nero, mirata ai comparti che servono al Paese per ripartire. Un'operazione che deve coinvolgere anche gli italiani, come chiedo da settimane e come ha detto giustamente oggi il ministro Lamorgese. Non è una battaglia ideologica. Lo Stato ha solo da guadagnarci" è la tesi esplicitata da Brescia.
Anche perché la posizione di Crimi, di fatto, offre la sponda alle posizioni contrarie di Lega e Forza Italia, che si sono espressi compatti contro quella che hanno definito "una sanatoria per gli irregolari". Il groviglio, dunque, si fa più fitto e rischia di aprire più di un piano di difficoltà: non solo al governo, ma anche nello stesso Movimento 5 Stelle.
di Maria Teresa Meli
Corriere della Sera, 7 maggio 2020
Mancano 600 mila braccianti, senza l'accordo l'agricoltura rischia di andare incontro a enormi problemi per il raccolto estivo. A che gioco stanno giocando gli oppositori interni ed esterni di Giuseppe Conte? Non sembra esserci un'unica regia, a dire il vero, ma le manovre di accerchiamento continuano, emergenza sanitaria o meno. E gli attori di questo assedio non sono solo politici. La Confindustria versione Carlo Bonomi incalza, i sindacati sono insoddisfatti... Morale della favola il decreto aprile rischia di non essere varato nemmeno in questa prima settimana di maggio. Benché il premier si affanni a ripetere: "Vogliamo chiudere presto".
Ma anche la politica non dà tregua a Conte. La sua maggioranza ha presentato più di mille emendamenti al decreto sulla liquidità alle imprese. Insomma, questa fase due per il premier sembra partire in salita. Era l'incubo di Dario Franceschini la "gracilità" di questo governo nato per stato di necessità. Perciò il ministro della Cultura in questi giorni ha fatto un pressing forsennato su Conte per convincerlo che "la sburocratizzazione è decisiva".
Perché, come dice il segretario del Pd Nicola Zingaretti, "i ritardi sull'attuazione dei provvedimenti minano la credibilità dello Stato". Il Pd cerca di mettere una rete di protezione intorno al premier, con la preoccupazione che quando imprese e cittadini non vedranno arrivare i soldi si allarghi il disagio sociale. Conte, nel frattempo, cerca di sminare gli ordigni (politici, ben si intende) disseminati da Italia viva. Dice di non avere "nessuna ostilità" nei confronti del partito di Renzi e definisce quelli di Iv "utili contributi". "Si è messo paura", dice ai suoi il leader di Italia viva.
Già, perché Renzi non molla comunque la presa. Si racconta che sia stato lui a spingere Teresa Bellanova a minacciare le dimissioni sulla regolarizzazione. Fonti di Italia viva smentiscono. E, comunque, anche dopo la mediazione di Conte, questo problema non sembra essere più sul tappeto. In serata si raggiunge un compromesso: via libera alla regolarizzazione di lavoratori del settore agricolo e di colf e badanti, sia italiani che migranti. Resta da definire quanto durerà il permesso di soggiorno "straordinario" per questi ultimi. Pd e Iv propongono sei mesi, i 5 Stelle uno o al massimo due, si finirà con un compromesso su tre, anche se i grillini fedeli a Luigi Di Maio continuano ad alzare l'asticella.
Ma, come si diceva, Renzi non si ferma, tanto più adesso che il nuovo corso di Confindustria non sembra concedere molto alla mediazione al ribasso. "Si sta giocando una partita complessa - spiega l'ex premier ai suoi - che riguarda il governo a tutti i livelli. Piaccia o non piaccia, riusciranno ad affrontare questa crisi solo se daranno dei segnali a Italia viva e Conte sembra averlo capito". E Conte in serata un segnale lo dà. Basterà? Nei palazzi della politica, semideserti ma non vuoti, torna a circolare l'ipotesi che Iv possa sfilarsi dando l'appoggio esterno al governo. Uno scenario questo che destabilizzerebbe la maggioranza. E l'esecutivo. Per questa ragione Zingaretti continua a ripetere che "in questa legislatura esiste solo questo governo, non ci saranno rimpasti o altre astruserie: si va al voto". Una minaccia per stoppare Iv che nei sondaggi continua a non andare bene.
