di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 2 luglio 2026
Il reato riqualificato e per il quale il giudice applica la misura non doveva essere già ipotizzabile al momento dell’autorizzazione dell’atto investigativo. Con la sentenza n. 24064/2026 la Cassazione penale ha accolto il ricorso in base all’effetto estensivo dello stesso e che, nel caso concreto, riguardava l’utilizzazione di intercettazioni disposte per un reato diverso rispetto a quello riqualificato dal tribunale del riesame e per il quale lo stesso tribunale ha adottato una misura cautelare. Il ricorso non aveva, infatti, posto nel focus la questione della legittimità dell’autorizzazione originaria.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 2 luglio 2026
Prima il caso del 75enne colpito da ictus morto a Sollicciano, poi l’ennesima tragedia. “Una mattanza indegna di un Paese civile”. Il garante regionale dei detenuti Giuseppe Fanfani commenta così “lo stato di abbandono” in cui versa il pianeta carcere, dove negli ultimi giorni sono morti due detenuti, prima il fiorentino over 70 deceduto dopo il trasporto d’urgenza da Sollicciano all’ospedale San Giovanni di Dio, poi l’honduregno 26enne morto in cella a Prato. “Siamo di fronte ad una deriva inaccettabile - dice Fanfani - Questa striscia di morti è il frutto avvelenato di una concezione del carcere inteso unicamente come luogo di segregazione, di pura punizione e di totale abbandono, una realtà che si trova ad anni luce di distanza dal dettato dall’articolo 27 della nostra Costituzione”. Fanfani sottolinea che “proprio perché la persona reclusa è privata della propria libertà e non è in grado di determinarsi liberamente né di muoversi per tutelarsi, lo Stato, nel momento in cui ne assume la custodia, contrae un debito assoluto. Ha il dovere inderogabile di garantire una custodia che rispetti la dignità umana e che sia orientata alla rieducazione. Oggi, invece, assistiamo a un silenzioso e sistematico smantellamento di questi principi, nell’indifferenza burocratica di un sistema inefficiente, sordo e ormai al collasso”. Sul decesso di Sollicciano è intervenuto anche l’assessore al sociale del Comune di Firenze Nicola Paulesu: “È importantissimo che all’interno di ogni istituto penitenziario si facciano analisi attente delle condizioni di salute di tutti i detenuti e che, quando ci sono delle condizioni di salute estreme, come in questo caso è evidente, ci sia la possibilità di percorsi alternativi in collegamento col sistema territoriale della salute, prevedendo anche percorsi di sospensione o differimento della pena”.
chiamamicitta.it, 2 luglio 2026
Il caldo estremo di questi giorni ha reso ancora più evidente una realtà che da troppo tempo viene sottovalutata: la condizione delle carceri emiliano-romagnole è ormai arrivata a un livello di forte criticità. Non si tratta solo di un problema organizzativo o logistico, ma di una questione che riguarda la dignità delle persone, la sicurezza degli istituti, le condizioni di lavoro degli operatori e la stessa efficacia della pena prevista dalla nostra Costituzione. I numeri parlano con chiarezza. Negli istituti penitenziari dell’Emilia-Romagna sono presenti quasi mille detenuti oltre la capienza regolamentare.
di Michela De Leo
Il Cittadino, 2 luglio 2026
Il Garante regionale, Doriano Saracino, indica le priorità per rendere più umana la detenzione. Con le alte temperature registrate in questi ultimi giorni, il caldo diventa una prova difficile per tutti. Ma c’è un luogo dove l’estate pesa ancora di più: il carcere. Celle sovraffollate, spazi ristretti, scarsa ventilazione e ore trascorse in ambienti dove l’aria fatica a circolare trasformano il caldo in un ulteriore elemento di sofferenza. Per comprendere meglio quali siano le principali criticità e quali interventi potrebbero migliorare la qualità della vita negli istituti penitenziari, abbiamo intervistato Doriano Saracino, Garante regionale dei diritti delle persone private della libertà personale.
di Andrea Deidda
L’Unione Sarda, 2 luglio 2026
Il ministro della Giustizia difende il piano che trasformerà le carceri sarde. Non ci sarà alcun pericolo di infiltrazioni mafiose in Sardegna né problemi di sovraffollamento nelle carceri. Parola del ministro della Giustizia Carlo Nordio che risponde in questo modo a un’interrogazione del deputato sardo Mario Perantoni (M5S) sul piano per trasferire nell’Isola i detenuti in regime di 41-bis. “La finalità di questo regime - scrive Nordio - è impedire la permanenza di collegamenti tra soggetti detenuti e organizzazioni criminali, terroristiche o eversive. La stessa disciplina vigente prevede che i detenuti sottoposti a tale regime siano collocati in istituti dedicati o in sezioni speciali, logisticamente separate dal resto dell’istituto, preferibilmente in aree insulari”.
