di Luciana Cimino
Il Manifesto, 25 marzo 2026
Alla destra i giovani italiani non piacciono. È una diffidenza che non nasce oggi, dopo che l’analisi del voto al referendum sulla giustizia ha evidenziato il ruolo degli under 40 nella sconfitta. Era evidente fin dai primi giorni di insediamento che il governo Meloni non solo non amasse la partecipazione giovanile ma aveva proprio un piano: “umiliarli”, per usare una delle prime espressioni infelici di Valditara, che esordì così alla guida del ministero dell’Istruzione (e merito). Tre anni e mezzo dopo si può affermare che tutte le politiche per la gioventù, sostantivo che la destra preferisce, del governo si possono riassumere con una parola: repressione. I bambini vanno rieducati con la Bibbia, gli adolescenti sono in nuce criminali, gli universitari devono essere puniti. Se di origine straniera di più, come dimostra, da ultimo, anche la cosiddetta legge anti maranza, razzista sin dal nome.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 25 marzo 2026
Discussi i rinvii pendenti. La Commissione Ue si contraddice. La prima sentenza potrebbe arrivare entro giugno, quando entrerà in vigore il Patto Ue. Mentre in Italia le urne referendarie restituivano un’imponente vittoria del No, in Lussemburgo iniziava la prima udienza sui rinvii pregiudiziali pendenti davanti alla Corte Ue per i centri in Albania. In un significativo uno-due, i giudici europei hanno piazzato lunedì la discussione del procedimento partito dalla Corte d’appello di Roma nel novembre scorso e martedì quella sul procedimento trasmesso dalla Cassazione a maggio 2025.
di Agostina Pirrello
Il Manifesto, 25 marzo 2026
A seguito di denuncia da parte dell’ong Ligue des droits de l’homme, la Corte d’Appello di Parigi ha avviato un’indagine su Fabrice Leggeri, direttore dal 2015 al 2022 dell’Agenzia Europea delle frontiere Frontex, oggi eurodeputato del Rassemblement National, accusato di tortura e di crimini contro l’umanità ai danni delle persone migranti. L’apertura dell’indagine segna la prima volta in cui una corte nazionale si accinge ad accertare l’eventuale responsabilità penale di un ex funzionario dell’Unione europea per le pratiche abominevoli che da anni si consumano nel Mediterraneo. Secondo la denuncia, Leggeri avrebbe dato direttive ai suoi dipendenti per facilitare i respingimenti in mare ad opera delle autorità greche verso la Libia, luogo tristemente noto come un inferno in terra per i migranti, sistematicamente sottoposti a detenzioni arbitrarie, torture e abusi sessuali.
di Diana Ligorio
Il Domani, 25 marzo 2026
“Nell’immaginario collettivo l’Italia è il paese delle piazze. Ma nel mio progetto di ricerca ho scoperto che, per molti migranti provenienti dallo spazio post-sovietico, Roma non inizia per strada, ma sullo schermo di uno smartphone”. Con queste parole Liubov Iashchenko presenta la sua indagine antropologica sulle chat di Telegram come risposta all’immobilità burocratica: reti digitali di solidarietà che si trasformano in strumenti indispensabili di cittadinanza e sopravvivenza urbana. Dopo una laurea in Storia all’Università di Prem’ in Russia, ora Iashchenko continua i suoi studi in discipline etno-antropologiche presso la Sapienza di Roma. “Durante le interviste in profondità, i miei informatori mi hanno spesso raccontato che il trasferimento in Italia dai paesi appartenenti alla ex Unione Sovietica è un percorso solitario”.
di Simone Baroncia
korazym.org, 24 marzo 2026
Le carceri italiane vivono una crisi strutturale che colpisce adulti e minorenni, con effetti che travalicano i confini degli istituti e investono l’intera società. Secondo Franco Prina, professore ordinario di Sociologia giuridica, della Devianza e del Mutamento presso il Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università degli Studi di Torino: “Il carcere oggi spesso funziona come una discarica sociale dove accresce la marginalità sociale, la fragilità psichiche e la povertà educativa”. I numeri parlano chiaro: sovraffollamento medio del 124% e picchi oltre il 200% in istituti come Lucca e San Vittore; circa 20.000 detenuti tossicodipendenti; il 65% con disagio psichico, di cui il 4% affetto da psicosi gravi; oltre 20.000 detenuti stranieri; suicidi già sette nei primi 40 giorni del 2026, dopo i 91 del 2024 e gli 80 del 2025.