Renzi però non crede alle elezioni: "Per quanto possa sembrare paradossale - dice l'ex premier - qui c'è un'unica persona che ha interesse a votare ed è Conte. Perché adesso è sopra nei sondaggi e punta su uno scontro tra lui e Salvini, visto che il Pd è scomparso, sperando di vincere e di governare poi senza problemi. Del resto sa che con le misure che sta prendendo per la fase due tra cinque mesi è politicamente morto. Ma le elezioni non le vuole nessuno, nemmeno l'opposizione, non prendiamoci in giro". Quell'opposizione che è divisa anche sulla mozione di sfiducia ad Alfonso Bonafede. La Lega insiste, Forza Italia e Fratelli d'Italia vorrebbero desistere. Iv fa sapere che potrebbe votarla, anche se alla fine non lo farà.
E Di Maio non sembra essere più rassicurante di Renzi: la sua difesa di Conte appare solo rituale. Non muove un dito in favore del premier e attende gli eventi. È questo il quadro in cui Conte si deve barcamenare. Con suo grande rammarico: "È incredibile che in un momento così grave - dice il premier ai suoi - non si pensi solo al bene degli italiani ma alle polemiche e ai giochini di potere".
ansa.it, 7 maggio 2020
La ricostruzione è stata confermata da alcuni compagni di cella. Il regista egiziano Shady Habash, morto a 22 anni nel carcere di Torah al Cairo, lo stesso dove si trova Patrick George Zaky, lo scorso fine settimana, aveva bevuto dell'alcol, per errore e per proteggersi dal Covid, prima del decesso. È questa la ricostruzione fornita dall'ufficio del procuratore generale, Hamada al Sawi, rispetto alla morte di Habash, in carcere da oltre due anni per aver realizzato un video musicale in cui veniva preso in giro il presidente Abdel Fatah al-Sisi.
La procura ha riferito di aver ricevuto lo scorso primo maggio un rapporto sulla morte di Habash dall'ospedale della prigione, dove i pubblici ministeri hanno esaminato il corpo senza trovare lesioni. Un medico del carcere ha riferito che il giorno della sua morte Habash aveva avuto mal di stomaco e vomito dopo aver ingerito per errore dell'alcol pensando che fosse acqua. Gli era quindi stata fatta un'iniezione contro il vomito, prima di rimandarlo nella sua cella. Secondo il medico, quella stessa notte le condizioni di Habash sono peggiorate e i tentativi di rianimarlo sono falliti.
La procura ha quindi riferito dell'interrogatorio di tre compagni di cella di Habash. Uno di loro ha detto che il regista aveva raccontato di aver per sbaglio bevuto un sorso di alcol per disinfettare le mani dei prigionieri come precauzione contro il coronavirus. Il detenuto ha quindi aggiunto che sono stati trovati due contenitori vuoti di alcol nella spazzatura. Altri due prigionieri hanno confermato le sue dichiarazioni, mentre il procuratore generale ha ordinato il completamento dell'indagine e un'autopsia sul corpo del regista.
di Giuliano Battiston
Il Manifesto, 7 maggio 2020
Almeno 23 sarebbero annegati, ma testimoni parlano di 70 morti. Kabul denuncia, Teheran nega: non è successo sul nostro territorio. Tra gennaio e aprile in 240mila sono tornati in Afghanistan dall'Iran, uno dei paesi più colpiti dal Covid-19, suscitando timori per la tenuta del fragile sistema sanitario. Interrogati, picchiati, torturati dalle guardie di frontiera iraniane e poi spinti nel fiume, dove molti di loro sono affogati. È la storia di decine di migranti afghani che, dopo aver cercato di attraversare illegalmente la frontiera con l'Iran, sono stati catturati dalle forze di polizia iraniane e spinti verso la morte: secondo le ricostruzioni dei sopravvissuti e le denunce delle organizzazioni per i diritti umani, almeno 23 sarebbero affogati dopo essere stati costretti ad attraversare il fiume Harirud, che parte dal Turkmenistan, scende in Iran e poi attraversa l'Afghanistan.