ansa.it, 2 luglio 2026
Arrestato per l’aggressione a un cameriere, aveva denunciato presunte violenze da parte dei poliziotti. È stato trovato morto all’alba nella sua cella del carcere della Dogaia a Prato, proprio nel giorno in cui avrebbe dovuto essere ascoltato dalla procura della città toscana per riferire sulle presunte violenze che sosteneva di aver subito durante il suo arresto. Il detenuto deceduto è Rodriguez Matute, 26 anni, cittadino honduregno recluso con l’accusa di tentato omicidio e rapina per l’aggressione a Iacopo Cerbai, cameriere accoltellato nella notte del 12 maggio in piazza Mercatale a Prato.
La Nazione, 2 luglio 2026
L’uomo è entrato in carcere dopo aver avuto un ictus. Le sue condizioni di salute erano peggiorate. Portato in ospedale è deceduto per meningite. Un altro detenuto morto in carcere. È accaduto a Solliciano dove è moto un detenuto, italiano di 75 anni, rinchiuso in cella a metà giugno per scontare una condanna a quattro anni di reclusione. L’uomo, poco prima di entrare in carcere, era stato colpito da un ictus che gli aveva provocato la paralisi di un braccio e diverse conseguenze sul piano fisico. Domenica l’anziano si è sentito male nella sua cella, è stato trasportato d’urgenza all’ospedale San Giovanni di Dio di Firenze, dove è morto per meningite.
di Angela Stella
L’Unità, 2 luglio 2026
Sono 137 i detenuti trasferiti dal carcere fiorentino dopo il sequestro di 7 sezioni disposto dal gip per mancanza delle condizioni igieniche e di sicurezza. Sono in totale 137 i detenuti interessati dalle operazioni di trasferimento e ridistribuzione dal carcere fiorentino di Sollicciano a seguito del sequestro di sette sezioni disposto dal giudice per le indagini preliminari su richiesta della Procura di Firenze per mancanza delle condizioni igieniche, di abitabilità e di sicurezza obbligatorie per i luoghi di lavoro. Lo ha reso noto ieri il vice ministro della giustizia Francesco Paolo Sisto rispondendo ad una interrogazione in commissione Giustizia della Camera presentata dal Partito democratico che chiedeva di fare chiarezza visto che fino ad ora il Dap non aveva fornito nessun dettaglio sui reclusi coinvolti.
di Francesca Del Vecchio
La Stampa, 2 luglio 2026
L’ondata di calore mette sotto stress il penitenziario: quasi 1.400 detenuti in una struttura progettata per poco più di 900, acqua che non arriva ai piani alti, blackout e assistenza sanitaria in difficoltà. C’è un momento in cui il carcere smette di essere soltanto un luogo di detenzione e diventa una prova di resistenza fisica. A Milano, penitenziario di Opera, quel momento coincide con l’ultimo piano. Le scale salgono verso il quarto livello e, gradino dopo gradino, l’aria si fa più pesante. Alla fine del corridoio il caldo non è più una sensazione: è un muro. Fuori la temperatura sfiora i quaranta gradi. Dentro sembra ancora più alta.
L’Adige, 2 luglio 2026
Dopo la visita all’istituto penitenziario, Filippo Blengino e Paolo Binda chiedono chiarimenti sulla presenza di un detenuto nato nel 1946 e denunciano criticità legate al disagio psichiatrico e alle limitate possibilità di lavoro. Un detenuto nato nel 1946, quindi prossimo agli 80 anni, è ancora recluso nel carcere di Trento. È quanto denunciano Filippo Blengino, segretario di Radicali Italiani, e Paolo Binda di Radicali Trento, al termine della visita effettuata oggi nella casa circondariale. “Nel carcere di Trento è detenuta una persona nata nel 1946. Ci chiediamo come un ottantenne possa ancora essere considerato socialmente pericoloso e, soprattutto, perché non sia stato possibile individuare una misura alternativa alla detenzione”, dichiarano i due esponenti radicali. Blengino e Binda richiamano anche l’attenzione sulla situazione del disagio psichiatrico all’interno dell’istituto, tema che, a loro avviso, è emerso con ancora maggiore evidenza dopo il recente suicidio della detenuta ventunenne. I Radicali evidenziano inoltre le difficoltà legate al lavoro in carcere. Pur riconoscendo l’avvio di alcuni progetti positivi, sostengono che la maggior parte dei detenuti svolga esclusivamente attività alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria, con turnazioni che consentirebbero di lavorare solo per circa tre mesi all’anno. “È difficile parlare di reinserimento sociale quando il carcere offre così poche opportunità di formazione e di lavoro”, concludono Blengino e Binda.
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