di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 23 marzo 2026
Il destino della “famiglia nel bosco” è un caso che da mesi scuote e polarizza la politica e l’opinione pubblica, divise in due tronconi contrapposti incapaci di dialogare. Da una parte c’è chi vede nello Stato il guardiano necessario della tutela dei minori, dall’altra chi denuncia l’intrusione di un potere tirannico, convinto di potersi arrogare il diritto di stabilire come vivere, dove vivere e come educare i propri figli. È una vicenda che tocca corde profonde e antiche, che provoca reazioni scomposte, emotive, spesso radicali, perché in gioco non c’è soltanto una famiglia isolata tra gli alberi di un bosco abruzzese, ma qualcosa di più ancestrale: i principi stessi delle società moderne, il delicato equilibrio tra Stato e individuo, tra libertà e uguaglianza, tra natura e cultura.
di Lorenzo D’Avack
Il Dubbio, 23 marzo 2026
L’ordinanza del tribunale dei minori dell’Aquila, emessa in occasione della tragica vicenda della “casa nel bosco”, ha scatenato un ampio dibattito pubblico e politico sulla tutela dei minori, sul ruolo dei genitori e sul ruolo del diritto. La finalità della decisione giudiziaria, che trasferisce i figli in altra casa famiglia, allontanandoli dalla madre, è definita dal tribunale dei minori “protettiva”, con l’obiettivo di garantire il superiore interesse dei bambini. A Catherin Birmingam i magistrati contestano di violare l’obbligo scolastico dei figli e di avere un atteggiamento oppositivo, con contrasti crescenti, nei confronti del personale della struttura e degli assistenti sociali.
La Repubblica, 23 marzo 2026
Lo si apprende da un rapporto di Human Rights Watch. Persone detenuti in isolamento per 23 ore in centri di massima sicurezza senza processo. El Salvador ha sottoposto alcuni cittadini espulsi dagli Stati Uniti a sparizioni forzate e detenzioni arbitrarie senza rivelare dove si trovino o portarli davanti a un giudice, secondo un rapporto di Human Rights Watch pubblicato qualche giorno fa e rilanciato dalla Reuters. Secondo l’organizzazione per i diritti umani, che ha sede a New York, 11 salvadoregni erano tra gli oltre novemila loro connazionali deportati dall’inizio di gennaio 2025 sotto la presidenza Trump.
di Sabrina Panarello
agenparl.eu, 22 marzo 2026
Il sistema carcerario italiano sembra ormai aver smarrito la sua funzione rieducativa per trasformarsi in una gigantesca operazione di logistica giudiziaria. I detenuti, spogliati della loro identità, finiscono per diventare il contenuto dei depositi di una giustizia che non sa più, o non vuole più, gestire ciò che ha prodotto. Non si tratta di espiazione della pena, ma di puro accatastamento. Celle sovraffollate come unità di carico, dove l’umanità viene compressa in attesa di una scadenza che, nel piano ideale della Costituzione, dovrebbe restituire alla società uomini e donne pronti a riappropriarsi del proprio ruolo civile.
di Pasquale Cardillo Cupo
ilgraffio.net, 22 marzo 2026
Il sistema carcerario italiano vive una crisi senza precedenti che tocca ogni aspetto della giustizia penale, dalle condizioni disumane di detenzione agli errori giudiziari che costano milioni di euro alle casse dello Stato. I numeri parlano chiaro: al 31 gennaio 2026, nelle carceri italiane erano rinchiuse 63.734 persone a fronte di una capienza regolamentare di 51.271 posti, con un sovraffollamento che in 76 istituti penitenziari raggiunge il 150%, costringendo tre persone a vivere in spazi progettati per due. La situazione è drammatica e le conseguenze si misurano in vite umane: nel 2025 sono stati registrati 238 decessi tra i detenuti, un dato che evidenzia le condizioni critiche all’interno delle strutture penitenziarie.
