di Aldo Cazzullo
Corriere della Sera, 22 marzo 2026
“Fui arrestata e tentai il suicidio, pesavo 44 chili. Poi incontrai la pm e le raccontai del bunker dello zio. Avevo 5 anni quando mio nonno sparì nel nulla. Fu allora che cominciai a respirare aria di morte. E la sua fu vendicata”. Giuseppina Pesce vive sotto falsa identità, in una località segreta. È figlia, nipote, sorella, moglie di ‘ndranghetisti. Peppe, il fratello di suo nonno, e Antonino, il fratello di suo padre Salvatore, sono stati i capi di uno dei clan più importanti, i Pesce. E lei li ha fatti arrestare tutti. Nel computer appare via zoom un volto che dimostra meno dei suoi 46 anni, e non ha nulla dello stereotipo della donna di mafia. In mano ha le bozze del libro che ha scritto con un giornalista coraggioso, attivista anti-ndrangheta, Danilo Chirico. Si intitola “La figlia del clan”, esce dopodomani.
di Raffaella Mari
laleggepertutti.it, 22 marzo 2026
Una pena che calpesta la dignità umana perde la sua funzione legale e rieducativa. Da questa premessa parte l’iniziativa del tribunale di sorveglianza di Firenze, che ha sollevato una questione di legittimità costituzionale per permettere il rinvio della pena quando il carcere non garantisce standard minimi di civiltà. Attualmente, la legge consente di sospendere l’esecuzione della condanna solo in casi tassativi, come la grave malattia fisica, ma non prevede nulla per chi vive in celle infestate da insetti o in spazi troppo angusti. L’obiettivo è trasformare il rinvio della pena in uno strumento di tutela universale: se lo Stato non può garantire una detenzione dignitosa, l’esecuzione della sanzione deve fermarsi. La dignità del condannato diventa così il parametro invalicabile per la legittimità della detenzione stessa, stabilendo un principio che supera il singolo caso per abbracciare l’intero sistema carcerario.
di Giampaolo Piagnerelli
Il Sole 24 Ore, 22 marzo 2026
Nel caso de quo si era registrato un ritardo di oltre 200 giorni nella scarcerazione. Per la Cassazione si tratta di una grave violazione dei doveri di diligenza che decreta la responsabilità del togato. La Cassazione mette un punto su una vicenda che tocca uno dei principi più delicati dello Stato di diritto: la tutela della libertà personale. E allora con la sentenza n. 6556/26 le Sezioni Unite hanno confermato la responsabilità disciplinare di un magistrato di un tribunale campano, ritenuto colpevole di non aver disposto tempestivamente la cessazione di una misura cautelare.
studiocataldi.it, 22 marzo 2026
La Corte Costituzionale dichiara inammissibili le questioni sollevate dal tribunale di Firenze sull’isolamento disciplinare del detenuto. Con la sentenza numero 31/2026, la Corte costituzionale ha dichiarato inammissibili le questioni sollevate dal Tribunale di Firenze nei confronti degli articoli 33, 39 e 40 della legge numero 354 del 1975, relativi all’isolamento del detenuto sottoposto alla sanzione disciplinare dell’esclusione dalle attività comuni, norme che il rimettente ha censurato per difetto di proporzionalità, contrarietà alla finalità rieducativa della pena, lesione della salute psicofisica della persona e inosservanza delle riserve di legge e giurisdizione in materia di restrizioni alla libertà di comunicare. Sulla premessa che, nel caso di specie, il detenuto, tratto a giudizio innanzi al Tribunale per danneggiamento seguito da pericolo di incendio, abbia dato fuoco alle suppellettili della cella “per sottrarsi alla condizione d’isolamento che riteneva insopportabile”, il rimettente aveva motivato sulla rilevanza delle sollevate questioni riferendosi alla scriminante della legittima difesa, quanto meno putativa, ovvero, in alternativa, all’esimente della particolare tenuità del fatto, le quali al detenuto stesso avrebbero potuto essere riconosciute, ove le norme censurate fossero state dichiarate costituzionalmente illegittime.