Secondo fonti del ministero della salute afghano, sarebbero almeno 12 i corpi ritrovati finora, ma i testimoni parlano di cinquanta o settanta persone prima torturate, poi derise e ricacciate nel fiume. Il governo di Kabul ha chiesto un'inchiesta indipendente, ma dal ministero degli Esteri di Teheran fanno sapere che l'incidente non sarebbe avvenuto su territorio iraniano, pur dichiarandosi disponibile a collaborare. Il lungo confine tra Afghanistan e Iran è uno dei più porosi del mondo. Tra gennaio e aprile, e soprattutto dopo la diffusione del Covid-19 in Iran, 240mila afghani hanno fatto ritorno a casa. Da allora è alta la preoccupazione del governo afghano, che oggi registra la presenza del virus in 29 delle 34 province. I numeri sono ancora bassi, ma il timore è che possano alzarsi in fretta, aggravando la situazione di un Paese con un sistema sanitario molto fragile, dove un quarto della popolazione dipende dalle agenzie umanitarie. E dove il confitto continua, tanto da spingere molti migranti economici a riprendere la strada per l'Iran.
Martedì il segretario della Difesa Usa, Mark Esper, ha dichiarato che i Talebani non stanno contraddicendo gli impegni assunti con il trattato firmato il 29 febbraio a Doha con l'inviato Usa, Zalmay Khalilzad. Quel trattato impegna i Talebani a ridurre la violenza contro le forze straniere, che hanno cominciato il ritiro, non contro quelle afghane, ha ricordato Esper rispondendo a quanti criticano l'attivismo militare talebano: 4.500 attacchi nei 45 giorni successivi all'accordo.
L'accordo con gli Usa è preliminare al negoziato vero e proprio tra Kabul e Talebani. Avrebbe dovuto iniziare prima del 10 marzo, ma si fatica a trovare il passo giusto. Eppure di settimana in settimana aumenta il numero di detenuti rilasciati dall'una e dall'altra parte. Per i Talebani si può cominciare a negoziare solo dopo il rilascio di 5mila studenti coranici. Nel frattempo, a Kabul il presidente Ashraf Ghani e Abdullah Abdullah assicurano che i colloqui per porre fine alla diatriba sul risultato delle elezioni presidenziali del settembre 2019 proseguono.
E che la soluzione è vicina. I due favoriti alle presidenziali, già alla guida di un governo di unità nazionale instabile e conflittuale, hanno dichiarato entrambi vittoria. Ma il dipartimento di Stato Usa ha minacciato di tagliare un miliardo di dollari nel 2020 e un altro nel 2021 se non trovano un accordo. Le ultime notizie lasciamo intendere che l'accordo potrebbe essere vicino.
Ma quello con i Talebani sarà molto più difficile da trovare. L'accordo firmato con gli Usa gli ha concesso una patente di legittimità politica, oltre alla consapevolezza che a Washington preme il ritiro, prima della stabilità del Paese. Gli studenti coranici possono permettersi di tergiversare. E perfino di rifiutare come "inopportuno" l'appello del segretario dell'Onu Guterres per un cessate il fuoco umanitario.
- 376 boss scarcerati, ecco la lista riservata che allarma le procure
- Il Pd non è giustizialista, avvisare le procure antimafia è buon senso
- Carceri, la salute di Caino sotto il Covid-19
- Il suggerimento manettaro di Martelli a Bonafede: riarrestali!
- Se l'improvviso "voltafaccia" viene derubricato a equivoco dimenticando la trasparenza