di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 22 marzo 2026
Era già stata brutta la campagna referendaria. Ma forse è finita peggio. Con scambio di accuse sui social, violazioni del silenzio elettorale inclusa quella del vicepremier Matteo Salvini, segnali allarmanti come il danneggiamento dell’auto del capo dell’Anm Parodi (un finestrino rotto). E persino minacce di morte al presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, postate sotto un suo appello al voto su Facebook. Ma da oggi la parola passa agli elettori. Alle sette le urne si apriranno per offrire a 45 milioni di elettori in Italia la possibilità di dire Sì o No alla riforma Nordio: quella della separazione delle carriere, del doppio Csm per soli giudici e soli pm, dell’alta l’Alta corte disciplinare, dei membri togati scelti per sorteggio “secco” e dei laici per sorteggio “temperato”, vale a dire estratti da una lista bloccata compilata dal Parlamento.
di Marco Iasevoli e Danilo Paolini
Avvenire, 22 marzo 2026
Dopo una campagna elettorale poco edificante, si va al voto oggi dalle 7 alle 23 e domani dalle 7 alle 15. Si decide su sette articoli della Costituzione riguardanti la magistratura. Il derby della politica è (finalmente) finito. Una delle peggiori campagne elettorali della storia recente cede oggi e domani il passo all’unico gesto che lascia davvero il segno: il voto dei cittadini. Con il referendum confermativo, si decide se dire Sì o No alla riforma costituzionale che porta un nome tecnico: “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”, e che nella sostanza incide sull’organizzazione della magistratura.
di Mauro Palma
Il Manifesto, 22 marzo 2026
Il Parlamento è stato di fatto esautorato dalla sua titolarità del confronto. Questa premessa riassume la connotazione culturale di cui la riforma è figlia. La disputa tecnica non ha significato se non si è in grado di leggere la valenza politica di questa riforma, in una fase densa di penalità securitaria. Nessun testo, in uno Stato laico è teoricamente esente dalla doverosa continua lettura di congruità con i mutamenti rapidi del presente. È invece una questione di rappresentatività effettiva di tale lettura e, quindi, del ruolo centrale da riservare al Parlamento quale luogo della rappresentanza della collettività che attorno a quella Carta si riconosce.
di Fabio Anselmo*
Il Fatto Quotidiano, 22 marzo 2026
Il nostro governo ben si guarda dal dire di aver subito l’ennesima condanna dalla Corte Europea dei diritti dell’Uomo sul gratuito patrocinio e i ritardi biblici nei pagamenti. Come fanno i cittadini a difendere i propri diritti nelle aule giudiziarie se non hanno soldi da spendere? La legge dovrebbe essere uguale per tutti ma cosa accade a chi non è in grado di difendersi? La legge sul gratuito patrocinio prevede che sia lo Stato a pagare per loro, che si tratti di vittime dei reati oppure indagati, accusati di averli commessi. Lo Stato si fa carico - come deve - della tutela della loro difesa. Tantissimi sono gli avvocati abilitati al patrocinio a spese dello Stato. Il loro ruolo è fondamentale per la tenuta del nostro sistema Giustizia. Sono veri e propri eroi dei nostri tribunali. Lavorano quotidianamente per pochi soldi, perché le tariffe liquidate per la loro attività professionale sono a dir poco esigue. Così basse da ledere la loro dignità professionale e, in più, vengono liquidate con ritardi biblici e spesso pluriennali. Nessuno si occupa di loro perché non difendono certo i colletti bianchi, ma solo gli ultimi della scala socio-economica del nostro Paese.
di Alberto Giulini
Corriere di Torino, 22 marzo 2026
Don Ciotti: “L’omertà è uccidere la verità e la speranza”. Letti i nomi di 1.117 “vittime innocenti”. Nel capoluogo piemontese la 31esima edizione della “Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie” promossa da Libera. I familiari delle vittime: “Fame di verità e giustizia”. “I protagonisti sono i familiari delle vittime innocenti della violenza criminale e mafiosa. L’80% di loro non conosce la verità. Il diritto alla verità è importante e fondamentale e per fare questo è necessario scuotere un pochettino di più ognuno per la propria parte, perché la memoria non può andare in prescrizione”.
- “Da figlia del clan a pentita: vivo nel terrore, mio fratello mi vuole morta”
- Carcere degradato: la pena si può rinviare se la cella è inumana
- Detenzione oltre i termini, confermata la sanzione al magistrato “inadempiente”
- Legittimo l’isolamento disciplinare del detenuto
- Augusta (Sr). Detenuto morto in cella, indagini della Procura sulle responsabilità