La Sicilia, 22 marzo 2026
Nella Casa di reclusione di Augusta si è registrata la morte di un altro detenuto. Francesco C., 41 anni, messinese, stava scontando la pena di 6 anni e 8 mesi di reclusione e secondo i familiari necessitava di cure adeguate che la detenzione in carcere non poteva garantirgli. Dopo un primo rigetto della richiesta di scarcerazione, si attendeva una nuova decisione da parte del giudice, ma nel frattempo il detenuto non ce l’ha fatta.
di Siham Ouzif
Corriere della Sera, 22 marzo 2026
Per anni la politica ha promesso di risolvere l’emergenza sovraffollamento. Donatella Albini evidenzia la mancanza del ricambio d’aria e la luce artificiale costante. “Entro 15 giorni troverò una soluzione per Canton Mombello”. Era il 21 ottobre 2013 quando Anna Maria Cancellieri, l’allora ministro della Giustizia (già prefetto a Brescia) prometteva una svolta per il carcere di Brescia. Sono passati più di dieci anni, ma le promesse sono rimaste ferme. Ad oggi, la situazione della Casa circondariale Nerio Fischione, nota ai bresciani come Canton Mombello, rimane drammatica: 379 detenuti a fronte di 182 posti regolamentari. Un sovraffollamento del 208%.
di Giulia Ghirardi
fanpage.it, 22 marzo 2026
Dopo la denuncia di Fanpage.it sui presunti pestaggi nel carcere di Opera alla Vigilia di Natale, è intervenuta anche la Commissione speciale in tutela dei diritti delle persone negli istituti penitenziari: “È il fallimento della politica”. Sembra un racconto dell’orrore. Gli spazi detentivi non possono essere luoghi di tortura”. A parlare è Luca Paladini, Consigliere di Regione Lombardia (Patto Civico) e vicepresidente della Commissione speciale in tutela dei diritti delle persone negli istituti penitenziari, che dopo la denuncia di Fanpage.it sulle presunte violenze e i soprusi avvenuti nel carcere milanese di Opera alla Vigilia di Natale, ha deciso di intervenire sull’argomento, parlando di un “fallimento totale della politica”.
rainews.it, 22 marzo 2026
Nell’ispezione dei garanti dei detenuti emerge lo stato di abbandono e di degrado in cui versa l’istituto. Alcune parti del carcere sono ospitate in container. Una settimana fa la notizia dell’inchiesta aperta dalla Procura di Roma. Dieci agenti di Polizia Penitenziaria sono al centro dell’indagine su presunti casi di violenze e torture a cui sarebbero stati sottoposti almeno tredici giovani detenuti nell’istituto. Otto dei dieci agenti coinvolti sono ancora in servizio nell’Ipm, ancorché fuori dalle sezioni detentive. È quanto hanno riscontrato il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, Stefano Anastasìa, e la Garante dei diritti delle persone private della libertà di Roma Capitale, Valentina Calderone, che si sono recati in visita di monitoraggio nell’istituto. Ha partecipato alla visita anche il consigliere regionale Valerio Novelli.
di Manuela Marziani
Il Giorno, 22 marzo 2026
“Un’altra gang in città: trasformare la trasgressione in crescita” è il progetto che durerà per tutto il 2026 finanziato da Ats Pavia e realizzato dall’associazione Gli Sdraiati con la collaborazione della rete scolastica pavese e delle istituzioni della giustizia minorile per prevenire comportamenti a rischio e promuovere appartenenze sane. L’idea nasce per intercettare gli adolescenti prima che le trasgressioni diventino comportamenti stabilizzati. Accanto a loro, il progetto coinvolge le famiglie, spesso disorientate o isolate di fronte a comportamenti improvvisi e difficili da gestire.
di Mauro Armanino*
Il Fatto Quotidiano, 22 marzo 2026
Sono, le frontiere, uno degli specchi del nostro tempo. Dipendono dall’abito che si porta perché esso, malgrado tutto, fa il monaco. Dipendono ancora e soprattutto dal colore della pelle e i tratti somatici. Dipendono dai documenti che si possiedono o da quelli abbandonati nel viaggio. Dipendono dalle circostanze favorevoli o meno del destino. Dipendono da dove ci si trova e in quale momento, giusto o sbagliato. Dipende dalla classe sociale alla quale si presume si appartenga. Dipende dalla direzione del viaggio. Dipendono, molto banalmente, dall’attenzione e la buona volontà di chi si trova a decidere. Dipende dalla differenza, sempre labile, tra i meritevoli di fiducia e gli impraticabili. Dipende, infine, dai nuovi strumenti di controllo, programmati per eluderer la coscienza umana. Le frontiere delle frontiere sono senza nome.
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