di Marcello Sorgi
La Stampa, 24 marzo 2026
La vittoria del “No” al referendum è soprattutto una sconfitta per Meloni (che ha subito, pubblicamente, accusato il colpo): la prima dopo tre anni e mezzo di governo, una cavalcata travolgente, che adesso subisce un arresto. È un prezzo alto da pagare per la premier, a un anno dalle elezioni politiche in cui si giocherà la riconferma. Lo è perché la separazione delle carriere dei magistrati, che ha difeso con tutte le sue forze nelle due ultime settimane di campagna elettorale, non era una riforma “sua”, ma di Forza Italia: un tributo alla memoria del fondatore Berlusconi, con il quale tra l’altro, quando ancora era in vita, Meloni non era mai riuscita ad avere buoni rapporti. Una partita in cui “il gioco non valeva la candela”, aveva detto non a caso un uomo di una certa esperienza come il presidente del Senato La Russa.
di Francesco Malfetano
La Stampa, 24 marzo 2026
Nordio, Bartolozzi e Delmastro sul banco degli imputati per la sconfitta referendaria. Ipotesi demansionamento per la capa di gabinetto, anche il sottosegretario rischia. A via della Scrofa non la chiamano resa dei conti. Ma poco ci manca. Nelle stanze dove si decide la linea, Giorgia Meloni ha già fatto capire che il “No” non finirà archiviato come un incidente di percorso. Al contrario: sarà sezionato, voce per voce, errore per errore. E soprattutto, nome per nome. La lente si sposta rapida su via Arenula. È lì che, dentro Fratelli d’Italia, individuano il cortocircuito più evidente. Non solo per i molteplici passi falsi compiuti dal Guardasigilli Carlo Nordio, ma per la filiera politica e tecnica che lo circonda. In cima alla lista ci sono la capo di gabinetto Giusi Bartolozzi e il sottosegretario Andrea Delmastro. Sono loro, oggi, a trovarsi nel punto più esposto.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 24 marzo 2026
Ministero della Giustizia nella bufera, dopo i risultati referendari e lo scandalo del sottosegretario delegato alla Polizia penitenziaria. Aria di chi attende il “plotone di esecuzione” (cit. Bartolozzi), ieri al ministero di Giustizia. Perché semmai dovesse esserci qualcuno che pagherà - per tutti - la sonora bocciatura della riforma Nordio, è certo che siede in via Arenula. Anche se lo stesso ministro si è affrettato ieri a smentire voci di rimpasto: “Non è nostra intenzione attribuire o meno a questo voto un significato politico”. Epperò in quegli uffici ieri il Guardasigilli ha atteso i risultati referendari insieme alla sua capa di gabinetto Giusi Bartolozzi.
di Francesco Bechis
Il Messaggero, 24 marzo 2026
Imminente un incontro tra Meloni e il sottosegretario, il passo indietro non è tabù. Il freno del Guardasigilli sulle prossime mosse giudiziarie: “Ordinaria amministrazione”. È la serata dei lunghi sospiri a via Arenula. Riecheggiano quelli di Carlo Nordio per i corridoi del ministero della Giustizia. Deluso, amareggiato per la battaglia della vita infranta contro il muro delle urne. Ci ha messo la faccia e la firma. Non intende dimettersi, il Guardasigilli, ma è pronto a farlo qualora glielo chiedessero. Trema tutto il ministero del resto dopo l’inciampo elettorale.
di Salvatore Merlo
Il Foglio, 24 marzo 2026
Il ministro della Giustizia dopo la sconfitta al referendum: “Non penso di dovermi dimettere. Il popolo non ci ha creduto, tutto qua”. E sulle conseguenze del risultato è netto: “La magistratura opporrà una resistenza sistematica a qualsiasi progetto di riforma che il governo vorrà portare avanti”. Pensa di dimettersi? “No”. Però le daranno la colpa della sconfitta, ministro Carlo Nordio. “Oddio sicuramente è una battaglia che io ho sostenuto. Con il massimo del mio vigore, della mia energia e della mia convinzione. Quindi è anche una sconfitta mia, di cui rivendico la paternità, perché se c’è una cosa che non mi manca è il coraggio. Però non penso di dovermi dimettere né sarò certo io a cercare altri capri espiatori, o scuse per la sconfitta. Era una battaglia in cui credevo e l’abbiamo persa perché il popolo invece non ci ha creduto, tutto qua”. Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi resteranno al loro posto? “La nostra compagine ministeriale è compatta”. Hanno avuto un peso sull’esito del voto? “Non penso”.