di Caterina Mazzantini
eunews.it, 24 marzo 2026
La Commissione Europea sta monitorando il recepimento della direttiva sui salari minimi per garantire che le persone ristrette impegnate in effettivi rapporti di lavoro ricevano tutele adeguate e non disparitarie. I detenuti hanno diritto a un salario minimo, e gli Stati membri dell’Unione Europea devono garantire i principi di non discriminazione e proporzionalità nei casi in cui dovessero rivederlo e portarlo a un livello più basso. In risposta a un’interrogazione di Anthony Smith, europarlamentare francese del gruppo La Sinistra, Roxana Mînzatu, la vicepresidente esecutiva per Diritti sociali e competenze, lavoro di qualità e formazione della Commissione europea, ha spiegato che Bruxelles sta monitorando con attenzione come gli Stati membri stiano recependo la Direttiva (la numero 2022/2041) e che, in questo contesto, controllerà che qualsiasi variazione del salario minimo legale per i detenuti sia conforme alle norme UE.
plasticfreeonlus.it, 24 marzo 2026
Prosegue il percorso condiviso tra Plastic Free Onlus, l’organizzazione impegnata dal 2019 nel contrasto all’inquinamento da plastica, e Seconda Chance, associazione del Terzo Settore attiva nel reinserimento socio-lavorativo delle persone detenute. Una collaborazione che continua a crescere e che, sabato 28 marzo, darà vita a una nuova giornata di mobilitazione nazionale all’insegna dell’ambiente e dell’inclusione. Saranno coinvolti volontari e detenuti in permesso premio in oltre dieci località in tutta Italia, dal Nord al Sud, con iniziative diffuse su più territori per restituire decoro a spazi spesso segnati dall’abbandono dei rifiuti. Le attività prenderanno il via in contemporanea nella mattinata del 28 marzo: dalle spiagge di Salerno e Bacoli al lungomare di Stazzo ad Acireale, recentemente colpito dal ciclone Harry, passando per la foce del fiume Volturno, la pineta di Su Siccu a Cagliari, le aree urbane di Monza, Prato, Padova Varese e Torino e il Castello Visconteo di Pavia, fino alle località costiere di Ancona, Bari, Napoli, Pesaro, Terracina e Reggio Calabria.
di Massimo Franco
Corriere della Sera, 24 marzo 2026
La vittoria è chiara, ma l’Italia resta divisa e chiede dialogo. Il numero più significativo è il 58,9 per cento dei votanti: ben oltre un quorum peraltro non necessario. Segnala un rilancio della democrazia diretta che si temeva sarebbe stata umiliata dall’astensionismo. E sottolinea una partecipazione massiccia che legittima la vittoria del No alla riforma sulla giustizia, e la sconfitta del Sì proposto dal governo. Ha votato l’Italia, la nazione, non una minoranza. Lo ha fatto con nettezza, ma anche con margini tali da restituire l’immagine di un Paese diviso a metà. Questo dovrebbe consigliare non solo a chi ha perso ma anche a chi ha prevalso di rispettare lo schieramento avversario; e di aprire insieme una nuova fase. Sarà necessario cercare in Parlamento il dialogo che nei mesi passati è mancato per responsabilità trasversali.
di Danilo Paolini
Avvenire, 24 marzo 2026
Questo è il momento della responsabilità. Gli italiani hanno detto No alla riforma, ma i problemi quotidiani della giustizia non escano dall’agenda politica. È un risultato che offre numerosi spunti di riflessione, quello del referendum costituzionale sulla riforma della giurisdizione che si è concluso con la vittoria dei No. Vanno in archivio, dunque, la separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri, lo sdoppiamento del Csm (con estrazione a sorte “integrale” dei consiglieri togati) e l’istituzione di un’Alta Corte per i procedimenti disciplinari a carico dei magistrati.
di Piero Sansonetti
L’Unità, 24 marzo 2026
Ora il centrodestra pagherà per quattro anni di governo scriteriato. Però attenti: si rischia il superpotere delle Procure. Ha vinto il No e ha affossato la riforma della Giustizia. L’assetto della magistratura non è stato neppure scalfito. La magistratura esce molto forte da questo voto. Si è opposta in modo quasi compatto alla riforma, che avrebbe ridotto i poteri dei Pm e scompaginato il sistema delle correnti. La magistratura chiedeva che tutto restasse com’era prima. Ha ottenuto quello che voleva. Il funzionamento della magistratura e i suoi rapporti interni resteranno quelli che conosciamo e il sistema delle correnti continuerà a mantenere il potere ben saldo nella sue mani.
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