di Errico Novi
Il Dubbio, 24 marzo 2026
La débacle referendaria è anche la pietra tombale su tutte le leggi d’ispirazione liberale in materia di giustizia. Sfidare i veti delle toghe d’ora in poi sarà impossibile. Che il garantismo non fosse la più popolare delle opzioni politiche era arcinoto. Ma che potesse essere travolto in modo così evidente, non era una previsione scontata. E invece l’esito del referendum sulla separazione delle carriere certifica un’amara verità, amara quanto meno per chi difende i princìpi del diritto penale liberale: nel garantismo gli italiani non credono. E men che mai credono nell’opportunità di rivedere gli equilibri fra politica e magistratura.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 24 marzo 2026
L’ex giudice costituzionale: “Dietro l’esito del referendum non c’è un invito a fermarsi, ma ad affrontare i veri problemi della giustizia: arretrati, tempi dei processi, geografia giudiziaria, distribuzione del personale”. “Gli oppositori della riforma Nordio, che hanno vinto al referendum, negli ultimi mesi hanno detto unanimemente che non bisognava partire dalla separazione delle carriere o dalla riforma del Csm, bensì dai veri problemi della giustizia, cioè gli arretrati, i tempi della giustizia, la geografia giudiziaria, la distribuzione del personale e così via. Il governo dovrebbe allora trarre questa lezione dal referendum e mettersi a lavorare su questi temi”. Lo dice, intervistato dal Foglio, Sabino Cassese, professore e giudice emerito della Corte costituzionale. “Bisogna dare l’interpretazione giusta al No - aggiunge -. Occorre chiedersi cosa c’è dietro: non c’è un invito a fermarsi, ma ad affrontare i veri problemi della giustizia”.
Il Dubbio, 24 marzo 2026
Non è in contrasto con il principio di legalità né con il principio di ragionevolezza l’interpretazione delle Sezioni unite della Cassazione, secondo cui il regime della prescrizione risultante dalla legge numero 103 del 2017 continua ancor oggi ad applicarsi ai fatti commessi tra la sua entrata in vigore (3 agosto 2017) e l’entrata in vigore della legge numero 3 del 2019 (1° gennaio 2020). Lo ha stabilito la Corte costituzionale con la sentenza numero 38, depositata ieri, con la quale sono state dichiarate non fondate le relative questioni, sollevate dalla Corte d’appello di Lecce. La riforma del 2017 ha previsto che, dopo una condanna in primo grado, la prescrizione del reato rimane sospesa per un anno e mezzo durante il giudizio di appello, e per un altro anno e mezzo durante il giudizio di Cassazione.
di Giulia Ghirardi
fanpage.it, 24 marzo 2026
“Sarebbe emerso un quadro sistemico di abusi e un clima di tensione costante”. Così inizia l’interrogazione che questa mattina, lunedì 23 marzo, è stata depositata dal senatore Franco Mirabelli, vicepresidente del gruppo Pd a Palazzo Madama, indirizzata al Ministero della giustizia per chiedere un’ispezione ministeriale straordinaria dopo la denuncia di Fanpage.it sui presunti pestaggi avvenuti nel carcere di Opera alla Vigilia di Natale. Sul caso, nei giorni scorsi, era intervenuta anche la Commissione speciale in tutela dei diritti delle persone negli istituti penitenziari, definendolo “un racconto dell’orrore” che, se fosse accertato, sarebbe “gravissimo” perché “gli spazi detentivi non possono essere luoghi di tortura”.
laprovinciakr.it, 24 marzo 2026
Illustrata nel corso del recente Consiglio comunale la relazione sull’attività svolta nel 2025: “rilevate criticità significative sotto il profilo sanitario e strutturale”. Il Garante dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale del Comune di Crotone, Pantaleone Sulla, ha illustrato nel corso del recente Consiglio comunale la relazione annuale sull’attività svolta nel 2025, offrendo un quadro articolato delle condizioni detentive, delle iniziative intraprese e delle principali criticità riscontrate, unitamente alle proposte di intervento. La relazione si apre con un inquadramento della situazione penitenziaria nazionale, ancora segnata da gravi criticità strutturali.
- Catanzaro. Dentro il carcere, la sfida della sanità penitenziaria
- Modena. Assistenza sanitaria in carcere: formazione per gli infermieri
- Saluzzo (Cn). Il sistema carcerario, un muro di burocrazia e pregiudizio
- San Gimignano (Si). I detenuti scrivono al Papa. Risposta del Santo Padre
- Palermo. Un laboratorio per formare detenuti casari. Sammartino: “Offrire un futuro diverso”











